Giancarlo Dotto.
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Nate libere.
L'amore, il vento, la luna e la folla nel racconto di 27 dee del nostro tempo.
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2020. Mondadori Libri, MILANO.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
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      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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Ornella, il drago indomito che sputa fiamme, la stramba e lunatica Nicoletta detta Patty, Virna cos bella e cos austera, Catherine la cerbiatta che si  fatta forte, Amanda la belva, cos libera e sfrontata, Eva l'inafferrabile miraggio in carne, ossa e cipria, Nada l'eremita, Ombretta e il Signor G, la morte non li separa, Isabella la splendida folle che ha sprecato il suo talento, Mara il corpo erotico della dea madre, l'intrattabile Loredana, tenera e pazza, la trattabilissima Orietta, la sua barca che va, l'irrefrenabile Marina, quanti uomini ai suoi piedi, la misteriosa Francesca, l'irrequieta Rosalinda, la sua amica Monica, un'apparizione ovunque sia, la mente sublime di Rosa, quando si fa corpo illimitato al Crazy Horse, l'altra Ornella, eternamente innamorata, la trasognata Margherita, al suo opposto Iva, tumulto e carne, quel genio finalmente compreso di Sandra, la travolgente Ljuba, Matilde, quando il mondo  un immane campo di battaglia, l'ispirata Dacia, mai evasa del tutto dal lager giapponese, l'intrepida e dissacrante Lina, quel magnifico clown stralunato di Piera, Marisa l'aristocratica... In questo libro scintillante e profondo, Giancarlo Dotto raccoglie le confessioni senza filtri di ventisette protagoniste del cinema, della musica, della cultura, dello spettacolo degli ultimi decenni, e attraverso i loro ritratti, le loro voci, le loro battute folgoranti costruisce una Citt delle Donne popolata di creature coraggiose, appassionate, uniche, estreme. Per confessare alla fine, con Dostoevskij: La donna: solo il diavolo sa cos'. Io non ci ho capito niente.
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L'AUTORE.
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Giancarlo Dotto, nato a Valdagno il 01 giugno 1952, ha scritto per La Stampa, Il Messaggero, Il Foglio, Panorama, l'Espresso, Sette, Diva e Donna, Vanity Fair, Max, Wired. Autore e opinionista di trasmissioni per Mediaset, Rai, La7, San Marino Rtv,  stato amico e collaboratore di Carmelo Bene, con il quale ha scritto Vita di Carmelo Bene (1998). Ha partecipato alle autobiografie di Maurizio Costanzo (Chi mi credo di essere, 2004) e Ornella Vanoni (Una bellissima ragazza, 2011). Tra i suoi libri, Il mucchio selvaggio (con Sandro Piccinini, 2006), La squadra perfetta (2008) e, per Rizzoli, il romanzo Anime pezzenti (2017).
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Nate libere.
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Indice.
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Introduzione.
Ornella Vanoni, o il tumulto.
Patty Pravo, o l'erranza.
Virna Lisi, o la bellezza.
Catherine Spaak, o lo charme.
Amanda Lear, o la sfrontatezza.
Eva Robin's, o l'enigma.
Ancora Ornella: l'oblio.
Nada Malanima, o la fuga.
Ombretta Colli, o la memoria.
Isabella Biagini, o lo spreco.
Mara Venier, o la madre.
Loredana Bert, o il furore.
Orietta Berti, o l'elisir.
Marina Ripa di Meana, o lo scandalo.
Francesca Dellera, o il mistero.
Rosalinda Celentano, o il tormento.
Monica Bellucci, o l'estasi.
Rosa Fumetto, o il caos.
Ornella Muti, o la femmina.
Margherita Buy, o i sospiri.
Iva Zanicchi, o la carne.
Sandra Milo, o il genio.
Ljuba Rizzoli, o l'azzardo.
Matilde Bernabei, o la sfida.
Dacia Maraini, o la disciplina.
Lina Wertmller, o l'anarchia.
Piera Degli Esposti, o la peste.
Marisa Berenson, o la magnificenza.
Ornella senza fine, o la rinascita.
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Fine Indice.
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Introduzione.
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Sono capaci di tutto. Attraversano le pareti. Spostano le montagne. Muoiono e rinascono. Nutrono e affamano. Ti mettono al mondo con amore e ti estromettono dal mondo per mancanza di amore. Si fanno amare e torturare. Ma, sempre, anche quando non sembra, padrone del gioco. Soffrono come bestie, ma non sai mai quanto sia godimento. Esistono solo se le guardi, ma se non le guardi la tua vita non vale quella di uno scarafaggio. Ti portano dove tu non andresti mai con le tue miserabili gambe di bipede spaventato dalla nascita. Ti proteggono e ti precipitano. Ti asciugano le lacrime quando sei bambino e poi quando sei vecchio. Sono la luna e il pozzo. Invecchiano senza decenza o con infinita decenza. Soffiano e tuonano, rauche e sensuali, morbide e perentorie. Voci che ti stendono, te e i tuoi stupidi tappi di cera. Hanno scatenato a qualunque et gigantesche erezioni e fughe vigliacche. Le ho incontrate, ascoltate, respirate, a decine, centinaia, quasi mille, pi di mille. Sedotto spesso, quasi sempre turbato, a volte spaventato, ammirato sempre. E, ogni volta, non sono stato pi lo stesso di prima. Le ho ascoltate per ore, ma poteva essere una vita. Bambine con l'immeritato castigo delle rughe addosso. Portate con grazia, come fossero piaghe. Le loro smanie. Le loro ossa stanche. La loro voglia indomita di amare e di essere amate, sconosciute a se stesse, pi che mai ai loro uomini, che le uccidono pur d'illudersi di averle. E, quando non le uccidono, le sposano e le velano. Ah, il cocciuto delirio degli uomini. La pretesa di nasconderle al mondo e mostrarle solo a se stessi. Mia per sempre. Mai stata tua, imbecille! Le donne non saranno mai di nessuno. Mistiche, mogli, sante, peccatrici. Saranno solo, eventualmente, di Dio e nessun altro. In quanto a me, in quanto a noi, la donna ci manca soprattutto quando c', nella tua casa, nello stesso letto, lo stesso abbraccio, quando spergiura di esserci.
Ornella, Nicoletta, Virna, Catherine, Amanda, Eva, Nada, Ombretta, Isabella, Mara, Loredana, Orietta, Marina, Francesca, Rosalinda, Monica, Rosa, l'altra Ornella, Margherita, Iva, Sandra, Ljuba, Matilde, Dacia, Lina, Piera, Marisa. Le loro voci. Si chiamano l'un l'altra. Si evocano. Anche senza conoscersi. Come fossero storie della stessa storia. Costole della stessa costola. Le ho incise nella testa ancora prima che nei nastri o nei file. Non hanno mai smesso di parlarmi. Fanno parte, a loro insaputa, di uno stesso concerto-spettacolo che titoler Le donne. Loro s sanno di che si tratta e che prima o poi far suonare da qualche parte, dove i tetti siano alti e le porte protette. Baudelaire si stupiva che le donne entrassero in chiesa. Come possono dialogare con Dio? Diceva san Tommaso: L'immagine di Dio la troverai nell'uomo, non nella donna. Dico io: in un mondo dove Dio si dimentica di manifestarsi, assente, distratto o reticente, la donna  tutto quello che ci resta per dirci uomini e dirci allo stesso tempo perduti. Il mistero che ci danna e ci consola. Portano sottane, benedette, che siano madri o assassine. C'impongono di amarle, anche quando dovremmo maledirle.
Senza di loro, senza le donne, l'osso in sovrannumero di Adamo, saremmo cuccioli balbuzienti sbranati dal primo colpo di vento. Ogni volta che la natura vuole mostrare la sua furia abnorme e incomprensibile, sceglie il corpo di una donna. Quando vuole commuovere, ferire, sbalordire, sanguinare. La donna  la stessa cosa della vita. La vita  sempre al suo lato. Anche quando non sembra. Mai una volta, e ne ho ascoltate tante, ne ho registrate mille, mai una volta ne ho sentita una lagnarsi di dover morire. Se ne fottono loro di dover morire. Non ne sanno nulla e non vogliono saperne nulla. Se muoiono, a malapena se ne accorgono. Lasciano gli occhi spalancati su quello che  stato lo spettacolo grandioso delle loro vite, su tutto quanto sono state capaci di amare. Uomini piagnucolanti, invece s, ne ho incontrati tanti, a cominciare da me. Ho visto tante vecchie donne accompagnate ai loro vecchi mariti e, sempre, era lui, l'uomo, che si sosteneva a lei.
Quel genio inarrivabile del barone Leopold von Sacher-Masoch imponeva alle sue donne di umiliarlo in pubblico e in privato. Ne avvertiva la terribile grandezza, l'imperiosa sottrazione, l'irriducibile oscenit, anche quando truccata da abiti austeri. Pretendeva, per contratto, di esserne dominato. Per lo stesso motivo, all'opposto, il marchese de Sade le riduceva a schiave, cagne in catene, oggetto inerte di chiunque le desideri, sapendo bene che lo scacco ogni volta era mancarle. Era il suo modo di celebrarle. La donna  l'elemento di rischio che Dio ha deliberatamente introdotto nel cuore della sua prodigiosa costruzione per togliere all'uomo la sua falsa pace, per farlo uscire da se stesso e dalla sua confortevole solitudine. Parole sante di Paul Claudel.
Le ho incontrate e ascoltate. Donne lunatiche, esuberanti, un po' svitate. Allegre, malinconiche, a volte perdute. Donne offese, spesso innamorate, qualche volta affrante, a volte sole, arrese mai. Donne folli, eroiche, belle fuori e guerriere dentro, donne madri, che partoriscono i figli e poi li perdono dopo averli perdonati, donne mille volte tradite, a loro volta traditrici, ma sempre con l'alibi dell'amore. Donne virtuose? Non ne ho conosciute. Non c' virt nella dismisura. Ho conosciuto Dacia, Virna, Matilde, donne disciplinate, ordinate, ambiziose. Ma sempre estreme. Non ho mai conosciuto donne noiose. Le donne non sono mai noiose anche quando lo sono. Hanno sempre un segreto eccitante che un giorno racconteranno. Il tempo le uccide, ma non le umilia. Raccontano, si guardano allo specchio e fanno finta di nulla. Non hanno paura di Dio, figuriamoci del bisturi. Dio abbia piet di loro, come loro ne hanno avuta di noi.
Ornella, il drago indomito che sputa fiamme, canta miele e sparge pip dove capita, la stramba e lunatica Nicoletta detta Patty, che ha voluto fare di s una statua di cera, probabilmente immortale, come le bambole veneziane da cui discende, Virna cos bella e cos austera, Catherine la cerbiatta che si  fatta forte, leccandosi mille ferite, ma lo sguardo sempre un po' spaurito, Amanda la belva, cos libera e sfrontata, Eva l'inafferrabile miraggio in carne, ossa e cipria, non ha mai smesso di convivere con Robertino, Nada l'eremita, Ombretta e suo marito, il Signor G, la morte non li separa, Isabella che ancora mi parla e forse mi maledice dalla sua tomba, le sue voci di dentro, la splendida folle che ha sprecato tutto il suo talento e riempito non so quante sacche di lacrime, che sette non bastavano, Mara il corpo erotico della dea madre, l'intrattabile Loredana, tenera e pazza, il naufragio sempre alle porte, la trattabilissima Orietta, la sua barca che va, l'irrefrenabile Marina, quanti uomini ai suoi piedi, la misteriosa Francesca, l'irrequieta Rosalinda, che brucia dalla nascita, ferita per il solo fatto d'essere al mondo, che cerca scampo, ustione dopo ustione, la sua amica Monica, un'apparizione ovunque sia, la mente sublime di Rosa, quando sta in pigiama e quando si fa corpo illimitato al Crazy Horse, l'altra Ornella, Muti, eternamente innamorata, la trasognata Margherita, che sfoglia ansie e sospiri, al suo opposto Iva, dinamite pura, tumulto e carne, quel genio finalmente compreso di Sandra, la travolgente Ljuba, quando il mondo  uno sterminato tavolo da gioco, Matilde, quando il mondo  un immane campo di battaglia, l'ispirata Dacia, mai evasa del tutto dal lager dove per sopravvivere ha imparato a collezionare parole invece che pietre, l'intrepida e dissacrante Lina, amatissima da Hollywood, quel magnifico clown stralunato di Piera, Marisa l'aristocratica, fino a sembrare astratta. Ogni uomo, ogni donna che incontra, la vede sfilare dal balcone o rifarsi il trucco allo specchio, solo perch la incontra dovrebbe chiederle scusa e dirle grazie senza domandarsi perch.
Riempirle lo stomaco, coprire le sue reni, deliziare il suo corpo con unguenti e profumi. Renderla felice nel tempo della sua esistenza raccomanda un testo sapienziale egizio del 2700 a.C. E poi, alla fine di tutto, confessare come Dostoevskij. La donna: solo il diavolo sa cos'. Io non ci ho capito niente.
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Nota.
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I capitoli Dacia Maraini, o la disciplina e Ornella senza fine, o la rinascita sono inediti. Tutti gli altri sono la versione integrale di interviste pubblicate in versione ridotta nei seguenti quotidiani e periodici: La Stampa, Diva e Donna, Gioia, Max, Panorama, Vanity Fair. L'autore, nell'occasione, si  riservato di modificare e di rielaborare introduzioni e domande, di integrare e assemblare risposte rilasciate in epoche diverse, evidenziando ogni volta i contesti e i riferimenti temporali.
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NATE LIBERE.
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Ornella Vanoni, o il tumulto.
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Metti un casale in Maremma. Metti l'alba di un Capodanno recente. Sto come uno zombie a mollo sul bidet. Un panno freddo sulla fronte per l'emicrania. Nessun rumore, a parte le centinaia di piccioni che tubano sul tetto di casa ignorando le mie fantasie di sterminio, perch anche loro lo sanno, se fai sesso il primo giorno fai sesso tutto l'anno, e poi i campanacci delle pecore che ancora non sanno che da l a breve moriranno quasi tutte, annegate nel diluvio di fine marzo e Why il barboncino color neve di Ornella, che abbaia disperato come fanno solo i cani disperati, forse perch sa gi che da l a pochi mesi sar sbranato da un rottweiler in una via di Milano.
L'allarme parte dalle stanze del piano inferiore. Qualcuno ha visto Ornella? Ornella Vanoni  come il fazzoletto di Desdemona. Sta ovunque e da nessuna parte. La cerchiamo infatti ovunque, i bagni, i letti, i divani, la palestra, il garage. Fuori? Impossibile. Freddo da pinguini. La notte prima, dopo il brindisi, si era congedata abbastanza presto e abbastanza alticcia, tutta fasciata nel suo elegantissimo abito rosso e tacchi dodici. Prima di sparire alla vista, barcollando, con il suo Why in braccio, si era voltata per un ultimo saluto: Notte... Scusatemi. Sono cos stanca che non mi ricordo pi nemmeno come mi chiamo... Sai come mi chiamo?. Mina le faccio. Mina?... Magari fa prima di sparire e forse svenire. Nel mucchio festoso dei baci e dei brindisi ero riuscito a convincerla a cantare per tutti noi al karaoke Bugiardo e incosciente. La Vanoni con una coppa di champagne in mano che canta Mina la notte di Capodanno per pochi intimi, exploit generoso e folle. Avrei dovuto filmarla, invece di farle da corista. Si pu immaginare una donna pi generosa e folle?
Io e Mina avevamo un truccatore in comune quando facevamo televisione che ci chiamava Body and soul. Io ero l'anima e lei il corpo. Mina ha sempre avuto una grandissima vocalit e anche solarit, ma la sua vera, straordinaria dote  stata portare la gioia nella canzone italiana. Ha iniziato come urlatrice rompendo gli schemi, vi ricordate Le mille bolle blu? Uno spasso. Anche io avevo una vocalit importante che, per timidezza, ho portato fuori solo da poco mi aveva raccontato in una delle nostre interviste.
L'abbiamo trovata! urlano da fuori. Stava in giardino, china a bordo piscina, dentro la sua vestaglia bianca, in quel freddo assurdo. Giocava con un porcospino. Volevo immergere le gambe nell'acqua gelata e vedo questa bestiolina in acqua. Un porcospino disperato che muove le manine, perch il porcospino ha le manine, che cerca di aggrapparsi al bordo della piscina ma non ce la fa. Stava affogando. Ho messo le mani a imbuto e l'ho raccolto. Ho avuto la tentazione di fargli un bocca a bocca, ma non era facile. Vado pazza da sempre per i porcospini. Dai tempi di Spiridione, il porcospino che con Giorgio Strehler trovammo un giorno per strada e abbiamo adottato... Guardalo ora, come respira bene, calmo.  salvo. Lo chiamer Salvino. Ciao Salvino, spero tu abbia una famiglia e ricordati che non sei anfibio.
Due sere prima, davanti al camino acceso e un Campari doppio, avevamo lavorato duro sulla sua biografia e litigato di brutto, non ricordo bene perch. Era uscita bestemmiando di casa a smaltire la rabbia o l'ebbrezza. Due secondi dopo l'urlo. Era inciampata al buio in uno scalino. Penso al peggio. La trovo stramazzata nel buio per quanto  lunga. Si rialza bestemmiando. Illesa all'apparenza. Anche oltre l'apparenza. Il giorno prima era caduta dalla bicicletta, lungo la pineta che porta alle spiagge della Feniglia. Minimo s' rotta il femore, abbiamo pensato in tanti correndo in suo soccorso. Alla sua et ci si sbriciola per molto meno. Lei, niente, si rialza imprecando, monta in sella e riparte pedalando come una furia, Bartali sul Tourmalet. Nessuno mi d i miei anni. Sono fortunata,  una dote genetica. Mia madre Mariuccia, a ottant'anni, se non la vedevi in faccia le fischiavi dietro. C'erano i motorini che la seguivano ancora. Una volta si  voltata e un ragazzo le ha urlato deluso: Traditrice. Un'altra volta passavo davanti al bagno e l'ho sentita che si lamentava: Come sono brutta, non mi riconosco pi. Si stava ammalando di Alzheimer. Parlava allo specchio. Lei con l'Alzheimer, mio padre con il Parkinson, io che facevo la spola tra Milano e Rapallo, tre volte la settimana. Fu allora che appresi per la prima volta gli orrori della decadenza.
La prima volta. L'inverno del 2008. Milano  fredda ma non cattiva. Ti regala quel po' di sole che serve alle nostre ossa cigolanti. Suono con qualche batticuore alla porta del suo attico, al centro, due passi da via Solferino. Qualcosa squittiva oltre la porta. Madama Butterfly che fa i vocalizzi o ha pestato un topo? Una cinese in calore? Una casa in fiamme? Una follia in atto? No, semplicemente Ornella. Stava litigando con Vera, la sua domestica eritrea. Partita un giorno da Asmara per genuflettersi davanti alla voce che adorava, non era pi tornata. Le due insieme, un manicomio. In dshabill e piedi scalzi, Ornella ha la faccia grandiosa che si merita. S' fatta disegnare dalla matita di uno come Darwyn Cooke, esperto in donne gatto, pur di somigliare alle sue vecchie gatte di casa. Moghi la pisciona  con me da sempre. La mattina viene a salutarmi nel letto. Ci facciamo le coccole e ci scambiamo opinioni sull'amore. Pit, la sorda, ha l'Alzheimer, la stessa malattia di mia madre: si dimentica che ha mangiato e vuole mangiare in continuazione. Why, il barboncino, non era ancora nemmeno nato.
Che cosa fa stare bene oggi la signora Vanoni?
Bere champagne. Diventer una botte, chi se ne frega. Mi piace schiacciare un pisolino di mezz'ora, magari tra le braccia del gigante, mio nipote di quattordici anni. Fare la pip nei prati e la voce da bambina.
Siamo alla regressione?
Mi sta uscendo la parte infantile in modo prepotente. Citando Woody Allen, mi piacerebbe tornare nell'utero di chiunque... Gli adulti sono dei rompipalle inenarrabili. Preferisco quelli che mantengono il loro lato bambino. Gli uomini intelligenti che sanno essere stupidini...
Nata il 22 settembre 1934. Gemella di Gino Paoli.
Lui  nato qualche ora dopo di me... Gino  uno dei tre o quattro uomini pi importanti della mia vita. Un tipo strano. Un po' ci fa, un po' c'. Si alza la mattina con una faccia che non capisci se gli  morto qualcuno o non trova il dentifricio... Poi invece pu essere anche molto solare e allegro.  un uomo di cui le donne s'innamorano molto.
 successo anche a te.
Una faticaccia. Non c'erano i telefonini, giravo con questi sacchi di plastica pieni di gettoni, e piangevo sempre. Ho amato molto Gino, gli voglio ancora bene. Senza fine la scrisse per me. Era impressionato dalle mie grandi mani. Tra noi c' sempre un'emozione, nonostante lui abbia una vita molto felice con questa donna fantastica con cui vive.
Come capita che v'incontrate?
1960. Io ero ancora la cantante della mala e cercavo di darmi alla musica leggera. Andavo in Galleria del Corso a Milano, dove si davano convegno tutti i cantanti e gli editori. Mina tutta colorata che arrivava sempre allegra con la spider. Erano tutti allegri. Io, invece, vestita di nero, cupa, ancora sotto l'effetto plagio di Strehler, sembravo l'uccello del malaugurio. Mi ritrovavo spesso con Gino Paoli, un altro alieno all'epoca, da grattarsi le parti basse.
Amore a prima vista?
Chiamalo pure colpo di fulmine. Stavo nella sede milanese della Ricordi con Leo Chiosso e Mariano Repetti, il padre di Mogol. Vedo passare questo tipo smilzo, lugubre, con gli occhiali da cieco. Stava insieme a Ricky Gianco. Va in uno studio, lo sento che suona qualcosa al piano. Orrendo. Suonava malissimo. Ma suonava Il cielo in una stanza. Chi  quello? faccio. Uno che scrive canzoni tremende, mi sa che  anche un po' culattone mi risponde uno. Ho saputo poi da Gino che, nello stesso esatto istante, lui chiedeva di l: Chi  quella rossa?. La cantante della mala. Dicono sia lesbica.
Non sembravano i presupposti migliori.
Per un po' ci siamo frequentati convinti l'uno dell'omosessualit dell'altro. Facevamo lunghe camminate, io con le caviglie gonfie, lui con il montgomery che gli aveva regalato la mamma triestina per proteggerlo dal freddo. Una sera, stremati, ci siamo seduti in un caff e ci siamo svelati. Tu sei frocio? No, e tu sei lesbica? Io nemmeno.
Una specie di outing al contrario.
Non ci restava che amarci. Abbiamo fatto l'amore.  stato bellissimo!, io. Sapevo che lo sarebbe stato, lui. Mi confid anni dopo di avere imparato l'amore da me. Io per lui ero una donna di mondo. Venivo dai fasti molto chiacchierati di Strehler. Strampalato Gino. All'inizio era come Fabrizio De Andr, farlo salire sul palco una fatica titanica.
Paoli ha detto di te: Tutti la vedono come un setter, invece per me  un boxer, cani dall'aspetto aggressivo, in realt timidi e giocosi. Ornella  fragile.  come una bambina spaventata che ha sempre bisogno di conferme. Ancora oggi, quando la guardo, vedo solo la bambina spaventata, non la donna aggressiva, sensuale, autorevole che tutti vedono. Vedo il cagnolino che cerca protezione.
Ragazze, ve lo dice una che se ne intende, non fidatevi mai dei poeti. Di quelli che scrivono Tu sei un attimo senza fine, tu per me sei luna e stelle. Gino mi tradiva in continuazione. Persino con la moglie, sospetto. E me lo raccontava ogni volta, a modo suo: Sai, poverina, era cos triste e allora per consolarla..., Sai, poverina, era zoppa..., Sai, poverina, le era morto da poco il padre....
Uomo generoso...
C'era sempre un motivo per consolare la poverina di turno. Io facevo finta di niente, mi mostravo superiore, ma mandavo gi certi rospi. Io ero per lui, figlio di proletari, la signora di gran classe, una donna che sapeva stare al mondo. E invece soffrivo come una bestia.
Da Strehler a Paoli, quando cercare l'amore  la scusa per trovare il dolore.
Tante volte ho pensato che sarebbe stato bello avere un solo uomo per tutta la vita. Una storia esemplare. Pensavo allora che quell'uomo potesse essere Gino Paoli. Avrei dovuto sopportare il suo carattere, le sue infedelt, ma avevamo tante cose da dirci, tanti piaceri da prenderci. Ci siamo molto influenzati anche artisticamente, anche nell'uso in sottrazione della voce. Lui ne aveva poca, io per scelta.
E invece?
Gino era sposato e tormentato dai sensi di colpa. Mi aveva parlato del suo matrimonio, ma mi aveva ingannato: S, sono sposato, ma ognuno fa la sua vita, siamo liberi....
Non era vero?
Una balla colossale. La moglie piangeva dalla mattina alla sera. Aveva la vocazione del sultano, Gino. Un giorno, a Roma, mi chiama e mi fa, imperioso: Raggiungimi all'Hotel Clodio, che scappiamo insieme.
Molto romantico...
Era l'albergo di fianco alla Rai. Di una tristezza da suicidio. Dove scappiamo? gli faccio io intrisa di romanticismo. A casa da me, a Genova. Voleva portarmi dalla moglie Anna. Voleva creare il suo harem. No, grazie, me ne torno a casa mia.
Lui si porta ancora quella pallottola in corpo.
Se ne sta l, serena, piccolina. S' amalgamata perfettamente col suo muscolo cardiaco. Lui ci convive, fa di tutto, anche il sub. Passione che abbiamo in comune. Ho preso il brevetto un anno fa. Gi  pi bello che su. Tutti mi dicono: Ma non ti fa paura andare gi?. No, mi fa paura tornare su rispondo io. Questo mondo mi fa ribrezzo.
La pallottola. Si spar per amore o per ribrezzo?
Ne ha date di versioni. La verit l'ha detta a me una volta. A un certo punto mi sono fatto schifo, per tutta una serie di cose.
Hai conosciuto bene anche Luigi Tenco.
Fu Paoli a presentarmelo, questo amico dall'occhio tenebroso con cui divideva una camera in affitto. Mi piaceva tantissimo Luigi e io piacevo a lui. Ho cantato molte delle sue canzoni. La sua era una vocalit moderna, jazzistica. Peccato, questo suo fascino perverso di sentirsi un perdente.
Del suo suicidio ti sei fatta un'idea?
Una timidezza patologica, la nostra. La sera di Sanremo, gli faccio: Luigi, ricordiamoci quando cantiamo di tenere gli occhi aperti. Lui apre gli occhi e ha due pupille enormi. Dilatate. Vado dal gruppo dell'RCA dove c'era anche Dalida e dico: State attenti a Luigi. Io il mio dovere l'ho fatto.
Gemella anche di Leonard Cohen. Nato qualche ora prima.
Cohen, il maestro di Fabrizio De Andr. Quando fu rilasciato dopo il sequestro, Fabrizio venne da me in Lucchesia, tradusse La volpe azzurra di Cohen e me la fece cantare. Ti scrivo questa lettera, amica mia, ti ho visto alla stazione con la tua volpe azzurra un po' vecchia e sciupata.
Tempo di tributi per De Andr. Il pi grande di tutti?
Nell'insieme s. Poi ce ne sono altri di grandissimi. Lucio Dalla, il mio preferito, Ivano Fossati, lo stesso Paoli. Il cielo in una stanza, Sapore di sale, non sono pi canzonette ma capolavori. De Andr cucinava bene. Era un mago nel preparare il court bouillon, il brodo per lessare il pesce.
Gli altri uomini della tua vita.
Gino  stato un mio grande amore, non il pi grande. Il pi grande  stato Vittorio, un avvocato di Venezia che mi faceva sempre giocare. Mi chiamava Topolina. Con Hugo Pratt ci sentivamo quasi tutti i giorni. Non abbiamo fatto in tempo a diventare amanti. Uno che la vita la raccontava, la scriveva e la disegnava, ma soprattutto la viveva. Tanti figli, tante mogli, tanti viaggi. Era come Borges: non sapevi mai dov'era il confine tra verit e finzione.
Non parli quasi mai di Lucio Ardenzi, tuo marito.
L'ho sposato ma non l'ho mai amato. Ero una donna sperduta. Avevo lasciato Strehler, ero malata di tisi e lui, Lucio, era un uomo cos vanitoso. Una vanit sproporzionata. Abbiamo avuto un figlio quasi per caso. Aggiungo Pasolini. Non  stato un mio uomo, ma mi mancano tanto i suoi scritti, la sua veggenza. Mi manca il suo coraggio.
L'ustione che hai al braccio?
Mi sono rovesciata addosso una tisana al calor bianco. Un dolore mostruoso. Mi sono strappata il golf, sotto c'era la carne viva. Mi veniva via la pelle... Il giorno dopo sono partita per un concerto a Bari.
Donna eroica.
Conosco il dolore. Sono stata torturata con gli aghi dagli undici ai venticinque anni per una tubercolosi ghiandolare... Non mi sono mai fermata nemmeno quando ho avuto la grande depressione. Cassano mi disse: Lei muore se va avanti. Bene, vorr dire che morir sul palco, a casa mia.
La depressione secondo Ornella Vanoni.
Una forma di alienazione. Tra te e quello che ti succede intorno si alza come un velo, che poi diventa un muro. Si comincia a non dormire e poi i sintomi si moltiplicano. Accendi la luce e non  mai abbastanza luce, vedi tutti i contorni delle pareti pi scuri. Non ti lavi pi, perch diventa un piacere del corpo non lavarsi. Non hai pi voglia di curarti del tuo aspetto, della tua igiene. Non te ne frega un cazzo. Non senti pi dolore n gioia. Non ce la fai pi ad amare nessuno, perch stai odiando te stessa e questo odio esaurisce tutto. Alzarsi dal letto diventa sempre pi faticoso. Un'impresa. Maledici a ogni risveglio di non essere morta nel sonno.
Tanta leggerezza oggi in una donna che potrebbe fare un lungo inventario delle sue cicatrici.
Ho lavorato tanto e ho lasciato troppo solo mio figlio. Che, da grande, mi ha rovesciato addosso tutta la sua sofferenza. Abbiamo passato un'infinit di notti a piangere insieme con questo dolore addosso. Nel tempo il nostro  diventato un rapporto d'amore e di fiducia. Leggerezza  capire che l'amore  tutto quello che conta. Anche per me. Ora mi voglio pi bene.
E ora?
Non ho pi un compagno da anni, anche se poi c' Paolino, un ragazzo, che mi manda i fiori ogni settimana perch non c'hai il fidanzato quindi te li mando io. I primi tempi ho sofferto: Madonna, anche socialmente, ora con chi esco? Dove vado?. Un giorno a New York incontro un russo divertente che mi fa: Ma lei, non si chiama Ornella Vanoni? S? E allora, esca con la Vanoni, mi scusi. Sono diventata il mio cavaliere.
Le donne cominciano a capire che non  un affare tenersi un uomo tra i piedi.
Io non sono mai stata senza un compagno. Ho fatto un sacco di stupidaggini. Per non restare soli ci si attacca a storie che dovrebbero durare tre settimane e invece durano tre anni. Mi piacciono gli uomini, anche se spesso sono noiosi. Di recente mi ha corteggiato un tipo che mi ha parlato per quattro giorni solo di mattoni. Due balle!
 stato Strehler a iniziarti al sesso?
Da ragazza non capivo proprio cosa fosse. Non provavo niente. Il piacere del sesso l'ho scoperto in parte con Giorgio Strehler. Ma solo con Gino Paoli ho provato il piacere vero, totale, senza riserve. Ero innamorata persa di lui.
Dimmi di Strehler.
(Lei mi fa l'imitazione, strepitosa, il vocione collerico da orco mitteleuropeo del Maestro.) Questo sguardo da seduttore tremendo, ammantato di leggenda. Figuriamoci per una come me, all'epoca, perennemente terrorizzata, al punto di pregare che nessuno mi rivolgesse mai una domanda. Con lui ero sempre in uno stato di trance per la paura.
Che tipo era?
Uno strepitoso gigione. Ogni volta, alle prime, si chiudeva nel cesso con questo suo maglione nero e cominciava a bofonchiare: Perch mi odiano tutti? S, mi odiano!. Andavo gi. Bussavo alla porta del bagno. Giorgio, guarda che  un grande successo, applaudono! Non  vero! berciava lui da dentro. Riuscivo a tirarlo fuori, veniva su e si prendeva gli applausi del pubblico, ma sempre con questa faccia tragica da plotone d'esecuzione. Certe domeniche, a casa, passava il tempo a guardarsi allo specchio e a recriminare a voce alta: Ma perch non sono alto come Gassman!.
Un genio?
Sapeva di esserlo ma temeva il confronto, anche con se stesso. Dava l'idea di un uomo molto sicuro di s, ma era esattamente il contrario. Nulla e nessuno doveva fargli ombra. Ho imparato tutto da lui, incluso il turpiloquio.
Siete diventati amanti.
Ero come pongo tra le sue mani. Io una ragazzina diciannovenne, lui un uomo complicato e aveva sempre tutte queste donne intorno. Non sapevo che Giorgio fosse un erotomane. Nel rapporto tra un pigmalione e l'allieva, il confine del plagio  molto sottile.
Quanto sottile?
Ho condiviso con lui cose che possono lasciare cicatrici indelebili. Ho fatto cose che non rifarei pi, anche perch, alla mia et, non me le propone pi nessuno. Coinvolta in situazioni che non ero pronta ad affrontare.
Cosa devo immaginare?
Incontri orgiastici, sfrenate partouze. Strehler dettava le regole. Dovevo partecipare ma non voleva che nessun uomo mi sfiorasse. Solo lui poteva toccarmi. Lui non aveva limiti, lui era il sultano.
La storia a un certo punto finisce...
Era diventato tutto molto pesante. Si prendeva anche molta cocaina, che  mortale. Finisce l'effetto e ti vuoi suicidare. Notti di eccessi che si prolungavano fino all'alba. Sotto effetto, lui poteva fare l'amore anche per otto ore di seguito. Quando, stremata, riuscivo a sfilarmi, lo sentivo in bagno che andava avanti da solo. Era un uomo molto cerebrale anche nel sesso, questo non favoriva l'abbandono.
Sei stata tu a lasciarlo?
Col tempo, sono stata sopraffatta da un senso di schifo. Strehler a parte, ho capito che l'erotismo orgiastico non fa per me. Forse qualche carezza con una donna un po' complice. Sono attratta dalle donne, ma sono abbastanza sicura che non mi piace fare sesso con loro...
La fine con Strehler.
Non  finita in modo indolore. Lui diceva: Con te non posso vivere pi, senza te non vivo pi. Io l'avevo tradito con Renato Salvatori.
Un atto di trasgressione o di rivolta?
Nel letto me lo aveva messo Luchino Visconti, che aveva questa passione di fidanzare i suoi uomini. L'aveva fatto anche con Helmut Berger e Marisa Berenson. Accadde a Spoleto, dove ero stata invitata a cantare tre canzoni della mala e dove conobbi tra l'altro un Tomas Milian di una bellezza clamorosa. Completamente sbronzo cadde nella buca dell'orchestra, tagliandosi con le corde di un violoncello.
Come interviene Visconti?
C'era anche lui a Spoleto con la sua macchinazione. In un giorno di pausa ci fotografarono sul lago di Bracciano, io e Salvatori, che all'epoca era uno gnocco pazzesco. Strehler vide la foto sul giornale e svenne.
Milva dopo di te al suo fianco.
Ha completato con lei il lavoro cominciato con me. Lasciare il Piccolo Teatro  stata dura. Io sono la tua migliore allieva perch ti ho lasciato e sono stata capace di ricostruirmi gli scrissi. Non mi ha mai risposto.
Da Strehler a Vinicius de Moraes, cantando la mala e la bossa nova. Una vita senza limiti. Il piacere  ricordare o dimenticare?
Rovistare nel dolore non fa bene. Tanto viene fuori da solo come il brodo quando spurga. Il 22 settembre ho compiuto gli anni. Alle otto di sera mi sono detta: ma perch mamma e pap non mi hanno chiamato? I miei sono morti da tanti anni. Ecco la mancanza, il dolore che ti afferra quando meno te l'aspetti. Quelle due lacrime che escono, piccole e calde, e non arrivano fino alle guance, si fermano qui. Non c' bisogno di spararsi per sottolineare il dolore.
Complicata la notte?
Lo  stata per anni, ora non pi. Facevo un mestiere contrario alla mia natura. Strehler mi disse: Se ce la fai  un miracolo, hai un grande talento ma non hai il sistema nervoso. Mi sono violentata per anni. Pregavo prima di ogni spettacolo che venissero le cavallette, un'alluvione. Non ho dormito per anni. Mi sono ammazzata di ansia e di dolore. Perch? Non l'ho mai capito. Oggi posso dire che ne  valsa la pena, ma quanta pena...
Quanta pena?
Questo cambiare uomini, questo malessere, questo figlio che non vedevo. Oggi dormo benissimo. Come un ciocco.
Non lo cerchi il corpo di un uomo nel letto?
Non quando dormo, mi darebbe fastidio. Ma prima di dormire s, sarebbe carino fare piedino con qualcuno.
La tua dedica: A Ges con tutto il cuore, noi due sappiamo perch.
Ges  un amico. Io ci parlo. Dio non mi  simpatico come lui. Trovo pesanti le persone prive di spiritualit. Penso a Wittgenstein che, in guerra, guardando tutti quei cadaveri, diceva: Credere  pi facile che restare da soli. Forse solo quando ci abbracciamo e ci stringiamo non siamo soli. O quando riusciamo a commuoverci con qualcuno.
L'incanto della tua voce: sembra sottratta al corpo. Non sembra avere un corpo.
La voce  la cosa pi enigmatica che possediamo. I grandi psicoanalisti non ti guardano mai in faccia, ti ascoltano. Penso che questa mia vocalit nuova  legata alla generosit del dire: Io sono il mezzo attraverso il quale passa la mia gioia. La gola si apre, il cuore si apre,  il cuore che canta.
Nemiche mai. Il tuo molto pubblicizzato duetto con Mina.
Un'occasione buttata. Avrei preferito un pezzo straordinario per un'occasione straordinaria. Ma  molto difficile trattare con Mina... Una sua scelta. Io avrei voluto un pezzo di ben altro spessore. Questo  un motivetto carino, spiritoso, con un titolo accattivante, niente di pi. Mi dispiace.
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Patty Pravo, o l'erranza.
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Concerto per il terremoto del Friuli. Ornella Vanoni e Patty Pravo cantano insieme Poesia di Cocciante. Patty, alias Nicoletta: Io suono il pianoforte. Ornella: Vabb, proviamo. Nicoletta: Figurati, a cosa serve?. La mattina dopo arriva Loredana Bert come una furia, si avventa su Nicoletta e le dice: Ma che fai, canti con quella vecchia della Vanoni?. Nicoletta  matta, ma mi  simpatica mi raccontava Ornella. C' stato un periodo in cui mi chiamava di notte, era l'epoca in cui io non dormivo mai. Pronto Ornella, mi dovresti dare il numero di telefono di Versace. Ma sono le tre e metto gi. Risuona il telefono: Non pensare di cavartela cos! fa lei.
Ho incontrato spesso Nicoletta. Sapevo dove trovarla. Quella volta, luglio 2010, e altre volte. Era appena arrivata dagli Stati Uniti la notizia che un gruppo di scienziati avrebbe creato la prima forma di vita sintetica. Lei se ne frega.  pi avanti di tutti su questo. Le frega piuttosto sapere che i delfini sono erotomani e s'accoppiano tra maschi, o che hanno messo in vendita per 3,6 milioni di dollari la casa in cui Marilyn si uccise a Los Angeles. Prendi l'ascensore e schiaccia il pulsante giallo che ti tiro su io... m'ingiunge baritonale dal citofono. Li conto. Sei piani, dodici secondi, non so se sono pronto. Non sono pronto. Mi apre una minuscola bambola di porcellana, come quelle che ti capita d'indovinare tra le nebbie dell'isola incantata di Avalon. Tiene in braccio Mem, un siamese che pesa il doppio di lei. Due alieni, appena sbarcati da un tapis roulant che scende da Marte. Mi alleno al ritmo di James Brown... Uno di questi giorni rischio di sfracellarmi... Sono una tosta io, quella che da bambina parlava alle pantegane nei canali di Venezia...
La Strambelli  pi light che mai dopo aver innaffiato le piante, corso e danzato due ore. La vedono tutte le notti d'estate sul terrazzo di casa, nuda, che d acqua alle sue amatissime piante e il vento, chiss come, non se la porta via, da quel terrazzo affacciato sulle statue del Vittoriano e le fontane del Bernini, forse perch non  abbastanza vento e la tengono a terra le Converse All Star che si mette ai piedi quando  Nicoletta e non Patty. La prima volta che la incontrai era un'improbabile quarantenne molto leggiadra, sopravvissuta a un decennio sabbatico di fughe nel deserto tra i tuareg, che si fidava degli animali e diffidava degli uomini, quelli che la paparazzavano ovunque, anche seduta sul cesso, e meditava di partire come crocerossina per l'Africa, salvo poi imbarcarsi all'ultimo momento per la California con il boy-friend dell'epoca e Sunshine, l'amato fox terrier.
Diciassette anni dopo  una ancora meno probabile sessantaduenne, sempre leggiadra e anche un po' raffreddata. Colpa mia... Questa mania di stare la notte nuda in terrazzo ad annaffiare le piante. Ha sostituito Sunshine, defunto, con Mem e Jean Paul, un esserino di stoffa, che ce l'ha con me perch non lo porto mai alle prove. Ma, perlopi, parla in terrazzo con le api, con i gabbiani e con il corvo che ha salvato quando gli hanno bruciato le ali.
La mia et biologica  di trentacinque anni, mia madre a ottanta guida ancora la Ducati mi fa lei con il suo vocione da gondoliere veneziano, la celebre erre dentro una pelle dove, sar il sashimi, non c' traccia del tempo. Mi nutro sempre di pesce crudo e verdure, mangio quando il mio corpo ha voglia di mangiare. Ancora tutta eccitata dall'aver visto per la dodicesima volta Fitzcarraldo in tedesco. Si accende una Winston, mentre passano i brani di Pour toi, il suo disco di tre anni prima dedicato a Dalida.
Ti  venuta voglia di riascoltarlo?
L'ho fatto con la voglia di cantare le sue canzoni a vent'anni dal suo suicidio. Era una donna con le palle, molto divertente, il contrario della signora dark che tutti pensavano. Un'amica. Mi trascinava a Parigi a fare shopping, io che quando esco da un grande magazzino poi ho bisogno dello psichiatra. L'ultima volta l'ho lasciata alle Galeries Lafayette...
Eri amica anche di Luigi Tenco?
Stava al Piper la sera in cui ci sono andata per la prima volta. C'era un grande affetto tra noi, ci siamo divisi anche la stanza. Lui tendeva all'autodistruzione. Erano gli anni degli esistenzialisti, dei blouson noir. Andavamo spesso con Renzo Arbore a salvarlo, prendeva di tutto, pillole, beveva. Fu molto spinto a farlo quel Sanremo. Lui voleva fare uno sberleffo. Invece dello sberleffo si  sparato.
Era lui il ragazzo triste del tuo primo folgorante singolo?
Circolava la voce che avesse collaborato al testo. Falso. Fu Gianni Boncompagni a scriverlo. Io contestavo quella storia del ragazzo triste come me. Ma noi siamo allegri protestavo. E Gianni: Mica posso scrivere ragazzo col malessere come me....
Pardonnez-moi. La vie m'est insupportable.  il messaggio lasciato da Dalida il giorno in cui si suicida nella sua casa a Montmartre. Hai mai guardato con avidit un flacone di barbiturici?
No, per carit... al massimo due canne o un viaggio nel deserto a mangiare formiche e pesce crudo con i tuareg. Ringrazio il cielo di essere una persona positiva... E poi, se proprio devi farlo, scegli i proiettili che ti scoppiano dentro, perch se poi sbagli rimani un vegetale a vita.
Se non si muore giovani e hai superato i cinquanta tanto vale andare sino in fondo... Parole di Patty Pravo.
Tutti sperano di morire giovani quando si fa il mio mestiere. Comodo. Uno passa alla storia senza aver fatto nessuna fatica. La morte fa parte della vita. Ringrazio il cielo di essere nata a Venezia dove la morte si vedeva in casa. Ho visto morire mio nonno, senza dramma. Io mi auguro di morire nel sonno come mia nonna, oppure di sparire un giorno come i vecchi capi indiani.
Canti un arabo che sembra napoletano.
Una rivelazione per un'anglofila come me. L'arabo  l'opposto dell'inglese, per dire l'amore  meraviglioso passi attraverso tre galassie e torni. Un giorno far un disco tutto in arabo, ma il prossimo sar in italiano.
C' anche un omaggio a Leo Ferr.
Un grande amico Leo, un genio. Mi entra ancora dentro quando canto le sue cose. Divento una sua medium.
Hai cantato Ne me quitte pas e La bambola, Avec le temps e La spada nel cuore con Little Tony.
Volevo vedere com'era Sanremo. Abbiamo anche rischiato di vincere. Little Tony ci camper altri cinquant'anni di felicit oltre che di diritti. Ho un grande rispetto per lui, si fa un culo cos da sempre.
Sempre sospesa tra il pop e l'aristocratico.
A breve partir con due spettacoli, uno pop-rock, l'altro classico. Sar un giorno alla Fenice di Venezia, l'altro in un palasport o in un'arena. A occhio e croce non sono molti gli artisti che possono permetterselo...
Hai pubblicato nel frattempo la tua autobiografia.
La voglia mi  venuta leggendo le biografie di Ingrid Bergman, donna dal coraggio pazzesco, e di Marlene Dietrich, con la quale ho scoperto di avere molte cose in comune. Mai in fondo troppo diversa dalla decenne veneziana che sconvolgeva la tata dicendo di s: Sono una millenaria.
Una delle rare biografie che non lascia morti e feriti sulla strada, che non indugia sulle cicatrici, non si vendica di niente e di nessuno.
La vita  una guerra sempre, ma dentro di me non riesco a tenere rancori. Diceva Confucio: La felicit non  avere tutto, ma cadere e poi risollevarsi. Sono caduta e mi sono risollevata mille volte. Sai che noia, altrimenti.
Intima di Red Ronnie e di Mario Schifano, di Aldo Fabrizi e di Mick Jagger, di Alighiero Noschese e di Juliette Greco, moglie di Riccardo Fogli e amica di Federico Fellini.
Lo accompagnavo spesso da uno che ci faceva le carte. Mi divertivo con lui, ci raccontavamo un sacco di bugie. Era deluso dalle mie tette, Federico. Non erano cresciute abbastanza.
L'infanzia a Venezia, la casa ben frequentata, il cardinale Roncalli e Cesco Baseggio, la fondamentale nonna, gli anni del conservatorio, i dialoghi con le pantegane nei canali e con Ezra Pound a passeggio sulle calli, le fughe dal collegio, quando ti fantasticavi direttore d'orchestra per poi ritrovarti a fare la ragazza del Piper. Quarant'anni di palcoscenico, tra amori, fughe e scandali, quasi mai cercati. Fino alla donna sofisticata di oggi che vuole riscrivere la Costituzione perch quell'articolo 1 proprio non ti va gi.
L'Italia  una Repubblica democratica fondata sul lavoro. Ma si pu? Quando invece dovrebbe essere fondata sul gusto e sul senso estetico.
Amata da una moltitudine di fan.
Che va dagli otto agli ottant'anni. C'era un marmocchio che veniva tutti i giorni sotto il balcone a cantarmi My Way, come fossi Giulietta.
Il piacere di stare con la gente non batte il piacere di sottrarsi alla gente.
Io sono l'unica persona che non m'annoia mai. Non frequento le persone del mio ambiente, non mi piacciono.
Quattro mariti e nessun figlio.
Non  compatibile con la vita d'artista. Che orrore quelle mamme che si portano i figli in concerto e li chiudono in camerino. Genitori e maestri non hanno pi voglia n tempo di educare,  pi facile dire s. Questi poveri bambini hanno bisogno di tenerezza, invece li riempiono di psicofarmaci.
L'amore per Wojtyla.
Mi ha conquistata il giorno in cui ha detto al mondo Non abbiate paura, il messaggio pi grandioso mai lasciato da un pontefice. Vidi le sue performance in America e in Sudamerica. Ha dato una grande lezione di come si muore in un mondo che ha rimosso la morte.
Insonne cronica.
Mai dormito in tutta la mia vita pi di tre ore al giorno.
Niente chimica?
Solo caff, t e ginseng che su di me hanno un potere calmante.
Le liti con Alberico Crocetta, il tuo manager, che non si dava pace.
Perch avrebbe voluto fare di Patty Pravo una replica infinita a gettone ma io avevo altro in testa.
Il cinema mancato.
Mi dispiace non aver fatto Professione reporter quando me lo propose Antonioni. Era il mio ruolo.
L'unica italiana oltre a Pavarotti ad aver venduto oltre cento milioni di dischi nel mondo.
Conoscevo bene Luciano. Mi ha fatto star male non aver visto al suo funerale un abbraccio tra Adua e Nicoletta.
Esalti tre nomi, Battisti, Modugno e Vasco Rossi.
Non sopporto i cantanti che legano la musica alla politica. Io ho cantato per Berlusconi, che  un mio fan, per Emergency e per la festa dell'Unit. Modugno  il pi grande di tutti. Una sera tornammo tardi in albergo e scoppi un casotto nella camera accanto la mia, dove Modugno e Shirley Bassey scopavano e urlavano con quei due vocioni. Dovetti bussare alla loro porta per farli zittire.
Nessuna donna.
Ci metterei Jula De Palma. Quando cantava Tua tra le braccia tue era avanti di vent'anni. Mi piace molto Ornella Vanoni. Mina? Ha il dono del talento ma tende a sprecarlo. Se fai un disco l'anno fallo bene, cerca qualcosa di nuovo, altrimenti fanne uno ogni cinque anni.
Non citi Celentano.
Canta da dio, ma il suo ultimo disco mi lascia un po' cos...
Ti piace Laura Pausini?
Non mi dispiace. Deve crescere ancora molto. Canta a piena voce,  gi qualcosa, almeno si stanca. Oggi cantano tutti di maschera, tutte queste vocine.
Giorgia?
Mi sta simpatica. Fuma le Marlboro rosse. Degli ultimi mi piace Tiziano Ferro. Mi ricorda Massimo Ranieri come voce e come struttura ossea del volto. Sere nere  bellissima.
Ha ancora senso un festival della canzone italiana?
No, ma lo sappiamo da vent'anni. La canzone italiana  diventata una cosa minore, prima era conosciuta in tutto il mondo. Poi dipende, se hai qualcosa, una visione da trasmettere, allora ci puoi anche andare a Sanremo...
Sar una bella societ fondata sulla libert cantavano al Piper i Rokes, i Beatles nostrani, all'alba del '68. Sembrava che il mondo dovesse cambiare molto in fretta.
Ma quale libert... Fu solo una grande illusione. Le democrazie restano apparenti e gli uomini restano sotto padrone. C' una totale confusione etica nel pianeta. Pi passa il tempo e pi credo alle leggi di natura.
Hanno creato la prima forma di vita sintetica. L'uomo  sempre pi superfluo, non serve pi neanche per lo sperma.
Quando la scienza si gingilla col nulla. A quando i gatti fluorescenti? Colpa delle donne se gli uomini sono in via di estinzione. Vogliono il potere, l'indipendenza, ma non gli puoi tagliare le palle cos di colpo al maschio, dopo millenni. Va fatto con un minimo di grazia.
L'aborto  un omicidio?
Gli americani hanno dimostrato che dopo nove settimane il feto  un essere compiuto. Io non sono per cambiare la legge. Piuttosto che abortire in un sottoscala, meglio l'ospedale. Ma incentiviamo l'uso e lo studio dei contraccettivi.
Patty Pravo  un classico?
Ho scoperto di avere una gran voce a cinquant'anni, cantando sopra Ella Fitzgerald giovane. Mai preso lezioni. La maestra di Barbara Streisand e di Janis Joplin mi diceva: Tu devi cantare d'istinto, le cose che fai sbagliate son quelle giuste.
Sei un fenomeno anche nell'hula hoop, mi hanno detto.
Credevo. Fino a quando non ho incrociato Virna Lisi in una serata di beneficenza che prevedeva un torneo di hula hoop. Mi sentivo invincibile. Ero convinta di surclassarla, venivo dalla danza del ventre. Mi stracci... Non la finiva pi di andare avanti... Peccato per quel neo scomparso dalla sua faccia, era bellissimo.
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Virna Lisi, o la bellezza.
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Gennaio 2014. Muoiono Shirley Temple e Arnoldo Fo che, come Giorgio Albertazzi, era intimamente convinto d'essere immortale. Virna Lisi, la regina dell'hula hoop,  triste ma non arresa. Pochi mesi prima ha perduto Franco Pesci, il suo compagno di vita, cinquantatr anni insieme, indissolubili come da giuramento, ma lei non si piange addosso, anche se la voglia sarebbe solo quella. A proposito di donne per cui il senno  invece un lusso da non perdere mai, nemmeno nella disgrazia estrema.
Virna sfoglia pi assorta che incuriosita la copia di Sogno che ho trovato su eBay e le ho portato in dono. Un fotoromanzo del 1962, il suo nome accanto a quelli di Tomas Milian, Claudia Cardinale e Tot. Ho anche una copia del Monello del 1974, lei e Frank Sinatra in copertina. Le costa una gran fatica ricordare e lei  una donna pigra che se ne frega volentieri di ricordare, soprattutto se si tratta del suo passato di star, soprattutto adesso che ricordare  dolore. Patty, a casa di Virna,  diventata nel frattempo un bellissimo labrador, mille volte pi docile, che non fugge nel deserto con i tuareg. E non va nemmeno a cuccia. Vuole solo carezze. Il figlio Corrado e la sorella Esperia la chiamano al cellulare, la domestica si fa guidare, i tre nipotini la cercano e la temono,  l'ora dei compiti, con la nonna non si scherza.
A settantasette anni, Virna non si  stancata di avere una macchina da presa addosso. Con quella bocca continua a dire ci che vuole, eternamente bella a dispetto del tempo, senza un filo di trucco e naturale come mamma l'ha fatta, l'anno in cui Jesse Owens vinceva quattro ori nella Berlino nazista. Hai voglia a invecchiare, hai voglia a sminuirti e a imbruttirti, hai voglia a diventare suora sul set e nonna nella vita, il mondo  e resta ai tuoi piedi se ti chiami Virna Lisi. Matriarca di altri tempi, madre austera che tutto sorveglia e assiste, donna di spicce maniere e tutta sostanza. Terra terra si definisce lei che, quando pu, vive nella sua casa all'Argentario a picco sul mare.
Suor Germana sul set. E nella vita?
Credo nella Madonna. Ho la mia madonnina in casa, ci parlo sempre. Le chiedo aiuto. Non mi viene in mente di pregare Ges o Dio. E non mi piace andare a messa la domenica. Sono allergica alle chiese piene e alle prediche. Mi piace la chiesa vuota, dove posso stare in ginocchio a pregare anche per mezz'ora.
Alle origini di Virna Lisi. Dalla bocca del Carosello che pu dire ci che vuole all'attrice carismatica di oggi, l'handicap di essere bella, ma cos bella da non sembrare vera, passando per il cinema di genere e quello degenere, passando soprattutto per Hollywood, che  cinema ma anche equivoco.
In E Napoli canta, il mio esordio al cinema, ero una contadinella che alla fine si scopre contessina. Ho cominciato cos a quindici anni. Tanta gavetta. Oggi nascono tutti imparati.
E poi?
Poi, sette anni di teatro. Strehler era uno che ti tirava addosso le sedie. Non si mangiava mai con lui, aveva il sacro fuoco. Mia madre dietro le quinte mi portava una banana, senn svenivo. Poi, la parentesi americana e i primi film d'autore. Tutta la vita ho cercato d'invecchiarmi sul set, ore e ore al trucco per imbruttirmi.
Con Virna Lisi siamo lontani dal concetto di diva.
(Sarcastica) Ma va'? Se c' una cosa che ho sempre detestato  il divismo. Sono marchigiana, contadina, posso diventare una brava attrice ma mai una diva, parola che mi d l'allergia.
Quando eri la magnifica, intuibile bionda di una televisione in bianco e nero.
L'Italia intera si fermava a guardare Una tragedia americana. Oggi ci sono tremila programmi e nessuno guardabile.
Bambina predestinata?
Un giorno fui chiamata per un provino. C'era chi scappava al bagno con il mal di pancia. Io niente. Era come se ci fossi nata con la macchina da presa addosso. Pi me la mettono vicino, pi mi sento protetta. Cinquant'anni dopo, amo la macchina da presa come il primo giorno.
Con Citto Maselli il tuo primo film d'autore.
Ho preso un sacco di schiaffi. Maselli ti faceva ripetere le scene anche trenta volte. All'undicesima, per farmi disperare mi mollava uno schiaffone. Era un metodo.
I genitori?
Mi scortavano ovunque. Oggi vedo genitori beati che mandano le figlie in tiv con il culo di fuori. Si farebbero ammazzare per una figlia in tiv. Sculettano e basta. La quinta di petto. Si assomigliano tutte.
I primi grandi attori. Tot lo incroci gi nel '58.
Non lo apprezzavo. Un gran casinaro, non sapeva mai la battuta, improvvisava. Io ero terrorizzata, tremavo, arrivavo con le mie battutine imparate a memoria e lui non si capiva mai dove andava a parare. Non mi ha mai guardato in faccia... Forse non ero il suo tipo.
Il tuo regista.
Pietro Germi. Uno che non si  mai saputo reclamizzare. Contava solo il lavoro, il suo sigaro da masticare, la fiaschetta di vino rosso. Parlava pochissimo. Dovevi interpretare quello che voleva dai gesti, mezze frasi. Non gli hanno dedicato una strada, un festival. Questo  il cinema italiano. Altri fanno quattro cose e si credono chiss chi.
L'attore?
Marcello Mastroianni. Ci volevamo bene. Sul set era di una generosit unica. Appena c'era una pausa non lo trovavamo pi, andava ad addormentarsi da qualche parte. Si portava sempre appresso questo Fred, il segretario che gli cucinava le polpette come la madre.
Chi ci metti nel tuo tempio privato insieme a Mastroianni?
Alberto Sordi subito. Vittorio Gassman e anche Ugo Tognazzi. Ci metto anche la Magnani...
Di Sabrina Ferilli hanno detto: la nuova Anna Magnani.
Non ti rispondo neanche...
Vado pazzo per Aldo Fabrizi.
Quanto era bravo! Un attore strepitoso. Faceva film da due lire ma bastava che girasse lo sguardo e ti venivano i brividi. Un altro grande era Eduardo. Una volta in teatro disse la battuta finale di Gli esami non finiscono mai e mi  partita la cervicale. Mi arriv un brivido, che saliva dalla schiena e arrivava alla testa.
Sophia Loren, Gina Lollobrigida, Silvana Mangano.
Molto simpatica la Lollobrigida. Molto contadina, verace, quando si lascia andare. La Mangano, povera donna, era complessata. Dopo anni, chiamava il marito De Laurentiis. Era triste. Diceva sempre a Sordi: Alberto, fammi ridere e Sordi faceva il pagliaccio. La Loren la conosco meno. Mi sembra una donna molto coinvolta dalla famiglia.
Un bel giorno la scoperta: Virna Lisi sa recitare.
Succede con Al di l del bene e del male, il film della Cavani. Ogni giorno tre ore di trucco per diventare la sorella di Nietzsche, una donna brutta, acida, antipatica, che mangiava e vomitava sul piatto. Improvvisamente la critica mi acclama: Virna Lisi  un'attrice vera. Allora premi e contropremi. Segue La cicala di Lattuada, dove m'ingrassano di sette chili. Sono sempre stata una scoperta permanente, io.
Nietzsche diceva: Le donne possono realizzarsi solo da subalterne.
Un essere depravato. I depravati mi piacciono poco, anche quando si tratta di un genio. Preferisco le persone sane. Il cinema? Non  pi depravato del resto del mondo. Detesto i bluff intellettuali. Sono una che due pi due fa quattro. Amo Umberto Eco, Elsa Morante: li leggi e ti lasciano segni indelebili. Altri sono panna montata. Un nome? L'ex compagno della Rossellini, quel David Lynch. Un pallone gonfiato.
Un set particolarmente faticoso per la contadina Virna Lisi.
Quello di Eva. Joseph Losey, il regista, era odioso. Detestava le donne. Uno di quei gay che se le possono distruggere... C'era anche Jeanne Moreau, un'antipatia travolgente. Non parliamo dell'attore, Stanley Baker. Quando scopr che da un mese ero in stato interessante, mi mangiava in faccia un pezzo d'aglio, roba da svenire. Come la vedi?
Un vero gentiluomo...
Un altro non facile era Rod Steiger. Soffriva di gelosia sul set. Un giorno mi ruppe la caviglia con un calcio. Un pazzo. Andavo in camerino e piangevo. Un gentiluomo era Henry Fonda. Mi fece trovare un mazzo enorme di rose nel camerino.
La tua bellezza. Per alcuni straordinaria, per altri un po' algida. La perfezione simmetrica, senza scompensi. Non suscita nulla, annoia come Piero della Francesca, parole di Giorgio Albertazzi, che preferisce la donna mediterranea.
Ognuno si fa il suo canone. Io sono quello che sono. Chi mi conosce sa che il termine algida con me non ha niente a che vedere. Albertazzi? Ha avuto Anna Proclemer tutta la vita, ti pare una bellezza mediterranea?
Ti vollero a Hollywood per fare di te una diva da star system.
Cercavano la nuova Marilyn, morta da poco. Puntarono su di me. Per due film ci sono riusciti: Come uccidere vostra moglie con Jack Lemmon e Due assi nella manica con Tony Curtis. Il terzo con Frank Sinatra and cos cos. Quando mi proposero Barbarella, scappai.
Fu il primo grande successo di Jane Fonda. Rimpianti?
Nessuno. Barbarella non faceva per me. Quando hai un contratto, diventi una merce, gli americani ti vendono a chi vogliono.
S'innamorarono in tanti di te in quella Hollywood...
A detta della gente, tutti. Io non mi sono accorta di niente. Non davo confidenza a nessuno e non la prendevo. Amavo mio marito e basta.
Un nome...
Henry Fonda non perdeva un'occasione per dire che era innamorato di me.
Virna Lisi e Frank Sinatra insieme sulla copertina del Monello, 1974.
Carino Frank. Un po' sparone. Sempre scortato sul set da una decina di guardie del corpo, tutti vestiti di scuro, camicia bianca e cravatta a rombo con un telefono disegnato sopra. E poi c'era sempre quella Mia Farrow appiccicata. Gelosa persa. Una che poi  finita com' finita. Sparita nel nulla.
Pi interessante il cantante, l'attore o il gangster?
Aveva un taglio in faccia Frank, da qua a qua. Doveva sempre essere ripreso da una parte.
Sul set con Richard Burton, un altro dal magnetismo animale.
Simpatia travolgente. Cantava dalla mattina alla sera l'opera italiana. La sera cenavamo insieme lui, io e Liz Taylor.
Il pi grande.
Jack Lemmon, poteva fare il comico e il drammatico, come Sordi. Un camaleonte.
Il pi vanesio?
Tony Curtis. Ci doveva essere sempre il rimmel a portata di mano sul set per farsi l'occhio pi bello. Ma gli attori sono tutti un po' vanesi. Sembrano chiss cosa ma poi quando li vedi senza trucco, senza il parrucchino in testa, assonnati, il mito crolla.
La bellezza al maschile secondo Virna. Alain Delon?
Non era il mio tipo. Preferivo Lee Marvin o James Coburn. I belli non mi sono mai piaciuti, quei pupattoli che si truccano. Preferisco gli uomini con una faccia.
Alti e magri. Come tuo padre.
Alto un metro e novanta, bellissimo. Clark Gable, uguale. Un uomo gelosissimo. Mi veniva a prendere a scuola con la Millecento. Mi diceva: Stai attenta quando ti mettono una mano sulla spalla. Io per anni ho vissuto col terrore di una mano sulla spalla.
Un uomo raro oggi?
Un uomo che quando d la parola  quella. Che lavora onesto, parla poco e fa i fatti. Oggi tutti amano ascoltarsi. Uno che mi piace? Berlusconi. Parla, gli piace, ma fa anche i fatti.  un uomo che si  fatto dal nulla e si  dato tanto da fare. Con tutti i soldi che ha, non capisco perch non si ritiri.
Tradito dalle passioni senili...
Preferisco la passione senile per le giovani donne che l'andare con i froci. Storie che sappiamo e di cui non si parla pi. Mi hanno proprio rotto tutti.
Ce l'hai con i politici tutti?
Tutti. Hanno rovinato l'Italia. Non importa l'Italia che va a rotoli, importano le Ruby, le Roby, la robetta. La gente si butta dalla finestra. E loro, sempre questi quattro deficienti che dicono le stesse cose da quarant'anni. Sono disgustata, quando apro il telegiornale al momento della politica spengo. Scrivilo pure, non me ne frega niente.
Con quella bocca puoi dire ci che vuoi...
Ho visto vecchiette che raccoglievano mele marce e verdura nei secchi dell'immondizia, perch prendono duecento euro di pensione e poi alle ciccioline gli danno seimila euro al mese. Non  vergognoso?
L'oscenit oggi.
Pi che i culi di fuori, come parlano. Una volgarit senza freni. Pi si  volgari, pi si ride. Questi comici di oggi. Mi piaceva Massimo Troisi, grandioso. Fece un film con Mastroianni, figlio e padre. Cosa avrei pagato per stare in quel set... Beppe Grillo? Detesto sentir sbraitare.
La tua pi grande interpretazione: nella parte di Caterina de' Medici in La regina Margot. Palma d'oro a Cannes. Condividi?
Condivido. Un personaggio di una difficolt incredibile. Il signor Chreau mi ha tirato cose fuori dall'utero. Un genio.
Tuo marito Franco. Cinquantatr anni insieme. Come si sopravvive?
Una fatica immane. Ogni volta mi chiedono di mio marito, a volte non rispondo, non ce la faccio, mi viene da piangere.
Chi era Franco Pesci?
La persona pi onesta che abbia mai conosciuto. Mi ha lasciato un vuoto che non si pu neanche immaginare. Nessuno riuscir mai a colmarlo.
Quando ti manca di pi? Il giorno, la notte?
Mi manca in ogni momento. Durante il giorno, quando sto con i nipoti o quando sono sola a casa. Mi manca sempre.
Quanto bene ti ho voluto. Mi manchi gi tanto. Per sempre. Virna. Il tuo ultimo messaggio, il giorno che se n' andato.
Non ne parliamo pi. Non posso. Mi viene da piangere.
(18 dicembre 2014. Virna Lisi muore nel sonno a settantotto anni. Un mese prima aveva scoperto di avere un cancro ai polmoni. Il figlio Corrado ha rifiutato la camera ardente in Campidoglio, nel rispetto della ostinata riservatezza che ha sempre caratterizzato in vita la madre.  sepolta nel cimitero di Prima Porta, a Roma, accanto all'amatissimo marito.)
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Catherine Spaak, o lo charme.
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Nel mondo dello spettacolo non si contano le donne che, al contrario di Virna, il senno hanno rischiato ogni giorno di perderlo, ritrovandosi a fare un mestiere contrario alla loro natura. Incastrate dalla loro bellezza, dal loro talento, dal caso, le tre cose insieme. O perch qualcuno pi ambizioso di loro ha desiderato e voluto pi di quanto abbiano desiderato e voluto loro.
Fine aprile 2014. Studi televisivi Rai della Dear al Nomentano. Wojtyla e Roncalli appena fatti santi. Vado all'appuntamento con l'ex diciottenne al sole, la matta voglia di non capitare in una storia malinconica. Che ci fa una signora come Catherine Spaak in questo camerino che definiremo spartano solo per dimostrare che sappiamo cos' un eufemismo? Senza un filo di trucco, con i jeans scuri, il maglioncino nero e le ballerine ai piedi color oro, a maneggiare con destrezza circense due misteriosi oggetti colorati. Sembrano due boomerang, sono gli attrezzi da giocoliera con cui si esibir al debutto di Si pu fare, show del venerd sera di Rai 1, l'allora indispensabile Carlo Conti alla conduzione. Siamo compagne di sventura fa lei con l'elegante sorriso di sempre sotto la frangetta bionda di sempre all'attrice Maria Amelia Monti che si affaccia per un attimo a cercare complicit.
La vita della Spaak, a quasi settant'anni,  un romanzo che non finisce di aggiungere pagine. Puoi aprirne una a caso e andare avanti o indietro, a piacimento, sicuro che puoi trovarci di tutto. Dalla ninfa sedicenne che stregava i Lattuada, i Salce e i Monicelli, discesa da una famiglia belga a dir poco eccentrica, figlia di due genitori un po' astratti nel senso di assenti e molto gaudenti. Per non parlare dei quattro mariti, dei due figli, di quando canta, di quando recita e ora gioca con destrezza. Della sua esperienza televisiva da signora dell'Harem televisivo. Fino al giorno in cui, improvvisa, si abbatte su di lei la sentenza che equivale a una falce: scaduta. La Spaak ha fatto il suo tempo. Qualcuno decide, un altro esegue, la Spaak sparisce. Fine dei giochi? Non resta che giocare. Eccola riaffiorare di questi tempi con la verve, appena sfiorata dalla mestizia di sempre, della giocoliera da circo. Il circo  un po' scadente, ma lei non  affatto scaduta. Una bambina che ha deciso di non saperne nulla dei suoi anni, del suo passato, vogliosa appena di svagarsi un po'.
Da collezionista di voci, mi mancava la tua. Mi piace da sempre la tua voce.
I tassisti, quando mi prendono a bordo, mi riconoscono dalla voce.
Sono andato a rileggermi la tua storia. Un romanzo.
Mio figlio, quando mi ha fatto il sito e ha messo insieme radio, televisione, cinema, il teatro e i libri, mi ha chiesto: Ma tu davvero hai fatto tutte queste cose?. La mia sensazione  di aver vissuto pi vite.
Di tutte queste ce n' una che prediligi?
Quella che spero di vivere fra poco. Una vita contemplativa dove non si fa pi niente.
Ci vuole un certo talento per questo.
Io ce l'ho. Faccio meditazione da anni. So praticare il silenzio, ascoltare il vuoto.
Ho letto che dedichi un giorno alla settimana al silenzio assoluto.
Non sono cos rigorosa, non sempre ce la faccio. Ho una tenuta in Sabina, dove facciamo i ritiri spirituali. Niente telefono, niente televisione, niente radio e musica, niente persone, niente chiacchiere, niente di niente. Ho fatto ritiri in cui non si parlava per tre settimane.
C' un metodo?
C' un corso bellissimo che si chiama Mirror Therapy, la terapia degli specchi.
Sarebbe?
Ha a che vedere con i segni zodiacali. Una luce riflessa negli specchi dove sono scolpiti i simboli di ciascun segno. Dei loro significati e delle loro possibilit combinatorie. Io sono Ariete ascendente Bilancia. Quindi, se volessi attingere forza, con questa terapia del riflesso, andrei verso il segno del Toro a chiedere vigore ed energia.
L'Ariete  un segno di forza.
S, per ha le sue grandi cadute. L'Ariete d grandi cornate e rimane intronato quando cade.
Come  riuscito Carlo Conti a convincerti a fare da concorrente in questo nuovo game show?
Non sono stata convinta.  arrivata la proposta giusta al momento giusto. Avevo voglia di un po' di leggerezza. La spiritualit  necessaria, ma il corpo e la mente vogliono il loro nutrimento.
Il mistero di questi attrezzi?
Non sembra, ma sono molto pesanti. Hanno a che fare con il buugeng, una disciplina di agilit e forza che nasce in Brasile. Ondeggiano e prendono forme meravigliose. Ci vuole grande abilit e forza. Faccio palestra, ho dei muscoli pazzeschi, ma sono tutta un dolore.
Questo ti mancava nella tua imponente biografia.
Se avessi vent'anni vorrei essere ingaggiata dal Cirque du Soleil e quindi ho trovato pane per i miei denti.
Raccontami la Catherine di oggi.
Sono la stessa di quando avevo diciotto anni, pregi e difetti. Non ho mai giocato a fare quella che non sono e l'et non ha inciso. Mi sento la bambina di sempre. E mi diverto molto.
Invecchiare e restare bambini: pi crudele o pi bello?
Se si ha avuto cura di s, non  crudele.  il motivo per cui ho accettato questo programma. Fossi invecchiata male non potrei giocare, alla mia et sarebbe triste. Sarei una persona, non dico morta, ma con una porta chiusa alle spalle. Le mie porte sono apertissime.
Come ti curi?
Faccio ginnastica, curo l'alimentazione, sono rispettosa di me e degli altri. Io sono il risultato di quello che ho fatto per anni. Questo mi d una grande gioia. Magari, mi potr ammalare domani, ma oggi  cos.
Pieno controllo della tua esistenza?
Mio marito mi ha regalato un enorme uovo di cioccolata con la scritta Si pu fare!. Il primo giorno ne ho divorato una parte, poi mi sono detta: ma cosa sto facendo? Sono severa con me stessa.
Sempre stata?
Sempre.
Tuo padre, grande sceneggiatore tra l'altro dei film di Renoir, tua madre, una donna bella, fatale e capricciosa. Due genitori importanti ma imperfetti...
Anch'io sono un genitore imperfetto.
Da due genitori cos, com' venuta fuori questa ragazza con il culto della disciplina?
Loro non erano disciplinati, diciamo che erano molto gaudenti.
E assenti...
Sono stata messa ingiustamente in collegio a nove anni perch mia sorella non studiava e per non fare disparit hanno messo dentro anche me. Ho pianto quasi tutto il primo anno. Cinque anni. Una scuola di sofferenza. Sognavo la fuga. Dicevo a me stessa: devi crescere molto in fretta.
A quindici anni eri gi in trincea, alias set.
Alberto Lattuada mi volle per Dolci inganni. Da l, sono rimasta in Italia.
Il primo matrimonio con Fabrizio Capucci  stato una fuga.
Fa parte di quelle mie vite lontane. Ma non era una fuga, aspettavo gi mia figlia Sabrina.
La fuga fu dopo.
S, scappai con la mia piccolina di due mesi ma mi arrestarono alla frontiera su denuncia di Capucci.
Questi genitori mancanti, li hai poi perdonati e recuperati?
S, ma c' voluto del tempo. Da figlia, vedi solo le colpe dei genitori. Da mamma, so che i figli dicono cose giuste e ingiuste.
Da bellissima ninfa, scelta da molti registi italiani. Riconoscevi in loro una qualche forma di morbosit?
Lattuada era un personaggio a s, ma gli altri hanno sempre avuto molto rispetto per me. Ho avuto pi problemi con gli attori che con i registi.
Lattuada un personaggio a s. Cosa intendi?
Lattuada aveva questa infatuazione estetica per le giovani belle. Non si stancava di guardarle. Ha scoperto non so quante attrici, non soltanto me.
Ho condiviso una tua frase: Gli uomini sono inutili.
Non l'ho mai detto. Ho detto, piuttosto: Il mio principe azzurro sono io.
Ho condiviso anche: Gli attori sono insopportabili. Questa l'hai detta?
L'ho detto e confermo: gli attori sono insopportabili. Hanno un narcisismo terribile.
Sono avido di racconti.
Sul set dell'Armata Brancaleone c'erano tre donne e cento uomini. Io pensavo che il mondo del cinema fosse molto aperto, senza discriminazioni, ma mi sbagliavo. Vittorio Gassman mi prendeva in giro quando arrivavo sul set, mi diceva le parolacce pi terribili che si possono dire a una donna. Io diventavo rossa, m'impappinavo.
Lo faceva per sedurti?
Lo faceva per divertire il branco e tutti ridevano. Questo  durato per tutta la lavorazione. Ho sofferto moltissimo questa cosa. Mi sentivo intimidita e sola.
Era un Gassman all'apice della sua esuberanza fisica e intellettuale. Invecchiando,  caduto in una depressione tremenda. Vi siete pi sentiti?
Sono diventata sua amica. Andavo a trovarlo spesso. Cantavo nel teatrino che aveva a casa.
Avete scherzato sul vostro passato?
 successo alla fine del film. Un giorno, eravamo a Viterbo, chiesero a Vittorio se poteva accompagnarmi lui a Roma. Feci tutto il viaggio fino a Roma al suo fianco, terrorizzata. Pregavo che succedesse qualcosa, che bucasse, che arrivasse un autobus a portarmi via. Sarei tornata anche a piedi, pur di uscirne sana e salva.
Temevi delle avance?
No, temevo le sue battute. Siamo stati in silenzio totale per tutto il viaggio.
Il silenzio pu essere pi feroce delle battute.
No, io ero contentissima cos. Alla fine mi ha lasciato sotto casa, io lo saluto con la manina, lui mi guarda e mi fa: Scusami.... Vittorio era aggressivo quando stava col branco. Ma, da solo, era un uomo timidissimo... Lui  stato perdonato, altri no.
Uno che non  stato perdonato?
Ugo Tognazzi. Lui non l'ho mai perdonato.
Altro attore meraviglioso e uomo non facile.
Non lo so. Non ho avuto modo di conoscerlo e non avevo nessuna voglia di farlo.
Un corteggiatore focoso?
Lasciamo perdere. La cosa  finita l.
Il set dove ti sei sentita pi a tuo agio?
Tutti i primi anni ho fatto molta fatica. Non pensavo fosse il mestiere giusto per me. Ho sofferto molto di timidezza, terrori, crisi di panico sul set. Mi sono veramente violentata e col tempo ho iniziato a essere felice di farlo. Lo stesso  successo con il teatro e la televisione.
La telecamera puntata addosso  un'arma.
S, all'inizio di Harem ero terrorizzata. Di alcune puntate non ricordavo niente, cosa dicevo o cosa facevo. Ero proprio in un altro mondo. Poi, anche l, sono stata molto felice di farlo.
Cantavi Noi siamo i giovani. Un successo discografico, il manifesto dell'epoca. La giovent  una bella cosa o una malattia?
La vita stessa  una malattia e siamo noi i nostri dottori. Quando uno capisce questo, che non esiste la vita, non esiste la morte, che  tutta un'illusione, il mondo cambia. Vediamo tutto in modo diverso.
E poi?
Poi arriva il momento in cui dai un bel calcio a tutto e cominci a fare solo quello che ti senti di fare.
Quando  partito il tuo calcio?
Quando ho imparato a dire quella bellissima parola che  no. Me la insegn il mio psicologo dell'epoca. Io non sapevo dirla. Pensavo sempre che gli altri erano migliori di me. Un'idea del mondo assolutamente ridicola.
Quindici anni alla conduzione di Harem. Una grande professionista, ma un po' troppo algida secondo alcuni.
In Italia se non si d del tu subito a chiunque sei algida o troppo educata. Oggi la televisione  cambiata moltissimo, si  tutto involgarito. Non credo di essere mai stata algida, anzi, sono una caciarona quando me lo consentono. Sono semplicemente una persona educata.
L'intervista pi gratificante.
Con Kuki Gallmann, l'autrice di Sognavo l'Africa. Sono andata a trovarla in Africa con una piccolissima troupe. Un'esperienza indimenticabile. Anche per lo spavento. Dormivo da sola in una capanna. Sentivo i leoni e i giaguari che, in fondo alla valle, azzannavano le scimmie. Io tremante, con una lancia masai attaccata al letto. Poi, la seconda notte, mi sono detta: sai che c'? Sbranami pure, leone.
Ti ha sbranata, invece, Oriana Fallaci.
La signora Fallaci mi ha intervistato a Parigi, facendo una cosa molto brutta. Avevo sedici anni, m'interrog su De Gaulle e su Franco. Io non sapevo nulla di politica. Lei manipol l'intervista, facendomi passare per una deficiente totale.
And meglio con Bettino Craxi?
Lo intervistai a casa mia. Io facevo le domande e lui, invece di parlare, scriveva le risposte su dei foglietti. Li accartocciava e li buttava nel cestino.
Una raffinata tecnica di seduzione?
Non lo so. Alla fine, comunque, mi ha risposto e poi ho recuperato tutti i foglietti dal cestino. Era un uomo simpaticissimo.
Insomma, l'hai detto o no che gli uomini sarebbero inutili...
Giuro, non l'ho detto e comunque non lo penso. Anche perch io non posso sollevare i pesi da sola... E poi, non mi sarei sposata quattro volte.
Vuol dire tutto e il contrario di tutto.
Vuol dire un'idea della coppia che resiste, malgrado tutto.
Ero convinto che gli uomini cercassero sempre la stessa donna. Poi un giorno intervisto Gloria Guida, la moglie attuale del tuo ex Johnny Dorelli, e capisco che non  cos.
Non penso di assomigliarle in niente, neanche fisicamente.
Al quarto matrimonio, ti sei fatta un'idea del tuo uomo ideale?
Ho un'idea della coppia. Non avendola avuta, ho sempre sentito il desiderio di una famiglia tradizionale.
Un focolare.
Tornare sempre da sola la sera dopo aver lavorato tanto, fare tutti questi sacrifici e ritrovarsi con un gatto o con un cane, non  il massimo. Arriva un momento in cui ti dici: come sarebbe bello avere un compagno con cui condividere tutto, anche cose strane.
Tre mariti prima di questo e due storie molto lunghe, con Dorelli e un architetto francese.
S, ma dopo l'architetto sono rimasta quasi vent'anni da sola. Quindi i gatti li conosco benissimo, i cani pure.
Mai dichiarato guerra al genere maschile?
No. Mi sono solo sottratta quando le situazioni non erano accettabili.
E ora?
Sono molto amica del mio attuale marito, Vladimiro. Una cosa che non avevo mai provato con nessuno dei miei mariti.
Amici e amanti? Non credo sia possibile.
 bellissimo. Lui  un uomo giocosissimo e spiritosissimo. Facciamo insieme anche cose stupide.
Dimmene una.
Ieri ero un po' stanca e tesa. Lui si  presentato con Tito, il nostro yorkshire bellissimo, che diventer pap fra venti giorni. Gli aveva messo degli occhiali da sole da motociclista. Sono crollata dal ridere. Cose piccole, ma che uniscono.
Lui ha diciotto anni meno di te.
Quando l'ho scoperto, ero un po' sconcertata. Poi ho capito che l'et non conta. Le menti non hanno et. Io non mi sento pi grande. Lui mi dice sempre: Io sono il tuo pap.
Il tuo quarto marito. Ha tutta l'aria della storia definitiva.
Penso di s. Le nostre giornate insieme volano. Ma sono gi molto felice di questi quattro anni insieme.
Figlia di genitori problematici e tu stessa mamma problematica. Vi siete riconciliate con tua figlia Sabrina?
No. Mia figlia  irrecuperabile. Non vuole rapporti con me.
Nel senso che non perdona?
Lei dice che non ha niente da perdonare. Semplicemente non le piaccio.
Detto cos, fa impressione.
Mi ha fatto molto soffrire questa cosa. Lei mi  stata portata via quando aveva pochi mesi. Dopo il mio tentativo di fuga in Francia.
Non si commuove tua figlia quando le raccontano di questa fuga, di questa mamma cos giovane?
No. Le hanno detto che feci tutto quello per pubblicit. Lei ne  convinta. Una cosa aberrante.
Condizionata dalla famiglia di lui?
Fu affidata alla nonna paterna. Mi sono trovata contro un clan italiano molto unito nell'impedirmi di essere madre.
Il tempo non  servito?
No. Dieci anni fa, Sabrina ha avuto un'emorragia cerebrale per una caduta dal motorino. Io ho passato due mesi con lei, ininterrottamente. Sembrava l'inizio di una storia diversa. Un giorno si  presentata da me e mi ha detto: Sai, io non ho voglia di avere un rapporto con te.
Meglio con Gabriele, il figlio avuto da Johnny Dorelli?
Difficile anche l, ma diverso. Esistono dei saggi sui figli di genitori noti. Storie drammatiche. Nevrosi importanti. Ci sono figli che si sono suicidati.
Meglio come nonna?
Decisamente. Ho una nipotina da parte di mio figlio e ci vediamo spesso.
Riprendere in televisione con un format tipo Harem?
Sono troppo vecchia. Non me l'hanno detto ufficialmente, ma me l'hanno fatto capire... Peccato, ci proverei volentieri.
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Amanda Lear, o la sfrontatezza.
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Ho temuto per la Spaak che si rompesse l'osso del collo. S' messa a fare quelle acrobazie a settant'anni... Maggio 2014. L'anno peggio non poteva iniziare. Un corvo e un gabbiano hanno attaccato le colombe della pace lanciate dal papa dal balcone, il giorno in cui l'incubo pennuto alla Hitchcock s' materializzato per la prima volta nel cielo di Roma. Conchita Wurst, la barbuta drag queen, ha appena vinto l'Eurofestival in Danimarca. Per il resto, gli stessi studi a Roma, lo stesso programma, lo stesso conduttore, il camerino accanto. Come Catherine, all'opposto di Catherine, lei, Amanda Lear, non sa cosa sia il trauma da prestazione. Amanda non esiste se non si presta a qualcosa di audace. Qualcosa che la metta a rischio, meglio se in pericolo. Una maschera? Se lo , talmente credibile da coincidere con l'eventuale anima. Ambigua? Direi solare. Di lei  nota solo la felicit sfrontata d'essere al mondo, di essere qualunque cosa. Volete darmi un sesso invece che un altro? Un nome? Una storia? Mille storie? Accomodatevi. C' un'Amanda per tutti. E se, sotto la maschera, c' un clown che si strappa le piume, sono affari solo suoi, molto privati.
Come si fa a raccontare una vita racchiusa tra Salvador Dal e Carlo Conti, ieri musa dell'Immortale Baffuto e oggi muso (televisivo) dell'Eterno Abbronzato, passando per David Bowie e Pippo Baudo, cantando Lili Marleen, emulando Tina Turner, da sempre strepitosa promoter di se stessa, evocando furbastra chiss quante ambiguit sessuali e non solo, quando la cosa prudeva le ascelle non ancora depilate delle masse, che invece i poveri ambigui e trasgressivi di oggi devono farsi un mazzo cos, sbattersi in ogni suburra televisiva, per suscitare un minimo di curiosit e quasi mai ci riescono? Amanda Lear  una marea allegra che porta in superficie solo conchiglie sgargianti, tra una zaffata d'aglio e l'altra. Se la voce della Spaak  miele, la sua  quarzo. Inconfondibile. Un torbido messaggio di seduzione o una sculacciata sadomaso con una foglia d'ortica, a seconda della perversione che ti porti dietro. Una voce che non ha bisogno di cantare Follow me per ingiungerti follow me, seguimi. Imperativo categorico, se mai ce n' stato uno. Modella, pittrice, attrice, performer televisiva, un'et pure lei misteriosa, allora tra i sessantacinque e i settantacinque anni. Il vantaggio con Amanda  che non c' nemmeno bisogno di fare le domande. Fa tutto da sola. Conosce la parte in commedia.
Com' stato il ritorno in Rai?
Mi hanno chiesto di essere cattiva e pungente, insomma l'Amanda di sempre. Vabb vorr dire che mi odieranno tutti. Speriamo solo che Pippo Baudo ci lasci parlare anche a noi ogni tanto.
Non sta nei pantaloni il logorroico Pippo.
 talmente contento di farsi rivedere in televisione... (ride).
Appena arrivata da...?
Faccio la spola tutte le settimane, avanti e indietro da Parigi.
Una faticaccia.
Ma no.  molto pi faticosa una tourne teatrale. Si cambia tutti i giorni teatro, albergo e letto. A Roma mi riposo, ho i miei amici, i parrucchieri, la gente della moda.
Ti diverti in trasmissione?
Molto. Non si vede?  un format israeliano che adesso arriver in Francia. Ci sono sfide pericolose che ti fanno stare col fiato sospeso...
Vedo un'Amanda Lear in forma smagliante.
Sono quella che vedi. Non mi trucco di giorno, vado in giro come una ragazza, jeans, scarpe da ginnastica. Non c' niente da fare, non cambier mai.
Mi sembra tardi per cambiare.
Ho nell'armadio un sacco di abiti che mi hanno regalato, Gaultier, Givenchy, tailleur Chanel, ma non ci riesco proprio a indossarli. Mi fanno sentire troppo signora, sciura, non mi piace.
Cosa ti piace?
Mi piace essere a casa mia, con i miei dieci gatti. Che bella la solitudine, l'indipendenza totale. Non capisco le ragazze della mia et che si lamentano: Mio marito mi ha mollato. Beata te dico io. Finalmente libera.
Finalmente voi donne cominciate a saperlo che gli uomini sono superflui.
Insopportabile. Si passa la vita a fare figli, a badare al marito. Poi loro ti mollano per una pi giovane. Beata te ridico io. Hai gli alimenti a vita, fatti un viaggio, una crociera, prenditi un gigol.
Questa cosa l'hai sempre saputa?
Sempre, ma ero come loro, le mie amiche. Insicura, paurosa di essere mollata per una ruga. Tutti problemi che non esistono pi. Da sola mi vesto come voglio, mangio quando voglio, mi pago il ristorante e l'albergo. E poi ci sono un sacco di ragazzi in giro che cercano le donne mature. Ora vanno di moda pure le occhiaie, non c' nemmeno bisogno di rifarsi.
Viva la tardona, intesa come tarda et.
Ma certo. Sei pi sicura di te. Non sei pi la ragazzina patetica che sta l ad aspettare l'invito a cena che non arriva.
Gli esseri viventi che oggi frequenti di pi?
I miei gatti a Parigi. Mi vedono tutto il giorno senza trucco e non si spaventano, mi vogliono bene lo stesso. E poi, ho un sacco di amici gay. Perfetti per noi donne. Ti portano al cinema e non ti saltano addosso.
Una cosa indispensabile nella tua valigia di pendolare di lusso?
I cruciverba. Sono impazzita per le parole crociate. Sono brava, sai? Ti fanno lavorare il cervello e la memoria. E poi la mia statuina di santa Rita da Cascia, i trucchi, l'occhiale da sole e le sciarpe. Da quando faccio teatro giro come Pavarotti, ho il terrore di ammalarmi alla gola.
Lo sai l'anagramma di Amanda Lear?
No.
La dama nera.
Non lo sapevo. Bello, anche se preferirei dama bianca... C' un mio video del '74 su YouTube dove faccio la regina nera con David Bowie che fa il principe bianco su una scacchiera.
La tua biografia  un circo illimitato. Ci trovi di tutto.
 stato un seguito d'incontri meravigliosi. Io lascio fare al destino. E il destino mi mette sulla strada Andy Warhol, Salvador Dal, David Bowie, Woody Allen. Ero sempre l al momento giusto.
Be', a molti, quasi tutti, non basta essere l al momento giusto.
Mai avrei potuto immaginare trent'anni fa di ricevere una chiamata: Buongiorno signora, sono Silvio Berlusconi, le interesserebbe lavorare per me in televisione?. Sono come una calamita, la gente viene verso di me.
Calamita o calamit?
Entrambe. Una grande calamit per la gente che non mi piace.
Un esempio calamitoso stile dama nera?
Qualche ragazzo che si era innamorato perdutamente di me e che ho dovuto mollare. Per tutta la vita rester l'ex di Amanda Lear.
La calamita, invece?
Questa cosa che chiamano carisma. Arrivo in teatro senza aver mai fatto una scuola. Tutti che dicevano: Ci sar da ridere. Invece, subito, la prima sera, il teatro stracolmo, un trionfo. Se non hai questa cosa magica, questa presenza, non vai da nessuna parte.
Perch tale Jos Van Roy Dal, che si dichiara figlio di Salvador, ce l'ha con te? Dice che sei stata ingrata con il padre.
Ma quale figlio di Dal! Salvador Dal non ha figli. Mai avuto figli. Questo  un matto. Un imbecille che si fa passare per il figlio segreto. Conosco Dal pi delle mie tasche. Sono rimasta con lui e la moglie per diciotto anni.
Non lo conosci?
Nessuno lo conosce. Il mondo  pieno di mitomani.
Ci sono rimasto male quando non ti hanno dato la conduzione di Delitti rock.
Dovevo essere io. Si parlava di gente che avevo conosciuto bene, John Lennon, Brian Jones, Jimi Hendrix. Poi, qualcuno di Rai 2 ha detto che ero troppo vecchia. Hanno voluto infilare il solito raccomandato che non conosceva niente di rock and roll.
Carmelo Bene mi raccont del suo incontro a Parigi con Salvador Dal.
Come no, venne a trovarci in albergo, matto come una capra. Dovevano combinare un Don Chisciotte con Eduardo De Filippo per la Rai, ma non se ne fece nulla. Sono l'unica sopravvissuta di quell'epoca. Sono tutti morti o sono in galera.
Cos'hai imparato da Dal?
La pubblicit. Era un genio nel far parlare di lui. Non era abbastanza la pittura e allora inventava cose pazzesche. L'arte della provocazione fatta persona.
Diceva Dal: Il genio non sa cos' la sofferenza.
Lui era al di sopra. Mi diceva: Ho sempre addosso una specie di termostato che mi regola l'umore. Non posso mai diventare arrabbiato, triste e depresso. Era un'attitudine zen che gli veniva naturale.
Tu ce l'hai questo termostato naturale?
No. Ho dovuto conquistarla nel tempo questa capacit di sdrammatizzare.
Il dolore secondo Amanda Lear.
Non siamo privilegiati. Succedono anche a noi le tragedie. Quando tocchi il fondo, devi fare come l'araba fenice. Bisogna morire per poi rinascere.
L'ultima volta che ti  toccato di morire?
Nel 2000, quando ho perso mio marito Alain-Philippe nell'incendio della mia casa. Ho perso lui e ho perso tutto il mio mondo. Il dolore  atroce in questi casi. Vuoi morire, sparire, vai dallo psicanalista, pensi al suicidio. Ma io sono contraria al suicidio. La vita va avanti.  una passione nuova ricostruire il tuo mondo perduto.
Ha studiato una exit strategy?
Ne conosco solo una, il lavoro. Perdersi nell'azione quotidiana, non startene seduto a piangere. Dal mi faceva sempre vedere un disegno di Albrecht Drer, l'angelo della melanconia. Ecco, tu sei cos, sempre triste, io voglio vederti ridere. Mi aveva conosciuto depressa. Avevo perso il mio primo fidanzato in un incidente di macchina.
Un marito morto in un rogo, un fidanzato in un incidente. Ancora la Dama Nera. Amanda Lear, donna fatale.
Hai ragione, si pu anche leggere cos. Come se fossi un po' una vampira.
Hai visto Nymphomaniac di Lars von Trier?
No e non lo voglio vedere. Il sesso esibito sullo schermo mi fa schifo. E poi non concepisco il sesso come sofferenza.
L'amore  molto sadomaso.
La passione vera  una cosa distruttiva, terrificante. Soffri pene indicibili.  come essere drogate.
Ti  mai capitato?
Mi capita sempre. Questa ossessione per la persona amata. Non mangi pi, dimagrisci, se non la vedi ti senti morire. Abominevole. Un disastro. Non voglio mai pi vivere questo tipo di passione.
L'ultima volta?
Due mesi fa. Due o tre volte l'anno mi capita di essere innamorata persa. Le ultime volte con dei ragazzi, storie che dopo due o tre mesi finiscono.
Ancora la vampira: la tua predilezione per il sangue giovane.
 una maledizione. Dunque,  molto meglio essere da sola. L'alternativa  una sofferenza pazzesca.
Quando ti lasciano un Dal o un Warhol, dopo non sai pi con chi parlare.
Ora mi capita di parlare con Pippo Baudo. Ci sar nel pianeta qualche genio, che so, forse in Russia o in Mongolia, ma non lo incontro.
Almodvar vuole sempre fare un film su Salvador Dal?
Figuriamoci. Te lo immagini Antonio Banderas che fa Dal? Come se io facessi Mina. Gliel'hanno proibito, era un progetto disastroso. Anche Al Pacino e Johnny Depp volevano impersonare Dal, ma non  facile per chi non l'ha conosciuto. Magari, lo faranno un giorno. Sar una cagata americana.
Vi siete amati con David Bowie?
Si truccava pi di me. Pi truccato di una macchina rubata. Il problema era che non si struccava e mi sporcava tutte le lenzuola.
Hai fatto sesso con Jimi Hendrix?
No, ma l'ho avuto in casa con me a Londra. Era molto carino, un amore di ragazzo. Non era di questi uomini machi che leccavano la chitarra sul palco. Ho presentato un mio ritratto di lui alla mostra di Milano.
I miti spesso evaporano quando li conosci nel privato.
Ma non  una delusione scoprire che sono gente normale, come tutti. Anzi,  rassicurante prendere atto che anche loro mangiano, bevono, vanno di corpo.
Qualcuno mitico in pubblico e anche nel privato?
No,  sempre una recitazione. Anche Dal recitava per i giornalisti. Si comportava da Dal come la gente si aspettava. Nel privato era normale. La stessa Marilyn era cos. Io lo stesso. La mia  una vita normalissima, faccio la spesa, guardo la tiv a casa. Ma se volete storie pazzesche, so come darvele. Volete Amanda Lear? Far Amanda Lear.
Amanda Lear che nasce uomo e diventa donna. Una storia pazzesca? Un'invenzione alla Dal? Tutti ossessionati dalla tua identit sessuale.
Una cosa vecchia. La societ  talmente cambiata. Nessuno si meraviglia pi di niente. All'Eurofestival la cantante austriaca era un travestito con tanto di barba. Sarebbe impossibile rifare oggi l'Amanda Lear di quarant'anni fa, quella di Tomorrow.
Lingua viperina. Mi hai distrutto Catherine Deneuve.
Ma no. Ho visto una sua foto bruttissima dove sembra che ha il culo piatto. L'ho detto, ma parlavo della foto, mai visto il suo culo. Sono abituata da sempre che mi fanno dire cazzate. Tutte le volte cercano di mettermi in bocca cattiverie.
Hai detto che le star non devono fare figli.
Ho detto che non si devono riprodurre tra di loro. Sono tutti dei mostri quelli dello show business. Il mondo dello spettacolo  talmente duro ed egocentrico. Non c' spazio per mettere su famiglia.
Tentazione di un figlio tutto tuo?
Mai avuta. Sono contenta di non avere figli. Sono una rottura e quasi sempre si mostrano ingrati. Le mie amiche sono tutte pentite di averli fatti.
Sembri aver esorcizzato l'ingiuria del tempo.
Il segreto? Vivo nel presente. Tre rughe in pi mi vanno benissimo, alla plastica non ci penso neanche. L'importante  quello che hai dentro. La pelle viene da l, non da qualche punturina in pi.
Il tuo piacere dominante di oggi?
Sono golosa di cioccolato nero. E poi l'aglio. Puzzo di aglio, lo metto dappertutto.
Sei la vampira e l'antidoto di te stessa.
Non ho bisogno d'altro. Cocaina, orge o diamanti. Ho capito che sono le cose pi semplici a darti la felicit. Pochi minuti al giorno, pochi secondi, un raggio di sole, il sorriso di un bambino. La felicit a tempo pieno, come l'infelicit, sarebbe un inferno. Fosse per me farei l'eutanasia di Stato a settant'anni.
Facciamo ottanta nel caso tuo. Nell'attesa ti ritroviamo Amanda Lear anche agli Oscar.
Amanda Lear che canta Follow me in Dallas Buyers Club, tre premi Oscar. Mi hanno dato solo cinquemila dollari ma, vuoi mettere, una grande soddisfazione.
Il tuo disco appena uscito.
Un omaggio a Elvis Presley e un regalo a me, che lo adoro da sempre. Tredici suoi pezzi. La novit  che sono accompagnata da un'orchestra sinfonica con venticinque strumentisti. Elvis  unico, una spanna sopra tutti, compreso Michael Jackson.
Si  ucciso ingoiando anfetamine e divorando sandwich enormi di burro d'arachidi.
Poverino,  morto sul cesso. Ma, ancora oggi, fa cinquanta milioni di dollari l'anno con i suoi dischi. Non lo sapevo che esisteva una sua versione di 'O sole mio. (Si mette a cantare a squarciagola 'O sole mio e mi stende per due motivi, uno perch  Amanda Lear che sembra Califano, due perch libera nell'aria una diabolica ventata d'aglio. Vampira ed esorcista nella stessa persona.)
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Eva Robin's, o l'enigma.
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Debutta giovanissima nello spettacolo come corista di Amanda Lear, tanto per darsi se non proprio un destino, almeno una traccia. Conturbante enigma all'altro capo del telefono e non solo perch viene al mondo come Roberto Maurizio Coatti e tutti la conoscono come Eva Robin's. In transito da sempre verso non si sa dove, uomo solo per l'anagrafe e per una minuscola appendice che le insiste tra le gambe e che lei chiama affettuosamente Robertino, tanto per dare un nome all'equivoco di cui non sa proprio che farsene, se si esclude quel po' di urina al giorno.
Marzo 2013. Il libro di uno scrittore americano sui benefici di bere la propria urina diventa un successo planetario. Non quella di Lance Armstrong. Confessa da Oprah Winfrey che era piena di doping. In Cina si vendono lattine di aria pura e in Brasile le donne si cospargono la vagina di veleno per uccidere i mariti. Lo scheletro di Riccardo III, duca di Gloucester, viene trovato scavando sotto un parcheggio di Leicester. Esplode una mongolfiera sui cieli di Luxor, la valle dei Templi. Morti diciannove turisti. Fratelli e sorelle, buonasera... Spunta dal balcone del Vaticano una buffa sagoma da cartoon, tutta parata di bianco, solo una croce di ferro al collo, un muso che non sai se  pi allegro o malinconico, che quando ride sembra Stan Laurel e quando non ride il gemello di Pluto cui hanno appena sottratto l'osso. Viene eletto papa il cardinale argentino Jorge Mario Bergoglio, per tutti Francesco.
Eva si commuove a sentirlo parlare, Francesco. Il bello d'incrociare Eva per la prima volta  che sei libero di non sapere a cosa vai incontro.  lei, o chi per lui, la prima che ha rinunciato a sapere di s. Il caos la governa. E sia il caos. Bolognese, cinquantaquattro anni all'epoca, non ha mai sentito il bisogno di liberarsi di Robertino. L dove la natura non arriva, la farmacia soccorre, ormoni femminili a pioggia, via la barba, via libera, via col vento. Eva a quindici anni  gi pi donna di qualunque donna, conturbante montaggio onirico per uomini d'ogni razza e ogni et, quelli che la desiderano come donna e quelli, molti di pi, che la desiderano in quanto donna mancata e dunque donna che pi non si pu. Lei stessa, Eva, donna fumetto, inafferrabile miraggio in carne, ossa e cipria. Molti possono dire di averla stretta tra le braccia, nessuno di averla mai veramente avuta. Eva  illusione pura. Eva  uno scherzo della natura e sta a te, a quello che tu sei, dire se la natura  una meraviglia da venerare o una minaccia da scansare. Sono appena tornata dalla spesa, mi sono tolta le calze di lana e mi sono messa una felpa militare sdrucita, niente altro sulle gambe nude.
Cosa ti sta attorno?
La stanza da letto affrescata da me. Quando non lavoro e non so chi torturare, torturo i muri di casa, ricoperti di finta tappezzeria che poi strappo con le mie unghie. C' poi l'enorme sipario montato con vecchie coperte cinesi trovate a Parigi, a destra la vetrata col piombo ad arco, come nelle chiese...
Una casa da visita guidata.
Vivo qui dall'81. Non c' una vera porta ma solo vetri colorati. Non ti ho detto poi dell'enorme tavolo Luigi XV che  la mia toeletta dei balocchi e profumi con il Cristo gotico dove appendo i miei bijoux...
Sdraiata come Paolina sul canap...
Ho tolto tutti i divani, i miei gatti si sfogavano piscettandoci sopra tutte le volte che stavo lontana.
E ora che fai?
Mi cuciner un piatto di spaghettini con i fiori di zucca e una spolverata di bottarga. La sera poi vado su Sky. La mia depravazione di questi tempi  andare a letto con le galline. Siamo al declino ghiandolare.
Letture?
Ho un'et, mi sciupo la vista a leggere. Mi sono letta recentemente cinquanta pagine tutte d'un fiato della Versione di Barney.
Perch Eva?
Perch somigliavo a Eva Kant, la compagna di Diabolik. Ma le mie letture erotiche dell'epoca erano altre, Jacula e Zora la vampira. Mia madre, donna guerriera della campagna di Lugo, amava bere e leggeva Cronaca vera.
Tuo padre?
Non lo perdoner mai. Ha abbandonato mia madre quando ha saputo che era incinta.  dovuta andare a vivere in un sottoscala.
Tu, madre di tutte le travestite dal destino mediatico. Mai troppo rassicurante come Platinette e nemmeno cos calata nelle mischie mondane come la tua amica Vladimir Luxuria.
Lei ha pi cose di me da dire, io a volte non so proprio cosa dire. Con Vladimir abbiamo allegramente condiviso le campagne contro la transfobia. Ora stiamo preparando un video per un festival transessuale.
Non ha mai cercato di trascinarti in politica?
Ci provarono i radicali ma rifiutai. L'unica cosa che mi ha detto Vladimir  che, a causa della politica, si  giocata la sessualit. Quando diventi troppo pubblica, il sesso va in malora.
Ne hai fatta di strada da quando, bambino, frequentavi le suore e poi dai frati impeccabile chierichetto.
Servivo messa in latino. Furono le mie prime sottane. Me le sentivo bene addosso. I preti domenicani mi menavano per correggermi. Avevano capito che ero deviato.
La prima trasgressione?
A otto anni, quando in collegio mi fecero cantare per i bambini handicappati Mangio le chicche nel bidet.
La prima esperienza morbosa?
Sempre in collegio con un mio coetaneo. Ero un bellissimo bambino androgino, poi ho cominciato a pasticciare con gli ormoni, mi sono cresciute le tette e sono diventato non so cosa.
Debutti con Amanda Lear.
Donna rara, arguta come poche.
Voi due insieme, l'ambiguit al potere. Di te sappiamo, nasci Roberto. Come nasce Amanda?
Nasce furba... Fu lo scoop di Camilla Cederna quando, grazie a un portiere d'albergo compiacente, riusc a sbirciare il documento di Amanda e scopr che nacque Maurice, Maurizio.
Negli anni Ottanta diventi l'icona pi gettonata nei salotti buoni delle case romane e delle mega ville in Sardegna, la bambola da baraccone da esibire per lo stupore degli astanti.
Una leggenda quella dei salotti. Fu il fotografo Roberto Granata, mio pigmalione, a portarmi in certe case altolocate dove conobbi gente come Antonioni. Io me ne stavo zitta, ascoltavo sbigottita quei monumenti. Una cosa che ho capito  che il salame  di destra, la mortadella di sinistra.
Sei stata la pupilla di uomini diversamente geniali. Gianni Boncompagni.
Uomo sfuggente come pochi. Posso sfatare una cosa su di lui? Non  vero che insidiava le ragazzine, era il contrario. Ho visto madri prendere a ceffoni le figlie se non correvano da lui.
Hai frequentato Carmelo Bene.
Morivo dalla voglia di fare teatro con lui. Una notte mi fa bussare nella mia camera d'albergo. Carmelo ti vuole. Vado rassegnata come una bestiolina verso il mio destino. Il maestro mi accoglie nel suo letto a lume di candela. Al buio la sua mano cerca il mio sesso. Io doverosamente cerco il suo. Attimi di silenzio. Lui: Non sappiamo pi chi siamo. Io: Due belle oche morte. Finisce cos, platonicamente.
Paolo Villaggio.
Intelligenza mostruosa. La sensibilit sconfinata di Paolo non emerge nelle sue interviste pubbliche. Fu a casa sua in Sardegna che mi svelai androgino con il famoso spogliarello.
Corre voce che sei stata l'amante di Bettino Craxi.
Una leggenda. Bettino non l'ho mai incontrato.
Il tuo talento di attrice da qualche anno si  affermato imperioso a teatro.
 un momento molto prolifico, ho tre spettacoli in repertorio. Adesso mi sono messa a dipingere. Oli molto curiosi che s'ispirano al macabro di Francis Bacon.  il lato oscuro della mia formazione cattolica che esce nei quadri. Lavoro su materiali di recupero che prendo dalle strade, cassetti abbandonati, legni, cose cos. La tela bianca m'intimorisce.
Dimmi, che sar di te dopo gli spaghettini alla bottarga?
Spero in bellissime fasi oniriche condite da sfrenatissimi amori, quelli che non mi concedo pi nella vita reale.
Hai chiuso con il genere maschile?
Sono timorosa. Vivo gli uomini come minacce, nessuno escluso. I sentimenti sono un rischio spaventoso, li relego agli amici, alle cose o agli animali. Impensabile destinarli a una sola persona.
Delusioni cocenti?
Ustioni dell'anima... Sono diventata una fifona in amore, ma questo non influisce sul resto. Grazie alla pratica dei cinque tibetani conservo un fisico adolescenziale e un'energia sessuale potente che mi limito a esplicare concedendomi qualche sveltina occasionale da animaletto.
La sveltina da manuale secondo Eva.
Pochi numeri di telefono, incontro spiccio, attrazione irresistibile, precauzioni poche, il preambolo d'estate, meglio se al mare nella mia casa sull'Adriatico. Il caldo torrido favorisce le storie brevi.
Dopo la sveltina niente.
Ho talmente dato in passato che potrei vivere di rendita.
Ti concedi anche al femminile?
Ho avuto tre storie importanti con donne. Una  durata otto anni, la pi lunga in assoluto. Ma oggi  sempre pi raro. Fare sesso con loro mi causa ormai un imbarazzo totale, per via dell'ansia da prestazione. Che non c' invece a livello umano. Le donne sono le mie complici assolute.
Insomma, sessualmente univoca.
Io non ho proprio dubbi, sono completamente omosessuale e, se facessi un giorno cambio di sesso, diventerei probabilmente lesbica.
L'autoerotismo?
Determinante. Ma non ho bisogno di toccarmi per toccare il paradiso. Gli estrogeni che prendo mi danno un'euforia sessuale. Posso raggiungere un orgasmo anche soltanto abbracciando un uomo che mi piace.
Riesci a dissimularli questi orgasmi?
Dissimulo benissimo, guardo un punto indefinito della stanza, l'altro non si accorge mai di nulla.
E quando arrivate al dunque?
Non accade nulla perch  gi accaduto tutto. L'altro? Non capisce.
Sei strana forte.
Una cosa strana mi succede di questi tempi... Mi commuove papa Francesco. Piango quando lo sento parlare. E il pianto , a modo suo, anche lui un orgasmo, qualcosa che sgorga a tradimento. Io non piango quasi mai di dolore. Non capisco cosa mi tocca del nuovo papa,  qualcosa di potente. L'altro, Ratzinger, mi ha commosso solo quando se n' andato.
La donna pi importante della tua vita.
Le mie compagne, Monica che non c' pi, Jenny la Rossa. Le donne sono state fondamentali per la mia formazione, gli uomini per la mia distruzione.
La persona pi interessante.
Ornella Vanoni, donna intelligentissima, feroce anche con se stessa. Poi, Drusilla Foer. Una drag fiorentina che si  inventata questo personaggio geniale. L'ho sognata l'altra notte che praticava depilazioni a uomini con un rastrello.
Sogni che farebbero la felicit di qualunque psicoanalista.
Ci sono stata per un periodo quando il mio povero cuore  andato in combustione per un ragazzino. Lui aveva vent'anni, io quarantatr. La mia psicoanalista arrossiva quando le raccontavo dei nostri atti sessuali. Un giorno sbott: Basta, non ne posso pi....
Passaggi a vuoto di Eva, l'amore assassino a parte?
Quando piove o nevica me ne sto tramortita a casa, abbracciata al mio gattino pelato, Dana. Amoreggio con lui e con Caifa, l'altro mio gattino leopardato, gli unici che ospito nel mio letto di questi tempi.
La solitudine non  poi questa gran disgrazia.
La solitudine mi fa un gran piacere. Se voglio stordirmi scendo tra la gente. La solitudine mi  indispensabile per ascoltarmi e immalinconirmi. Preferisco mille volte il silenzio al rumore.
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Ancora Ornella: l'oblo.
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L'Ornella di una volta si turbava a ricordare. Ora non pi. Racconta a chiunque della sua imperiosa pip, di come le piaccia farla nei prati. Ha imparato col tempo a fregarsene dello sguardo del mondo, forse ha esagerato. Estrae dal frigo e addenta famelica un'ala di pollo gelata, come fosse l'ultima della sua vita. Penso e non dico: se lo facessi io, morirei in due secondi di congestione. In tiv danno Dead Man Walking con Sean Penn e Susan Sarandon. Grande film,  iniziato da un pezzo ma non importa. Ornella prepara con mano sapiente il fumo. Lo fa quando ha bisogno di dormire. Dopo mezz'ora siamo l stecchiti e beati come due creature vagamente amorali. Il condannato a morte Sean Penn smorfia atroce tra le convulsioni, mentre il veleno lo invade e lo uccide e noi ronfiamo della grossa. Ci svegliamo insieme, Ornella e io, proprio mentre lui tira le cuoia. Troppo tardi.
Allora, questa storia delle canne.
Chiariamola una volta per sempre.  vero, mi faccio ogni tanto una canna innocente la sera, per dormire. Sono sempre stata un'insonne cronica, una malattia grave legata alla depressione. Una canna ogni tanto  meno nociva, va detto, di qualunque farmaco. La cosa ha scandalizzato moralisti e benpensanti.
Don Mazzi ti ha dato pubblicamente della superficiale.
Ha detto che alla mia et  peggio essere superficiali che cretini. Ma come si permette? Solo per delle mie frasi dette alla trasmissione radiofonica di Sabelli Fioretti e malamente riportate dai giornali.
I moralisti ti perseguitano da sempre.
Non mi curo di loro, mi hanno sempre fatto il solletico. M'importa solo di quello che pensano mio figlio, i miei nipoti, i miei amici pi cari. Le Iene sono andate avanti una settimana a pigliarmi per il culo sulla storia dello spinello.
Altra cosa: la Vanoni ha un debole per le donne.
A leggere certi giornali, io sarei un manuale vivente di depravazione, un'ubriacona, una drogata e una maniaca sessuale. Quando un personaggio diventa noto, inventare cose  un passatempo di massa.
Quando sono iniziate le dicerie su di te?
Leggende metropolitane o strapaesane. Sono cominciate molto prima che diventassi famosa. Avevo quindici anni ed ero a Sestriere. Mi avvicino al bar e sento un ragazzo che dice a un amico: Questa notte ho scopato con la Vanoni. E io: Scusa?. Lui, balbettando: Ma no... Era cos per scherzare. Inciso, io all'epoca ero ancora una verginella, ma gi suscitavo delle fantasie.
Ma le donne ti piacciono o no?
Nel tempo mi  capitato di avere un'esperienza femminile, l'unica, e non fu memorabile. Un caso speciale, con una donna speciale. Ho fatto soffrire questa persona che mi amava, ma il sesso femminile proprio non mi piace. Altrimenti, a questo punto della mia vita invece di avere un parterre di uomini ne avrei uno di donne.
Piaci alle lesbiche?
Hanno fantasticato molto su me, su Mina e Patty Pravo, non sulla Pausini o su Elisa. E non saprei dire perch, ma  cos. Anni fa, a casa mia, si presentarono una decina di persone e, tra di loro, c'era una bellissima ragazza, davvero speciale. Spiritosissima, intelligente. Non aveva niente di rifatto, una pelle stupenda. Era Eva Robin's, ribattezzata cos per la sua somiglianza con Eva Kant, la donna di Diabolik. Quando mi dissero che aveva i genitali maschili, non ci potevo credere. Non aveva nemmeno il pomo d'Adamo o delle mani sospette.
Qualcosa tra voi?
Nel tempo siamo diventate molto amiche. Abbiamo fatto anche una vacanza insieme in Sardegna e lei  sempre stata impeccabile. Eva  fatta cos, se si innamora e vuole una storia lunga, la cuccia rassicurante,  una donna che sceglie un'altra donna. Se vuole il sesso,  una donna che sceglie un uomo. Un'altra con cui farei volentieri una vacanza insieme  Nada...
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Nada Malanima, o la fuga.
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Aprile 2012. Appuntamento all'Alta Marea, un ristorante bar in riva al mare dalle parti di Pescia Romana. Abbiamo combinato un aperitivo al tramonto, io, Ornella Vanoni e Nada Malanima. Ha comprato un casale da quelle parti, Nada, zona Vulci, dove vive con il compagno di sempre Gerry. Le due non si vedono da un sacco di tempo e hanno un sacco di cose da dirsi, voglia di dirsele e tempo per farlo. Nada ha una sua grazia selvatica. Ora scrive e fa la contadina. Si parla poco di musica. Ma di come va o non va il mondo, se Francesco Schettino abbandona la nave che affonda. La Concordia, sventrata tre mesi prima dagli scogli del Giglio,  sempre l che si vede a occhio nudo. Si parla di tutto. Della morte improvvisa di Lucio Dalla che le ha straziate, di Mike Tyson strepitoso performer a teatro, di Alain Delon, che pure lui  mortale, appena operato al cuore, di Putin rieletto ancora, della Pasqua appena passata, dell'ultimo nubifragio, delle pecore annegate, degli alberi abbattuti, dei tetti scoperchiati. Ci salutiamo con Nada, ripromettendoci di vederci il giorno dopo, eventualmente sani e salvi.
Per arrivare fin l, bassa Maremma, sassoso sentiero lungo la strada tra Vulci e Manciano, terra etrusca, paradiso di tombaroli e bucolici, devi volerlo e non sempre basta. Nel varcare il cancello del casale sono indeciso se cantare Ma che freddo fa in omaggio a lei, Nada Malanima, o L'ora dell'amore in omaggio a lui, Gerry Manzoli, il bello e il basso, nel senso dello strumento, dei Camaleonti, idolatrato gruppo del beat nostrano anni Sessanta. I tre labrador mi alitano addosso festosi. Sono buoni ma un po' impiccioni, Gerry  un uomo rassicurante. Mi  rimasta un po' della nostra zuppa di lenticchie..., Nada  una donna accogliente dalla lunga sottana. Trucco zero. Formalit zero. Un salone che ci si perde per quanto  grande, ampie vetrate su una vallata senza fine. L'unico problema qui  che c' poca aria fa lei spiritosa. Sono almeno sessanta gli anni, ma il pulcino di Gabbro resiste intatto dentro la felpa bianca e le pantofole blu. Le raffiche di vento non la spostano pi di tanto, lei e tantomeno il gattone miele pure lui extralarge che ronfa sulla sedia. Andiamo in cucina,  il mio posto preferito, l le parole mi escono pi facili. Mi aspetto che accenda il suo celebre sigaro cubano, ma il sigaro resta nella scatola. La grande casa  il suo rifugio maremmano, all'epoca anche il titolo del suo romanzo. Un romanzo sulla memoria e sulla nostalgia. Delle cose che sono state ma, ancora di pi, di quelle che non sono. Tre ritratti di donna e una sensibilit esasperata. L'autoritratto di Nada.
L'ho letto in una notte. Mi  sembrato cos intimo che qua e l mi sono sentito un ladro, un poco di buono che spiava cose che non doveva.
Ma non scrivere che  un romanzo autobiografico...
Quando Gemma si confessa, difficile non pensare a Nada. Quindicenne sul palco del Festival, il successo, l'inadeguatezza, la voglia di fuggire il pi lontano possibile, il richiamo delle radici...
Io sono in Gemma ma anche in Emilia e nella stessa signora Richter. Sono ovunque, in ogni pagina, anche nei personaggi maschili, Ermete e Arturo.
Un'anima molto esposta. Nessuna concessione al frivolo.
La vita che mi piace raccontare  quella inconfessabile che ci sta dentro. L'esteriorit, le maschere sociali, non m'interessano. Ho scritto questo romanzo con la stessa passione con cui si mette al mondo un figlio.
Parto tribolato?
Per niente. Scrivere per me  godimento puro. Traslocando qui, ho trovato un mio quaderno delle medie. C'era questo tema dove confidavo che da grande volevo fare la scrittrice, in alternativa l'astronoma. Mi ha fatto tanto ridere la cosa.
Sognante ragazza, con un vocione che lasciava il segno.
A cantare non ci pensavo proprio. Ero molto brava a scuola. Tutti voti tra l'otto e il nove, male solo in condotta perch volevo fare sempre le cose a modo mio. Ero gi allora un po' anarchica.
Non al punto di sottrarti al desiderio dei genitori.
A loro interessava solo che io cantassi, non che studiassi. Erano persone semplici, povere, che hanno sopportato mille vicissitudini. Sono stati loro a insegnarmi che le cose vere della vita sono il dolore, la fatica, la sofferenza.
Paracadutata a Sanremo bambina, come Alice tra il Cappellaio Matto e la Lepre Marzolina, i Rokes e Nicola Di Bari.
Fu mia madre a volerlo intensamente. Fin da bambina ho avuto con lei un rapporto forte e faticoso. Ho fatto questo lavoro all'inizio senza capirci nulla. Poi, per, alla fine ho trovato la mia strada.
Il contratto con l'RCA, il successo, valanghe di dischi poi, precocissima anche qui, ventenne, il corto circuito.
Piero Ciampi, il poeta cantante livornese,  lui il corto circuito. Dopo averlo incontrato, non potevo cantare pi niente di nessun altro al mondo. Ho cominciato a scrivere le mie canzoni, a tirar fuori quello che avevo dentro. Ho smontato tutto, a cominciare dalla bambina prodigio.
Non  stato facile.
Per niente. Mi piaceva la cosa, allo stesso tempo mi allontanava da tutti i canoni del successo. Ma non dipendeva da me, non potevo fare altrimenti. Quella era la mia natura. Se non segui la tua natura, che vita ?
Tua madre?
All'inizio non cap. Ci rest malissimo. Nel tempo mi diede ragione.  mancata anni fa ma ce l'ho sempre con me.
Arriva il giorno che scrivere canzoni non ti basta pi.
Mi annoio facilmente, la ripetizione mi svuota. Le tue canzoni nascondono piccoli mondi, reggono anche senza musica, perch non provi a scrivere? mi disse Simone, un amico meraviglioso. M'imped di bruciare i miei testi. Mi spinse a dargli un altro respiro. Pubblicai i miei primi due libri.
La Nada scrittrice, quella meno conosciuta.
Quando scrivo, cado in una specie di trance. Entro in una dimensione protetta ed esclusiva, non vedo nient'altro, non penso a nient'altro. Ogni cosa esterna diventa un'interferenza.
Anche Gerry diventa un'interferenza?
Lui mi protegge. Mi dispensa dalle cose pratiche della vita.  il primo a cui faccio leggere le cose che scrivo.
La grande casa ti cresce dentro e poi un giorno?
Un giorno non posso pi tenerla dentro di me e comincio a scrivere. Niente computer, scrivo a mano su dei quadernoni enormi che conservo tutti.
Un romanzo pervaso dalla percezione del dolore.
L'ho avuta sin da bambina, acuta, sempre, forse anche troppo. Le persone cercano di nascondere il dolore. Si scappa dal dolore. Io, invece, lo affronto, sento che va vissuto fino in fondo. M'immedesimo molto nel dolore degli altri. Ho sempre fantasticato un posto dove si pu essere se stessi fino in fondo, senza regole, senza essere giudicati dagli altri. E dove la solidariet diventa aiuto, amore e allo stesso tempo libert.
Ecco la grande casa, il luogo dove sentirsi accolti e protetti. Rimuovere il dolore  necessario a volte per sopravvivere.
Ognuno ha il suo modo di stare al mondo. Quello di oggi  un mondo terribile dove per essere accettato devi essere un vincente a tutti i costi. Se stai male non servi a nessuno, devi urlare per farti sentire e non ti sentono lo stesso.
La tua grande casa accoglie anime in pena?
Questo non lo so. Di sicuro non ospita il mondano, non fa salotto. Facendo questo lavoro da pi di quarant'anni, avendo subito questa grande violenza all'inizio, sono diventata una donna molto riservata.
Il pulcino  diventato un orso?
Io amo il mio lavoro, continuo a fare concerti, scrivo le mie canzoni, ma non amo la parte eccessiva, quella che non serve, che fa rumore per nulla. Mi sono creata un mondo a mia immagine e somiglianza e non intendo rinunciarci.
Come ci sta in questo mondo Gerry, compagno di una vita?
Ci sta da trentacinque anni. Se non ci fosse lui, non farei nulla. Tendo alla pigrizia. Fosse per me, vivrei immersa nella natura dalla mattina alla sera.
Senza di lui non farei nulla. Somiglia a una dichiarazione d'amore.
Mi spaventa anche un po' a dirla (ride), ma  la verit. Io senza di lui non scriverei, non canterei, non farei niente. Mi dico sempre: a che serve fare questo? A chi serve? Poi, mi basta vedere una persona che prova una piccola felicit ascoltando una canzone o leggendo un libro e parto.
Nada e Gerry, una storia d'altri tempi.
Abbiamo vissuto ventiquattr'ore su ventiquattro insieme da sempre. Al di l della passione e dell'amore si stabilisce qualcosa di pi potente. Una specie di fusione.
Nel tuo romanzo le donne hanno questo talento di reinventare la vita anche l dove la vita non c'. L'uomo esiste, ma  accessorio. Sono le donne il vero ancoraggio di tutti i passaggi difficili della vita.
Lo sono sempre state, anche quando le apparenze dicevano il contrario. Lo sono in modo pi visibile oggi. Anche se a me poi piace l'antica regola che l'uomo di casa, il padre, sia sempre rispettato.
Romanzo pervaso dalla nostalgia.
Ho pianto diverse volte mentre lo scrivevo. Sono una che si emoziona facilmente. Al cinema sono imbarazzante. A vedere certi film ci vado con il rotolo della carta igienica, non mi controllo. Il colore viola l'ho visto cinque volte e ogni volta piango a dirotto. In questo somiglio a mio padre. Era un uomo silenzioso e sensibile, talmente buono che sembrava inesistente, ma era invece fondamentale.
Non parli mai di vostra figlia.
Ho sempre voluto tenere protetta Carlotta. Siamo molto contenti di lei. Lavora nel cinema come direttore di produzione, viaggia molto e anche lei mi pungola quando sono sopraffatta dalla pigrizia.
Delusa quando si parla di te pi al passato che al presente?
Mi annoia pi che altro. Ma poi capisco che in certi casi  inevitabile.
La musica italiana?
Franco Battiato e poi tanti giovani, band sconosciute che mi capita di scoprire.
I Camaleonti ti piacciono?
No, mai piaciuti (ride). Preferisco i Procol Harum.
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Ombretta Colli, o la memoria.
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C' un metodo per esorcizzare il dolore e Ombretta Colli lo conosce bene. Si tratta di ignorare l'impostura del tempo e sostituirla con un eterno presente, dove le persone amate sono nate una volta per sempre e non arrivano mai a morire. Gennaio 2017. Cinquant'anni dalla morte di Luigi Tenco.  precipitato nel mar Nero un Tupolev con il coro dell'Armata Rossa. Non si  salvato nessuno. La figlia di Pino Daniele dice al padre: Sono due anni che guardo il cielo e ti cerco.
Giorgio Gaber non c' pi da quattordici anni, dicono i registri del tempo, ma resta mio marito per sempre nelle parole e nel cielo di Ombretta. Mi adeguo facilmente. In questi giorni suo marito, il signor G, ha appena compiuto settantotto anni. Ombretta ne ha cinque di meno. Equamente distribuiti tra spettacolo e politica, pi di cinquanta al fianco del marito. Pi che mai inseparabili nella loro casa milanese. Lei visibile lui invisibile, presenti e ascoltabili entrambi.
La casa di sempre, con il bel giardino davanti.
Il mio fiore all'occhiello. Amo i fiori. Avere un giardino nel centro di Milano... Molto amato anche da Diana.
Chi  Diana?
L'ultima arrivata, un pastore tedesco. Adoro i pastori tedeschi. Sono nel mio destino. Ce n' uno anche in una foto di famiglia, io appena nata.
Ce n' uno tutto vostro, tuo e di tuo marito?
La nostra prima lupa, Lona. Non era un cane, era una signora. Un portamento esemplare. Salutava con educazione chi conosceva, gli altri li controllava da lontano.
Tua madre era di Nuoro. Ti scorre sangue barbaricino nelle vene.
Lo riconosco. C' un'altra cosa tipicamente sarda in me.  dura conquistare la mia amicizia, per poi  per sempre.
Questa  la vostra casa storica.
Siamo entrati qui una vita fa, io con l'abito da sposa in braccio a mio marito e lui che diceva: Meno male che hai fatto la dieta.
Lo dice anche Ornella Vanoni nella sua biografia: Ombretta stava sempre a dieta.
 vero. Sono troppo golosa di dolci e zuccheri e allora mi devo censurare. Per me la cioccolata  come l'eroina.
Faccio fatica a crederci, l'esile e disincarnato Signor G che tiene in braccio la sposa.
Mio marito dava un'immagine di s che non era la sua. In realt era un uomo forte e atletico. Praticava di tutto, calcio, corsa, tennis. Nelle nostre vacanze in Toscana organizzava tornei e si divertiva da pazzi. Era anche tifosissimo dell'Inter.
Il luogo comune vuole i cantautori scontrosi, silenziosi, asociali, meglio se malaticci.
Lui aveva avuto una poliomielite da piccolo, ma nessuno lo sapeva e soprattutto nessuno lo sospettava a vederlo dimenarsi cos nella vita e nello sport. Era un grande ballerino di twist e rock and roll.
C' anche una venerabile signora in questa casa storica.
Chi sarebbe?
Ombretta Colli, chi altri?
Mi trasformo in una casalinga quando sto tra queste mura. Divento quasi maniacale nel lucidare e nel mettere a posto. Poi arrivano giorni in cui non me ne frega proprio niente.
Racconta a uno sconosciuto chi  Ombretta Colli oggi.
Mi ritrovo una pazienza e una saggezza che fino a pochi anni non avrei mai immaginato. Piano piano sono arrivate. Una conquista. Il distacco da tante cazzate che prima mi coinvolgevano.
Un esempio?
Se avevo un impegno e non potevo andare dal parrucchiere restavo nervosa per tutto il giorno. Troppe cose m'innervosivano. Ho sempre avuto una vita pienissima, faticosa da organizzare. Viaggi continui e una bambina a casa che mi aspettava.
Ve la siete soprattutto spassata, tu e tuo marito...
Tantissimo. A cominciare dal giorno delle nozze. Il prete balbettava e non riusciva a dire il cognome di mio marito. Gaberscik. L'autista era completamente sbronzo. Dovemmo inventare degli zii a Sanremo per scendere e prendere un autobus.
Come si presenta il giovane Giorgio alla corte della giovane Ombretta?
Dimenticando il portafoglio a casa. Mi aveva invitato a pranzo dopo un servizio fotografico. Troppo divertente vederlo frugarsi pallido e imbarazzato nelle tasche.
Molto giovani. Troppo giovani per immaginare che fosse per sempre?
Io diciotto anni, lui ventidue. L'istinto mi disse che non ci saremmo mai pi separati.
Diversi molto, a occhio e croce.
Lui era attratto dalla mia concretezza, io dalla sua svagatezza, anche se nel lavoro era di una meticolosit ossessiva. Doveva elaborare tutto fino allo sfinimento. Dai, infiliamoci nella caverna del tormento lo prendevo in giro.
Come succede che il Gaber popolare e televisivo degli anni Sessanta e Settanta diventa quello che  diventato?
Lo incoraggiai a cambiare registro. Non ne poteva pi di essere quello che non era. Di quei sorrisi posticci da variet. Aveva voglia di raccontare pi che di cantare. Lo spinsi a mollare tutto e a ricominciare dal teatro.
Ha funzionato. Era uno dei tanti,  diventato un artista di culto.
Il successo non lo ha mai cambiato. Era un uomo malinconico, mio marito, che sapeva riconoscere il dolore e il malessere ovunque fossero.
Coppia molto fascinosa. Tu bellissima, tuo marito con una faccia molto originale. Prova vivente che la bellezza non sempre ha a che fare con il sembiante.
Nel suo caso, una luce emanata dal di dentro.
Sempre la Vanoni dice che con tuo marito sarebbe andata in capo al mondo. Che con lui non si annoiava mai.
Lui, purtroppo, era refrattario ai viaggi. Dovevo usare tutte le mie armi per convincerlo ogni volta a partire. Era pigro. Diceva che non gliene fregava niente, che lui viaggiava in salotto.
Che armi usavi?
Tutte quelle possibili. Ero sfinente. Poi, una volta partiti, si divertiva. Era buffo. Dovevamo visitare una moschea al Cairo e lui mi diceva: Vai tu, che poi me la racconti. Io resto in macchina a fumare una sigaretta in pace.
Penso a Gaber e Jannacci insieme. Quando facevano i Blues Brothers. Due sagome irresistibili oltre che stralunate.
Bisognava conoscerli quando stavano insieme a cena, qui a casa. Il massimo. Da morire dal ridere.
Una carriera mancata da cabarettisti?
Gaber e Jannacci suonavano nella stessa band. Mio marito ha iniziato a cantare perch Celentano s'addormentava al mattino e non andava alle prove. A lui piacevano la chitarra e il jazz, non ci pensava proprio a cantare.
Celentano  sempre l, immortale. Ora il disco con Mina. Due leggende. Qualcuno parla di operazione furba e artisticamente superflua.
Non ditelo a me. Io sono pazza di entrambi. Due grandissimi che si sono inventati la propria leggenda. Mina  dotata come nessuno al mondo e Celentano  anche un grande comico.
Cinquant'anni dalla morte di Luigi Tenco.
Io c'ero. Ricordo tutto benissimo. Tenco e Giorgio erano amici da ragazzini. Lui era molto simpatico. Mi divertivano i suoi racconti. Come andare al cinema di Woody Allen. Non era per niente torvo o taciturno come pensano tutti.
Che idea ti sei fatta della sua morte?
 una cosa che ha maturato nel giro di attimi. Quella sera stessa. Ne sono convinta. Tanto qui tra poco  finito tutto rispose a mio marito che gli aveva chiesto se era emozionato, mentre aspettava di esibirsi.
E poi?
Tornati in albergo abbiamo visto Lucio Dalla e Dalida che scendevano le scale sconvolti. Siamo entrati nella sua camera e lui era l a terra, inerte.
Guarderai il prossimo Sanremo?
Assolutamente s. Lo guardo sempre. Non ho nessuna puzza sotto il naso.
Il Nobel a Bob Dylan?
Esagerato. Non mi  mai piaciuto Dylan. L'ho sempre trovato noioso. Oggi  anche fuori moda.
Tuo marito che musica amava ascoltare?
Jazz pi di ogni altra cosa. Musicisti neri degli anni Cinquanta e prima. Ascoltava anche la musica classica.
Seconda a Miss Italia a diciassette anni. Poi cantante, attrice, soubrette televisiva. Da pi di mezzo secolo sulla scena pubblica tra la storia artistica e quella politica.
Due vite ugualmente intense. La differenza  che da artista ero molto concentrata su di me, la mia fisicit, il dover convincere delle emozioni che volevo trasmettere. In politica cambia la prospettiva.
Uno sguardo pi votato al prossimo. Cos almeno dovrebbe essere.
Tendo a essere una solution woman.  questo che mi ha spinto a fare politica. E invece grande delusione, tutti che dormono e si girano dall'altra parte. Peccato, si potrebbero fare cose straordinarie.
Hai scelto Silvio Berlusconi. Una stagione chiusa per sempre?
Ho imparato in questi vent'anni che lui una mattina si sveglia e reinventa tutto da zero, come fece allora, quando scese in politica. Un genio, con la tendenza a cercare l'empatia con gli altri.
Ne hai conosciuti altri di geni?
Mio marito. Giorgio Gaber.
Come reag quando gli hai comunicato la tua decisione di entrare in politica nel centrodestra?
Mi disse solo questo: La politica ha bisogno di brave persone e tu sei una brava persona.  andato anche a votare per me. Non lo faceva da anni. E se poi perdi per un voto... mi diceva. Questo mi rese felice.
Cosa ti disgusta?
I serpenti. Tutto ci che striscia. Animali e uomini.
Dalia Gaberscik. Il complicato mestiere d'essere figlia di due celebrit.
Da bambina adorava i miei capelli lunghi. Quando seppe dalla nonna che me li ero tagliati venne da me in camera a toccarli. Piangeva disperata. Giorgio prov a consolarla: Guarda che fra tre mesi la mamma  come prima.
Dalia  oggi un pezzo da novanta nel mondo della comunicazione artistica.
Sono molto orgogliosa di lei.
Mi raccontava di quando l'accompagnavi a scuola con la minigonna inguinale e tutto il mondo si fermava.
Si dimentica di dire che non ero l'unica. Tutte le donne dell'epoca portavano la minigonna.
Nel frattempo, ti ha reso nonna.
Luca e Lorenzo, due ragazzi simpatici. Credo di essere una nonna amica.
Cosa ti manca di tuo marito?
Tornare a casa e vederlo seduto sul divano che strimpellava una sua nuova canzone, alzava la testa, mi sorrideva e mi diceva: Oggi non ho fatto una mazza. Questo mi manca.
La tua canzone preferita di Gaber.
Cos felice. Parla di noi. Cos felice col vento nei capelli mi corri tra le braccia. Cos felice mi porti il tuo sorriso...
Il primo bacio non era che un gioco,  diventato amore poco a poco... Fu veramente cos?
Non fu per niente poco a poco. Chiamiamola una sua licenza poetica.
Com' andato a morire?
Con la virt del coraggio. Un leone fino in fondo. Gli dispiaceva solo una cosa, lasciarci in quella che lui chiamava una baraonda che va spedita verso il nulla. Aveva visto giusto anche qui.
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Isabella Biagini, o lo spreco.
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I barboncini delle donne sole si confondono nella mia mente. Chi era quello che piscettava dappertutto? Why di Ornella, poi sbranato da un rottweiler in una via di Milano e rimasto come nome nel citofono di casa o, pi probabile, il Richard Gere di Isabella Biagini senza un testicolo dalla nascita? Ornella mi chiedeva spesso di Isabella Biagini. Mi diceva di quanto le volesse bene. Di quanto la stimasse. Era la pi grande imitatrice, geniale, passava da me alla Loren, senza camuffarsi con i trucchi posticci, solo con la vocalit e l'atteggiamento. E mi ricordo di quanto Isabella adorasse la Vanoni. Imitarla era il suo modo per farle sapere che le voleva bene, anche se si vedevano raramente. Ogni tanto le facevo parlare al telefono, le due, e Isabella era felice.
Mi ricordai di loro due quando vidi Isabella, non sapendo che sarebbe stata l'ultima volta, nel novembre 2017. In quella che non era pi una camera d'albergo, la 417, ma un luogo dell'orrore. Sfrattata da casa, dopo l'incendio. Investita da un'auto era finita in quella camera che lei, senza pi risorse e senza un domani respirabile, aveva trasformato nell'antefatto del suo loculo. Isabella non si alzava pi dal letto, contenuta a stento dentro un enorme pigiama rosa. Un grande letto dove galleggiava di tutto, cicche, vomito, avanzi di cibo, medicine, santini, le foto della figlia Monica bella come il sole. L'odore fetido della moquette mi soffocava e lei fissava il vuoto.
Era una dolcissima creatura, deformata dal dolore, che chiedeva solo di morire. Voleva morire da quel 17 dicembre del 1999, il giorno in cui se ne and sua figlia Monica. Da allora era un'anima in pena. Da allora scriveva ogni notte alla figlia. Dove sei finita, anima mia? Che ti hanno fatto? Hai freddo dove sei? Da qui non sento il tuo profumo...
Le strappai un sorriso facendola parlare con la sua Ornella. Si dissero parole gentili, si promisero che si sarebbero incontrate. Isabella sapeva che non era vero, ma fu felice di sentirselo dire. Non l'avrei mai pi rivista. Questo buttarmi via non mi basta mai l'ultima cosa che mi disse, mentre il suo Richard Gere correva e sbatteva da una parete all'altra della stanza. Sembrava impazzito.
Febbraio 2010. Emanuele Filiberto e Pupo insieme a Sanremo. Un matematico inglese dimostra che trovare l'anima gemella  raro quanto imbattersi in un extraterrestre. Cresce a dismisura il turpiloquio in televisione e, ovunque, il consumo di farmaci antidepressivi. Isabella Biagini nata Concetta  un genio che trasforma il turpiloquio in arte. Non c' bisogno di suonare alla sua casa romana sulla Nomentana, prima che prendesse fuoco. La porta, sempre socchiusa. Senso estremo dell'ospitalit? No, serratura guasta. Non ha i soldi per farla riparare. Settecento euro al mese di pensione le bastano appena per nutrire se stessa e Richard Gere, un barboncino bianco dalle dimensioni di una borsetta per signora, l'estensione trafelata della padrona, l'amico fedele e testimone di un abisso che non potr mai raccontare. I due, una cosa sola. Lei che lo culla, gli parla, lo imbocca, se lo mette per cappello o come scialle.
Se ti sei messo in testa d'intervistare la Biagini, non sei tu che puoi dettare le regole. Devi capirlo in fretta. Niente domande, nessuna risposta. Ma solo lei e i suoi flussi imperiosi. Isabella Biagini  un'emozione che non s'interrompe. Un fiume carsico che trascina tutta la materia del suo immane sottosuolo di voci, strazi, incanti, memorie, allucinazioni, e non vede l'ora di finire nel grande mare.
Entrare in quella casa  come cadere dentro una tela di Jackson Pollock, una pagina di Joyce. Uno shock visivo e acustico. Il primo istinto  quello di darmela a gambe levate, di mettere tra me e quel delirio di donna pi distanza possibile. Poi capisci che la cosa giusta  arrendersi, farsi risucchiare, diventare tu stesso un pezzo di quel caos.
Togliti le scarpe, tesoro, e aspettami comodo sul letto. Lei, Isabella Biagini, mi accoglie con la voce di Greta Garbo doppiata da Tina Lattanzi. Tu zitto, in posizione supina, tra cuscini arancio e coperte leopardate, galleggiando sul materasso circolare tra centinaia di oggetti sparsi, guanti da chirurgo, collari antipulci, una lampada da campeggio e un misuratore della pressione, davanti a una televisione accesa su Sanremo, lei che va su e gi per la casa, monologando a braccio. Se ne va che  Tina Pica (Ho dormito spesso con lei, aveva i piedi freddi e fischiava nel sonno) e ritorna che  Wanda Osiris o Anna Magnani. Non imita Anna Magnani,  Anna Magnani. Ah Spartaco, mannali via 'sti signori... e tu, non me tocca' la ragazzina.
In quel marasma, non c' verso di decifrare qualcosa che somigli a una sedia o a uno strapuntino. Non te fa' veni' idee strane... Non sono mai stata una donna da sesso. Io sul letto ce faccio di tutto, dormo, mangio, prego, scrivo, piango... Con un occhio piango, con l'altro rido... Tutto meno che il sesso. E invece ho sempre incontrato uomini assatanati. Per questo un giorno me la sono murata viva. Nonna me lo diceva sempre: Stai attenta, l'uomo ti fa male, tu devi sposare Ges Cristo. Questa che parla ora con la voce della nonna  Concetta, una bambina di sessantacinque anni.
La cosa che capisci subito  l'importanza di Richard Gere. Una volta che gli  toccato in sorte di essere il cane di Isabella aveva solo un'alternativa davanti a s: suicidarsi o diventare gay. Terza soluzione, innamorarsi della sua padrona e impazzire con lei. Richard Gere  gay ma anche un po' pazzo. Una pazzia mite, che sa di rassegnazione. Richard Gere mi ha salvato la vita, dopo la morte di Monica, mia figlia. Mi sono accorta solo dopo averlo preso che aveva un testicolo solo. Quando avr i soldi gli far fare un testicolo nuovo. Oggi Isabella si esibisce solo per lui, il suo cane con un testicolo solo. Quando lo vede triste, quasi sempre, gli fa il verso di Paperino o gli canta La vera et ti fa male lo sai... Nessuno ti pu giudicare, da Caterina Caselli. Lei che fa la pagliaccia solo per lui, mentre aspetta di essere sfrattata, l'affitto da pagare di una casa che non  pi una casa, ma la grandiosa discarica di un'anima che perde i pezzi. Isabella  nuda anche quando sta nel suo pigiamone rosa, da quel giorno del 1998, quanto  andata via la sua Monica per un fulminante cancro al fegato.
Le sue foto ovunque. Bellissima. Truccata da Brooke Shields stile Pretty Baby. Nessuna foto di Isabella. Della pupazza bionda. Solo i resti ammucchiati della sua vita da soubrette, nastri, cappelli, scarpe, stracci, un caos nel quale si orienta solo lei, il suo corpo che non  pi un corpo ma una trincea, il campo di una battaglia infinitamente persa.
Isabella era caduta dal letto anche quella notte. Si era risvegliata cos, a terra, mezza nuda e ammaccata, nella coperta leopardata che usava come un tappeto in cui avvolgersi per non farsi troppo male quando cadeva, cercando sul pavimento la dentiera, anche lei caduta dal comodino. Le capita spesso negli ultimi tempi di cadere dal letto. Quando si sente soffocare, tutta quella carne addosso e la mancanza di Monica. La vergogna di essere ancora viva.
Le capitava da bambina di cadere dal letto. E ora, di nuovo, che era diventata vecchia di colpo, senza aver mai smesso di essere bambina. E dopo essere stata, senza mai saperlo, una bellissima donna, bella che non si pu dire. L'arrapante donna del secolo, la copertina di Playmen, e ora solo una quantit odiosa di carne. Miliardi di molecole che non ce la facevano pi a stare insieme.
Una come Isabella la puoi raccontare in mille modi, ma io ne conosco solo uno. Lo strepitoso clown, il talento cestinato, bestemmiato, sotto l'equivoco che resiste trent'anni dopo della meravigliosa pupazza supermaggiorata, sogno all'asta della caserma che  in noi e fuori di noi. Nata con la vocazione della crocerossina, Isabella allora Concetta a tredici anni era gi la bonona pronta per il Grande Equivoco. Ambizione zero. Troppo Concetta e troppo poco Isabella. Poteva diventare la pi grande attrice comica del cinema italiano, pi importante di Monica Vitti. Una fuoriclasse. Aveva, e non le importava niente di averlo, lo stesso genio guitto di Tot, ma troppe tette e troppo culo, troppo bella, troppo mamma.
Da quando ha perso la figlia Monica, il clown si sveglia tutte le mattine con addosso il dolore infinito della madre. Insieme, la madre e il clown, sono uno spettacolo, questo s, che non si pu raccontare. Aveva trentasei anni Monica e andavamo a misurare il suo abito da sposa il giorno in cui si sent mancare. Non se la passa bene Isabella. Settecento euro al mese di pensione, l'occhiale da vista da tre euro e il batticuore tutte le volte che apre la cassetta della posta, come si fa con le carte da poker. Un sollecito di pagamento o una bolletta inevasa? Qualche mese fa si sono fatti fotografare, lei e Richard Gere, truccati da barboni, su una panchina a Roma, sotto i cartoni. L'hanno fatto per ricordare al mondo che loro esistono. Ho rimediato solo qualche ospitata... Niente di pi. Non sono pi quella meravigliosa creatura che usciva dalle conchiglie in tiv. Oggi vanno queste pupazze di segatura, senza anima...
Per arrivarci al letto, devi fare in punta di piedi una gimkana da Camel Trophy su una moquette che puoi trattare ormai solo con un lanciafiamme, tra mucchi di stoffe, abiti, scatole, pile di costumi e scarpe a tacco quindici, rotoli di carta igienica, maschere, teste di polistirolo, vasi di ceramica da cui debordano tesori, collane, perle vere, fiori finti, cicche, piatti, libri, Il mestiere di vivere di Cesare Pavese, gli aforismi di Schopenhauer, le liriche di Sylvia Plath (La mia preferita.  morta infilandosi la testa nel forno. Capiva troppo, le hanno fatto l'elettroshock), pellicce di visone, soli e lune (Li dipingo io di arancio perch  il colore del buddismo). Sfilando davanti a una gigantesca riproduzione della dea Kal. Me l'ha regalata Liz Taylor quando ha finito Cleopatra a Cinecitt. Era mia ospite nella villa sulla Nomentana insieme a Richard Burton, prima di trasferirsi dalla Loren. Mi hanno rovinato la moquette. Fumavano come turchi. Estrae da una catasta una piccola cornice di legno. Dentro c' un assegno del Banco di Napoli fatto a pezzettini.  un assegno da cento milioni. Me lo regal un mio fidanzato dell'epoca per fare shopping. L'ho strappato. Non accetto danaro. Anche perch, generosa come sono, se mi danno cento, per disobbligarmi devo fare centocinquanta, se no mi sento male.
Spuntano foto tra le macerie. Lei con Vittorio De Sica che le porge galante l'accendino. Lei abbracciata a Gabriella Ferri (Mi chiam due giorni prima di morire... Mi voleva bene. Diceva di me:  la pi brava,  la pi brava). Isabella al Bagaglino, dentro un vestito blu a bomboniera. Lei che scende le scale al Teatro delle Vittorie, versione Wanda Osiris. Era il mio pezzo forte in Bambole, non c' una lira. Dovevo scendere e sorridere, senza guardare le scale e i cani che mi scacazzavano attorno. Ridi, Isabella mi diceva Antonello Falqui. Non si poteva rifare la scena.
Sbuca la foto in bianco e nero di lei che firma sotto l'occhio da lupo di Dino De Laurentiis. La voleva in America per reincarnare Marilyn Monroe, reinventare Jean Harlow. Doveva essere la bella concupita nella riedizione di King Kong. Rifiutai l'America, King Kong, la Cadillac tutta d'oro e la parte and a Jessica Lange, una sconosciuta all'epoca... In cantina ho ancora la sua lettera che mi ringrazia per il rifiuto e mi dice che meritavo l'Oscar della mamma, perch nessuno lo avrebbe fatto. Non ci andai per stare con la mia Monica. Paura di volare, paura di lasciare Monica a casa. Sempre Concetta. L'inaffidabile Biagini. Strappai quasi la lingua a Steve Reeves che voleva baciarmi in bocca e respinsi per lo stesso motivo Alain Delon, al motto di La bouche  sacra. La Biagini? Brava ma inaffidabile si cominci a dire nell'ambiente. Le restarono i film con Montesano e Noschese, la televisione, le serate a biaginare nelle balere pi trucide, ma vicine a casa, quando tornava la notte a casa dalla madre, dalla figlia e dai cani con i bigliettoni avvoltolati nel reggiseno extralarge.
Adesso ha in testa un tulle rosso magenta per turbante. Altro che le pasticche della mutua, i colori sono terapeutici. Il nero mi mette il malumore. Feci l'amore la prima volta con Camillo, mio marito, in un letto di rose bianche. Vive nel caos, ma  un'igienista maniacale. Uso i guanti del chirurgo per cucinare, per lavare l'insalata ma anche la pisella. Non posso sentire il contatto con niente.  pure una salutista. Mi misura la pressione prima di cena. Mi piace misurare la pressione alla gente,  una cosa che crea intimit. Due secondi e sul letto plana da non si sa dove un vassoio con la cena. Scaloppine con salvia, due scamorze biologiche, pane, l'insalata gallinella, limoni, pasticcini, anche una mela. Esce fuori pure una tovaglia di pizzo vero. Non mi siedo pi a tavola, il pranzo a tavola era un rito per noi meridionali. Mamma, nonna, io, poi Monica... Ma dai Monica, prendilo che non t'ingrassa. Vai Moni, Money, Money, Money...  gi cabaret, Isabella  gi Liza Minelli che schiocca le dita a tempo di musica. La cocaina la mettevano nel rancio ai militari. Io sono refrattaria. Se prendo una camomilla sono capace di fare Fred Astaire sul muro. Vuoi che te lo faccio Fred Astaire?
Tutto si mischia, l'incubo e il sogno, la bambina e la vecchia, le voci di dentro e gli scoppi di lacrime che diventano collera, il cimitero e il Bagaglino, nello stesso passo di danza, lei che parte improvvisa con i suoi piedini da bambola cantando Zum zum zum o Brazil tropical e Richard Gere che gli scodinzola dietro, felice perch lei  felice e lei che finge di essere felice perch lui sia felice, entrambi che scodinzolano nell'insensatezza grandiosa di una felicit inventata.
Un urlo. Ora strabuzza gli occhi alla Bette Davis. Caccia dal letto Richard Gere. Sai, non ha mai visto un uomo nel mio letto e poi, come tutti i cani gay, lui adora gli intellettuali. Ma  gi Ornella Vanoni. Gorgheggia di naso. Non ho sbagliato mai nella vita eppure m'han fregato... Afferra un metro e si misura. Di chiappe ho centosedici, di seno centodiciassette, la vita novantotto. Bei tempi quando avevo quarantatr, un vitino. Quando sono stata malata di anoressia sono arrivata a ventiquattro chili. Trova una banconota di dieci euro nel libro della Plath. Nascondo i soldi ovunque, li nascondo a me stessa, per non spenderli.
Butta un occhio sulla tiv. Sanremo. C' ora la Clerici. Finalmente le si vede un po' di collo. A furia di leggere il gobbo le si  allungato, di solito sta tutta incassata. Io avrei preferito Milly Carlucci. Mi piace molto,  meno logorroica. Stai per dire la tua, ma lei  gi un'altra faccia, la smorfia horror, che sta facendo il verso a Mina. E vicino vicino, questo sguardo che hai da bambino... Amore mio, ti amo. Ha uno scialle addosso, nero, con le frange e gli Swarovski. Tutto fatto a mano. Era di Anna Magnani. Me lo ha regalato. Senti, c' ancora il suo odore. Ho anche la sua camicia da notte zebrata. Lei mi aveva adottata. Te possin'ammazzatte, pare proprio che t'ho partorita io a te mi diceva sempre.
Letto cuccia, letto mangiatoia, letto sepolcro. Solleva il cuscino e tira fuori una camicia di seta rosa pallido. Era la vestaglia di mia mamma Poldina. Quella che indossava il suo ultimo giorno di vita. Respirandola, respiro il suo ultimo respiro. Non l'ho mai lavata. Sotto un altro cuscino, il pigiama di flanella a fiorellini di Monica. L'ho conservato insieme ai rimasugli del fegato che ha vomitato dalla bocca prima di morire. Li tengo custoditi sotto vetro e alcol.  tutto quello che resta di questa mia bambina. La bambola che avevo sempre sognato, quelle bambole felliniane che si vendevano alla stazione con questi occhi grandi celesti. Non stavo nella pelle il giorno che me l'hanno messa al seno... Avrei voluto darle un pezzo del mio fegato, ma era gi tardi.  stata, quella, la sua ultima, grande prova d'attrice. Mi chiudevo nel bagno dell'ospedale a impupazzarmi tutta. Il rossetto forte, gli occhi sbaffati alla Charlot, i capelli giallo pannocchia, perch cos Monica si tranquillizzava, se mi conciavo a quel modo, allora non era cos grave. Dentro un cellophane conserva il pannolone di nonna Damiana e un dente, il canino di pap Armando. Ogni notte, prima di addormentarmi, li saluto tutti, li accarezzo, li guardo e li odoro, cos non mi sento sola.
Squilla un telefono dentro il vassoio dei pasticcini. Isabella non risponde. Troppo impegnata a cantare a squarciagola Tu chiamala, se vuoi, eutanasia.  quasi mezzanotte. Alla parete bussano tre colpi marziali.  il vicino che protesta. Vuole dormire. Richard Gere abbaia. Isabella fa la voce di dentro. Difende la sua padrona, stella... Quando scopano, loro, io mi metto i tappi di cera, ma non busso. Ho imparato a fare il ventriloquo per non disturbare, se no qui potrebbe succedere un'Erba Due. Si sentono forti da quando mi hanno visto fotografata da barbona. Pure Richard non respira per paura. Io respiro, ma non vivo... Chi lo diceva, Platone? Se non hai non sei. Sono in galera senza aver commesso il fatto. Ringrazio Dio solo di una cosa, che non ho il decubito... L'altra sera mi sono addormentata con la televisione accesa e la camomilla sul fuoco. Sognavo Monica, De Andr e Gaber sull'altalena con la chitarra che mimavano una canzone di Masini, Cenerentola innamorata. Mi sono svegliata che la casa era invasa dal gas, Richard Gere mezzo morto e io pure. Posso dire che Marco Masini e Cenerentola mi hanno salvato la vita.
Tutti. Venivano tutti a casa mia. Federico Fellini veniva spesso. Gli cucinavo le sue amate uova al tegamino. Cercava qualcosa di umano da me, gente semplice, la bellezza della semplicit. Con Federico e Marcello Mastroianni andavamo di notte nella pineta di Ostia. Io al volante, loro due dietro, acquattati al buio. Federico mi passava i soldi, ventimila, trenta, cinquanta e io li giravo dal finestrino alle disgraziate perch rispondessero a tutte le sue domande da fanatico impiccione... Ma tu provi qualcosa, quando fai l'amore? E loro: Che vole che provamo, dotto'... Noi allargamo le cosce e basta, cercamo de movese pe' falli veni' prima. Tutto qui. Ce capitano certi che puzzano come cadaveri.
Veniva anche il mio amico Walter Chiari a casa. Bravo ragazzo di Puglia deportato a Milano, un genio che con la mamma Enza, maestra elementare, parlava in dialetto... Abbiamo dormito tre mesi insieme in un albergo a Milano, Walter e io, senza mai che accadesse niente di niente. Lui ci provava, ma da gentiluomo. Io mettevo i sacchi di sabbia in mezzo, due, tre cuscini... Dicevo sempre no, io. Ho detto no anche a Gigi Rizzi, il playboy. Ho dormito anche con lui, senza mai fare niente. Lui nudo nel letto. Avrebbero pagato tante mie amiche. Non t'azzardare a toccarmi gli dicevo. Io non ero mai pronta. Gran signore, Gigi Rizzi. Mi portava mazzi di rose, senza mai toccarmi. Anche con lui tanti cuscini in mezzo. Era la trincea da non superare... L'ho visto nudo, bello, ma non avevo voglia, solo paura, nessuna vibrazione... Eravamo troppo simili io e Walter. Patti Chiari e amicizia lunga, si scherzava. Lui aveva paura di dormire solo e mi chiedeva di fargli compagnia. Mi voleva al Sistina, lui il gufo, io la gattina, ma dissi no, c'era la tourne da fare e io avevo la mia Monica. Non potevo... Quella volta che, seduto sul divano del salone di casa, mi ha offerto quella cosa dentro una cartina bianca. Mai fumato roba cos in vita mia. Gli ho mollato una sberla sulla mano, l'ho fatto cadere a terra, il suo cannone, e l'ho pestato. Lui, niente. Ci ha riso su. Mia madre fuori di s, la bava alla bocca: Non m'importa se sei una star, a casa mia queste cose non entrano, via di qui, depravato! Mai stata pronta per certe cose. Anche quando spinellavano Gabriella e Mara, le mie amiche di Campo de' Fiori, io me n'andavo all'altra finestra e aspettavo che finissero...
(14 aprile 2018, ore 8,52. Isabella Biagini, Concetta all'anagrafe, muore a settantaquattro anni nella clinica Antea Hospice al Santa Maria della Piet, dove era ricoverata da un mese per cure palliative contro il dolore che la tormentava. Al suo funerale presso la Chiesa degli Artisti a Roma, pochi artisti e molti che le volevano bene. Leopoldo Mastelloni: Hanno assassinato un'artista.)
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Mara Venier, o la madre.
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Al ghetto di Roma ci capito spesso per via delle sorelle Boccione e della loro torta di ricotta e visciole unica al mondo. Donne ruvide, ma se lo possono permettere. Ecco cosa mi ricorda Mara Venier, una bella scorpacciata. Una grande torta in una vetrina del centro. Da sbafare a grandi manciate. E da cui farsi sbafare. Dentro la torta, ci stanno le chiavi del paradiso e un anello nuziale. La donna un po' maliarda e un po' bambina da cui farsi traviare e sposare, fino a diventare pazzi, smidollati e obesi. Mara  come Astarte, la grande madre primordiale. Non sei mai sazio di lei.
Aprile 2019. Notre-Dame brucia, Giordano Bruno pure, dalle parti di Campo de' Fiori. Io, pi modestamente, suono al citofono dove sta scritto Povoleri, il cognome all'anagrafe di Mara. Ascensore destinazione paradiso. Non per questo meno minaccioso. Schierati di fronte alla terrazza probabilmente pi bella di Roma una decina di gabbiani dall'occhio vitreo e vagamente nazista sembrano un plotone d'esecuzione. Sfidando l'imminente apocalisse pennuta, Mara Venier svolazza da par suo in jeans e camiciola, mentre il marito Nicola sonnecchia in qualche bunker ad aspettare il tramonto. Sparsi ovunque, sul tetto e sulle tegole esterne, decine di cd musicali. Dovrebbero respingere i gabbiani con il loro riverbero... Oh, sono tutti rigorosamente doppioni i cd, scrivilo, se no mi si offendono gli eredi di Beethoven e Mozart... Maledetti uccellacci! La vedi la tenda tutta bucherellata, col becco che hanno, mortacci loro... Mi fanno paura, mi entrano pure in casa dalle finestre, per buttarli fuori poi so' cavoli. Mara li scaccia a colpi di scopa, ma loro tornano.
Nel frattempo, Nicola s' svegliato e subito si sente a casa con la carezza sferzante della voce amata. Nicola, spegni il riscaldamento che ce viene una botta de rosolia... S' fatto la seconda operazione alle carotidi e continua a fumare, l'anima de li mortacci sua... Il romanesco di Mara ha la grazia dell'improbabilit. Una veneziana che vive da mezzo secolo tra il ghetto ebraico e Campo de' Fiori. Mara  quello che appare. Senza un filo di trucco e l'occhio chiaro, dove sta il trucco e dunque l'inganno della signora che si autodenuncia quasi settantenne?  la sua virt. Mara  quello che , ci sia o no una telecamera a puntarla.
L'ultima volta ti ho trovata stesa sul divano con i legamenti sofferenti e il menisco bloccato.
Uno strascico di tanti anni fa, di quando Luca Giurato mi fran addosso a Domenica in. Se credeva Rodolfo Valentino, m'ha schiantato il ginocchio in mille pezzi. Ma non era solo colpa sua... Subito dopo, sono caduta anche da una Vespa con Renzo Arbore che m'ha fatto quasi ammazzare.
Guidava lui la Vespa?
No, la guidavo io, ma Arbore dietro non mi stava in equilibrio e ci ha fatto cadere... Come al solito, me so' fatta male solo io.
Stavo pensando mentre venivo da te: una terrazza cos, la vista su Roma che incanta, gli anni giusti, una vita spiritosissima, che aspetti a raccontarla?
Me l'hanno proposto, ma non me la sento. Sarebbe un percorso lacerante tutto questo ricordare... Troppo faticoso, troppe vite, tante Mare, una diversa dall'altra, cicli scanditi non dal lavoro ma dai compagni che ho avuto.
La Mara che tiene insieme tutte queste Mare?
Questa qua che vedi, la Mara di sempre, un po' figlia dei fiori, quella che arriva a Roma nel '68 e non torna pi indietro.
La figlia della sarta e del ferroviere, la prima volta madre a diciassette anni, che arriva a Roma e deve inventarsi la vita.
Aveva ragione don Gino che non voleva sposarmi. Ero la ragazza dello scandalo.
Chi  don Gino?
Don Gino Trevisan, il prete che m'aveva comunicato e cresimato. Fece una scenata a mia madre: Mara si tiene il bambino, ma non si deve sposare!.  il mio unico rimpianto, non avergli dato retta. Me lo ricordo ancora quel 13 giugno 1968 in chiesa, don Gino incazzatissimo a officiare.
Durato poco questo matrimonio.
Durato niente. M'ha abbandonato la sera stessa delle nozze, Federico. Destinazione Roma, per fare l'attore.
Arrivi anche tu a Roma con l'idea di fare l'attrice?
Macch, io volevo solo aprire una profumeria a Mestre. Male che andava, avrei fatto la commessa o la parrucchiera. Invece, inseguii Federico a Roma, ma fin subito perch m'innamorai di Paolo. Purtroppo, sono morti entrambi.
Che ti resta di loro?
Sono i padri dei miei figli. Federico, nonostante tutto gli ho voluto tanto bene. Paolo era un intellettuale contorto e tormentato. Per reazione mi sono messa con Jerry Cal, il fratello amico che non ho mai avuto.
A Roma ci resti.
Passo per Trinit dei Monti e resto folgorata da un tramonto pazzesco. Non sono pi tornata a Mestre. Non riesco a stare lontana da Roma per pi di dieci giorni. Ho bisogno di camminare per queste strade, che poi sono le strade di tutta la mia vita sbarellata. Campo de' Fiori  stato il mio posto delle fragole, la mia iniziazione alla vita, il fruttarolo, il pesciarolo, il salumiere.
A Roma ti metti a vendere abiti usati a Campo de' Fiori. Anni difficili?
Molto, ma anche belli e spensierati. Due figli piccoli, senza una lira, se non vendevo un vestito non si mangiava.
T'immagino, bomba seduttiva, adescare i clienti.
Ero negata. Mi vergognavo. Non ci ho mai saputo fare con gli affari e i soldi. Faceva tutto la mia socia. Io ero molto carina, tutto quello che indossavo lo vendevo. Non facevo altro che spogliarmi e rivestirmi...
Isabella Biagini mi raccontava di te e Gabriella Ferri a Campo de' Fiori.
Io ero una ragazza a modo allora, in mezzo a 'ste due matte. Mi spaventavano. Con Gabriella eravamo sorelle, stava tutti i giorni nella mia bottega di stracci. I nostri figli sono cresciuti insieme.
Di quando tu e Gabriella vi facevate le canne alla finestra...
Mai fumato in vita mia. Nemmeno le sigarette normali. L'unica mia droga  sempre stata un buon bicchiere di rosso. Ho sempre avuto paura. Vivendo a Campo de' Fiori in quegli anni ho visto di tutto, tanti amici persi. Anche quando bevo, difficile che mi sbronzo, non voglio mai perdere il controllo.
Tu figlia dei fiori, mai una canna? Non ci credo.
Una volta andammo da Claudio Volont, fratello di Gian Maria, a casa sua, una comunit hippie in campagna. Portai pure mia madre. Tutti seduti in circolo che si passavano 'sta canna. Io feci finta di aspirare. La passai a mia mamma. Le dicevo: Fuma, se no si offendono.
E lei?
Prese la canna, aspir e non voleva pi passarla. Mamma Elsa era una forza della natura. Mi diceva sempre: Quando x che torniamo a casa di Claudio che x tanto simpatico?.
La sensibilit patologica di Gabriella.
L'ha uccisa. Bisogna poi sfatare anche questa cosa delle droghe di Gabriella. Lei prendeva molti farmaci, le anfetamine per dimagrire, magari la Coca-Cola con l'Optalidon, come si usava allora.
Un giorno si  tolta di mezzo. Qualcuno dubit che si trattasse di suicidio.
Mai avuto dubbi. Lei  sempre stata un pericolo per se stessa. Gabriella era destinata a questo, l'ho sempre pensato. L'avevo gi salvata io una volta.
Raccontami.
Avevamo preso casa insieme al mare, a Pescara, lei con il suo piccolo e io con miei figli. Una sera, non so cosa avesse preso o bevuto, la vediamo seduta sul cornicione, che si voleva buttare gi. Io a tenerla per la manica, il marito che portava via i bambini.
Che idea ti sei fatta del suo strazio?
Il male di vivere, quel famoso male oscuro che capisco molto bene. Abbiamo tentato tutti di aiutare Gabriella, ma non c'era niente da fare. Era autodistruttiva al massimo. Per mi sono tanto divertita con lei. Da femministe, andavamo a occupare i vecchi conventi.
Il male oscuro che dici di capire molto bene.
Ho avuto le mie belle malinconie, ma la vera depressione l'ho conosciuta solo dopo la morte di mia madre. Il baratro. L'ho vista morire a diciotto chili, una roba straziante.
Coincide con il periodo della tua uscita dalla televisione.
La Rai mi allontan in malo modo. Fu Maria De Filippi a darmi una mano, chiamandomi a fare qualche ospitata. Maria mi  stata vicino anche quando ho perso mamma. Ci vediamo pochissimo, ma c' una profonda stima tra noi, le sono molto riconoscente.
Parlami di tua madre.
Quando se n' andata, io per molto tempo ho desiderato solo una cosa, di andarmene con lei. Un vuoto insopportabile. Mi manca tutto di lei. Vivevo per lei. Un rapporto simbiotico, il nostro. Ero diventata la sua mamma.
Un dolore difficile da raccontare.
Quando il medico in ospedale mi disse Mara,  finita, l'ho preso per il camice, ho cominciato a picchiarlo e a urlare Adesso tu mi devi fare una puntura!. Non potevo lasciarla andare via da sola. Dovevo andare con lei.
I mesi successivi?
Nessuno mi poteva aiutare. Neanche mio marito. I medici mi hanno riempita di farmaci. Li ho buttati via tutti. Preferivo stare cosciente e affrontare il mio dolore piuttosto che starmene cos imbambolata.
Come ne sei uscita?
Con immensa fatica. Mi ha aiutato la nascita di Claudietto. Il nipotino mi ha restituito la voglia di vivere. Sono tornata a sorridere. Prima, erano solo risate finte.
Una maschera per le telecamere.
Mia madre era la mia ragione di vita, anche se da due anni non mi riconosceva pi. Buongiorno signora mi salutava. Comunicavamo solo cantando canzoni napoletane, fino all'ultimo giorno. Ancora oggi, 'O surdato 'nnammurato faccio fatica a sentirla.
La tua vita scandita dagli uomini. Jerry Cal, la tua terza vita. Non dura molto.
Dura quanto basta. Mi sono divertita con lui. Entrambi veneti, tante affinit, con questa voglia di provincia. Solo che lui era birichino, mi scappava, mi tradiva. Io lo perdonavo sempre, ero un po' come la mamma.
Poi la mamma un giorno si stufa e lo sbatte fuori di casa.
Io volevo una storia seria e con lui non si poteva. Jerry era uno scapocchione... Me li vado sempre a cercare 'sti uomini con questo senso della libert. La passione prima o poi finisce e, se il progetto di coppia non  lo stesso...
Via Jerry e arriva Renzo. La tua quarta vita. Un salto logico enorme.
Differenza totale con Jerry, per anche lui un uomo libero. Era il mio mito Arbore. L'avevo conosciuto tanti anni prima, a Taormina. Ci present Luciano De Crescenzo, che mi corteggiava. Ma io frequentavo lui per arrivare a Renzo.
Cosa vi teneva insieme, te e Renzo?
Con Renzo fu un grande amore. Non sarebbe durato dodici anni. Ero pazza di lui. Non mi sembrava vero che un genio della televisione come lui potesse stare con me. Renzo era il mio pigmalione, l'uomo che mi ha insegnato tutto della televisione. Se ho fatto qualcosa lo devo a lui.
Perch uomini tanto diversi s'innamorano di te?
Non ne ho idea... Anche quando ho incontrato Nicola Carraro mi sono detta: per carit, cosa mai potrebbe esserci tra noi due?
Io un'idea ce l'ho. Sei la matrice della donna arcaica, la madre generosa e accogliente.
Se lo dici tu mi fido.
Poi arriva Domenica in, primi anni Novanta, e diventi famosa anche tu.
La mia gioia fu dimostrare a Renzo che valevo qualcosa. Poteva essere orgoglioso di me. Ho sempre avuto il complesso della sfigata quando stavo con lui. Io ero all'epoca l'ex di Jerry Cal, una starlette qualunque che aveva girato qualche filmetto dimenticabile.
Racconta...
Lui viaggiava tantissimo con la sua orchestra in giro per il mondo, io mi annoiavo a casa. Un giorno mi propongono di condurre un gioco a Domenica in, una robetta marginale che non voleva fare nessuno.
E Arbore?
Mi disse: Tu lo devi fare cos, senza trucco, capelli raccolti, come stai a casa. Voleva che fossi il contrario della Parietti, che mi aveva preceduto l'anno prima. Questa sono e questo ha funzionato.
Tutto qui?
Sono una secchiona. Merito o colpa della mia insicurezza. Per otto anni di Domenica in non sono mai uscita il sabato sera. Anche adesso chiamo gli autori all'alba, li tormento, loro mi odiano, poverini.
Avete perso un figlio, tu e Renzo.
Questo nostro figlio mai nato. Non ne abbiamo pi parlato. Non parliamo mai del nostro passato, Renzo e io. Parliamo solo del presente.
Come mai?
Perch dovremmo farlo? Io ho la mia vita, lui la sua. I primi anni, dopo la separazione, non  stato facile. Ci ha messo un po' Renzo. All'inizio era imbarazzato quando m'incontrava.
Oggi siete tornati a frequentarvi?
Lui ha una grande considerazione per mio marito. Ogni volta che mi butto addosso a Renzo, ad abbracciarlo, lui mi frena: Ma dai, sei una donna sposata.
L'hai avuto ospite a Domenica in.
Dopo che  andato via gli ho mandato un messaggio: L'amore si  trasformato. Ora c' un bene enorme. Io ci sar sempre per lui e lui per me. Se fosse in difficolt e mi chiamasse, mollerei tutto e correrei. Ci ho messo tanto con Renzo a recuperare, ma ce l'ho fatta.
Sei mai restata a lungo senza un compagno?
Quando mi sono lasciata con Arbore, qualche mese. Stavo un po' gi, ero sola, poi, a gennaio, incontro l'americano, Armand Assante, uno strafico pazzesco conosciuto per caso a Roma. Un anno e mezzo di follia totale, tanti viaggi, la Polinesia...
Finita anche con l'americano strafico.
Viveva in un ranch in America. Mi ci vedi a vivere in un ranch con le mucche e i cavalli? No, storia troppo complicata, ma mi  servita per uscire da Arbore.
L'uscita pi faticosa, quella da Arbore?
Eravamo gi adulti, la crisi c'era ma forse potevamo resistere, aspettare un po' di pi... La verit  che io non sono mai stata per i flirt di un giorno cotti e mangiati. Sempre e solo grandi storie. Sembro una che abbia avuto chiss quanti uomini e invece poi se vai a contarli...
Pi o meno di cinquanta?
Ma sei pazzo?
Molti di pi?
Molti di meno, non arrivo a dieci. Parliamo di amori.
Nel frattempo torni in televisione e spopoli, quando sembravi ormai una pensionata buona per qualche ospitata. La tua Domenica in va a mille.
Non  stato facile tornare e inventarmi qualcosa. Quattro anni dopo. C' tanta sofferenza in questa Domenica in. Se va bene condivido con tutti i miei, se va male  solo colpa mia.
Stai andando benissimo.
Tutto  voluto da me, non passa nulla se non sono convinta io. Mi sono fatta la mia squadra da zero. Ho scelto io tutto. L'ho messa come condizione. I risultati ci danno ragione. Tocchiamo anche il venti per cento. Ascolti impensabili.
Cosa funziona?
Viene fuori la vera Mara, credo abbia vinto quello. Alla mia et posso dire solo quello che penso. Non ho filtri. La gente a casa lo capisce.
Da dove sei ripartita?
Da Mara. Ho voluto mettere su un intrattenimento in cui ci fossero riflessione, emozione e divertimento. Le cose forti sono le mie interviste. Si crea quasi sempre un'empatia con l'ospite.
Esilarante quella con Ornella Vanoni.
Non puoi sapere quanto l'ho adorata. Mi diverte troppo quella donna. Lei oggi, a quasi ottantacinque anni, spacca. Ti rendi conto?
T'ha dato della zoccola in diretta.
Ho cominciato a ridere, non la finivo pi. L'ha detto con tale ironia, non c'era nulla di volgare.  scattato qualcosa tra noi, come se non ci fosse pi la telecamera.
Ci s'interroga spesso sul talento della Venier.
Essere me stessa, questo solo so fare.
Siamo arrivati alla quinta vita. Nicola Carraro.
Ho avuto la fortuna d'incontrarlo a cinquant'anni, subito dopo l'americano. Ero arrivata a un punto che stare sola non mi dispiaceva. Piena di amici, due lire da parte, due figli e un nipote meraviglioso. Che me frega?, pensavo.
Hai pensato che si potesse fare a meno degli uomini?
Ho pensato di godermi la vita in totale libert. Dopo Renzo, sarebbe stato difficile incontrare di nuovo l'amore. E invece incontro Nicola, la persona giusta al momento giusto. Vent'anni prima non ci saremmo nemmeno sfiorati.
Nicola Carraro, dimmi di lui.
Jerry Cal gli racconta un giorno di questa bionda che cucina una meravigliosa pasta e fagioli. Vent'anni dopo incontro Carraro, io nel frattempo ero diventata la Venier famosa. Lui mi fa: Ho sentito parlare molto di lei. Io mi lusingo. Penso tra me, to', la mia popolarit  arrivata anche in America, dove lui abitava. So che lei cucina una sublime pasta e fagioli. Ci resto malissimo.
Gliel'hai poi fatta questa pasta e fagioli?
Mica subito. Ero molto diffidente e poi non avevo voglia di storie. Alla fine ha prevalso il suo corteggiamento serrato ma mai invadente. Non ero convinta, avevo paura, lo sentivo cos diverso da me. M'intimidivano la sua famiglia importante, il suo mondo. Dopo un po' gliel'ho detto: Mi sa che tu non hai capito con chi ti vuoi mettere, io sono una pesciarola....
La diversit ha funzionato.
Ho scoperto poi che era pi pazzo di me. A cinquantadue anni ha venduto tutto e si  ritirato in un'isola dei Caraibi dove non c'era nulla, solo lui e il suo pescatore nero senza denti, strafatto di crack. Nicola non ha mai cercato di cambiarmi, a differenza degli altri.
Cosa volevano gli altri?
Volevano un'altra Mara. Io sono sempre stata estemporanea, casinara, verace. Lui mi ha fatto capire che non sono poi tanto sbagliata, che posso essere una bella e buona compagna di vita. Con gli altri mi sentivo sempre inadeguata. Mi amavano ma non mi accettavano.
Hai avuto una storia con Mario Merola...
Sei pazzo!... Merola  stato come un pap per me, mai passato per la capa niente di diverso. Come ti viene una cosa simile?
Mi piaceva l'idea: una storia tra la figlia dei fiori e il guappo.
Io ero in un periodo difficile, non avevo manco i soldi per mangiare. Lui mi voleva proteggere, mi mandava l'autista sotto casa per prendere i miei figli. Mi considerava una figlia.
Due lire, nel frattempo, le hai messe da parte...
Questa casa me la sono comprata con i soldi di Mediaset... Diciotto miliardi per un contratto di tre anni, e chi li aveva mai visti tanti soldi. Sia benedetto Silvio... Certo, poi sempre meglio stare con uno facoltoso che con uno sfigato che poi lo devo pure mantenere.
In tutte queste storie di uomini, c' qualcosa che non mi quadra, qualcosa che mi manca.
Che te manca, tesoro?
Manca la carnalit, il sesso, la pelle.
A parte Jerry Cal, con tutti gli altri c' stato. Mica ci tenevamo per la manina guardandoci negli occhi. T'ho appena detto che con l'americano abbiamo fatto numeri da pazzi.
Adesso per le signore della tua et vanno di moda i toy boys.
Per carit, io non potrei mai. Mi piacciono gli adulti con i loro difetti, trovo sexy la pancetta, mi piace anche un po' pelato. I belli non mi sono mai piaciuti. Brad Pitt non mi dice niente. L'unico corno che metterei a mio marito  con Sean Connery.
Ci sono donne che rivendicano la plastica come diritto a non sembrare quello che non sono.
Problemi loro. Nel caso mio  tutta la vita che sono condannata per queste tette, che poi sono pure vere in un'epoca in cui novantotto donne su cento ce l'hanno rifatte. Sono anche andata due o tre volte per scorciamele ma mi hanno sempre respinto.
Mi hanno proibito di farti domande su Barbara D'Urso, il che mi istiga a fartele.
Non ho nulla da dire sulla D'Urso. Su di lei dico solo che, a differenza di altre, io rispetto il lavoro di tutti. Risposta chiara e diretta, come sempre.
Ex amiche, Barbara e Mara, oggi rivali piuttosto scontrose.
Facciamo due programmi completamente diversi. Io non ho fatto la mia Domenica in per andare contro nessuno. Io faccio il mio e mi piacerebbe tanto che ognuno facesse il suo.
Devi preoccuparti, stai sfiorando pericolosamente l'unanimit. A parte rare colleghe, parlano tutti bene di te.
Nun te preoccupa', qualcuno che rosica quando le cose vanno bene, lo trovi sempre. Di sicuro, mai avuto tante manifestazioni di affetto come in questo periodo.
T'immagino molto presente nel vortice della mondanit romana.
Immagini male. M'invitano dappertutto, ma non vado mai da nessuna parte. La grande conquista della mia vita  che sto molto bene da sola. Ho il mio piccolo gruppo di amici, i figli, i nipoti.
Il tuo cerchio magico?
Il mio amico del cuore da tanti anni  Gianni Dei. Fa le veci di mio marito. Quando non c' Nicola, mi accompagna lui. Poi Rita Dalla Chiesa. Sabrina Ferilli  mia sorella, donna fantastica.
I turbamenti di Mara...
Mi piacerebbe avere vent'anni di meno. Sono stanca, mi sono impigrita, niente pi America, niente Caraibi, niente jet lag. Mi turbano le malattie. Mio marito  stato operato per un'occlusione alla carotide. Sono stata cos male...
Qualcosa che non ti perdoni?
Non sono una cattiva, non ho niente da perdonarmi. Con i figli, forse. Avr certo sbagliato con loro. Sono diventata madre cos giovane, troppo giovane...
Hai trovato la stabilit?
A una certa et la devi trovare, altrimenti sono cazzi...
La Mara di oggi?
Non sono pi pischella, ma resto sempre la figlia dei fiori di un tempo.
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Loredana Bert, o il furore.
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Oggi sono tutti l a celebrarla, ma per anni la scansavano come una povera pazza. Tutti dicono di conoscerla, ma nessuno la conosce davvero. Mi hanno parlato in tanti di lei, Renato, Adriano, Ornella, delle sue bellissime gambe. Dei suoi impetuosi soliloqui. Dei suoi scoppi di follia. Della sua tenera rabbia. Delle sue urla in presenza e in assenza della salma di Mim, la sorella che non c' pi, nata lo stesso giorno, diversamente maniache. Tornata alla ribalta negli ultimi tempi, Loredana s' fatta a quasi settant'anni pi calma, i capelli come la fata turchina, che qualche volta diventa strega. Resta una pallottola vagante nell'universo, contro se stessa e contro nemici veri e immaginari, tutti grandi come elefanti, aspettando l'esorcista che arriva in groppa a un cavallo bianco. Pettirosso da combattimento, la chiamava Fabrizio De Andr.
Giugno 2012. In Italia si parla solo di bunga bunga, di Berlusconi mascherato da Ronaldinho, delle ospiti travestite da suore e da Ilda Boccassini. Il terremoto ha appena steso l'Emilia-Romagna. Anche l'instabilit di Loredana  al suo massimo, l'irascibilit incontrollabile. Intervistare Loredana Bert  come giocare alla roulette russa. O partire per una spedizione di caccia nella giungla malese. Puoi incrociare tigri feroci e perle rare. Devi essere disponibile a farti sbranare e incantare. Intanto ci devi arrivare. Non ha mai avuto un cellulare. Al primo tentativo e al terzo squillo mi becco in piena faccia un insulto che sembra definitivo. Non faccio in tempo a presentarmi. Pronto Loredana, sono Giancarlo... Che testa di cazzo! esplode lei con la stessa esuberanza rock di quando urla Non sono una signora. Resto con la cornetta sospesa. Respiro profondo tre volte e decido di riprovarci. O la va o mi spacca. La va. La Bert, o chi per lei, che mi risponde la seconda volta dieci secondi dopo  tutt'altra donna, mansueta, pigra, accomodante. Persino di buonumore. Una botta di serotonina o una ciclotimica da manuale?
Non ci provo nemmeno a chiederle spiegazioni. Donne come lei vanno solo assecondate. Decido di sbrigarmi prima che scoppi un altro temporale. Ho comprato il tuo nuovo pezzo provo biecamente a captarne la benevolenza. Ma se nemmeno io ce l'ho... fa lei sospettosa. Se vuoi, te lo canto. Gorgheggio una frase. Da bambina il mondo mi sembrava una vetrina / io mi sentivo sempre pi importante e bella... Nella parte della bambina non devo essere un granch. Lei ride, giuro, quando sarebbe, adesso s, il caso di massacrarmi. Un accenno di riso. Stiamo parlando del suo ultimo singolo Ma quale musica leggera, prodotto dal grande Mario Lavezzi e scritto per lei dal non meno grande Edoardo Bennato. Parte a monosillabi ringhiosi e si scioglie appena capisce che pu fidarsi.
Di che umore sei?
Nero.
M'era sembrato di capirlo. Raccontami quello che non vedo.
Cos' che non vedi?
Non vedo te. Descriviti.
Sono in vestaglia... blu.
E attorno a te cosa c'?
Cosa vuoi, che ti descriva la casa?
Quello che ti piace.
Hai presente il navigatore? Ci vuole quello per girare dentro casa mia.
Sei sola? Cosa porti ai piedi?
Sono sola e ai piedi porto i fantasmini. Sei cosa, un feticista?
Umore nero. Come sempre?
 una cosa normale... Parliamo del disco?
La tua prima volta con Bennato autore?
S, l'ho incontrato l'anno scorso in un concerto e gli ho detto: Ehi tu, scrivimi un pezzo. Me l'ha scritto.
Gliel'hai ordinato.
S, ma lui poteva anche fregarsene.  stato molto carino e simpatico.
Era terrorizzato.
No, gli  piaciuta l'idea.
A sentirlo, il pezzo, lo direi molto autobiografico.
Me l'ha cucito addosso. Un vestito su misura.
Come nel testo, Loredana bambina gi si fantasticava in grande?
Oh s, quando mi chiedevano cosa volessi fare da grande dicevo: La regina, cos posso mettere in galera tutti quelli che mi stanno antipatici.
Ti vedo bene come spietata tiranna. Oggi chi metteresti in galera per primo?
Tutti quelli che fanno televisione. La televisione mi fa schifo... prima di tutto quelli di Sky.
E perch mai?
Mi fanno incavolare come una belva. Non funziona la chiavetta che mi hanno dato da due anni, il decoder non me lo cambiano e non mi mandano il tecnico. Pago l'abbonamento Rai, pago l'abbonamento Sky e non vedo un cacchio. Io li mando a fanculo ogni volta che chiamano.
Cos non vedo una via d'uscita... A naso non sei un tipo tecnologico. Siete in cinque nel pianeta a non avere il cellulare.
Me lo voleva regalare Mim. Lo rifiutai. Non lo voglio. Non sai quanto mi sono pentita. Se avessi avuto quel maledetto telefonino quel maledetto venerd, magari Mim oggi era qui con me.
Non l'hai pi voluto nemmeno dopo...
A che cazzo mi serve oggi? Ho perso la serata pi importante della mia vita. M'ha lasciata sola.
Parliamo della televisione che si vede anche se non la vedi. L'incarnazione dello schifo televisivo?
Emilio Fede? No, magari, almeno quello faceva ridere.  tutta una roba indecente, tutto uguale, cambi canale e c' sempre lo stesso programma, si buttano tutti sulle stesse cose e poi hanno il coraggio di chiedere soldi. Questo mi fa imbestialire.
Quasi tutto ti fa imbestialire.
Non ci sono pi gli autori di una volta. Anche i film che mandano fanno schifo. Si pu vedere Men in Black per la diciassettesima volta?
No che non si pu. Dimmi una cosa che ti piace.
I variet di una volta, quelli di Enrico Falqui...
Qualcosa di pi attuale?
Corrado Guzzanti mi piace molto... Tutta la famiglia Guzzanti mi piace.
Tutti ai piedi di Fiorello oggi.
Io no. Lo trovo un bravo ragazzo che fa cose normalissime, solo che gli altri le trovano eccezionali. Mi sfugge la straordinariet di quello che fa.
Era straordinario Walter Chiari. Hai visto la fiction su di lui? Ora quando vogliono distruggere qualcuno fanno una fiction sulla sua vita. Faranno la stessa cosa con te?
Chiss... Forse s, quando sar morta, forse.
Torniamo al disco.
Un bellissimo team, oltre a Bennato e a Lavezzi, mio amico da trent'anni, c' Gigi D'Alessio che fa il produttore esecutivo. Ora faranno anche un filmato con la figlia di Bennato, che sar Loredana Bert da bambina.
Raccontami Loredana bambina e non ancora regina.
Un'eterna bambina. Dentro di me lo sono sempre. La sconfitta peggiore  quella di crescere, diventare adulti.
Nella canzone, la mamma frena la fantasia della bambina.
La mia se ne fregava proprio e mio padre non c'era mai. Eravamo io, Mim e Renato non ancora Zero, il triumvirato. A undici anni eravamo gi fuori di casa.
Anche Mim bambina fantasticava come Loredana?
Lei pi di tutte, Mim era la sognatrice per eccellenza.
L'ho incontrato di recente Renato, scoppia di salute.
Tra un po' scoppia e basta. Mangia troppo... troppi gianduiotti. Gira in tourne con bauli di gianduiotti.
Per me la canzone pi bella di Mim  Col tempo imparer. Uno struggente lascito testamentario.
Questa non me la ricordo... Per me la sua pi bella  quella scritta da De Gregori, Mim sar. Sar che tutta la vita  una strada con molti tornanti...  fantastica.
La tua preferita della Bert?
Luna. La canzone che ho scritto dopo aver passato tre anni a guardare il soffitto.
Perch guardavi il soffitto?
Perch era l'unica cosa che sopportavo di guardare.
Il titolo del tuo ultimo pezzo  Ma quale musica leggera.
Non me fregava niente di fare la cantante o la ballerina. Volevo solo diventare una regina.
Ti sei mai sentita regina anche per un giorno?
No, mai... Magari. Forse un giorno mi sono sentita regina del rock.
Ornella Vanoni scrive di te nella sua biografia: Il pi bel nudo di donna che abbia mai visto.
La ringrazio. Sono d'accordo... Mi piace molto Ornella.  spiritosa, a volte proprio esilarante, sa essere anche autocritica.  forte Ornella.
Come deve gestirsi una star?
Non lo chiedere a me. In questo sono un disastro. Non mi so gestire. Faccio quello che me pare...
Tu sei una star comunque, nonostante te.
Io, se una cosa non mi va, non la faccio proprio, non se ne parla, nemmeno sotto tortura. Se la trasmissione non m'interessa, non ci vado. Non vado a nessun talk show. Non esco mai. Che esco a fare? Per andare dove? Ho gi fatto tutto quello che si poteva fare. Io sono il risultato di tutto quello che ho visto e ho fatto.
Da qui in poi?
Non si sa.
Cosa resta del triumvirato? Mim non c' pi.
Siamo rimasti in due, io e Renato. Purtroppo siamo lontani e ci sentiamo poco. Anche perch io odio il telefonino e cos, quando chiamo con il mio Sirio di casa, risulto anonima.
E la gente non risponde.
Questo snobismo cretino... Devo chiamare duecento persone per avvisare l'interessato che sono io... Meglio cos, sono fuori da tutto. Come compagnia mi basto da me. Sono sola e sto benissimo.
Qualche volta sei di troppo anche per te.
In quel caso penso al futuro che mi sembra molto incerto. Per tutti noi, mica solo per me, per come vanno le cose.
Come vanno le cose?
Un dramma continuo... Guarda quei poveri terremotati, ogni giorno ce n' una... E poi, chiss perch, da un po' di tempo penso alla morte. Questa storia del club dei ventisette anni mi d da pensare...
Le rockstar che muoiono a ventisette anni.
Amy Winehouse. E prima di lei Kurt Cobain, Jimi Hendrix, Jim Morrison. Mi sembra cos irreale, una vita intera davanti...
Tu ce l'hai fatta da un pezzo a scavallare i ventisette anni.
S, e non so se  stato un bene o un male.
Perch un sacco di gente ti attribuisce fantasie suicide? Come quella volta che i pompieri hanno sfondato la porta della tua camera d'albergo a Milano...
Perch sono autodistruttiva. Non ce l'ho fatta a diventare una regina. La mia storia  quasi conclusa...
Questa come va interpretata?
Ho sessantuno anni. C' un sacco di gente che muore alla mia et, anche pi giovane di me. Prendi Andy Warhol. Io per ora sto bene di salute, poi chi lo sa...
Ma ti volevi suicidare o no?
Macch, dormivo della grossa. Un'invenzione dei giornali. Suicidio? Te pare che faccio 'sto favore a tanta gente? Io non mi drogo, quando vedo un letto, lo sfondo. Posso dormire tre giorni di seguito, se non mi buttano gi la porta.
Se ne vanno in tanti. La morte che pi ti ha ferito?
A parte mia sorella? Quella di Gianni Versace. Era un mio carissimo amico. Mi sono fatta l'idea di un'esecuzione della mafia in piena regola.
Questo corpo che ci portiamo appresso, un delirante nemico o un miracolo divino?
Ma quale miracolo divino, assolutamente no. Io lo considero un nemico. Lo curo per quanto posso, ma sempre un nemico .
Sei in partenza per un tour estivo.
S, insieme a Gigi D'Alessio. Io sar la guest nei suoi concerti. Poi far delle serate per conto mio. Devo cantare per forza, sfogarmi, se no mi suicido dalla noia.
Se mi avessero chiesto fino a ieri una coppia incompatibile per definizione, avrei detto Gigi D'Alessio e Loredana Bert.
L'avrei detto anch'io. Mai dire mai. Gigi  un bravissimo cantautore, molto preparato musicalmente, suona tutti gli strumenti. Un giorno mi chiama e mi fa: Andiamo a Sanremo, ho la canzone giusta per te. M' piaciuta subito. Avevamo ragione noi, la coppia pi improbabile ha funzionato... E poi lui  un amore d'uomo, pieno di attenzioni, molto dolce.
Tornando al titolo del pezzo, Ma quale musica leggera...
Il riferimento  a Sanremo. Tanti fiori sul palco, guerra totale dietro le quinte. Non c' amicizia, impossibile instaurare un rapporto autentico.
Amici veri?
Solo due, Mario Lavezzi e Renato Zero.
La divinit della musica secondo Loredana Bert.
Era Michael Jackson. Ho avuto la fortuna di conoscerlo nell'82, in Germania. Avevamo appena vinto i mondiali, mi sono presentata piena di sciarpe azzurre. Nulla da dichiarare? mi chiesero all'aeroporto. Come no, Rossi, Tardelli e Altobelli.
Respinta al mittente?
Mi salv una signora della Sony. In quell'occasione arriv un gruppo dall'America. Erano i Jackson Five. Stavamo sempre insieme, in giro per locali fino alle sette della mattina, Michael in albergo a fare i compiti con la maestra personale.
Qualcosa non quadra. Michael nell'82 era gi un solista affermato.
Chi se ne frega del tempo e dei quadri... Fallo quadrare tu. Quando venne in Italia con il suo primo concerto a Torino, mi ha mandato a prendere a casa a Milano. Roba da pazzi, non ci potevo credere. In quell'occasione mi ha regalato il giubbotto disegnato da lui, quello del tour dell'88.
Il pi grande sopravvalutato della musica d'oggi?
Non seguo molto. C' in giro molta musica inutile che non mi dice niente, non mi d nessun brivido. Bravini ma senza carisma, non lasciano niente. Le canzoni fanno schifo. Anche nella musica non ci sono pi gli autori.
Succede anche nel cinema. Tu ci vai al cinema?
Vado a vedere solo i film americani delle Major. Quelli italiani sono rifacimenti a tarallucci e vino.
Non ti  piaciuto nemmeno l'ultimo di Sorrentino con Sean Penn ambientato in America?
Non ne vedo uno di film italiano. Non me ne frega niente.
Non fai eccezione nemmeno per la tua amica Asia Argento, che ora fa molto cinema italiano?
E infatti non la vedo. Anche se siamo amiche, mi rifiuto. Lei mi chiama la sua mamma rock. Mi piace Tim Burton. Ora voglio vedere il suo ultimo con Johnny Depp.
Vale molto per Asia ma un po' anche per te, celebrate alquanto, ma sempre con qualche riserva.
All'estero non ti fanno gli esami ogni volta che esce un disco. Se sei Tony Bennett, lo sei per sempre, anche a centocinquant'anni. Qui da noi devi dimostrare ogni volta qualcosa, non l'ho capito nemmeno io che cosa.
Il disgusto  il sentimento che pi ci confessa. Cosa ti disgusta?
Mi sta disgustando la vita. Non mi d niente. Non mi fa sognare, spaziare con la fantasia. Mi tiene segregata in gabbia... Una brutta vita.
E quando non ne potrai pi?
Mi ammazzer... Per ora prendo farmaci per dormire. Non riesco a dormire mai.
In Col tempo imparer, Mim cantava struggente del figlio che non aveva mai avuto.
Ho speso otto anni della mia vita con Bjrn Borg. Per colpa sua non ho avuto figli. Non li voleva, dovevano essere tutti di sangue svedese.
Peccato, sarebbe stata una bellissima o un bellissimo meticcio. E tu?
Gli ho detto: Questa informazione potevi anche darmela prima di sposarmi. L'ho mandato a quel paese, gli ho dato un sacco di botte e me ne sono andata.
Dopo di lui nessun altro padre potenziale?
No, dopo di lui non ho pi avuto nessuno.
Si sa poco o nulla del tuo primo marito.
Non ne sapevo nulla pure io. Ho scoperto che era miliardario solo dopo che l'avevo sposato. L'ho preso a calci. Fuori dalla porta...
Pure lui, come Borg...
Con me chi mente non ha scampo.
Mi sento spesso con l'altro tuo ex Adriano Panatta. Ci confrontiamo su come alleggerire il quintale. Una volta mi ha cucinato una carbonara grandiosa.
Per me non ha mai cucinato, neanche da fidanzati.
Che ricordo hai di lui?
Bello. Mi ricordo quella volta che gli feci conoscere Renato Zero a piazza Venezia. Quando lo vide da lontano, sotto il balcone del Duce, vestito come l'omino Michelin, non si voleva nemmeno fermare dalla vergogna... Purtroppo, Adriano mi ha fatto conoscere anche Borg.
Ti sei fatta un'idea definitiva degli uomini?
Che sono degli egoisti e non cambiano, come dice Mim. Non c' niente da fare. Sono vigliacchi.
Quando la scrivi la tua autobiografia?
Vorrei buttarla gi prima che crepo. Ma farla romanzata, un best seller da morire dalle risate, tra comicit e tragedia. Dopo ci faranno anche un film, altro che Harry, ti presento Sally. Ho conosciuto chiunque io, da Andy Warhol ai reali di Svezia.
Dove l'hai conosciuto Warhol?
Quando facevo la madrina di Fiorucci in America. Avevano sistemato all'ingresso una macchina del caff a canne tipo organo e io avevo imparato a usarla. Andy veniva tutti i pomeriggi alle cinque a prendere il cappuccino e mi aveva scambiato per la barista.
Ti chiamava Pasta Queen.
Quando scopr che cantavo mi volle tutti i giorni alla sua factory, dove per due anni andavo a cucinare la pasta per lui e passavo le ore seduta sui suoi bidoni a vedere chi passava. Lui adorava mangiare italiano.
Che farai dopo questa lunga telefonata?
Mi rimetto a dormire. O almeno cercher di farlo. Dormir pi che posso. Mi hai sfinita.
E questa sera?
Niente. Non ho impegni.
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Orietta Berti, o l'elisir.
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Chi mi parla con entusiasmo di Loredana Bert  quella che io chiamo Sollucchero, Lucio Dalla chiamava Oriettona e tutti da mezzo secolo chiamano Orietta Berti. Loredana ho avuto modo di conoscerla meglio tre anni fa nella trasmissione di Amadeus. Lei e Patty Pravo erano carine con me dietro le quinte e al bar. Patty vive in un mondo tutto suo. Loredana  pi spontanea, mi dava dei baci sulle guance che mi tramortivano racconta Sollucchero dal terrazzo del suo albergo in Val Pusteria.
Luglio 2018. I Lloyd's di Londra fanno l'elenco delle possibili catastrofi nelle metropoli di oggi: black-out elettrici, incidenti nucleari, terrorismo, cyberattacchi, guerre civili, disordini sociali, crollo dei mercati finanziari (probabile in Italia). Non prevedono il crollo del ponte Morandi a Genova, che ci sar da l a pochi giorni. L'eclissi di luna pi lunga del secolo  il minimo in un mondiale di calcio senza Italia. Lo vince la Francia. In compenso, vogliamo schedare i rom e ci prendiamo Cristiano Ronaldo. Se lo prende la Juve. Le donne arabe potranno invece prendere la patente. Orietta Berti prende aria, di sicuro conciliata con il mondo che le sta attorno. Dovunque la metti, Sollucchero trova il modo di spassarsela. Lei canta, anche quando non canta. Canta anche quando dorme la notte nella sua vestaglia a fiori. Una cosa mi sento di scommettere, Orietta non si getter mai da una terrazza o dal decimo piano di un grattacielo, schifata della vita, dopo aver scritto un messaggio di addio ai parenti. Metti lei e Tenco nello stesso Festival e sai gi come andr a finire. Di un'altra cosa sono sicuro, l'ultima che insister a cantare quando i mari della terra saranno evaporati e il buio ci inghiottir sar lei, Oriettona.
La prima volta, l'ho incrociata tre anni prima. Festeggiava a modo suo, oltre che il compleanno, il mezzo secolo di carriera nella sua casa di Montecchio Emilia, cofanetto triplo di cd annesso, con tutti i suoi successi. Si era appena alzata da tavola e al cellulare mi arrivavano i profumi stordenti del pranzo appena consumato in famiglia. L'usignolo di Cavriago non si risparmi nel racconto dei dettagli. Le tagliatelle all'uovo con rag di salsiccia, met con erba cipollina e l'aglio liofilizzato, sai quello che non ha odore n ritorno, mozzarella e pachino invernale siciliano. L'altra met, burro e parmigiano. Avrei voluto anche cucinare del culatello, che io accompagno con pur o mostarda. Ma non si possono fare pi i pranzi di una volta. La salsiccia, mi raccomando, va fatta abbrustolire con la pentola a piastra e accompagnata con del vino ros.
Constatai, nell'occasione, che l'Orietta Berti pubblica e quella privata sono la stessa persona. Ma attenti a scambiare la sua soavit per docilit. Nel meraviglioso mondo di Orietta le sentenze possono essere anche molto aspre. Ti sfregia con candore, l'ex Suor Sorriso. Di sicuro, nel meraviglioso mondo di Orietta, il tempo non , come per noi comuni mortali, un match assassino in cui a demolirci sul ring c' Mike Tyson cui hanno appena ammazzato il canarino. Nel caso di Orietta, il tempo  una carezza lieve che non lascia tracce. La voce  sempre quella rotonda della fanciulla che, alla met degli anni Sessanta, spiccava il volo con Tu sei quello. Settant'anni suonati, di cui cinquanta passati a gorgheggiare per il mondo intero, pi di quindici milioni di dischi venduti, un marito per sempre, Osvaldo, e due figli, Omar e Otis. Tutti che cominciano con la O nel clan di Orietta, cane incluso, perch lei colleziona tutto, lettere dell'alfabeto, acquasantiere, bambole, puffi, vasi, camicie da notte, lingerie, scarpe e borsette.
Il genio di Orietta  che non sa di essere Orietta. Non ha bisogno di saperlo. Inalterabile e invulnerabile. Ti pu parlare di come si prepara il sugo di salsiccia, dei tic di suo marito Osvaldo e del suicidio di Luigi Tenco con lo stesso sfiammato candore. Nazionalpopolare per destino pi che per scelta, a partire dal nome che la mamma ha pescato da un romanzo di Liala.
Tre anni dopo, io me ne sto al terzo piano di un albergo caraibico, in boxer sulla veranda a fissare nella piscina dabbasso un enorme Dumbo di cartapesta che butta ininterrottamente acqua dalla proboscide, ma forse sono lacrime. Lei, Orietta, pi morbida che mai, mi cinguetta tra vallate e montagne, appena reduce da un pasto molto frugale. Passano gli anni, cambiano i paesaggi, il mondo di Orietta  sempre lo stesso (Volver a ser lo que siempre he sido il testo del suo WhatsApp). Nello sfondo, riconosco la voce di Osvaldo, pronto a suggerire e a mitigare, dovesse la sua Orietta inciampare in gaffe o amnesie. Per il resto, settantacinque anni, ma le cose dalle sue parti non smettono di accadere. Sempre diverse e sempre uguali, a partire da Osvaldo, ombra e sostanza di Orietta. Pi che mai usignolo di Cavriago, anche se meno cantante e pi parlante (qualcuno dice straparlante) da qualche anno.
Festeggiati come si deve i settantacinque anni?
Non tanto. Quel giorno ero al matrimonio della Filippa e Daniele. Filippa era bellissima.
Filippa e Daniele sarebbero?
Filippa Lagerbck e lo sposo Daniele Bossari.
Ti sei commossa?
Be', non tanto. Ero l per lavoro.
Fai i reportage per Fabio Fazio. E pensare che, tre anni fa, ti lamentavi di lui, ne dicevi peste e corna...
Ma no, ti avr detto che lui era cambiato con me, che l'avevo cercato al cellulare e non mi aveva risposto n richiamato...
E poi?
Tutto chiarito. Avevo il suo numero vecchio. Poi ci siamo parlati e tutto bene. Siamo affiatatissimi Fabio e io. Basta che ci guardiamo e sappiamo gi dove andiamo a parare. Per me, da lui,  come stare in famiglia.
Specializzata in nozze celebri. Sei stata anche a Londra, al matrimonio di Harry e Meghan.
Siamo stati con mio figlio Otis a fare una clip per la Rai italiana, nella cerchia di quelli che mangiavano al sacco. Una folla da paura.
Orietta a corte. Impressioni?
Una Londra tutta agghindata con fiori bellissimi lungo i viali. I vasi enormi e gli addobbi sui balconi. Pi di cinquantamila turisti americani, tutti di colore. Mai visto cos tanta gente di colore.
Effetto Meghan.
Una principessa da favola. Elegantissima. La loro carrozza  passata vicino a noi. Un viso bellissimo. Le ho regalato un bel mattarello come regalo di nozze, se vuole imparare a fare da mangiare genuino.
Speriamo non lo usi per menare il principe consorte.
Ma no, si vogliono cos bene.
Sei diventata una diva televisiva. Ti si vede ovunque, da Fazio e da Amadeus, prima ancora a MasterChef.
Sono stati Fazio e Costanzo a inventarmi televisiva. Anche Maurizio mi chiama sempre. Pensano tutti che sia burbero. Si sbagliano. Osvaldo mi rimprovera sempre: Conta fino a tre prima di parlare. Ma  il mio carattere. Posso dire una parola che pu sembrare uno sgarbo, ma la mia  solo un'ironia buffa.
Non sarebbe Orietta se contasse fino a tre.
O mi si accetta cos o niente. Io non cambio. Osvaldo mi sgrida anche perch sbaglio sempre i nomi. Si  arrabbiato molto quando ho detto signor Giacchetti a Iacchetti.
E lui, il signor Iacchetti?
Se l' presa. Ma mica l'ho fatto di proposito. A Iacchetti non piace il mio profumo. Si chiama Red Rose, l'ho preso a Los Angeles e piace a tutti, anche a Osvaldo. Iacchetti passava davanti al mio camerino e diceva a voce alta: Chi  che usa questo deodorante di quarta categoria?.
Decisamente meglio con Fabio Volo.
Abbiamo girato un sacco di video insieme. Quest'anno, da inviata, mi  piaciuta la clip di quei due che hanno fatto a piedi con due asinelli da Aulla fino a Gteborg. Anche quella della vitella di razza scappata davanti al macello, che si  rifugiata in un fiume vicino a Reggio.
Amica anche di quel telegenico selvaggio di Mauro Corona.
Ha tirato fuori l'armonica, al Lingotto di Torino, e si  messo a suonare le mie canzoni. Fin che la barca va, Via dei ciclamini. Io gli ho mandato il mio parmigiano delle vacche rosse e una bottiglia del mio Lambrusco.
Seconda a MasterChef, dietro alla Tatangelo. Avrei scommesso sulla tua vittoria.
Il guaio  stato fare i cibi cotti, che nel piatto si espandono. La Tatangelo  stata pi furba di me, ha fatto tante crudit. Per, i miei piatti li mangiavano tutti. Mi hanno fatto i complimenti per il sapore. Ho perso per l'impiattamento, porca miseria.
Ci sei rimasta male?
Non per me, ma per quei centomila euro da dare in beneficenza all'ospedale di Modena, dove avevano bisogno di una camera iperbarica. Ma ci siamo riusciti lo stesso e adesso hanno una sala operatoria ultramoderna.
Ti sei divertita almeno?
S, ma  stato anche faticoso. Voi non lo vedevate, ma abbiamo dovuto dimostrare che sapevamo pulire tutto, dal pesce al pollo al coniglio. Hanno fatto bene a non farlo vedere per via degli animalisti.
Il giudice pi entusiasta?
Cannavacciuolo. I miei piatti emiliani piacevano anche a Barbieri. Bastianich era pi attento all'impiattamento. E comunque mangiavano sempre tutto, non lasciavano niente.
Il tuo look, pi o meno,  sempre lo stesso.
Sono tanti anni che mi trucco da sola, specie gli occhi, e non voglio cambiarmi il viso. Mi piace quello che ho. Ho le mie abitudini, i miei ombretti.
Pi di mezzo secolo fa l'Orietta cantante nasceva come Suor Sorriso, la domenicana belga.
Non volevo cantare le sue canzoni, per non essere etichettata. Mi ricattarono quelli della casa discografica: Se vuoi andare al Disco per l'estate....
Suor Sorriso, quella vera, si suicid vent'anni dopo.
Era caduta in depressione. Sono andata a trovarla a Waterloo, dopo che era diventata una suora laica. Le abbiamo dato un aiuto finanziario per il suo orfanotrofio.
Orietta sa cos' la depressione?
Mai saputo. Ho sempre lavorato tanto. Ho girato il mondo, anche trecento date l'anno. Mai conosciuta la crisi come tanti miei colleghi. Quando  arrivata la moda dei cantautori, andavo a cantare nelle grandi discoteche.
Mezzo secolo fa. 1967. Sanremo. Luigi Tenco scrive prima di uccidersi: Faccio questo come atto di protesta contro un pubblico che manda Io tu e le rose in finale....
Quella lettera era un falso. C'erano anche degli errori di ortografia. Sandro Ciotti mi disse che era una bufala. Me lo confermarono il fratello stesso di Tenco e Gianni Ravera. Il giorno prima, durante le prove, ci eravamo trovati vicini a mangiare, Tenco e io. Disse del mio Io tu e le rose: Molto semplice, un pezzo che prende la gente, fa paura, come si dice nel nostro gergo.
Chi lo scrisse allora quel messaggio d'addio?
Un'invenzione dei discografici. Mi hanno rovinato la vita. Tenco non lo ha mai scritto. Ne sono convinti anche i suoi fan. Mai avuto rimorsi io.
Rovinata perch?
Gli addetti ai lavori, quelli con la puzza sotto il naso, mi hanno sempre snobbata. Ero una cantante fantasma. Dopo la morte di Tenco, mi hanno fatto la guerra, non recensivano pi nemmeno i miei dischi.
La gente non ti ha mai abbandonato.
Loro non capiscono niente di cosa vuole la gente. Alcuni prendevano le bustarelle dalle case discografiche che dettavano legge. Ma io sono qui dopo cinquant'anni e diciotto milioni di dischi. Loro dove stanno?
Ne hai visti mancare di amici e colleghi. Il vuoto pi grande?
Lucio Dalla. Quando gli chiedevo come avesse fatto a dimagrire tanto, mi abbracciava: Oriettona, tu sei bella cos cicciona. E poi Claudio Villa. Un compagno molto divertente nei nostri tour in giro per il mondo. Lo chiamavamo Reuccio.
Tra i non cantanti?
Mike Bongiorno. Mi ha sempre chiamato nei suoi programmi. Una persona onesta e puntuale. Arrivava sempre un quarto d'ora prima.
La pagina nera di Orietta Berti: undici volte a Sanremo, mai una vittoria. Un terzo posto, al massimo.
Per la verit quello vinto dal Volo, tre anni fa, un po' mi appartiene. L'ho visto da casa con la gamba ingessata. La canzone premiata era mia da tre anni. Fui io a consigliare al manager del Volo di prenderla e di farla sentire a Carlo Conti.
I fuoriclasse di oggi?
Mi piace Tiziano Ferro. Quelli usciti dai talent? Tutti uguali. Chiudi gli occhi e non distingui. Sembrano delle Vuitton false. Noi, degli anni Settanta, avevamo tutti una personalit vocale riconoscibile.
La pi grande?
Mina. Impareggiabile. Anche molto fortunata. Gli autori pi bravi erano tutti ai suoi piedi.
Oriettona, non pi tanto cicciona. Due figli grandi. Omar e Otis, lui spesso al seguito della celebre mamma.
S,  una brava persona... (chiede a Osvaldo) Quanti anni ha Otis? Trentasette. Cos tanti? E Omar quanti? Quarantuno. Sei sicuro?
Vergogna Orietta, devi chiedere a Osvaldo gli anni dei tuoi figli...
Mi confondo. Omar sembra pi giovane, perch ha i capelli anche se brizzolati. Otis li ha persi tutti da ragazzo.
Osvaldo l'inseparabile, sempre al tuo fianco.
Abbiamo fatto cinquantun anni di matrimonio il 14 marzo. Sempre insieme notte e giorno, io vagabonda, lui la mia ombra. Ora siamo qua in montagna. Una gita di sei giorni, senza figli. Solo che adesso  troppo alto per la nostra pressione.
Non mi dire, la placida Orietta un'ipertesa?
Mio marito  un iperteso, la mia  bassa ma in montagna sale e allora preferiamo stare in albergo a fare massaggi. Vero Osvaldo?... (Osvaldo conferma) Qui fanno colazioni che sembrano pranzi di nozze. Sembriamo oche all'ingrasso. Io e Osvaldo pilucchiamo qualcosa e ceniamo. Ieri sera ci guardavano male perch abbiamo preso una piccola insalatina e due mele.
Orietta, non ti riconosco.
 che loro consumano, si alzano alle quattro di mattina, fanno i passi di montagna, poi cinque o sei vasche in piscina. Per, appena torno a casa, mi faccio un bel piatto di tagliatelle con il rag.
Adesso ti riconosco. Dimmi, Orietta, che mamma e suocera sei?
Otis  spesso con me. Omar e la sua compagna non li vedo quasi mai. Vivono in paese. Ultimamente mi hanno regalato una borsetta. Ho la mania delle borsette. Ne ho pi di settecento.
Insomma, possiamo dirlo: Orietta e Osvaldo per sempre?
Ci vuole tempo per pensare di separarsi. Il lavoro ci ha sempre protetto. Ha impedito che niente potesse intaccare il nostro rapporto.
Uniti, indissolubili, ma diversi.
Diversissimi. Lui  un Capricorno, chiuso, permaloso, testone. Io una Gemelli, viziata gi da bambina come figlia unica. Una famiglia povera ma che mi ha sempre coccolata. Al contrario di Osvaldo, che  cresciuto solitario.
La tua ombra ha una psiche delicata?
Ha avuto un po' di depressione dopo l'operazione agli occhi. I nervi ottici lacerati. Ma io gliel'ho fatta passare. Ho comprato due biglietti per Los Angeles, ospiti dei nostri amici antiquari gay. Anche adesso, appena ha qualche sintomo, vado subito a comprare il volo per la California.
Qualche suo attacco di gelosia? Tu sempre alle prese con uomini fascinosi.
Mai. Non c'era motivo. Lui  sempre con me.
Qualcuno ha mai allungato le mani viziose su quella rotonda e paciosa caramella dalla voce di usignolo?
Mai nessuno. Tutti ci rispettavano in quanto coppia. Come se ci considerassero una cosa sola, tipo Vianello e la Mondaini per farti capire.
Orietta Berti e l'America.
Non mi piace New York. Amo Los Angeles. Le ville, i viali, il clima. Penso alle nostre citt, le case scarabocchiate, piene di pattume. Siamo il Paese pi bello del mondo e il pi degradato.
Mediti di trasferirti in California?
Sarebbe bello, ma le mie radici sono qua, tra Parma e Reggio Emilia, nel cuore del parmigiano reggiano. Devo solo stare attenta a non rompermi l'altra gamba con tutte le sporcizie che ci sono per strada. E poi, rubano in tutte le case. Viviamo blindati, con i catenacci. Non vado da sola nemmeno al mercato.
A Los Angeles  un'altra cosa, quando non girano i tipi alla Charles Manson.
L non hanno nemmeno le serrature. I ladri sanno che il padrone di casa ti pu sparare e la legge gli d ragione.
Orietta pistolera?
Vorrei credere ai politici, ma sono anni che non voto. Pago il settantatr per cento di tasse. E per cosa? Finanzio dei ladri. Gli italiani si sono dimenticati di Dio. Meno male che c' questo papa...
Se la passa male Orietta?
Sono costretta a lavorare alla mia et. Dopo cinquant'anni di contributi, prendo la pensione minima, ottocento euro.
Ha fatto scalpore quella tua frase su Di Maio: Talmente bello da non sembrare credibile.
Era un mio timore. Lui  un bellissimo ragazzo, quasi come Paul Newman. Mi piace la sua onest, che si prende duemilacinquecento euro di stipendio e il resto lo mette in un salvadanaio.
Paul Newman ti perdoner, forse, da lass. Simpatizzi ancora per i grillini?
Sono amica di Beppe Grillo. Abbiamo fatto tante feste insieme sul palco. Sono stata una stacanovista delle feste dell'Unit, ma non mi sono mai interessata di politica. La mia famiglia votava comunista ai tempi di Berlinguer. Al mio paese c'era piazza Lenin. Quando ho detto che avrei votato Grillo, il Pd voleva cacciarmi dalla Rai.
Non si parla mai di sesso con Orietta, donna per altro solare e gaudente. Perch?
Considero il sesso una conseguenza della vita. Non  mai stato importante per me. O un traguardo. Contano di pi l'affetto e la comprensione nello stare insieme.
Le tue leggendarie collezioni. Invidio molto i tuoi carillon di Frank Sinatra.
Me li manda un mio ammiratore americano. Anche di Elvis Presley, pezzi unici di porcellana. Mi manda anche i carillon di Via col vento, il mio film preferito.
Li hai pi portati i fiori alla tomba di Marilyn, il giorno del vostro compleanno?
Siamo nati lo stesso giorno, il primo giugno, tu, io e lei. Donna non perfetta, ma sensuale come nessuna. L'ultima volta le ho portato delle rose lilla. Quando non posso io, gliele porta un mio amico.
Insomma, Orietta, la vita ti sorride.
Tutto procede bene, a parte la pressione di Osvaldo.
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Marina Ripa di Meana, o lo scandalo.
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Il fatto  che le belle donne restano tali anche quando finiscono nella macina del tempo. La bellezza diventa altro. Luce e sfrontatezza. Grandi donne, grandi madri, con qualche lampo malandrino di oscenit infantile che le fa ancora pi belle. Una bambinetta che non fa la ruggine, nella versione minimalista del marito Carlo che non ha mai smesso un secondo di adorarla.
Agosto 2015.  il tempo delle bombe e dei corpi smembrati. Un camion esplode nel mercato di Baghdad. Marina cerca riparo dalla calura. Nella sua casa romana, oggetti, foto, tele e volumi, tracce di una vita che pi eccentrica non si pu. In disordine di apparizione: Andrea, il figlio adottivo, Cotoletta, Mango, Moka e Riso Risotto, i quattro scodinzolanti carlini, e poi lei, Marina, in fondo alla marea canina, tutti in partenza per Cortina. Eravamo in giardino a lavarli, un'impresa mica da poco. Bicolori le ballerine ai piedi e il foulard in vita, nero a pois bianchi. Technicolor tutto il resto. I capelli color rame, gli occhi che brillano, la risata contagiosa. Marina Ripa di Meana. La donna che per pi di mezzo secolo ha terremotato uomini, cose, telecamere e salotti. La pi bella del mondo, nella versione di Gianni Agnelli.
L'ultima volta ci siamo incrociati in una puntata della Fattoria. Tu in non so quale tropico a litigare furiosamente con Fabrizio Corona. Rissa da copione?
Macch! Litigio assolutamente verace. Ho calcato la mano, inventandomi di stare male. Mi fumavano addosso, non lo sopportavo. E pativo il clima. Uno dei ricordi peggiori della mia vita.
Chi te l'ha fatto fare?
Sai, in certi chiari di luna, quando ti offrono tanti soldini non ci puoi sputare sopra. Un'esperienza orribile, una discesa negli inferi per vil denaro.
Dimmi di Andrea.
 il nostro factotum, la nostra fortuna. L'abbiamo preso che aveva venticinque anni, ora ne ha cinquantuno. Una persona angelicata, non toccato dalla vita. Tre anni fa abbiamo pensato, Carlo e io, di adottarlo, pur avendo lui una regolare famiglia.
A pochi passi dallo studio dell'uomo a cui tiravi le torte in faccia.
Maurizio Costanzo? Ora siamo amicissimi. Ogni tanto passo a trovarlo. Non molla mai.  fantastico.
Tua figlia Lucrezia di questi tempi a teatro nella parte di Misia, la musa parigina.
Gliel'ho regalato io il libro. Cercava un personaggio femminile con cui confrontarsi. Mi sono rallegrata di vedere in questa figlia il fuoco del teatro. La voglia di uscire fuori dalle brutture dei tempi.
Forti analogie tra Misia, femme fatale e allevatrice di talenti, e Marina Ripa di Meana.
Avevo il privilegio di averli a casa mia tutte le sere, da Pasolini a Moravia, Parise e Bertolucci. Non erano Proust o Picasso, ma era il meglio della Roma di quegli anni.
Una Roma sparita.
Una sera decidiamo di andare tutti in discoteca al Number One. Io al volante della mia Cinquecento con Vittorio Gassman e lui che mi fa: La discoteca  roba da ignoranti, andiamo a casa da me... Devi istruirti, leggere i classici.
Con quel suo tono sprezzante, come solo lui...
Ci stava provando, naturalmente.
E tu?
Arrivati a piazza del Popolo gli rifilo un calcione: Io voglio andare in discoteca. Scendi un po', vaffanculo!. Lo raccontavo l'altra sera a Lucrezia: Ti rendi conto? Avevo uno come Vittorio ai miei piedi e non me ne rendevo conto.
Un gigante, in ogni senso possibile.
Il meglio fico del mondo. Chi pi bello di lui? Un carisma pazzesco e io che lo prendevo a calci... Non solo lui.
Chi altri?
Alberto Sordi. Anche lui era di casa. Mi voleva gratis nel suo film Il tassinaro. Lo mandai a cagare. Si offese. Mi tolse il saluto.
Le notti a Cortina.
All'epoca stavo con Franco Angeli, il pittore. C'era anche Carmelo Bene con il suo harem. Ricordo la sua donna, Lydia Mancinelli, che veniva a piangere da me, ne faceva una tragedia, di questo fatto che lui si accoppiava con tutte. Mi verr il cancro dalla disperazione si lamentava.
Una compagnia di squilibrati...
Vittorio Gassman che da una parte recitava Shakespeare e Carmelo dall'altra con Garcia Lorca. Io che m'annoiavo da matti e pensavo: quanto se la menano questi due. Sai, eravamo ragazze... Una volta Carmelo Bene sfid a duello il principe Ruspoli per una lite a cena.
Gli capitava spesso di sfidare a duello la gente, sperando che l'altro non raccogliesse.
E invece il principe raccolse. Intervenni, mediai, pregai tutta la notte, alla fine il duello non ci fu...
Ti ha insidiato anche Carmelo?
Non pi di tanto. Ero talmente innamorata di Angeli all'epoca, da risultare inavvicinabile. Non c'era spazio per altri in quel periodo... Una storia d'amore e morte. L'unica della mia vita. Sono scesa negli abissi per trovargli la droga.
Vero che ti sei anche prostituita per lui?
Non mi rendevo conto. Oggi so di aver sfiorato la morte. Una volta mi ha quasi strangolata, per un mese non parlai pi. Un'altra volta mi ha buttata gi da un burrone. Ce le davamo di brutto. Una volta gli sfondai il vetro della Maserati con un portacenere.
Trascinata nelle sue storie di droga?
Non pi di tanto. Qualche tiratina occasionale. Ne sono uscita dopo nove anni per salvarmi la pelle. Lui  morto a cinquant'anni, strafatto.
Tu ti salvi sempre.
Mi salvo perch sono molto centrata su me stessa. Anche quando litigavo di brutto con Lucrezia e stavo male, tra mia figlia e me sceglievo Marina.
Avete goduto da pazzi con Franco Angeli.
Emozioni pazzesche. Non vorrei mai per le mie nipotine una vita cos. Ma poi, mi chiedo, che vita avranno?... Erano tempi cos. La sera si stava abitualmente a cena con Pasolini e Laura Betti. Chi potrebbe essere un Pasolini di oggi?
Vedo qui la foto del tuo matrimonio con Carlo. Tu, Moravia e Parise.
I miei testimoni di nozze. Craxi e Giolitti quelli di mio marito. Parise ho dovuto convincerlo, non voleva saperne. Detestava la politica e soprattutto detestava Craxi.
Ho incontrato ieri il tuo ex genero Giovanni Malag, pi che mai nel cerchio magico del potere.
All'inizio ero molto contraria. Reagii esagerata alla loro storia. Lucrezia arriv giovanissima incinta da me con questo che aveva avuto gi una moglie, scappata da lui. Mi sembrava il classico pariolino viziato.
E invece?
Mi sbagliavo.  un uomo perbene, serio, un gran lavoratore. Siamo molto diversi, ma ci vogliamo bene, lui e io, c' stima reciproca. Con Lucrezia hanno mantenuto un rapporto fantastico.
Non ha funzionato.
Lucrezia  figlia mia, non poteva andar bene per Giovanni, non era la sua partita... Un padre eccezionale. Le due gemelle gli sono molto devote. Sta dimostrando anche di saper maneggiare la parte pubblica. Veramente chapeau.
 intimamente convinto di dare le Olimpiadi a Roma.
Stendiamo un velo su questo. Me lo auguro per lui ma non per Roma. La Grecia ha cominciato a fallire dopo le Olimpiadi.
Il figlio di Gassman, Alessandro, suggerisce via tweet di scopare le strade di Roma.
Aderisco totalmente. Andr di sera a scopare per terra, di giorno fa troppo caldo.
Sta somigliando sempre di pi al padre.
Lasciamo perdere... Sta diventando molto bravo, ma lui  tutto spiccicato alla madre, Juliette Mayniel.
Irriconoscibile Gassman negli anni della depressione.
L'ho frequentato fino all'ultimo. Alternava stati di euforia al buio totale.
Bello Vittorio, bellissima tu.
Una rivista americana mi mise tra le pi belle del mondo, insieme a Liz Taylor e a Jacqueline Kennedy. Tra le italiane, ricordo Silvana Mangano... Ma io non mi ci sono mai sentita bella.
Anche Lucrezia  molto bella.
L'ho fabbricata io col pensiero.  uscita come la desideravo. La volevo proprio cos. Non nel carattere, che  un inferno.
Neanche tu scherzi.
Ma adesso va tutto per il meglio. Merito anche di una pillola micidiale che mi tranquillizza. Mamma, ma non te la potevano dare prima 'sta pillola? mi dice Lucrezia. Devi sapere che da dodici anni combatto con una malattia che non  proprio la varicella (ride).
Il senso del tragico proprio non  di casa da te.
C'aggio a fa'? Non ho mai amato la tragedia.
Prima della pillola, che madre eri?
Mai avuto la vocazione della madre. Detesto i pupi. Sono come Erode, non ci so fare. Quando mi capitano in treno, cambio subito di posto. Trovo spaventose le trasmissioni con i bambini.
Povera Lucrezia.
L'ho avuta giovanissima, tra grandi difficolt. Le ho sempre trovato bambinaie bravissime, le migliori. Io le facevo da padre. Il suo era inesistente.
Il duca Alessandro Lante della Rovere.
Un uomo molto sofferente e poco raccomandabile. Quando beveva diventava violento. Lucrezia, per sua fortuna, quella parte l non l'ha vista. Era in culla.
Sei stata una Don Giovanni in gonnella?
Non me ne sono resa conto. Ogni tanto incontro persone che dicono di aver avuto una storia con me, ma io non me lo ricordo. L'ultimo? Umberto Silva a cena da Giuliano Ferrara. In confronto alle ragazze di oggi, io ero una verginella.
Un giorno arriva il cancro.
Non sono ancora oltre. Faccio controlli. Cosette che ogni tanto spuntano.  ormai quasi una malattia cronica. Gli anni che passano in questo caso sono un vantaggio, il rischio si attenua (ride).
Influisce sul tuo umore?
Prima dei controlli sto come una pazza, angosciata, dormo male la notte. Quando l'ho saputo  stato duro, una sensazione di soffocamento, poi ti abitui a tutto. Oggi ci convivo. Cerco di fare una vita sana. Cammino, faccio palestra.
A vederti, proprio non si riesce a pensare...
Me lo dicono tutti, anche Carlo. Meglio cos, ma le analisi non sono proprio adamantine.
Tuo marito Carlo, un elegante signore di ottantasei anni. Importante avere uno come lui al fianco?
Mio marito  stato importante in generale. La vita non  solo fuochi d'artificio. Con lui ho scoperto le battaglie per il sociale, per gli animali, per Roma, sempre in modo creativo, non noioso.
Pensi a Franco Angeli e a Carlo Ripa di Meana: due opposti, la stessa Marina?
Sono una la conseguenza dell'altra. Una si vedeva bruciare e si  aggrappata all'ancora.
Cosa vi tiene insieme oggi?
L'amore per il bello. Una vita all'insegna non del lusso, ma dell'eleganza. Con tutta questa volgarit e chipperia in giro. Ci tiene insieme l'amore per gli animali e per la nostra citt.
Litigate spettacolari?
Prima. Adesso c' 'sta pillola. Una cosa  certa: se me ne andr prima io, lui mi verr dietro.
La Marina pubblica?
Mi hanno chiesto di fare la tramontana in uno spettacolo teatrale su Roma. Arriva e devasta tutto. Sarebbe sublime.
Perfetta per te.
Il mio guaio non  invecchiare ma sentirmi sempre giovane. Quando sto con mia nipote Vittoria, mi sento una sua coetanea. C' del patetico in questo, anche se io non bamboleggio.
Tuo marito s' innamorato di questa Marina.
Mi vede come una bambina da proteggere. Si dice incantato dalla mia intelligenza. Certe volte mi irrita. Se gli dico che non mi sento bene, non mi crede. Ho subito quattro operazioni, tre ai polmoni. Vivo con un rene solo.
Non ti ho chiesto nulla di Bettino Craxi.
Ne ho parlato sempre talmente tanto.
Lo racconti come un sultano.
Le donne gli piacevano. Anche la moglie di Bettino si lamentava molto con me... Rimpiango uno della sua statura.
Da Craxi a Renzi.
Orrore. Ci si sporca solo a nominarlo. Un ragazzotto che parla a ruota libera. Bettino me lo sogno spesso. Hanno detto di tutto, ma faceva una vita molto spartana, aveva uno stile, era attento a chi frequentava e, se rubava, lo faceva per il partito.
Passando per Berlusconi.
Poverino. Si  comportato bene quando  andato dai suoi vecchietti. Persona buona, simpatica. Ha sempre avuto altre donne, sappiamo di Francesca Dellera, ma  stata l'uscita pubblica della moglie a farlo precipitare, insieme alla morte della madre.
Da tanto passato a questo presente.
Non sono una nostalgica. Il mio presente? Lo sopporto sapendo che qualit non ce n'. Una volta i salotti erano sfide a colpi di genio, oggi solo potere, convenienza e cazzeggio.
E quindi?
Si fa una piccola vita con i pochi amici. L'altra sera, una cenetta in terrazza da Mara Venier. Ci vediamo spesso con Giampiero Mughini, mio amico fraterno, e la sua compagna. Giorgio dell'Arti, Giuliano Ferrara...
(2 marzo 2018. Dormire aspettando di morire. Se n' andata cos Marina Ripa di Meana, nella sua casa tra i suoi affetti, con assoluta dignit, grazie alla sedazione profonda terminale. Prima di andarsene lascia un breve videomessaggio. Una lettera per gli italiani. Dopo Natale le mie condizioni sono peggiorate, il respiro, la parola, il mangiare, tutto mi procura un dolore insopportabile... Il tumore si  impossessato del mio corpo, non della mia testa. Il momento della fine  arrivato. Pensavo al suicidio assistito in Svizzera ma ora so che per liberarsi per sempre dal male puoi restare a casa tua o in ospedale, puoi scegliere di tornare alla terra senza inutili, ulteriori sofferenze. Fallo sapere, fatelo sapere le sue ultime parole. Appena due mesi dopo, come lei aveva previsto, il marito Carlo l'ha seguita.)
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Francesca Dellera, o il mistero.
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Al telefono da non si sa dove, n perch, ma solo quando. Gennaio 2009. Il mondo disconosce i suoi miti e a Trento hanno multato la slitta di Babbo Natale per intralcio al traffico, ma la parola pi cliccata sul web  sempre la stessa: sex, sexo, sexe, sesso. Ronaldo il Fenomeno non ha bisogno di cliccare, si lascia fotografare a Rio con tre viados. Negli ultimi trentacinque anni, a partire dal 1974, sono scomparse 23.830 persone in Italia (9802 i minori).
Quella di Francesca Dellera non si pu definire una sparizione, ma una sottrazione certo s. La bambola di carne preferita di Tinto Brass, Marco Ferreri e milioni d'italiani, di cui uno almeno molto celebre e molto ridente, si toglie dalla scena pubblica dopo cinque film e quattro miniserie televisive, quando la sua storia d'attrice sembrava dovesse decollare verso una morbida direzione.  stata invece una torbida diserzione.
Donna che, a un certo punto della sua vita, decide di fare di s, alla Gozzano, un mistero senza fine bello. Giocare a nascondino col mondo. Oggi, Francesca pu essere solo indovinata. Parigi, Londra, Bahia, Calcutta, la porta accanto? Ti voglio aiutare, sono in Europa ammette, donna generosa. A giudicare dalla dispettosa caducit della linea, la diresti che sta attraversando la Manica a bordo di una carrozza ottocentesca, il celebre dcollet che salta agli occhi di chiunque abbia occhi. Come devo immaginarla? Jessica Rabbit o Nan? In piedi, che si spazzola i capelli allo specchio o seduta che si strucca i celebri occhioni maliardi?
In viaggio per chiss dove.
Mi spiace deluderti. Sono banalmente seduta su un divano, mentre parlo al telefono con te.
La postura di una donna, parte tutto da l. Deve averlo detto Lina Sotis o la contessa Garavaglia. Da dove iniziamo?
Da Parigi. Sono stata invitata nei giorni scorsi al Festival du cinma italien per una retrospettiva di Marco Ferreri, madrina Laura Morante... Una cosa molto bella.
I francesi hanno una passione per Ferreri ma anche per la Dellera, che era la sua musa.
Una passione ricambiata. Mi  capitato spesso d'innamorarmi a Parigi dei francesi.
Il pensiero dominante oggi di Francesca Dellera.
Sono una donna inquieta, attraversata da tanti pensieri. Un fatto congenito, purtroppo.
La donna  instabile oltre che mobile.
Diceva Marco Ferreri: Per te, Francesca, il problema non  ottenere le cose, ma volerle dopo averle ottenute.
Nella parte di Nan, l'eroina di Zola, hai conosciuto il lusso, i piaceri e l'autodistruzione.
Come Nan sono sempre stata attratta dall'autodistruzione, ma alla fine ho sempre scelto la vita.
Di te Ferreri ha anche detto: La pi bella pelle del cinema italiano.
Il nostro fu il feeling immediato tra due anarchici. Ferreri era un uomo libero, un cosmopolita come me. Trovo che il difetto di alcuni registi italiani sia quello di starsene chiusi nei loro confini. Di non cercare nuove sfide.
La carne trionf a Cannes. Tu, una donna tutta da mangiare e da venerare.
Marco Ferreri scrisse quel film su di me. Veniva a casa mia con la sceneggiatrice per prendere l'ispirazione. Questa parte la puoi fare solo tu mi diceva. Chiam Francesca la protagonista.
Una mattina Francesca si sveglia, inforca gli occhiali e vede il suo compagno, Sergio Castellitto, per quello che : un uomo brutto e insignificante.
 quello che capita a volte nella vita: idealizzare un uomo, poi, una mattina, svegliarsi e non riconoscerlo pi. Nel film guardo Castellitto e gli dico: E pensare che ho sempre avuto uomini bellissimi.
Tratto anche questo dalla vita?
Mio padre era un uomo bello, molto riservato. Forse ho sempre cercato qualcuno che me lo ricordasse.
La Francesca del film ha un rapporto tattile, quasi erotico con i soldi.
Nel film, come nella vita, per me i soldi rappresentano la libert. Mi sento soffocare solo all'idea di dipendere da un uomo.
Un bel giorno, all'apice del successo, scompari. Diventi una virtuosa nella tecnica della sottrazione. Che accade?
 una domanda che mi fanno spesso e io non ho mai risposto. La verit  che una vicenda privata ha inciso in modo devastante sulla mia carriera. Ho subito senza reagire, come avrei dovuto e potuto, sperando che con il tempo tutto si sarebbe risolto. Cos non  stato. Di pi non posso dire.
Ci torni spesso in Italia?
Amo molto l'Italia e torno spesso. Ma non mi ci ritrovo in questa smania di apparire, in questo presenzialismo disperato. Ci si mostra per essere, ma non si  nulla. Diceva Bukowski: Lo stile  importante. Tanta gente urla le sue verit, ma senza stile.
Tu come Carla Bruni e Monica Bellucci, italiane celebri a Parigi.
Ho sofferto molto sulla mia pelle i pregiudizi degli altri, e oggi provo fastidio quando criticano Carla Bruni solo perch ha seguito il suo desiderio e raggiunto il suo obiettivo.
Per come ti ha tramandata il cinema, da Tinto Brass a Marco Ferreri, sei il prototipo dell'amore cannibalesco, della donna da mangiare ancora prima che possedere.
Detesto essere posseduta perch non mi piace possedere. Mi  capitato spesso di fuggire da uomini possessivi, pagando anche prezzi molto alti.
Hai sfiorato Federico Fellini, altro devoto cultore di Madonne mediterranee, generose e carnali.
Dovevo essere la fata del suo Pinocchio. C'incontrammo a cena da Patroni Griffi, io arrivavo, lui andava via. Torn indietro e volle conoscermi.
Tinto Brass ti ha definita un animale pigro di talento... perfettamente innocente e perfettamente perversa.
Mi riconosco in pieno. Tinto, un altro libertario. Pu piacere o meno, ma non si  mai fatto ingabbiare.
Il tuo debutto da attrice in Capriccio.
Non avevo neanche vent'anni. Era appena uscito La chiave, un grande successo, e chiunque voleva la parte da protagonista del nuovo film. Fui individuata in una discoteca e convocata per il provino. Da anarcoide presi la cosa sottogamba, restai a dormire. Mi richiamarono. Andai svogliata.
Sottoposta a un provino tipicamente alla Brass?
Tinto  intelligente. Cap subito che da me certe cose non poteva ottenerle. Aspett due mesi prima di avere la mia risposta. Le cose io non le ho mai cercate. Quando mi andava, mi lasciavo coinvolgere.
Sul set della Romana con Gina Lollobrigida.
L'ho molto sofferta la sua ostilit. Ero giovanissima e ingenua. Ho trovato accanto a me una persona molto competitiva, per niente umana, n generosa. Mi chiedo ancora oggi perch accett di fare quel ruolo di madre, quando era chiaro che lei voleva fare ancora la figlia.
Lo scontro tra la diva e la sua erede, da leccarsi i baffi.
C'era una scena in cui lei, da madre, doveva menarmi. Mi diede schiaffi veri, mi fece molto male. Uso il metodo della verit si giustific. In un'altra scena doveva tirarmi delle forbici addosso. Patroni Griffi la ferm. Aveva capito tutto. Gettale contro il muro, se no l'ammazzi.
And meglio con Jeanne Moreau?
Ci siamo trovate sul set della Contessa di Castiglione. Una donna grandiosa, per niente competitiva. Siamo diventate amiche. Mi ha regalato un libro su Marilyn con una dedica. Gliela ricordavo per la fragilit e il sorriso infantile.
Amiche sparse nel mondo?
Ho sofferto l'invidia di alcune donne. Eppure sono sempre stata leale, non ruberei mai un uomo a un'amica. Alcune donne sono inutilmente competitive e sono stata bersaglio di troppa cattiveria. Diceva Flaiano: Si perdona tutto tranne il successo.
Perseguitata dai corteggiatori?
Molte donne vivono per questo, non  il mio caso... Anzi, m'infastidisco.  molto difficile che mi piaccia qualcuno. Voglio essere corteggiata solo da chi m'interessa veramente. Devo dire che non illudo. Sono fin troppo rude nello scoraggiare...
Donna difficile, incostante, volubile.
Una donna sempre in fuga. Coltivo la precariet della vita. Non mi attacco mai a nessuno. Mi piacciono gli uomini non banali, ma ce ne sono pochi nel pianeta.
Uno di questi transita oggi dalle tue parti?
Sto da circa un anno con un uomo sexy, crazy and cool. Il nome non te lo dico. Ti dico solo che  europeo.
Un formidabile indizio. Affinit elettive?
Non potrei mai stare con un manichino griffato e impostato, tantomeno con un palestrato senza cervello. Ci sono tanti uomini avvenenti ma sgradevoli. Basta seguire certi programmi in tiv.
Tu, una delle poche, con la Loren, la Cardinale e la Sandrelli, a essere intervistata da Alberto Moravia.
Certi incontri nella vita capitano troppo presto. Da ragazzina non mi rendevo conto che si trattava di un uomo speciale. Mi annoiavo. Oggi, di quella esperienza farei tesoro.
Il mondo cambia in fretta.
Sono molto felice per Barack Obama. La sua  una vittoria epocale. La prova che c' una giustizia al mondo. Bush  stato una catastrofe per l'umanit. Obama  una persona eccezionale.
Nomi del cinema d'oggi?
Tanti. Mi piace molto Emanuele Crialese. Ho amato Le conseguenze dell'amore di Paolo Sorrentino. Toni Servillo  il pi grande attore italiano. Apprezzo Francesca Archibugi e Kim Rossi Stuart anche come regista. Un ipersensibile come me.
Puoi dire di averci capito qualcosa di questa faccenda che  lo stare al mondo?
Solo due cose meritano interesse: eros e thanatos, l'inizio e la fine. Viviamo tutti come se fossimo eterni, esorcizziamo la morte. Io la guardo in faccia da sempre.
Che cosa non ti perdoni?
Non mi perdono niente. Voglio imparare a essere pi indulgente con me stessa.
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Rosalinda Celentano, o il tormento.
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A proposito di donne fragili e ferite dalla nascita. Novembre 2011. Tutto precipita. Berlusconi rassegna le dimissioni nelle mani di Giorgio Napolitano, il suo amico Gheddafi  stato appena trucidato e un asteroide ci sfiora, passando tra la luna e la terra. Il terremoto uccide mille persone in Turchia. Ne restano sette miliardi. Una di loro ha il cranio rasato e, dentro al cranio, una tempesta di cose.
La situazione politica non  buona... La canzone di Adriano mi sta conficcata come un ago nel cranio mentre vado all'appuntamento con la figlia. Questa volta la barboncina si chiama Vita e ha otto anni. Rosalinda si presenta con lei in braccio. L'unica vita che sa tenere tra le mani. Il suo cranio rasato  quello di certe eretiche da cineteca. Non ha bisogno di un inquisitore che la condanni al rogo, Rosalinda il suo rogo se lo apparecchia da s, tutti i giorni. La ragazza brucia a vista. La cicatrice sulla guancia destra parla di lei pi delle sue parole e quasi quanto il suo occhio che  azzurro e selvatico. Scappa da tutte le parti, Rosalinda dal lungo collo, come scappano le sue parole. Le mangia, le divora. Scappare  il suo modo di difendersi, nascondersi. Irriconoscibile anche a se stessa. E pensare che Rosalinda, nell'etimo tedesco, vuol dire scudo che d la gloria. Allegra e sinistra allo stesso tempo, dalle sue parti inferno e paradiso sono una porta girevole, la vita insostenibile ma anche degna di essere vissuta.
Conversazione surreale. Parliamo tra i fischi, i clacson e le bombe. Roma in assetto di guerra, per disperdere acusticamente i miliardi di storni che l'hanno invasa di questi tempi.  di passaggio Rosalinda, in tourne per l'Italia con una versione teatrale di Dr. Jekyll & Mr. Hyde, un musical di Giancarlo Sepe che riesuma le grandiose gemelle Kessler. Rosalinda in scena  una vittima di Hyde. Come dire, una vittima di se stessa.
La situazione politica non  buona...
Io sono apolitica, per me tutta la politica  feccia, a partire dalla Chiesa. Non credo in Ges. Vengo da una famiglia cattolica, ma il dubbio su Dio mi rester tutta la vita. Preferisco cos, non fermarmi mai, cercare Dio ovunque. Voglio vederlo negli occhi delle persone, in un dipinto.
Il dubbio  vitale, ma alla lunga logora.
A parte l'amore, quello che mi sposta  la musica. Quando dipingo, guardo un uomo o una donna ho sempre una colonna sonora in testa. Una volta non avevo pi posto per i cd, ho staccato le prese e li ho messi nel frigo. Mia sorella Rosita un giorno mi ha detto: Capisco che tu ti nutri di queste cose, ma cos muori. Sono una pazza, se non mi brucio, non mi contento.
A furia di bruciarsi, ci si brucia.
Muoio? E allora? Muoio avendo vissuto all'ultimo. Detesto le vie di mezzo.
Donna parossistica.
Sono piena di patologie. Devono risorgere Jung e Freud. O parlo con loro in persona o non ne esco. Mi sono calmata da quando c' lei, Vita...
Dimmi di Vita.
L'ho partorita io, mi  uscita dall'utero, sono ospite a casa sua.
In che senso?
Prima di lei, ho sempre vissuto negli alberghi, a casa di amici, sotto i ponti. Ora vivo per lei, mi sgretolo per lei. Ho un istinto materno molto forte, anche se lo nascondo.
Provvedi anche alla sua sessualit?
Mi manca solo questa nomea, di leggere che Rosalinda se la fa con i cani o con le rane.
Intendevo: le trovi tu il compagno barboncino?
L'ho dovuta sterilizzare per via di un tumore.
L'identit sessuale. Eccoci nel cuore del tema.
Volevo nascere senza sesso gi da piccola. Amando le donne e degli uomini amando solo il cervello, non il pisello che considero un accessorio, perch dobbiamo chiuderci in un'identit sessuale, mi chiedo? Quello s, quello no, omosessuale, bisessuale. Parole vuote. Odio i gay pride, come tutte le ostentazioni. Per me esiste solo l'amore. Posso baciare chiunque, una donna o un uomo, se m'innamoro.
Vale anche per la rana.
Certo. Per me contronatura  non amare. Il giorno che non riuscir pi ad amare, allora s che mi dovete sbattere sui giornali come un mostro.
Invece ci sei finita questi giorni perch baci in bocca un'amica.
Ecco la mostruosit. Io e Simona Borioni ci amiamo da vent'anni, ma non siamo fidanzate per il momento, lei ha un compagno, un figlio. Mi andava di baciarla sulle labbra, e allora? Subito i titoli sui giornali, ecco il lesbicone! Sai perch oggi ho fatto la smentita?
Che cos'hai smentito?
Simona mi ha dato dell'orrenda per questo, ma io l'ho fatta per Samuele, il figlio di dieci anni che ho cresciuto. Lui va a scuola e non  giusto che escano certe cose.
Te ne appioppano di storie. Monica Bellucci in passato.
Che io ho amato e amo, ma non vuol dire essere fidanzate. Cos  con Simona per il momento. Se e quando lo sar, non  che convoco i giornali, ma certo non lo negher.
Si  parlato anche di Asia Argento.
Con lei limoniamo.
Limonate?
Lei mi mette la lingua in bocca, la gente passa e ci guarda schifata, ma io non mi ritraggo,  sangue del mio sangue. Si spaventa di queste cose chi ha paura dell'amore. Chi vede I segreti di Brokeback Mountain e pensa sia un film di cowboy froci.
E invece?
Invece  un bellissimo film d'amore come Romeo e Giulietta.
Hai lavorato con Heath Ledger.
E l'ho amato. Eravamo molto simili, due solitari. Ci scambiavamo i libri di poesie. Lui era una persona meravigliosa con un'anima cicciona.
Quando dici amato cosa intendi?
Io nella mia vita ho amato veramente, nel senso anche fisico, una donna e un uomo che se n' andato di tumore e non so se mai questa cosa la superer.
Questa storia della lapide sulla vagina...
Sono sessualmente generosa sull'altro, non su di me. Io ti tocco, ti faccio vedere il paradiso, ma a me non osate toccarmi. Nemmeno io mi tocco mai. Forse perch, a livello inconscio, sento di non meritarlo.
Mi stai dicendo...
Ti sto dicendo, voglio dirlo, che a quarantatr anni sono ancora vergine. Sono vergine, ma sono pi cortigiana di tante altre che fanno sesso con uomini e donne.
Sei una dissoluta di testa.
Assolutamente. La verginit  un dettaglio. E poi, tre anni fa mi hanno anche tolto l'utero. Vivendo da asessuata, s'era ammalato.
Un tumore?
L'ho preso in tempo. Hai chiuso un Ferrari per quarant'anni in garage a doppia mandata mi hanno detto i medici.
Hai censurato il tuo corpo.
A quarantatr anni ci sto lavorando, sto provando a farmi toccare. Cerco di guardare uomini e donne con occhio pi adulto, pi fisico.  come se avessi un'anima imprigionata in un corpo troppo piccolo. Io sono anoressica di testa e di corpo, ma l'anima  grassa, non ci sta, dove la metto?
Dove la metti?
Sono una visionaria. Mi piace tuffarmi nel mare e andare in fondo a cercare il corallo.
Il tuo mare?
 la mamma. Che per non conosco. L'ho vissuta pochissimo mia madre. E mi mancher sempre, anche se posso ritrovarla negli occhi di una donna.
Un rapporto mancato?
Se la sono presa quando ho detto che gli artisti non devono fare figli. Mi ha insultato anche Rosita, mia sorella che io amo anche se siamo molto diverse. Sai, ritrovarsi come padre Adriano Celentano e poi, non solo, Claudia Mori come madre. Due bombe. Per me pap e mamma restano un mistero. Me ne sono andata via a diciotto anni non perch li odiassi, ma loro erano troppo giovani per avere tre figli e gli artisti sono troppo presi da se stessi.
Senza riesumare Freud, cerchi tua madre nelle donne che incontri?
Mia madre era molto autoritaria. Donna di una bellezza rara. Io sono un'esteta malata, me la batto con Oscar Wilde e questa madre cos bella e cos lontana... Mia madre  la mia sposa mancata.
Figlia difficile.
Ero la ribelle di casa che vive con i barboni, si veste di stracci, che forse va con le donne o forse  asessuata.
Destabilizzante.
Hanno imparato ad accettare la mia ipersensibilit. Da tre anni abbiamo un rapporto migliore. Per anni  stato solo formale.
Nelle donne ami la madre mancata?
Amo le donne, ma non mi piacciono fisicamente. Magari mi piacessero, avrei avuto una vita sessuale normale. Ne ho conosciute di belle e intelligenti che volevano avere una vita con me. Ho anche tentato. Basta, mi tuffo, dormo con loro, mi sono detta. Ma cercavo sempre una cosa materna, non sessuale.
Qualcosa ti d pace?
Quando scrivo le mie lettere con la ceralacca. Sono una donna antica, schifosamente romantica e pazienza se devo morire alcolizzata o per amore. Ci sono molti pi morti fuori tra quelli che camminano. Sai cosa tengo nel portafoglio?
Voglio saperlo.
Le foto di Aldina, Alda Merini, la mia madre putativa, e di Amy Winehouse. Ho sofferto come una pazza quando  mancata. Mi sono chiusa in casa tre giorni e tre notti, mi sono presa non so quante bottiglie di vodka e ho fatto i miei miscugli. Non mi drogo io, mai fumato una canna, mai tirato coca, prendo solo barbiturici per dormire, per staccare. Sono sempre accesa anche di notte.
Solo farmaci?
Ogni tanto ripiombo in questo problema alcolico orrendo. Se ho un'emozione troppo forte, una felicit, un amore, un dolore che non reggo, allora comincio a digiunare, a bere e a prendere qualsiasi cosa.
Amy, una sorella elettiva.
Ho pensato a uno scambio di ruoli. Invece di prendere me, hanno preso lei. Ho una connessione speciale con certe persone, quelle che si sono tolte la vita. Per me la morte  incastonata nella vita, sono la stessa cosa.
Donne che cercano la morte, da Virginia Woolf a Amy Winehouse.
Ero in un periodo mio brutto, quando  successo... M'era presa molto male con l'alcol. Questa cosa non l'ho mai detta, ma la voglio dire perch spero possa aiutare persone che non ce la fanno. Lo scorso agosto mi sono chiusa per cinque settimane in una comunit vicino Mestre, dove il pi innocuo era uno che si faceva di crack, si fumava anche i tavolini.
Chi sa starti vicino in questi casi?
Simona. Lei  intelligente, sensibile,  mamma soprattutto. L'unica donna che mi ha saputo rispettare anche nel corpo. Non sappiamo se sfocer mai in qualcos'altro, ma  un grande amore il nostro. Lei  riuscita ad arginare la mia follia. Mi supplica: Fammi dormire ogni tanto.
Fai penare chi ti vuole bene.
Rosita mi dice: Basta, non posso vivere con questa morte annunciata. Sono andata in comunit anche per lei, per tutti quelli che amo. Ero cadaverica, uno scheletro. O mi sparo subito o basta con questo lento suicidio, ho pensato. Sono un'ex autolesiva, mi tagliavo, mi sono massacrata in tutti i modi.
Quella cicatrice sulla guancia.
Mi hanno messo quarantacinque punti. Mi sono aperta la guancia con un bisturi che ho fregato all'ospedale, mentre mi cucivano altre robe. Sono anni che sto sul filo. Poi, nel 2003 incontro la vodka e ho cominciato a mischiare. Sono uscita da un coma...
Un coma etilico?
Un miscuglio che mi sono preparata consapevolmente.
Un tentato suicidio?
Non volevo pi stare su questa terra. Volevo raggiungere i miei amichetti. Sono molto brava a combinare i farmaci. Ho anche un manuale russo che spiega tutto sul tema. Come avere una rivoltella nel cassetto...
Andarsene cos.
Ho detto basta. Non ne potevo pi. Guardi fuori e non vedi pi il cielo, gli alberi. La bellezza della donna, l'arte, la musica non ti consolano pi. Da esteta mi sono detta: mi vesto bene e muoio elegante a trentacinque anni.
Come ti eri vestita?
Mi ero vestita elegante, ma mi hanno trovato nuda. Ancora oggi non so spiegarlo. Ho preso tutto quello che dovevo prendere, la vodka, quaranta compresse, tutto un miscuglio di mia invenzione. Non sono bastate.
Cosa ti disgusta?
Il cibo, andare a letto con la panza piena. Quando mangio troppo vuol dire che m'annoio. Da vuota mi sento pi sollevata da terra, pi capace di connettermi con le mie anime gemelle.
Hai l'esuberanza delle timide patologiche.
Una frase di Giacomo Leopardi mi ha cambiato la vita: Gli amori e i dolori pi grandi sono muti. Da Leopardi e da Pasolini mi sarei fatta fare qualunque cosa, avrei fatto diciotto figli con loro. Anche con Mel Gibson.
Parlami di lui.
Gli capita una mia foto tra le mani e vuole vedermi. Mi convocano un mese dopo a Cinecitt. Sanno come sono fatta e non mi dicono nulla per non impressionarmi. Apro la porta e vedo questo figone, lo riconosco, me ne vado, m'inseguono.  lui che ti vuole. Sei molto pi femmina tu rasata di tante altre  la prima frase che mi rivolge. Sarai l'altra faccia di Dio, il diavolo, l'angelo caduto mi dice.
E tu?
Ho pensato: ecco l'uomo con cui potrei fare qualunque cosa, anche quello che non ho mai fatto, che mi fa orrore. Mi sono limitata a regalargli non so quanti miei quadri. L'ho amato di nascosto, Mel. Non ho voluto un euro per il film. M'hanno presa per pazza, ma lavorare gratis per lui, nella mia testa, era il mio modo di ringraziarlo.
Lui l'ha saputo?
Finito il film mi fa: Vieni in America, qua non ti meritano. Io gli dico: No grazie, odio gli attori, sono autoriferiti e l, in un posto come l'America, finisce che mi drogo. Mi scrive un giorno una lettera bellissima. La giro e c'erano quattromila euro. Tu sei un angelo, ma non caduto. Io l'avevo capito. A quel punto ero disposta anche a perdere la verginit con uno cos.
Parlami della tua amica Monica Bellucci. C'era anche lei nel film di Gibson.
Ci siamo amate in giovent. Lei voleva lasciare il suo uomo, ma io mi sono sottratta. Poi so come va a finire, tu vuoi fare dei figli, vai con il tuo uomo e io mi ammazzo. E che sono un comodino? le ho detto. Lei era attratta da me. Ma io ero troppo fragile. Ho pianto molto per lei. Sono cos a quarantatr anni, pensa com'ero allora a ventiquattro. Non avevo nemmeno la pelle. Fermiamoci al bacio ho detto. Quando ci vediamo ancora oggi, abbiamo il magone. Ma  stato meglio cos, alla luce di quello che  successo, lei con il suo uomo e i suoi figli, io con i miei uomini e le mie donne. Io sono rimasta quella che ero, una pazza clandestina.
Sei stata evasiva sui tuoi.
Loro soffrono in silenzio. Non so se saranno contenti di leggere queste cose, ma hanno compreso questa mia volont di migliorare per amore di chi mi ama. Verranno a vedere lo spettacolo. Sar la prima volta che vengono a vedere una cosa mia.
Sei fuori dall'alcol?
Lo spero, anche se appena sono uscita dalla comunit, tornata a casa, mi sono fatta due bicchieri di Prosecco. Rischiosissimo, dopo l'astinenza. Il mio cuore, a differenza di quello di Amy, non  zompato.
Sta per uscire il nuovo disco di pap.
Sono l'unica obiettiva dei tre figli. Lui lo sa e per questo mi chiama per chiedermi un giudizio. Si fida di me.  molto bello questo suo nuovo disco.
La lapide  per sempre?
Ancora resiste, sto cercando uno sguardo che mi sfondi anche fisicamente. L'ho trovato una sola volta in passato, ma era di una donna. Simonetta Gianfelici, bella come lei nessuna al mondo. Ho trovato l'angelo, mi dicevo. Per anni, dopo di lei, ho fissato l'aria.
Ci sono le mitiche Kessler con te nello spettacolo che state portando in giro per l'Italia.
Le amo. Sono pazza di loro. Il mio sogno erotico  dormire una notte con tutte e due. Accucciarmi come una bambina in mezzo a loro. Guai a chi me le tocca. Cantano, ballano, fanno spaccate incredibili. Vuoi sapere una cosa pazzesca? Cantano anche un pezzo di Amy Winehouse.
Una tua idea?
Un'idea del regista. Ogni sera, quando hanno finito di cantarlo, le prendo per mano al buio dietro le quinte e mando un bacio in cielo, a lei, Amy, e a quelle come lei che non ce l'hanno fatta.
Hai scelto Milano e non Roma.
Odio Roma, la sua superficialit. Ci ho vissuto dodici anni e ho rischiato di perdermi. Citt devastante per una devastata come me. Tutti amiconi e poi nessuno quando hai bisogno. Roma mi ha ammazzato. Sai dove andrei a vivere?... Oddio vivere...
Parole grosse.
Vorrei morire non tanto in l, se mi comporto bene, ma sembra che gli dei non mi vogliono. Vorrei andare a vivere con gli amichetti, tutti gli animali del mondo, in un posto di mare, aprire un chiosco e morire alcolizzata, ridendo. E povera, dopo aver regalato tutto ai bambini.
Sto per andare a Parigi dalla tua amica Monica Bellucci.
Ecco un uomo fortunato. Il mondo gira dalla tua parte.
Il mondo finir un giorno?
Finir quando dal seno della madre invece del latte uscir il sangue.
...
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Monica Bellucci, o l'estasi.
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Monica Bellucci mi piace molto. Ha questa bellezza tra l'ottuso e lo scaltro.  pura vibrazione della carne mi diceva di lei Giorgio Albertazzi. Mi parlava di Monica anche Dino Risi, mentre mi cucinava due uova al tegamino nel suo residence ai Parioli. Mille volte pi interessante di Carla Bruni. Lei s mi sta sulle scatole, una nata a Moncalieri che parlava come Macario, e ora dice in accento parigino: La lingua italiana fa parte del mio passato. Monica in Francia la trattano come una star, fa bene ad amare i parigini.
Incontro Monica due volte a Parigi, a distanza di dieci anni. La prima in un locale a Rue Saint-Honor, la seconda a casa sua. Illesa. Come non fossero passati dieci anni.
Novembre 2009. Siamo tutti pi poveri,  morta Alda Merini. E ora sappiamo anche che Richard Burton ha preso la Taylor per la prima volta nel sedile posteriore della sua Cadillac, sul set di Cleopatra a Cinecitt. Lo racconta nelle sue confessioni postume. Aspetto con una certa impazienza. Quando i miei occhi si stanno abituando all'oscurit, lei appare. Il verbo  quello. Non ce ne sono altri. Dallo stivale alla cima dei capelli, tutta di bianco, pallore che sembra carta da musica dentro una cornice buia. Le stringo la mano, ma vorrei cantare l'inno di Mameli. Fuori si gela. Dentro si struscia. Tra lumi di candela, gli specchi liberty e il piano di Fats Domino. Lei  la moglie di Dracula versione Francis Ford Coppola, ma anche una geisha da manuale. Divento suo probabilmente per sempre dieci minuti dopo, quando lei allunga le dita affusolate sulla teiera e mi fa: Te lo verso? Ti sta diventando tutto nero, il t....
Hotel Costes, il pi dark di Parigi, un labirintico set di luci e ombre.  l, in quel priv di velluti rossi, che vorrei essere la teiera o quantomeno la sua tastiera e invece sono solo quel t bollente che cade in una tazza vuota. Lo sai o forse non lo sai, Monica Bellucci, che quel tuo certo uso gangsteristico delle gambe sconfina nel penale? Non si  mai innocenti quando si hanno due gambe cos a mezzo metro che accavallano e scavallano. Adescamento allo stato puro, sei mesi con la condizionale. Me lo sento incastrato in una faccia da idiota l'occhio bue a indovinare il prossimo stacco di coscia, il lampo che acceca. Non mi resta che ammutolire con le fauci secche o franare in una logorrea scomposta. Scelgo la logorrea. Sei venuto da Roma apposta per me? fa lei, la belle Bellucci come la chiamano i francesi immaginifici, fingendo stupore, e volete sapere una cosa? Non me ne frega niente che finga. Quando sei bella fingere  un atto di educazione.
Ora  l, Monica, che mi parla del lato oscuro di Ilaria D'Amico. Il velluto della sua voce mi sprofonda come il sedile di una Pallas. Non riesco a interessarmi al lato oscuro di Ilaria. Vincent?  fuori per lavoro. Tu hai gi cenato? Mangiamo qualcosa insieme? No, cio s... ho un appuntamento dalle parti di Montmartre e devo proprio andare mi sento dire. Torno in albergo e solo, digiuno e steso, nella mia stanza rococ, mi dico orgoglioso, vagamente sfiorato dall'idea di essere un coglione: sei un grande, hai rifiutato un invito a cena di Monica Bellucci.
Sar brutale: sei davvero come dicono la donna pi bella del pianeta.
Pensavo peggio...
Non  mai bello quando la realt supera l'immagine e soprattutto l'immaginazione. Non si  mai pronti a questo. Noi umani sappiamo gestire meglio le delusioni.
(Maledizione,  deliziosa anche quando ride. Tutti si deformano come cachi quando ridono.)
Dicevi di tua figlia Deva. Si favoleggia di leggendari allattamenti sul set di Per sesso o per amore?, il film di Bertrand Blier, e di un Depardieu molto preso dalla visione.
Era strano. Facevo la puttana sul set e la mamma nelle pause. Tre mesi dopo aver partorito. Un massacro un po' schizofrenico ma bello, dalle scene un tantino os ai pannolini. Un film insolente e poetico come il suo regista. La porto sempre con me Deva. Siamo da poco tornate da quattro mesi molto faticosi nelle pampas lunari della Mongolia. A quasi un anno e mezzo, ha gi girato mezzo mondo. Ma, ci tengo a dirlo, Deva  romana de Roma. Nata al Fatebenefratelli. Da Roma a Parigi, da Londra a Ulan Bator, passando per Citt di Castello: la sua vita  partita in tromba.
E tu fai un film dietro l'altro.
In Mongolia ho fatto la brava ragazza. Una madre che rischia la vita per salvare il figlio rapito. Ma poi mi sono rifatta con Clive tra New York e Toronto sul set di Shoot 'Em Up.
Vale a dire?
Una tipa pericolosa che vive di notte e se la fa appunto con Clive Owen. Una puttana anche questa volta, ma sempre con sentimento. Un thriller di stress e di dolore, ma anche di amore. Mi piacciono i ruoli da peccatrice. Li preferisco. Quelli da brava ragazza mi annoiano.
Fai conto che io sia padre Eligio, ci somiglio pure ora che sfioro il quintale. Confessa i tuoi peccati.
Non li direi a padre Eligio e certo non li vengo a dire a te.
Peccato. L'assoluzione era garantita. L'esistenza di Deva condiziona le tue scelte di attrice?
Per niente. Quando sar grande mi giudicher e pazienza se in qualche caso mi disapprover. Non m'importa essere ai suoi occhi una ragazza giusta, ma una brava madre. Voglio che capisca questo.
Che altro capir guardando i tuoi film, per esempio i nove minuti dello stupro di Irrversible?
Che gli uomini sono pericolosi e che bisogna starne alla larga.
Predichi bene e razzoli male.
Per uomini intendo il genere umano. Il mostro che c' in ognuno di noi. La vita  pi violenta del cinema. Ma non c' contraddizione se dico che gli umani restano la mia pi grande curiosit. Mi piace scoprire il lato oscuro della gente. Attraverso il cinema posso dare vita alle parti pi inconfessabili di me.
Hai fatto la lesbica nel film di Spike Lee.
Ma anche la donna della porta accanto con Muccino e la missionaria in un villaggio nigeriano con Bruce Willis.
A proposito di lesbiche. Il basso profondo del pettegolezzo insinua forte sulla tua amicizia con Rosalinda Celentano.
Rosalinda  sempre una mia cara amica. Talmente fragile che diventa forte. La grande sensibilit ci mette in connessione con le cose. Il peggio  il deserto, quando non sentiamo pi. Avere un cuore semplice, alla fine,  quello che fa di noi delle persone vere.
Anche di te e Ilaria D'Amico si mormora.
Con Ilaria ci conosciamo da una vita. E abbiamo lo stesso gusto, ci piacciono gli uomini. La differenza  che io posso permettermi di fare la peccatrice, sono un'attrice. Ilaria no, la sua immagine  legata allo sport. Lei deve recitare la parte della brava ragazza. Ma se fosse invece Ilaria la vera bad girl?
Magari  proprio cos...
Chi lo sa... Certo l'immagine  un conto, la realt un'altra. Le donne sono molto presenti nella mia vita. Le trovo pi complesse e quindi pi interessanti degli uomini. Per capirci, un film come Master and Commander, fatto di soli uomini, non lo vedrei mai. Una noia mortale.
Torniamo alla scena dello stupro. Hai voluto dare un taglio al glamour e dire al mondo: Ecco, vedete? Sono un'attrice vera.
Quella sequenza dello stupro impressiona per la sua veridicit. Sembra uno snuff movie. Vincent mi ha chiesto se volevo la sua presenza sul set ma ho rifiutato. La mia pi grande paura era che dovevo improvvisare in francese. Non c'era un vero copione. Un film nato quasi per scommessa con quel genio di Gaspar No. Oggi, dopo il trionfo a Cannes,  un cult del cinema francese. Se gli americani mi hanno scoperto come attrice  grazie a quel film in cui risulto sfigurata e brutalizzata. Ma anche per Malena, il personaggio di Tornatore. La mia svolta d'attrice.
Sei stata anche Maria Maddalena ai piedi di Mel Gibson e poi di Cristo.
Il mio agente non voleva che facessi La passione di Cristo, sembrava un film destinato al fallimento totale. Parlato in aramaico. Ma io lo volevo con tutte le mie forze. Gibson era a Roma in quei giorni per fare il cast. Mi vide e disse: Tu sei Maria Maddalena.
Moglie di Dracula con Coppola, dea muta con Tornatore e tentatrice fatale in Matrix, lesbica con Spike Lee e prostituta redenta per Mel Gibson. Con Terry Gilliam sei l'incantevole strega dei fratelli Grimm che beve il sangue delle vergini per restare giovane e bella.
 attualissima la mia strega. La vanit dell'immagine come valore assoluto. Gilliam  un bambino con una fantasia smodata. Sa cosa vuole, ma  pronto a farsi deviare dagli attori che dirige. Aveva in testa una strega malvagia ma, dopo avermi conosciuto,  diventata una strega malinconica, con una sua dolcezza infantile. Tornatore era il mio sogno quando sognavo di fare cinema. Mel Gibson  energia mostruosa, gli occhi che gli escono dalle orbite, un'aura che ti trascina anche all'inferno. Tutti artisti carismatici. Con un'ebbrezza e una malinconia fuori dal comune. Ho lavorato alla grande anche con Marco Risi. L'ultimo capodanno  stato un flop totale, ma Marco  unico per come dirige gli attori. Paolo Virz  lui stesso un attore meraviglioso.
Ti sei mai innamorata di un regista o un produttore?
Ora che mi ci fai pensare, direi mai. Pensa che strano...
Persino Greta Garbo ha avuto il suo transfert amoroso con un produttore.
Lo so... Fammici pensare... No, mai un regista e nemmeno un produttore. Tra me e molti registi scatta qualcosa, una simbiosi che  comunque una forma d'amore. Quando mi fido mi abbandono completamente. Divento creta nelle mani del regista. Da Tornatore, per esempio, mi sono fatta guidare senza riserve.
Hai sfatato un luogo comune.
Ne ho sfatati anche altri: che le belle non possano recitare e che le modelle non possano diventare delle attrici in carriera.
Degli uomini si pu fare a meno scrive Maureen Dowd.
Che orrore!  americana, vero?
S, l'editorialista del New York Times.
Che tristezza gli americani! Basta entrare in un locale per capire il loro problema, uomini e donne si odiano. C' una divisione netta tra i sessi. L'uomo ha perso il suo spirito cavalleresco. Se le apri la portiera, la donna si offende. Capace che ti prende a sportellate. L'America  piena di donne molto emancipate e molto tristi.
Tu potresti fare a meno dell'uomo?
Certo che no. Sono da sempre una donna indipendente, ma ho bisogno dell'uomo. Non certo della sua carta di credito.
Il lato oscuro di Vincent Cassel.
Non sai mai perch sposi qualcuno. E non lo scoprir mai. Sei attirata e non sai perch. Diciamo che Vincent ha una personalit ben precisa... Diventare genitori ci ha unito ancora di pi.
Si diffondono i comportamenti gay anche nel mondo eterosessuale.
E non mi dispiace. Il macho che risolve da solo i problemi dell'umanit non esiste pi. Oggi sarebbe una macchietta. E poi cosa c' di pi femminile di un attore? Le vere attrici sono loro. Vulnerabili come pochi. Richard Burton diceva che un'attrice  un po' pi di una donna e un attore un po' meno di un uomo.
Si dice che hai fatto disperare Gilliam nelle scene d'amore con Matt Damon. Ti scappava da ridere.
Non  proprio cos. Anche se di queste scene ne ho fatte mille, diciamo che creare un'intimit con uno sconosciuto non  mai facile... ma alla fine ci si abitua.
 andata meglio con Bruce Willis?
Bruce non  la star inarrivabile che tutti pensano.  un attore che cerca, uno che si mette in gioco. Sceglie spesso produzioni minori, non da box office, magari con giovani registi europei.
Hai solo amicizie femminili?
Avevo un grande amico. Dado Ruspoli. Un'intelligenza rara, ogni volta che lo incontravo mi faceva star bene. Tutto l'aveva segnato, nel bene e nel male. Aveva addosso tutte le sue strade, le sue avventure. Penso a certe persone che invece non cambiano mai. Dado era sempre pieno di donne attorno e una volta, gi malato, mi ha detto: Ricordati che i figli sono l'unica realt. Dado non c' pi, ma il suo numero non l'ho cancellato dalla mia agenda.
Che ne  stato della ragazza che a diciannove anni lascia Citt di Castello e oggi vive da star conclamata a Parigi?
Sono rimasta una ragazza di campagna.  stata la maternit a cambiarmi pi del lavoro. Il corpo di una donna non cambia finch non dai alla luce un figlio. Guardavo il mio seno allo specchio e mi chiedevo: possibile che serva solo per gonfiare un abito da sera? Volevo un figlio. Era una tempesta ormonale, molto bestiale. Avevo voglia della pancia, questa cosa che mi cresceva dentro. Mi sentivo nata per quello.
Hai partorito con dolore?
Come partorisce una ragazza di campagna. Tre ore vere, senza scorciatoie. Per ho fatto l'epidurale. Perch soffrire se puoi farne a meno? Poi da brava mamma ho allattato per nove mesi. Nove mesi dentro e nove fuori. Il ciclo perfetto della natura.
Hai posato nuda con il pancione per la copertina di Vanity Fair.
Ero talmente felice, straripante di energia. E poi si trattava di dare una mano alle donne che si battevano per la fecondazione in vitro.
Il sesso vero lo fanno solo i poveri?
Diciamo che i ricchi hanno un problema: hanno i soldi e devono farne sempre di pi.  la loro maledizione. Ma anche il loro orgasmo. Io no. Te l'ho detto, resto una ragazza di campagna.
Sei religiosa?
Come potrei non esserlo? Sono intrisa di religione. Prego fin da piccola. Vivo tutti i miei sensi di colpa. Sono un'italiana vera, dalla religione alla passione per la pastasciutta. Amo mangiare, dormire. Sono una brava bestiolina, molto pigra. Non mi piace cucinare. Ma apprezzo il talento di chi sa farlo. Ho vissuto per decenni come una zingara nei ristoranti.
Sei un avvocato mancato.
Finito il liceo classico, mi sono iscritta a Legge a Perugia. Dopo un anno mi stufo. Volevo fare la modella. Sono partita a diciannove anni. Da Perugia a Parigi.
Hai smesso presto anche di fare la modella.
Dopo quattro anni di vagabondaggio, sfilate e copertine, tilt completo. L'abisso. Le mie amiche intanto si erano laureate. Ho pensato di aver sbagliato tutto. Non lo sopportavo pi il mondo della moda. Volevo fare il cinema ma non sapevo come. Io vivo di passioni e quando le passioni finiscono, il vuoto  orribile. Ho fatto la modella con gioia, lavoravo con i grandi fotografi che idolatravo da ragazza ma dovevo passare ad altro. Vedo modelle che vanno avanti quindici anni. Ma come fanno?
Il cinema non ti stufa?
Come fai?  sempre nuovo. Ho ancora tanto da imparare. I registi questo lo sentono e su di me esercitano la loro vocazione al plagio.
Un sondaggio francese premia te e Brad Pitt come i due sex symbol planetari. Chi  il tuo sex symbol al maschile?
A parte mio marito? Direi Daniel Day Lewis. Una bellezza non ovvia come quella di Brad Pitt. L'ho incontrato una sera con la moglie in un locale e mi ha colpita. Una bella faccia da cinema.
Torniamo alla peccatrice.
Basta che mi sveglio la mattina e la mente comincia a funzionare e sono gi una peccatrice. La mia testa  terribile. Sono gi destinata all'inferno. Mi piace l'idea di finire all'inferno. Le trovi l le persone pi interessanti. Gente che ha vissuto. Il paradiso deve essere una noia assoluta.
Una domanda audace: la temperatura interna del tuo corpo?
Trentasei e mezzo stabile. A trentasei e otto  gi febbre?
Risponde svelta e non batte ciglio.  cos che, mi dico, si fanno le domande pi audaci. Truccati da medico della mutua.
Dieci anni dopo, nella sua casa di Montparnasse dove vive con le due figlie. Lei presente, Vincent Cassel sempre altrove, ma questa volta in modo definitivo. Monica Bellucci somiglia sempre pi al disegno che ne ha fatto Milo Manara. Una statua del desiderio oltre che di cera, come si vede nel museo di Parigi. Un'astrazione di carta e matita che, quando si anima e diventa carne, semina il caos. Se poi ti spingi a pensare che, sotto quella magnifica astrazione, esiste e insiste una donna vera, che non  vegana, mangia, beve, onnivora, fa sesso e pip, sei bello che andato. Una mongolfiera destinazione paradiso. O inferno. Dipende dalle tue attitudini.
Mi domanda, come dieci anni prima, con la stessa voce da gatta: Sei venuto davvero a Parigi apposta per me?. Lei mi parla e io penso agli inconvenienti della bellezza. L'impresa di farsi considerare una brava attrice se sei una bella donna.
Che effetto fa sapere che ogni maledetto bipede maschile che t'incrocia fantastica di passare una notte con te al chiaro di luna? Anche senza chiaro di luna.
Oh, ma lo sai che stai parlando con una donna di cinquantacinque anni?
Si cambia? Quanto si cambia? Tu non cambi.
Per fortuna, si cambia dentro. A volte ho capito di aver detto delle cazzate micidiali. In un'intervista di anni fa ho detto: Le persone che non vivono una sessualit normale mi fanno paura. L'ho riletta e ho pensato: ecco la frase stupida di una persona che non ha vissuto abbastanza. Che non capisce che certe volte si ha bisogno di prendere la distanza dalle cose.
A te  successo di stare senza sesso?
Certo. A volte sento il bisogno di ritirarmi dalle cose per capire le cose... Da giovani vediamo solo bianco o nero. Siamo conformisti, pensiamo di avere un pensiero, ma siamo vittime di tutte le lezioni ricevute, finch non impariamo a darci le nostre.
Borges diceva che l'amicizia tra due uomini  un lusso, tra due donne  un miracolo.
E allora io sono la donna dei miracoli. L'amicizia  la pi alta forma d'amore. Sono fedelissima alle mie amiche. Me le tengo tutte strette. Vedo ancora la mia compagna del liceo classico a Citt di Castello. Ho il mio gruppo da sempre. Rosalinda, Ilaria D'Amico, Maria Sole Tognazzi. Quando vado a Roma vedo Valeria Golino e Isabella Ferrari. Anche Vera Gemma.
Sei una donna fedele almeno con le donne.
Pi che altro sono molto pigra. Mi salva l'istinto. Mi salvano le decisioni che partono dalla pancia.  una cosa che hanno i bambini. Se lo perdiamo siamo morti. Anzi, mi correggo. Pi che pigra, sono lenta. Sono un bradipante (dice proprio cos) che mangia le foglioline pianino. Faccio tutto lento.
Bradipante  pi bello di bradipo. Sei anche la donna che parlerebbe solo delle sue bambine e nemmeno sotto tortura dei suoi uomini. Che ne  stato del tuo fascinoso Vincent? Bisogna abbandonare le cose che ci abbandonano diceva quel genio di Baltasar Gracin, il filosofo gesuita.
Non fa per me. Io abbandono quando mi hanno gi abbandonato. Magari non lo sanno. Non se ne rendono conto. Io lo so, loro no. Ci sono persone importanti che dobbiamo tagliare quando ci portano nel buco nero. A volte cerchi di tirarle fuori dall'ombra, ma sono loro che tirano te dentro. E allora devi decidere. Io amo la luce. Nella mia vita ho incontrato uomini molto diversi tra loro, di luce e di ombra. Non ho un mio tipo d'uomo. Per me conta solo il mio sguardo. Quello che leggo, che non posso spiegare. Due anime che si parlano. Tu apprezzi il tempo che passa?
Per niente. Io penso che il tempo sia un assassino. Ci uccide senza avere l'aria di farlo.
Io non mi sento uccisa per niente. Il tempo che passa lo trovo interessante. Sento che dobbiamo scoprire qualcosa, ma non so bene cosa. Mi piace l'idea di una forza vitale di cui facciamo parte, che ci appartiene e ci sovrasta. Una legge cosmica che in qualche modo regoli una giustizia universale. Parlare di Dio  troppo. Da umana non mi sento autorizzata a volare cos alto.
Ti senti autorizzata a parlare di uomini e donne?
Siamo nel pieno di un cambiamento enorme. Le donne escono allo scoperto in ogni campo. C' un grande casino cosmico che sta paralizzando tutto, una sofferenza dei ruoli. Il macho di un tempo non esiste pi, sarebbe una macchietta, ma gli uomini di oggi hanno paura di guardare le donne per strada e questo non va bene. Mi piace l'uomo che non teme di mostrare la sua parte femminile, non mi piace l'uomo che ha paura di essere uomo.
Fragilit, il tuo nome  donna diceva Amleto pensando alla madre e non era un complimento. Non sempre sono padrona di me stessa ammetteva qua e l Marlene Dietrich.
Lo diceva anche Dante. Perdersi per il piacere di ritrovarsi. Sono della Bilancia, la mia vita  tutta una ricerca dell'equilibrio. Emir Kusturica mi diceva sempre: Bisogna essere malati per capire quando si  sani. Mi  piaciuto tanto lavorare con lui. Mi ha insegnato un sacco di cose.
Hai perso mai il controllo della tua vita?
Spesso. E sto benissimo quando succede. I francesi hanno un'espressione bellissima per questo. Tomber amoureux. Cadere nell'amore. Come fosse uno stato di trance. Ne ero capace, prima di diventare madre. Ora non pi. Non si ama pi nessuno come si amano i figli. Sar il mio essere un'italianaccia vera, ma io sono visceralmente prosternata davanti alle mie creature. Piezz' 'e core...
E noi uomini, quando voi diventate madri?
Prima le volete madri, poi smettete di desiderarle. Ve ne andate con altre donne.
Rosa Fumetto, la regina del Crazy Horse, donna di rara
intelligenza, ha detto di te: Tra le star di oggi Monica Bellucci avrebbe fatto la sua figura al Crazy Horse. Bella, intelligente, sufficientemente attrice, sa usare il suo corpo senza perdere la testa, alla Diderot.
Ringraziala da parte mia. Io mi dico che dalla mia storia di attrice ho avuto anche troppo. Quando ho cominciato non potevo pensare che avrei lavorato con registi cos importanti in Paesi cos diversi. Ma sono solo a met di questa storia. Il bello deve ancora venire, fidati.
Mi fido e me ne vado in pace.
...
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...
Rosa Fumetto, o il caos.
...
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...
Settembre 2009.  il mese delle alluvioni, dei terremoti e dei tifoni. Lei riemerge intatta e molto eccitata dal sotterraneo di una libreria romana con il suo trofeo, una polverosa copia dell'Espresso formato lenzuolo del 1980. Guarda cosa ho trovato...  un Giorgio Albertazzi molto dandy che fa da modello a uno storico marchio di abiti da uomo. Rispondo con un Playmen dello stesso anno. In copertina lei, Rosa Fumetto, nuda, tra veli trasparenti e fiocchi rosa, tutta carne, vezzo e caschetto. Il tempo l'ha lavorata a fondo. E lei l'ha lasciato fare. Quasi trent'anni dopo  rimasto il caschetto. Citazione indispensabile a tenere insieme quanto resta, un guscio di donna battuto da tempeste periodiche, dentro un paio di jeans logori. Le hanno rubato il motorino il giorno prima, ma starle dietro resta un'impresa titanica. Sono lampi di timidezza selvatica quelli o di sorvegliata follia? Parliamo di eros? No, di caos. Lo vedi anche tu che sono occupata dal caos. Tutta la mia storia, incluso il Crazy Horse,  figlia del caos. Di quando era l'icona dello strip a Parigi, maggio francese, di sera a spogliarsi in Avenue George V, di giorno a fare le barricate in piazza, all'insaputa di Bernardin, il padre padrone del Crazy Horse, un gollista parecchio reazionario. Mi trascin in piazza Eva Voovor, una pasionaria fuggita dalla Spagna franchista, finita pure lei a spogliarsi per Bernardin.
 sempre molto indaffarata Rosa Fumetto. Il suo lavoro  stare dietro a se stessa. Nel tempo libero sta decidendo se accettare l'offerta d'insegnare lo strip alle casalinghe per il progetto di un nuovo reality. Non so se voglio farlo, i titoli non mi mancano, ho la laurea in strip-tease.
Esiste una laurea in scienza dello spogliarello?
Sono l'unica al mondo ad averla. Me la sono assegnata da sola. Sai, ultimamente non mi resta che aiutarmi. Mi assegno lauree, mi faccio i processi e mi assolvo.
Da cosa ti assolvi?
Dall'essere una sopravvissuta con l'esagerato puntiglio di restare fedele a se stessa. Mi danno dell'inconcludente. La verit  un'altra. Sono gli altri con le loro proposte oscene che mi obbligano a stare sulle mie.  da cretini cedere alle voglie altrui.
Quanto era oscena la proposta di Alain Bernardin?
Per nulla. Sono quarant'anni da quel nostro primo incontro. Mi vide a Torino, la mia citt. Cercava per il suo show una scugnizza che doveva perdersi dentro il Vesuvio. Facevo al caso suo. Perdermi  il mio forte.
La storia del lupo e di Cappuccetto Rosso.
Lui ci usava come marionette e noi sentivamo di poterci fidare. Era un genio Bernardin, un grande innovatore dello spettacolo. Reinvent da dadaista lo strip americano combinandolo con il design, la moda, i fumetti, luci e suoni dell'epoca. Io ero una ragazza confusa, una delle tante destinate ad arrivare vergini al matrimonio. Figlia di un padre severo e di una madre ballerina. Soffrivo allora e un po' anche oggi di bulimia. Un talento a distruggermi. Nelle crisi pi acute riuscivo a mettere su anche quattro chili in poche ore. Mangiavo di tutto, anche il cibo dei gatti.
Bernardin controllava anche il vostro peso, non pi di cinquantaquattro chili, oltre che i capezzoli, il caschetto e le dimensioni del pube, un triangolo equilatero di dodici centimetri, rigorosamente nero.
Bernardin era un istitutore severo e il Crazy Horse funzionava come un collegio. Non ha mai saputo della mia bulimia. A casa mi ficcavo due dita in gola e mi facevo il clistere. Mi riempivo di diuretici per spurgarmi e poi di eccitanti, tipo metedrina, per velocizzare. Arrivavo spesso in ritardo al lavoro quando non riuscivo a vomitare. Mi giustificavo con delle scuse assurde. Bernardin odiava le menzogne ma mi perdonava. Sapeva cos'era il caos.
C'era il Crazy Horse e c'era Pigalle, il quartiere a luci rosse.
Vietato confondere. Lo spogliarello sporco di Pigalle  stato soppiantato negli anni dalla pornografia dilagante. Era interpretato da donne che cercavano un mestiere facile, la svendita del corpo per eccitare uomini di bocca buona. Si trattava di acchiappare il desiderio maschile. Noi recitavamo un rituale della seduzione. Eravamo il desiderio impossibile. Non si desidera una donna che non puoi comperare.
Da Petrarca a Roland Barthes, passando per Rosa Fumetto: la donna impossibile si sottrae mostrandosi.
La seduzione rimane sempre nel campo della Madonna, la donna irraggiungibile per definizione. La nostra era una pantomima rassicurante. Uno spettacolo sul pudore. La mia adrenalina era tutta da palcoscenico. Nulla a che vedere con le svestizioni isteriche e possedute alla Ach Nana o tipo la signora milanese che si  denudata alla fontana di Trevi. Denudarsi per noi era la stessa cosa che sottrarsi. Esorcizzare la paura che l'uomo e la donna hanno l'uno dell'altra, dei loro genitali che pi sono coperti e pi sono espliciti.
Una tappa obbligata il Crazy Horse di allora.
Bernardin era amico personale di Marcel Duchamp e di Salvador Dal. I pi assidui? Johnny Hallyday, David Bowie, i Rolling Stones, Richard Gere, Warren Beatty, gli stessi Fellini e Vittorio De Sica. Tanti intellettuali. Ero una ragazzina allora, molti nemmeno li riconoscevo.
Corteggiatori petulanti?
Nessuno poteva presentarsi in camerino. Non era possibile avvicinarci o anche passarci un semplice bigliettino. Eravamo raggiungibili solo per posta. In quel caso potevano inviarci di tutto, centocinquanta fiori o centocinquanta milioni. Una sera un facoltoso saudita offr cinquanta milioni dell'epoca a un cameriere per passarmi un bigliettino ma fu respinto.
Un giorno Bernardin si spara un colpo alla tempia.
A ottant'anni Bernardin sapeva che non c'era futuro per lui e per lo strip. Lui e il Crazy Horse avevano tutto il diritto di smettere di esistere. Un suicidio dettato da una lucidit cartesiana. Beati i poveri di spirito, si dice, perch quando non sei povero di spirito  difficile diventarlo. C'era mezza Parigi al suo funerale.
L'occasione per un raduno di sopravvissuti.
Non tutti erano sopravvissuti. Alcuni erano morti di eroina, alcuni impazzirono, altri divennero borghesi o invecchiarono. Sentivo molti sguardi su di me. Ero considerata la pazza squinternata del Crazy Horse e fu molto apprezzato che ero tra quelli che se l'erano cavata.
Il Crazy Horse esiste ancora, almeno per i turisti.
I figli di Bernardin odiavano il Crazy Horse e lo fecero precipitare, trasformando lo strip-tease in uno spettacolo calligrafico, senza anima. Tutte belle, tutte uguali. Non si pu fare lo spogliarello con il segno della croce. Lo strip nasce dalla follia di Salom. Le spogliarelliste di oggi timbrano il cartellino, non sono invase dall'eccitazione come ero io. I nuovi proprietari belgi hanno deciso di sfruttare il marchio, investendo soldi e aprendo locali in tutto il mondo, Lisbona, Montecarlo, Las Vegas, Singapore.
Hai lasciato il Crazy Horse dopo quasi nove anni.
La prima crisi al terzo anno. Mi ero stufata. L'Italia era in pieno boom economico, sentivo nostalgia della scuola di Brera. Cercai di farmi licenziare nell'unico modo possibile, boicottando lo spettacolo. Bernardin poteva subire tutto ma non questo. Cominciai a fare cose da scimmia o da clown, a grugnire, a grattarmi, a mettermi le dita nel naso. Sentivo che il pubblico rispondeva, gradiva, sentivo il sangue che passava dalla platea alla scena. Alla fine Bernardin era furioso, aveva i capelli dritti. Ok, mi disse ma da domani in poi mi fai la stessa cosa.
Rosa Fumetto divent il primo fondoschiena dello slip Roberta, ben prima della Hunziker.
Erano poveri allora, non potevano permettersi anche la mia testa, mi pagarono solo il fondoschiena. In lizza eravamo io e Nadia Cassini, ma sentirono prima me e fu una fortuna perch il culo della Cassini era pi bello del mio. Un'iniezione mi aveva rovinato la natica destra a dodici anni. Il talento non  mai nel culo, ma nella testa, anche di chi lo guarda. Il mio era difettoso ma sapevo come valorizzarlo. Fu divertente la storia di Roberta. Passavo in macchina sotto il manifesto con i miei amici che sbavavano: Io a quella le farei....
C' un'astuzia anche nello strip al maschile?
Il nudo maschile  meno interessante. Gli organi genitali dell'uomo sono sgraziati, imbarazzanti. D'altra parte non  cos indispensabile mostrare le vergogne. Non  necessario il nudo integrale. Il pi grande strip della storia  quello di Rita Hayworth in Gilda quando si sfila un guanto.
La tua Torino, citt morbosa e diabolica?
Se parliamo di sensorialit, intanto la cucina migliore del mondo. Nulla sostituisce il Barolo, il riso Arboreo, il modo di cucinare la selvaggina, senza panna, odio la panna. E poi il diabolico. Noi torinesi non abbiamo paura del diavolo, sappiamo bene che non esiste. Che non  altro che la forma distorta dell'estasi.
L'uomo a cui dedicheresti un ultimo strip-tease in forma privata.
Grard Depardieu. Nonostante la stazza, il pi femminile tra gli uomini che ho mai conosciuto.
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Ornella Muti, o la femmina
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Gennaio 2010. Ancora bombe, ancora attentati, ancora alluvioni. A Dubai inaugurano il Burj Khalifa, il pi alto grattacielo del mondo. Apple presenta a Cupertino il suo primo iPad. Gli occhi penetranti della Muti li conosco da sempre. Era sempre lui, Dino Risi, a parlarmene. La giuria del mensile Max l'ha votata, Ornella Muti alias Francesca Rivelli, come la donna italiana pi bella di tutti i tempi. Ha battuto in finale Monica Bellucci. Lei non esulta pi di tanto. Le ha fatto pi piacere che l'amica Rosalinda Celentano sia venuta a trovarla in questa palestra di un istituto per anziani a Casal Bruciato, periferia romana, due passi dal carcere di Rebibbia, dove sta provando uno spettacolo teatrale.
Ci sono uomini che hanno passato anni sognando d'incontrarla e forse sfiorarla. Che l'hanno vista al cinema o nei manifesti e si sono sentiti dei miserabili falliti misurando la distanza tra lei e le donne che avevano attorno. Bestemmiando la cattiva sorte. L'iniquit della vita. Parto per incontrare Ornella Muti e trovo Francesca nella parte di Immacolata. Tre donne in una sono troppe per chiunque. Francesca  quella che fa al caso nostro. La chiamano tutti cos, del resto. L'appuntamento  nella sala prove. Una palestra. Linoleum e specchi finti. Francesca  una Eva Kant de noantri a cinquant'anni, senza trucchi e qualche inganno. Biondissima, magra, tutta fasciata di nero, maglione, stivali e calzamaglia lucida. Batte i denti per il freddo. Fateme accende' 'na sigaretta che fra qualche giorno smetto. Non so Ornella, ma Francesca  di una simpatia contagiosa.  il suo debutto assoluto a teatro, in scena con L'ebreo a Civitavecchia, lei nel ruolo di Immacolata, donna senza scrupoli che trascina il marito in un delitto efferato.
Devo chiamarti anch'io Francesca?
Io sono Francesca. Mi chiamano Ornella solo sui set televisivi e cinematografici.
E Ornella chi ?
Non lo so chi . Io non ci parlo.
Debutti a teatro nella parte di un'anima nera.
Certamente il mio ruolo pi diabolico. Un personaggio portato all'estremo. Poi, per, ci rifletti su, ti guardi attorno, leggi i giornali e ti accorgi che non  cos esagerato. In fondo, Immacolata  una spietata calcolatrice come molte donne di oggi.
Personaggio tutto da inventare o Francesca alias Ornella ha trovato in s qualche utile spunto?
Ho una forte determinazione innata, ma non arrivo a certi eccessi.
Timbro di voce, espressivit, la capacit d'incarnare lo spirito plebeo di una donna. Sembra di vedere Anna Magnani.
No, questo  troppo. Hai citato un nome grandissimo. Devo dire che ieri  venuta a trovarmi Rosalinda Celentano e ha fatto la stessa notazione. Ma queste sono solo le prove, aspettiamo il risultato.
Marlene Dietrich ha scritto nella sua biografia: La mia erede  Ornella Muti.
Cos pare. Oggi  la mia giornata, prima la Magnani, ora la Dietrich. Oddio, chiss che m'aspetta dopo... Esco di qui e me crolla tutto.
Con il teatro si chiude il cerchio. Hai cominciato con il fotoromanzo, passando per cinema e televisione.
Aspettiamo a chiuderlo 'sto cerchio. Magari scopro qualcos'altro da fare.
Sfida niente male, il debutto in scena a quarant'anni dal primo set.
All'inizio volevo scappare. Non ero convinta. In Francia, un attore quando  amato  anche sostenuto. Da noi, invece, c' sempre la voglia di darti una mazzata. Il teatro  la classica sfida fatta apposta per attirare certa critica. Questo mi mette addosso un'ansia che non riesco a fare o pensare ad altro.
Ti porti Immacolata anche a casa?
Altroch. Lo capisco dal fatto che ogni tanto mi parte qualche vaffanculo di troppo.
Nata nel 1955. L'anno in cui James Dean si ammazza con la sua Porsche.
Vuoi dire che s' reincarnato dentro di me?
Voglio dire che James Dean sar, magari, il tuo mito.
I miei miti sono femminili. Tipo Veronica Lake, Nicole Kidman. Tutte bionde. Mi sono sempre piaciute le bionde.
 per questo che ti sei fatta bionda?
L'avrei fatto cent'anni fa, ma non ho mai trovato il coraggio. In Italia c' il terrore dei cambiamenti. Poi c' questo luogo comune che se hai gli occhi chiari devi essere mora. Ammiro la versatilit delle attrici americane. Cher, donna camaleontica, dice in un'intervista: Io sono del colore di cui mi sveglio. Mi sveglio la mattina, mi sento rossa e metto la parrucca rossa. Ci sono attrici che restano incastrate a vita nello stesso trucco.
E poi gli uomini preferiscono le bionde.
Il mio fidanzato attuale, Fabrice, mi ha fatto capire che a lui piacciono le bionde. Allora mi sono detta: qui bisogna fare qualcosa. Gliel'ho chiesto prima. Che ne pensi se mi faccio bionda? E lui: Mais oui, mais oui. Mo' ce provo, mi sono detta.  partito che ero ancora mora con le mches,  tornato e mi ha trovato bionda.
Si assomigliano il tuo fidanzato e tuo figlio Andrea.
Lo dicono in tanti. Fabrice ha una sua bellezza speciale che in foto viene penalizzata. Quella di Andrea corrisponde al suo animo. Avr avuto due anni, eravamo in piscina a Los Angeles, io stavo facendo yoga, e lui mi viene accanto: Mamma, che bei capelli che hai.
Tutti uomini belli, giovani e prestanti, i tuoi.
Conosco belloni senza nessun appeal. Un esempio? Kevin Costner. Bellissimo, ma non mi arriva. Alain Delon ha un fascino che non fa per me. Lui  un duro, io ho bisogno di attenzioni e di tenerezza. Il massimo? Johnny Depp in quel film con Marlon Brando dove fa l'indiano e si sacrifica per la propria famiglia. L'uomo deve essere accogliente ma deve anche avere le palle al momento giusto. Forse io sono un po' preistorica. Ma per me la donna sceglie l'uomo sano e forte che protegge te, la tua casa, i tuoi figli.  l'istinto.
Una donna preistorica ama l'uomo paleolitico. Se penso a un uomo paleolitico, non so perch mi viene in mente Adriano Celentano.
Questo lo devi chiedere a Claudia Mori.
Gi fatto.
Fabrice  un uomo forte, che per ha bisogno della donna che gli stia accanto, lo coccoli, lo faccia sentire forte.
S, ma Celentano?
Celentano cosa?
Ci hai lavorato insieme.
Mi sono divertita come 'na pazza.
Avete avuto una storia.
Questo lo dice lui.
Colpo di scena, la Muti smentisce.
Io so che un giorno, poco tempo fa, lui  stato a Milano e ha detto pubblicamente che ha avuto una storia con me. Sono rimasta un po' stupita. L'ha fatto pure Montezemolo. Strani questi uomini che non parlano per una vita, poi s'alzano una mattina e dicono tutto. Ma poi stiamo a parlare ancora di una cosa accaduta cent'anni fa?
Ne parla anche Claudia Mori nelle sue interviste.
Se la Mori ne parla  perch evidentemente ne avr sofferto e questo m'addolora moltissimo.
Magari un giorno tornerete a lavorare insieme, tu e Adriano.
Questo non potr mai accadere.
Apprezzi la donna Claudia Mori?
La trovo una donna molto cazzuta, che si attira anche un sacco di critiche.  molto pi facile essere compiacenti e piacere sempre agli altri, piuttosto che fare e dire quello che ti passa per la testa.
Charles Bukowski, un altro paleomaschio, scrisse di te in occasione di Storie di ordinaria follia, il film che avete girato con Marco Ferreri da una sua raccolta di racconti: Non ne sapevo un granch ma mi dissero che era un gran pezzo di donna, calda e liscia, che tutti gli italiani sognavano di sbattersela.
 molto nello stile Bukowski. In fondo, per, dice la verit. Ha interpretato il pensiero del maschio.
Altro uomo di grandissimo fascino con cui hai lavorato, Jeremy Irons.
Un compagno di lavoro fantastico. Ma non c' stato niente. Dipende molto da come ti trovi tu in quel momento. Quando una donna come me  innamorata non c' trippa pe' gatti.
Tu, pi o meno, sei sempre innamorata.
Vero. E quando un amore finisce resta sempre una ferita. Ti chiedi cosa avresti potuto fare per impedirlo.
La fine pi lacerante?
Almeno tre. Il mio primo matrimonio con Alessio Orano. Mi voleva portare via mia figlia Naike, pur sapendo benissimo che non era sua. E poi Federico Facchinetti, il padre degli altri due figli. L'ultima, la pi recente, la fine della storia con Stefano Piccolo. Dieci anni non sono uno scherzo.
Hai avuto pi o meno di cinquanta uomini?
Molti di meno. Io non sono una da 'na botta e via. Ma non perch sono bacchettona. A me piace sentirmi amata, essere la regina di un uomo. Devo pensare che tu muori per me e allora questo mi d la forza di muovere le montagne. A me, d'andare a letto con uno cos tanto per fare...
Gli uomini di oggi hanno paura delle donne.
Io ne ho trovato uno che la paura delle donne non sa proprio cos'. Ero molto abbacchiata dopo la fine del mio amore con Piccolo, stavo ancora a leccarmi le ferite e lui  stato proprio deciso. Ha saputo consolarmi e, allo stesso tempo, si  aperto a me. Anche i miei figli lo amano moltissimo.
Rapporti complicati sul set?
Marco Ferreri mi diceva sempre: Tu sei Disneyland. Intendeva dire che mi ostinavo sempre a voler vedere tutto rosa. Alla fine del primo film, non ci siamo nemmeno salutati. Sul set parlavo solo con l'aiuto regista. Ferreri ripeteva Smettila, svegliati, e io Ma vaffanculo, non sono ancora pronta per uscire da Disneyland.
Voleva riportarti alla crudezza della vita.
A film finito, chiama la mia agente: Diglielo alla stronza che il film  venuto bene, che lei  molto brava. Dopodich  nato un grande amore e abbiamo fatto altri due film insieme. Ferreri aveva questa nomea di cattivo e terrorizzante, e invece era una persona dolcissima.
Nella tua Disneyland c' anche il buddismo?
Il buddismo  la legge di causa-effetto. La quantistica  questo. In tutte le religioni  cos, quello che semini raccogli. Noi abbiamo questo limite di non voler vedere le cose nella loro bellezza. Sono stata poco tempo fa a Istanbul. Me ne sono innamorata. Ho scoperto la bellezza degli harem.
Faresti la concubina dell'harem?
Dividere il mio uomo con un'altra  dura, anche se penso che in fondo per le donne c' un momento che ami talmente tanto che potresti anche dire: L'importante  che non mi venga tolto l'amore. Per noi il sesso conta meno. Gli uomini sono diversi. Un uomo pu sbattere una donna, uscire dalla stanza e manco sapere che ha lasciato dentro. Noi non siamo cos.
Sei una che si butta. Il debutto a teatro, madrina al Gay Pride.
Sono cresciuta con i gay. Essendo una donna che attira molto il maschio, avere un amico gay come un fratello ti rilassa, puoi stare sciolta, allentare le difese. Era un amico gay, purtroppo morto, che mi diceva sempre: Ma te con questa faccia che ci stai a fare qua? Devi andare in America. Ci sono andata, ma poi non ce l'ho fatta.
Scappata via?
Avevo la mia bambina in Italia, dove ero gi famosa. Vivere in America era dura. I casting sono lo specchio di quella nazione. Una competizione feroce. Non fa per me. Preferisco rinunciare a volte, invece di dire: T'ammazzo, vinco io.
Le belle donne che invecchiano sono la prova palese della non esistenza di Dio.
Invecchiano tutti, solo che mentre l'uomo acquista fascino la donna perde punti. Questa  l'ingiustizia vera. Tra cent'anni non sar pi cos. Hai un problema al braccio? Prendi, lo cambi e via. Invecchieremo molto meno.
Non riguarder noi.
Chi se ne frega. Vorr dire che avremo altro da fare. Vorr dire che torneremo. Credo nella reincarnazione.
Intanto c' la chirurgia estetica.
Ho visto l'altro giorno Kenzo in un'intervista, settanta e passa anni. Secondo me s' aggiustato qualcosa. E allora? Resta un uomo favoloso, solare, che dice cose meravigliose. C' sempre questa lettera scarlatta che ti mettono addosso. Se non te fai: Ah sta a invecchia', hai visto?. Ti fanno il prima e il dopo come a quella poveraccia di Claudia Mori. Ma chi sei tu, brutto stronzo, per fare questo? Se si fosse rifatta, avrebbero ricamato lo stesso. Conosco una giovane che a diciassette anni s' rifatta il naso. Era una che non sorrideva, non si faceva fotografare. Rifatto il naso,  cambiata. Una mia amica piatta s' rifatta il seno. Le  cambiata la vita.
In quanto alla tua amica Ornella Muti?
Io, secondo te, sono dentro una di cinquant'anni e passa? No? E allora perch dovrei averli fuori? Una volta s'andava sul calesse, oggi ci stanno i treni, gli aerei. Tu non vai a Milano in calesse. Guardarsi allo specchio e vedere 'na tetta che va gi e non fare nulla,  come dire vado in calesse. Me le rifaccio, qual  il problema? Il problema  di chi sta l a guardare e a giudicare. Ma che palle, toglietevi di dosso. Lasciatemi vivere in pace.
Madre, nonna, ma soprattutto chioccia. I tuoi tre figli vivono con te.
Amo i miei figli. Ci sono momenti in cui una nave deve tornare al porto e noi siamo il porto dei nostri figli. Ora  tornata anche Naike. Dei tre, lei  quella che  stata pi penalizzata. Il padre non l'ha mai conosciuto.
Tutti e tre hanno scelto la strada della madre.
Naike sta curando un progetto favolosissimo. Ha a che fare con la musica. Lei  una creativa pazzesca. Carolina, sotto questa scorza di bambina monella,  talmente sensibile che se non si tiene si sbriciola. E poi c' il mio Andrea. Ha firmato un contratto per cinque film. Abbiamo studiato insieme per il suo primo provino.
Ti do una notizia in anteprima. La giuria del mensile Max ha votato Ornella Muti come la donna italiana pi bella di tutti i tempi. Hai battuto in finale Monica Bellucci.
Ho battuto pure la Loren?
Pure la Loren.
Oggi  proprio la mia giornata. Sono lusingata anche se queste cose mi fanno sempre paura perch quando ti danno uno scettro, poi c' la corsa sadica a togliertelo. E io in questo sono rimasta bambina. Se mi dai un dolce, poi ci resto male se me lo togli.
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Margherita Buy, o i sospiri.
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Una fredda giornata non qualunque di un inverno non qualunque a Napoli nel 2009. Nulla a Napoli  qualunque. La metropolitana  molto bella. Pulita. Ci puoi ascoltare in santa pace Frank Sinatra e Harry Belafonte. Annunciano i treni e ogni tanto arrivano pure. Quando esci allo scoperto, i cortei dei disoccupati marciano sulle note di Luna caprese, i cani randagi si addormentano sulle strisce pedonali e c' chi spara. Sparano qua e l e non sai distinguere se sono pallottole o mortaretti. Sono pallottole. Un morto. Regolamento di conti tra clan.
Si tratta di arrivare all'H2C, che non  la formula chimica della follia, ma l'hotel sul porto dove, secondo i miei calcoli, dovrebbe a momenti apparire Margherita Buy. Che infatti appare, all'ora dell'aperitivo, con un calice di vino bianco in mano al posto della camelia. Cos delicata da sembrare claudicante, ma  solo il mal di pancia cronico da intervista combinato alle fatiche del set. Diventata una diva negli anni per quanto non sia mai riuscita a esserlo.
Da tre settimane a Napoli, protagonista in tutti i fotogrammi di Lo spazio bianco, regia di Francesca Comencini. Film dal romanzo autobiografico di Valeria Parrella sul dramma di una nascita prematura. Margherita  un'ergastolana del set. Trasloca paziente da uno all'altro. Il set  il suo convento, la sua morbida, rassicurante clausura. Ma anche la sua gloria. Coppe, Nastri, Ciak, David, Golden. La Buy  la nostra attrice pi premiata. Vincer molti trofei anche nella parte di Maria, la madre dolente e coraggiosa di Lo spazio bianco. Sar anche il suo primo nudo integrale. Lo scopriremo alla vigilia dell'uscita del film. Per convincersi a farlo ha costretto Francesca Comencini a spogliarsi anche lei sul set. Nude e solidali alla meta.
Per il resto, fa' qualunque domanda a Margherita, ma non chiederle dei suoi uomini. Si chiude a riccio e fa gli occhioni delle bimbe quando sono a disagio e, sotto il tavolo, se insisti, ti sferrano un calcio sullo stinco.
Alcol, pupe e pallottole. Sembra di stare dentro un fumetto di Frank Miller. Te la sei vista brutta, dolce Margherita?
Erano pallottole, altroch. Hanno sparato a quattrocento metri dal nostro set, a Ponticelli, una frazione di queste che spesso vanno sulle cronache. Abbiamo sentito le sirene...
Napoli, manicomio allegro o deprimente?
I primi due giorni sono stati un trauma, il caos, tutto il peggio della citt addosso. Ora mi sto abituando. E poi la gente  molto carina.
Parto dal messaggio che mi ha appena spedito Enrico Lucherini: Margherita. Dopo quindici minuti si pu essere travolti da una tenerezza smisurata. A me  successo. Come hai fatto a trasformare un siffatto cinicone in uno stilnovista?
Ci conosciamo da tantissimo tempo. Ci vogliamo bene.  anche molto amico del mio attuale compagno.
Si mormora di scene scabrose all'interno del film che stai girando.
Lo scoprirete solo guardando il film.
Non sono tante le scene di sesso che hai girato in carriera.
Ho cercato di limitarle a quelle proprio necessarie. Non si tratta solo del mio di pudore. Spesso sono i registi i pi imbarazzati a girarle. Ricordo le scene molto forti in I giorni dell'abbandono. Lui tra l'altro era Goran Bregovic, un musicista, non un attore. Per farcela abbiamo dovuto sommare e rendere solidali sul set tutti i nostri imbarazzi, a cominciare dal regista, Roberto Faenza.
Cos' lo spazio bianco?
 il tempo interminabile dell'attesa. L'attesa di qualcosa che non si conosce. Quello che ti separa dall'evento che ti cambier la vita in un senso o nell'altro. La vita o la morte.
Che Margherita sarai tra le tante che abbiamo visto e le tante che vedremo?
Una madre coraggiosa. Una quarantenne dei nostri giorni, indipendente, che non si piange addosso e guarda in faccia la realt.
Le origini. Roma, 15 gennaio 1962. Il giorno in cui nasce Margherita Buy cade la neve a Palermo. Evento straordinario.
La neve o la mia nascita?
 anche l'anno in cui esce il primo singolo dei Beatles. Sei una beatlesiana?
Per niente. I Beatles non mi hanno mai preso.
Meglio con i Rolling?
Forse, ma senza esagerare.
La musica che ti fa star bene?
Proprio adesso sentivo Bob Dylan. Mi piacciono questi gruppi inglesi molto tranquilli, tipo i Coldplay, gli Snow Patrol. La mia preferita  Joni Mitchell.
Italiani zero?
I Tiromancino mi piacciono molto. Adesso che sto diventando vecchia riscopro le canzoni che da giovane snobbavo, tipo quelle di Baglioni. Brutto segno?
Amy Winehouse?
Molto, per oggi la senti ovunque, negli aeroporti di tutto il mondo. Anche Duffy ha una voce straordinaria (addenta un panino con la bresaola).
I morsi della fame. E quelli della nostalgia? Tu qui, tua figlia a Roma.
Sono otto anni che va avanti questa storia. Ci stiamo faticosamente adattando, io e Caterina.
Dimmi di Caterina.
 il centro della mia vita. Me la godo il pi possibile, penso gi a quando, da qui a pochi anni, si allontaner da me e dovr fare una fatica assurda per averla pochi minuti tutta per me.
1962. Anche l'anno in cui muore Marilyn Monroe.
Da giovane adoravo Jessica Lange, ma quello di Marilyn resta un mito irraggiungibile. Una bravissima attrice, non solo un'icona. Quella sua vaghezza che la rendeva unica. Morta troppo presto. Sarebbe stata grande anche nei ruoli maturi.
Morte precoce che l'ha sottratta all'umiliazione della decadenza.
L'errore frequente di certe dive del passato era identificarsi con il proprio personaggio, vedi Judy Garland. Resta il fatto che  doloroso per tutti invecchiare, per le star ancora di pi. Soprattutto lo  per i loro fan.
Ci pensi alla morte?
Penso che sto per iniziare la curva della discesa e penso che voglio imparare a morire bene. Il modello  mia nonna. Se n' andata senza rimpianti.
Sempre 1962. Giovanni XXIII scomunica Fidel Castro. Ti ci vedo da bimba con i poster del Che in camera.
Vedi male. Nessuna passione giovanile o senile per lui o per Fidel. Sono nata in quegli anni dove si era un po' tutti doverosamente politicizzati.
La temi una Cuba americanizzata?
Non sono mai stata a Cuba e in tanti altri posti, ho paura di viaggiare. E penso comunque che siamo stati americanizzati tutti. Preoccupiamoci di noi, piuttosto di quello che succede a Cuba.
Tu e Jim Carrey. Stesso anno, due giorni di differenza. Ti fa ridere Jim Carrey?
Non mi fa ridere tanto. Anzi, lo trovo fastidioso.
Jerry Lewis nemmeno ti fa ridere?
Jerry Lewis  un genio.
Tempo di andare al cinema?
Lo trovo. Mi  piaciuto moltissimo The Millionaire.  molto bello anche Si pu fare, il film di Giulio Manfredonia sui matti.
E Changeling di Clint Eastwood?
Non l'ho visto e non lo voglio vedere. So di cosa parla, un figlio che sparisce nel nulla, e non voglio sottopormi a questa prova.
Insospettabilmente brava Angelina Jolie.
Gli attori americani sono tutti bravi. Ora voglio vedere questo Revolutionary Road con DiCaprio e la Winslet. E poi Milk con Sean Penn. L'ho incontrato una volta in una festa a Roma. Un tuffo al cuore. L'ho anche invitato a ballare, ma lui mi ha respinto. Lo capisco. Diciamo che ci ho provato.
Se avesse accettato l'invito?
Avrei fatto comunque una brutta figura perch mi sarei imbarazzata tantissimo. Io ero completamente ubriaca, come mi capita ogni tanto, lui peggio di me. Era in uno stato...
Il set internazionale, un'esperienza a Hollywood? Le proposte non ti sono mancate.
Mi sono sottratta, vai a capire se per pigrizia o per paura. Credo, un eccesso di consapevolezza.  un mio limite. A Hollywood mi sarei sentita probabilmente fuori posto. Rimpianti? Zero. Non ci penso.
Premi, tributi, osanna, tappeti rossi, ma proprio non ce la fai a sentirti una diva...
Le dive sono altre. Non sono io. Hanno il dono di una bellezza che s'impone. Dive sono Marilyn, Sophia Loren.
Forse perch non esiste pi lo star system.
Esiste, eccome. Ma devi essere molto bello e affascinante. Io non appartengo a queste categorie. Scamarcio e la Bellucci possono considerarsi i divi di oggi. Se mi confronto con Monica mi sento la piccola fiammiferaia.
Ti riconoscono per strada?
Mi salutano, mi fanno i complimenti, ma spesso mi scambiano per un'altra. Forse perch non vado quasi mai in tiv. L'ultima volta mi hanno scambiata per Giovanna Mezzogiorno.
Il principe Emanuele Filiberto che balla in tiv tra la plebe. Malinconia per il monarchico irraggiungibile che cova in tutti noi?
Cerco di non guardare. I Savoia tentano un processo di umanizzazione, ma forse stanno esagerando.
Renato Soru ha detto che Berlusconi  come Caligola. Eravamo rimasti al Caimano.
Pi ne parli di Berlusconi e pi gli fai un favore. Pure le sue battute sulle donne o su Obama fanno parte di una strategia.  sempre tutto molto meditato. Battute che piacciono alla gente.
Obama ha giurato da poco. I suoi primi passi da presidente?
Ha trovato una situazione drammatica. Ho il terrore che capiti a lui quello che  successo alla sinistra italiana quando  andata al governo. L'effetto implosione. Ci sono cose che proprio non capisco...
Tipo?
Sono affascinata dalla pubblicit. Siamo in crisi e pure tre pubblicit su cinque ci istigano a comprare macchine di lusso. Qual  la logica?
Tempi duri per il cinema italiano. Snobbato agli Oscar, ignorato a Berlino.
Non direi. Gomorra di Garrone mi  piaciuto tantissimo.  che, in questi premi, scattano alchimie molto complesse.
Pi rassicurante Millionaire di Gomorra per gli americani?
Un'idea geniale e insieme spaventosa. Questa globalizzazione per cui in Italia e in India vediamo lo stesso quiz che vende gli stessi sogni mi fa orrore. Diciamo che  un film utile perch ti fa venire la voglia di spegnere il televisore.
Lucherini dice anche che saresti una grande attrice brillante. Lo si  visto con Carlo Verdone.
Ho fatto di tutto al cinema. Mi manca solo la parte della killer. Si vede che la mia faccia non ispira. Peccato, mi piacerebbe recitare da cattiva e magari scoprire un mio lato oscuro.
Verdone ti fa ridere?
Moltissimo.
Ha toccato l'apice della sua carriera o pu reinventarsi?
Deve liberarsi del suo personaggio fino in fondo, dopodich potrebbe inventarsi bellissime cose da regista, come ha fatto Woody Allen.  un grandissimo attore. Non lo sa neanche lui quanto grande.
Nanni Moretti ti fa ridere?
Mi sono divertita molto sul set del Caimano. Un privilegio condividere quell'esperienza con un uomo cos intelligente e ironico. Nanni  molto divertente, non tutti lo percepiscono.
Sta per uscire Due partite, regia di Enzo Monteleone, dalla pice di Cristina Comencini. Un set tutto al femminile.
Mi considero ormai la quinta delle sorelle Comencini, una di loro. In questo film, io, Isabella Ferrari, Marina Massironi e Paola Cortellesi siamo quattro mamme degli anni Sessanta che si ritrovano tutti i pomeriggi del gioved. Giocano a carte e parlano dei loro piccoli e grandi drammi.
Anche Amiche, la tua prima fiction televisiva, declinava tutta al femminile.  il caso di consegnarlo alle donne questo pianeta agonizzante?
Forse s. Certo, un po' di pi di quanto lo sia oggi. Noi donne siamo pi serie in certe cose e spesso sbagliamo quando siamo mal consigliate dagli uomini.
Margherita Buy, una finta fragile. In realt, una donna molto solida dice un uomo che ti conosce bene, il tuo ex marito Sergio Rubini.
Davvero dice questo? Prendo atto di suggerire alla gente questa immagine di donna nevrotica e insicura. In realt, ho una mia forza di base.
Fuori dal set?
Faccio una vita normalissima. Ho bisogno di normalit. Stacco completamente. Non parlo di cinema e, a parte due o tre amici, non vedo gente del cinema.
Oggi  pi interessante scappare con un comunista o con un camionista?
Sono gi scappata una volta con un comunista. Con nessuno dei due, direi.
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Iva Zanicchi, o la carne.
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Ottobre 2018. Dalla tastiera delicata di Margherita alla carne vibrante di Iva il passo  greve. La Zanicchi si fa trovare in una versione inedita, casalinga e insolitamente moderata. Non  tipo da lacrimuccia, ma la morte di Charles Aznavour non la lascia proprio indifferente a giudicare dall'esagerato gemito che precede il commento, in cui riconosco l'inconfessabile compiacimento dei sopravvissuti. ... Ah, stanno morendo tutti, uno a uno, i grandi della mia epoca, prima Aretha ora Charles... Eccomi, tutta tua, ora sono tranquilla, qui a casa, davanti a una bella tazza di t verde con lo zenzero. Chiedimi tutto quello che vuoi. Me lo ingiunge Iva Zanicchi con il suo vocione da mezzosoprano, estensione due ottave e cinque semitoni, che tende al contralto quando ride omerica, roba che nemmeno la Mina o la Milva dei bei tempi. Dalla sua villa di Lesmo, vista su Arcore, mi autorizza al telefono a immaginarla in ciabattone da camera e una vestagliaccia. Di solito vado in giro a piedi nudi, in maglietta bianca e mutande, perch ho ancora due bellissime gambe e il mio compagno vuole vederle, ma per rispetto a te mi sono messa in una versione pi castigata.
L'ultima volta, due o tre anni prima, l'avevo incontrata in una trattoria romana a due passi dalla Rai, in una modalit decisamente meno spartana, volutt allo stato puro, davanti a uno spaghetto con le vongole, accompagnato da un bicchiere, anche due, di Lambrusco, seguito da un bab con la crema pasticciera. Abbastanza noncurante del fatto che Mara Venier la stava aspettando da una buona mezz'ora negli studi di Domenica in. ... Ma sai che questi spaghetti erano di un buono, porco cane! il suo congedo. Era una Zanicchi in promozione del suo ultimo album, In cerca di te, viaggio antologico nella meraviglia color seppia della canzone italiana, rifacimenti di pezzi celebri, gente come Umberto Bindi, Bruno Martino, Nicola Arigliano tra gli altri, Iva in copertina che fa il verso a Marlene Dietrich. Un disco quasi di nicchia per una nazionalpopolare estrema come lei, tra jazz, swing e blues, cos tanto per ricordare al mondo che non  solo il simpatico, scollacciato animale da pollaio televisivo, ma che razza di voce si ritrova, se solo le torna la voglia.
A settantotto anni (dice l'et anagrafica, quella biologica sono almeno venti di meno) sembra che la voglia le sia tornata. L'aquila di Ligonchio spinge ancora che  un piacere, tutto meno che logora o spennata.
Reduce dall'aver accudito due esuberanti cuccioloni.
Due segugi che non hai idea. I vicini prima o poi mi denunciano. Si lamentano perch abbaiano sempre.
E tu?
Rispondo che lo so, che sto facendo di tutto per farli parlare, ma loro continuano ad abbaiare.
Dopo Aretha Franklin, se n' andato anche Charles Aznavour.
Siamo stati amici. Nel '71 ho fatto un lp di sole canzoni sue. Ricordo una magnifica settimana insieme a Napoli. Uomo di poche parole, ma carino. Gli piaceva la pizza. L'ultimo grande chansonnier, come autore lo metto sopra anche a Becaud. C' rispetto in Francia per i grandi vecchi.
Non da noi.
Siamo un Paese che disperde il suo patrimonio. Quando ci sono a teatro artisti come la Vanoni o Paoli, nel parterre dovrebbero sedere tutte le Emme e le Amoroso degli ultimi anni, a imparare e applaudire. Come succedeva in Francia quando cantava Aznavour.
Irriconoscenti anche con te?
Io mi salvo, non so come mai, forse grazie alla tiv. Se tu pensi la grande Nilla Pizzi. Si lamentava con me: Non m'invita pi nessuno, come fossi morta. Guarda Milva. Una star assoluta in Germania, la pi grande cantante-attrice. Anche lei dimenticata.
Siete amiche?
Non posso dire che siamo amiche, ma le voglio molto bene. Era la cantante del cuore di mia mamma Elsa. Pi della figlia. Mamma  morta, ma resta la persona pi importante della mia vita.
Milva ha smesso. Restate tu e la Vanoni. Oltre a Mina, che ha per il grande vantaggio dell'assenza.
Ornella  una straordinaria macchina da guerra. Un esempio per tutti noi. Difficile da trattare. Molto umorale. C'era la volta che mi volava al collo, mi baciava, altre volte nemmeno mi salutava. Si girava dall'altra parte.
Come ti vanno le cose?
Non mi lamento, a parte la suora.
Chi  la suora?
Una che mi d il tormento da anni perch sua sorella ha scritto pi di mille canzoni e si  fissata che gliene devo cantare una.
Ti vedo e ti sento in una forma strepitosa.
Vengo da una giornata da cane, a proposito di cani. Sono finita in questo locale della Brianza dove c'era una gara tra i pi grandi batteristi italiani, incluso il mio.
In tiv fai sempre il tuo figurone. Sei la grande novit di T s que vales.
Be', amore, il mio apporto in questa edizione  minimo, sono una semplice giurata. Ma ce la metto tutta e sono felice cos.
Apporto minimo?
Sono modesta innata, di natura (ride fragorosa).
Ti piaci quando ti guardi?
No. Grazie a Dio non mi piaccio mai. Non mi riguardo mai in televisione. Ti dir che solo adesso, quando rivedo le vecchie immagini che prima detestavo, i Sanremo, io che canto Zingara con la treccia, riesco a promuovermi. Mi guardo con tenerezza. Come se guardassi una nipotina.
Con l'et ci si pacifica. Si diventa padri e madri di se stessi.
Che bella cosa! Vero, si diventa magnanimi.
E un grande futuro ancora davanti, a giudicare da quanto ti agiti ancora.
A volte mi sembra di essere una demente a sentirmi cos giovane alla mia et. Il fatto  che c' questa bambina un po' stronza dentro di me...
Hai detto estrosa?
No, ho detto proprio stronza. Una bambina che ha ancora voglia di vedere, scoprire, sperimentare. Una molla che mi spinge sempre a desiderare. Una cosa atroce.
Vorresti una vita da pensionata che sfoglia gli album dei ricordi e sospira dentro due calzettoni di lana?
Ma no, so bene che quando non ami pi vedere e conoscere sei finito. Per, dai, ritrovarsi a settantotto anni a fare progetti futuri  un po' troppo. Non dovrei.
Come ti trattano in tiv?
Come una nonna. Maria De Filippi  affettuosa come di rado si vede. Con Gerry Scotti ci amiamo da sempre. Ho scoperto Teo Mammuccari. Ha un umorismo alla Raimondo Vianello, cattivo ma intelligente.
Belen?
Che le vuoi dire? Vale pi di quanto la gente creda. Donna intelligente. E poi, quella cavalcata felina da ghepardo.
Toglimi una curiosit che mi porto dietro da un pezzo. Hai fatto davvero la cacca in diretta dalla Carr?
Tesoro, ancora questa storia dopo tutti questi anni, e poi era pip, non cacca. Quella scena ha avuto un milione di cliccate.
Fingevi o no di dormire con quel mago venuto da non so dove?
Ma certo che fingevo. Guarda che io sono una grandissima attrice. Secondo te, un maghetto qualunque viene dalla Spagna e addormenta cos la Zanicchi? L'ho fatto per il suo impresario che m'aveva chiesto di dargli una mano. Sono una donna generosa io. Mi sono fatta segare due volte dai maghi.
Ci sono cascati tutti.
Anche la Carr. Ho fatto finta di cadere in trance. Poi, sempre per assecondare il mago, al risveglio doveva scapparmi la pip. Panico vero in studio. Carlo Conti era sconvolto. Mi ha coperto mentre facevo finta di abbassarmi i pantaloni.
Iva in versione inedita, casalinga e salutista, che inizia la giornata con il t e lo zenzero.
L'intenzione sarebbe questa, ma poi ci metto su un biscottino che diventano due, tre e via dicendo e finisco che ci faccio la zuppa col t. Sai, io sono come i cammelli.
Vale a dire?
Bevo pochissimo. E quello che m'impongo di bere al mattino me lo faccio durare tutto il giorno. Sbagliatissimo, ma non ho mai sete, non l'ho mai avuta. Potrei attraversare il deserto.
Non mi sembri refrattaria agli alcolici.
Sono stata quasi astemia fino ai trent'anni, poi mi hanno costretta a sbevucchiare. Adesso a tavola il bicchierotto in pi ci scappa. Due sorsi di Lambrusco in corpo e vado come una locomotiva. Ho una tenuta che posso ammazzare un cavallo. Posso bere un fiasco di vino e resto sobria.
Suore a parte, come va l'umore?
L'amore?
No, l'umore.
Ah, m'avevi fatto sbatter l'occhio...
Dell'amore parliamo dopo.
L'amore va benissimo, l'umore va a sbalzi.  tipico dell'et, ma umorale io lo sono sempre stata. Sono una ragazza esuberante. E le persone molto allegre poi quando sprofondano...
Che fa Iva quando sprofonda?
Cerco la solitudine. Mi d fastidio tutto, i rumori, le persone che urlano. Vedo nero. Ma dura poco. Mi aiuto con le giuggiole.
Le giuggiole?
Non amo i superalcolici, ma ho scoperto questo liquore fatto con le giuggiole.
Il famoso brodo di giuggiole?
Lui. La sera me ne prendo un bicchierino. Mi aiuta a tenere lontani i pensieri poco gradevoli. Sai, quando la bambina stronza si addormenta...
Che succede?
Non  la paura della morte, ma pensare cose del tipo: quante volte vedr ancora nevicare? O, vedr ancora fiorire questo mio roseto cos bello? Quante storie mi perder dei miei nipoti?
A quel punto ti soccorrono le giuggiole...
Proprio cos. Io poi non sono mai stata veramente depressa. Non so proprio cosa vuol dire. Ho avuto i miei dolori, ma la bestia feroce non mi ha mai aggredito. Mai ricorsa allo psicologo io. Mi analizzo da sola. Vedo tutta la sequenza, capisco il perch, affronto la cosa e mi passa. Lo facevo anche da ragazzina.
Dimmi del tuo compagno sardo, Fausto. Scorpacciate di mirto e di malloreddus, tra una giuggiola e l'altra?
Abbiamo un cespuglio di mirto enorme in giardino, che dobbiamo tagliare perch soffoca l'olivo.
Un olivo in Brianza?
Un miracolo, e pensa te che fa pure le olive. Ai malloreddus e al pecorino sardo, invece, mi sono ribellata. Dopo liti furibonde, siamo tornati al primato della lasagna emiliana. Fausto, che  un gran cuoco, si  dato ad altre cucine, la francese, la pugliese.
Gente orgogliosa i sardi.
Amo la Sardegna. Ho una piccola casa vicino a Porto Rotondo, acquistata dietro le insistenze di Walter Chiari. L'unica mia presunzione  dire che assomiglio alla Sardegna pi che all'Emilia. Io sono vento, sono roccia.
Da vento e roccia, l'unica artista di famiglia?
Io e un prozio di mia madre. Passato alla storia perch voleva diventare papa senza essere neanche prete. Quel filo di pazzia che in questa vita ci vuole.
Tua figlia Michela?
Una donna d'altri tempi. Moglie e madre esemplare. Zero frivolezza. Zero pazzia. Studia lei al posto dei figli. Ogni tanto le chiedo: Amore, hai visto la mamma in televisione?. Oh, scusa mamma, mi sono dimenticata.
E tu?
Ci rimango male. Giorni fa hanno fatto una puntata commovente a Verissimo su di me, con le foto della mia famiglia. Io bambina, i genitori. L'ho chiamata: Amore, hai visto?. Mamma, scusa, dovevo far da mangiare... Fanculo. Poi, per, fa delle cose meravigliose. L'altro giorno mi ha fatto trovare delle tende nuove bellissime. Pi che altro sono incazzata con mia nipote Virginia.
Perch?
Ha una voce meravigliosa. Si accompagna da sola al piano. Le dico sempre: Amore, tua nonna questo lavoro l'ha fatto per passione, ma anche come riscatto dalla povert. Tu puoi farlo per puro divertimento.... Tutti cos questi ragazzi. Non come noi che avevamo il pepe al culo.
Quanti anni ha Virginia?
Sedici. L'et giusta per darci dentro. L'altro giorno l'ho registrata di nascosto. Dovevi sentire di che variazioni  capace. Niente da fare, ma non mi rassegno ancora...
C' anche un nipote.
Luca. Un ragazzo non bellissimo ma moderno, alto un metro e novantatr, studente di architettura. Perch non fai il modello? gli dico. Ma, nonna, sei matta! mi fa. Niente, io li spingo, ma non ne vogliono sapere.
E poi c' il mitico Fausto Pinna.
Stiamo insieme da trentatr anni. Pensa te. Abbiamo trovato il nostro equilibrio, litighiamo anche, ma c' rispetto reciproco. Io non andrei mai a spiare nel suo cellulare. Una cosa che non si deve mai fare.
E lui?
Lo devo mettere un po' in riga. Con la vecchiaia tende a diventare geloso e possessivo. Lo era anche prima, ma lo nascondeva bene. Va a guardarmi il telefono, cose cos. Ti rendi conto? Occhio ragazzo, questo non te lo permetto!
Non vi siete sposati.
E non ci sposeremo mai. Sono una donna religiosa, credo nel sacramento e mi sono gi sposata in chiesa una volta. Mio marito  ancora vivo,  il padre di mia figlia, ho rispetto per lui. Il giorno della separazione mi ha portato un fascio di rose rosse e poi al ristorante abbiamo pianto insieme.
Storia finita per naturale esaurimento?
La colpa  solo mia. Devo essere onesta. Non avrei dovuto sposarlo. Lui mi amava moltissimo, io gli volevo bene, lo ammiravo, ma non lo amavo. Io ho voluto separarmi, anche se poi il divorzio  stato straziante per entrambi.
I due uomini si conoscono?
Andiamo ogni tanto a cena insieme e io li metto a tavola insieme. Funziona benissimo. Uno  sordo da entrambe le orecchie, l'altro da una.
Hai chiuso con la politica?
Mettermi in politica  stato un triplo salto mortale. Un'artista che fa questo  considerata un'intrusa. T'ammazzano. Ho sentito l'odio su di me. E s che io pensavo ingenuamente: ho avuto tanto dalla gente, ora posso restituire qualcosa...
E invece...
Mi sono illusa. Ho scoperto un mondo affascinante, ma anche un meccanismo che ti soffoca. Io sono una donna libera. Il mio motto : I corvi volano a schiera, le aquile volano da sole. Io sono un'aquila.
Tornerai?
Non ci penso proprio.
Mi succede una cosa strana con te. Ti ascolto e ti credo.
Fai bene. Pago tutte le tasse. Avrei anche voluto qua e l sgattaiolare, ma non ho mai potuto. Piaccio alla gente, non ho la residenza in Svizzera o a Montecarlo. Mi sento anche un po' scema, ma mio padre mi ha insegnato a vivere cos.
Vivi bene lo stesso?
Vivo benissimo, niente fantasmi, mai preso un sonnifero in vita mia.
Dalla collinetta della tua casa in Brianza vedi Arcore.
Posso vedere casa sua senza bisogno del cannocchiale.
Vedrai cose interessantissime.
Oramai non pi.
Sei stata pi fedele a tuo marito o a Berlusconi?
A entrambi. La politica mi ha deluso, ma Berlusconi non lo tradir mai.
Lo danno per finito.
Lui ha sette vite come i gatti. Ama troppo stare al centro dell'attenzione.
Sette le ha gi bruciate.
Potrebbe averne otto. Sono stata critica con lui, ha fatto tanti errori, ma gli ho sempre voluto bene.
Dimmi dei suoi errori.
Dar retta agli adulatori, e poi tutte 'ste donne. Doveva essere molto pi accorto. Con quella gente schifosa che voleva solo sfruttarlo.
Il tuo Berlusconi.
Un uomo profondamente solo, specialmente dopo la morte della mamma. Avevano un legame fortissimo. Me lo diceva anche lei, Rosa, quando la incontravo: Silvio  un uomo solo.
I tanti amici adoranti?
Non so quanti gli vogliono veramente bene. Succede anche agli artisti. Io ho fatto tourne in tutto il mondo, folle ai miei piedi in Giappone, Russia, poi torni in albergo e ti ritrovi sola come un cane. Anche Vasco lo dice spesso.
Berlusconi come Vasco?
Il presidente a modo suo  un artista. Anche se ha una marcia in pi, in fondo  un uomo come tutti.
Televisione e politica a parte?
Debutto a giorni al Brancaccio di Roma con Una vita da zingara, la storia della mia vita. Io da sola che interagisco con una bambina, quella stronza di cui ti parlavo.
Ti  tornata finalmente la voglia di cantare?
Non mi  mai passata veramente.
Sei l'unica ad aver vinto tre volte Sanremo. Non ci sei pi tornata.
Non mi vogliono. Una persona potente, non faccio il nome, lui sa chi , ha messo il veto.
L'ultima volta con Paolo Bonolis, quelle battutacce di Benigni...
Avrei voluto chiudere in maniera pi civile con Sanremo, ma non ce l'ho tanto con Benigni, lui poi  stato carino con me, si  scusato. Me la sono presa con Bonolis.
Perch?
Poteva stopparlo Benigni invece di sghignazzare. Stava l a due passi, cantavo subito dopo. Sono scesa nel gelo. Non mi aspettavo la standing ovation, ma vedere quei risolini nella prima fila, senza sapere perch... Non  stato carino.
Fammi la tua classifica delle cantanti italiane.
In testa Mina, Milva, Vanoni, Patty Pravo e Gabriella Ferri. Subito dopo metto la Zanicchi. E, subito dopo ancora, Mia Martini.
Non ti metti con le grandi.
Ho diversificato troppo, anche come cantante. Ho strapazzato la mia voce. Poi la televisione, la politica. Ho disorientato la gente.
Fuori dal nostro mondo?
Nina Simone. Mi fa morire. Questa voce nera, profonda... E poi Aretha Franklin, un cazzotto...
Padre Pio era un tuo fan.
Quando sono andata a San Giovanni Rotondo, i fraticelli mi hanno chiesto di cantare Un fiume amaro. Era la sua canzone del cuore, insieme alla musica napoletana...
L'hai conosciuto?
Dovevo incontrarlo. Quando sono arrivata a un passo da lui, ho detto alla guida: Torniamo indietro.
Crisi di panico?
M'incuteva timore. Non so perch. Un santo non ti deve mettere paura...
Custodiscila pi che puoi la tua bambina stronza.
Ancora pochi anni e poi l'ammazzo.
...
.
...
Sandra Milo, o il genio.
...
.
...
Una che non ha nessuna remora a parlare dei propri uomini  Sandra Milo. Cocktail di non ricordo pi quale evento. Seguo la scia. Womanity di Thierry Mugler, il profumo di lei che, alla soglia degli ottant'anni, giuro sul mio onore oltre che sul mio olfatto,  ancora una bellissima donna. Bella, bionda, profumata e affamata. I sensi la spingono infallibili l dove arriva il sentore del buffet. Incede con passo che non si sa se pi sensuale o regale. Le gambe sono toniche, piene, dentro le calze a rete color cuoio, il tailleur nero, l'occhiale da sole sotto cui sbattono le ciglia da Minnie, mentre sorseggia un cocktail di fragola e arancia. Passa e la ignora Riccardo Scamarcio, cupo per contratto, che perde un'occasione per genuflettersi davanti a un gran pezzo di donna oltre che di storia del cinema.
La seguo fino a casa, nella campagna romana. Non  un'allucinazione, ma le somiglia molto. Centinaia di gatti spiritati che sbucano ovunque, dagli oleandri, sopra e sotto le panchine di cemento, il muso dentro le ciotole sparse, che si allisciano sontuosi nel giardino di casa, una villa nella campagna a sud di Roma. Ci scorta Ciro in persona, jeans, t-shirt e infradito, proprio quel Ciro, il figlio prediletto invocato in diretta televisiva dalla mamma in lacrime. Due pantere nere di alabastro all'entrata, sul tavolino una grande rosa dei venti in cristallo Swarovski, tende lilla nel salotto, i suoi ritratti alle pareti, le foto con i figli.
Vado pazzo per Sandra Milo e per il suo profumo. Anche per la sua voce vado pazzo. Eccomi fa lei radiosa, adesso dentro una maglia alla marinara e un completo giacca e pantaloni blu. Donna spiritosa, sentimentale e acutissima, altro che Sandrocchia. Vuoi una fetta della torta con lo zucchero di canna cucinata da Azzurra? La voglio. Azzurra  la figlia miracolata, nata prematura, salvata da una suora. Oggi  una bella ragazza che cucina torte eccellenti. Gatti anche sul divano. Due, per la precisione, ricamati sul cuscino, di spalle, che amoreggiano sul tetto e guardano la luna. Non mi resta che trarre le conclusioni.
Hai un amore folle per i gatti.
Li odio. Quelli che hai visto sono tutti gatti abbandonati. Gli abbiamo dato da mangiare e, nel frattempo, si sono moltiplicati. Il cuscino l'ha ricamato Deborah, l'altra mia figlia.
Da quanti anni la scelta di vivere in campagna?
Dodici. Qui c' l'aria buonissima dei Castelli e siamo a mezz'ora dal centro. Quando sono arrivata non c'era nemmeno una pianta, allora le ho piantate tutte io (ridacchia come solo Sandra Milo). Vivo con Ciro, Azzurra e la ragazza di Ciro, poi c' Deborah, la pi grande, che abita per conto suo. Sta a Roma,  una bravissima inviata per La vita in diretta. Ha seguito il processo di Perugia.
Che idea ti sei fatta?
Che  meglio un colpevole libero piuttosto che un innocente in prigione. Quei due ragazzi, per, non mi hanno conquistato il cuore per la loro simpatia. Amanda? Parlano solo di lei. Lei ha uno sguardo che io non ho voglia di vedere. Ha quegli occhi cos...
Hai visto le immagini di Gheddafi linciato e assassinato?
Ho visto e ci ho pianto sopra a vederle.
Conoscevi Gheddafi?
No, ma ho ammirato molto la sua coerenza fino all'ultimo. L'ho trovata meravigliosa, anche pensando alle altalene dei nostri politici.  morto nella sua citt, non  mai scappato anche se avrebbe potuto.
Vai un tantino controcorrente.
Io sono dalla parte delle persone d'onore, che non tradiscono le loro idee. Ora vogliono reintrodurre il Corano e la poligamia. Un bel salto all'indietro. Paesi come la Libia, l'Iraq, lo stesso Egitto non sono pronti per la democrazia, hanno bisogno di uomini forti come Gheddafi, Mubarak o Saddam.
Nata in Tunisia, sei un po' araba.
Ma ci ho vissuto solo tre anni e sono venuta via. Non mi sento araba per niente.
Ti commuovi anche quando parli di Wojtyla e di tua madre Maria.
Migliaia di anni fa, ma me lo ricordo ancora il suo profumo. Il suo petto che sapeva sempre di rose. Mi piace l'odore della cipolla, dei pini, dell'erba, anche quello del mare anche se un pochino m'irrita,  forte, aspro, per poi inspiri e sembra che ti entri dentro dappertutto, non per ucciderti ma per darti gioia.
Tua madre Maria. L'hai aiutata a morire.
Invocava la morte. Mi supplicava. Immobilizzata a letto, il corpo in metastasi, i dolori atroci, le piaghe. Teneva le pastiglie di Luminal sotto il cuscino, un potente barbiturico. Io per te l'avrei fatto mi diceva. Ero incinta della mia prima figlia all'epoca e stavo girando Otto e mezzo. Alla fine, mi sono vergognata delle mie paure. Disperata, ma ho fatto quello che dovevo.
Pentita?
Non ho rimorsi. Lo rifarei. Sono credente, ma mia madre meritava una morte dignitosa. Una donna eroica che, in tempo di guerra, dal nostro rifugio nelle montagne della Lucchesia scendeva a valle con le altre madri per cogliere il grano in un campo minato. Una di loro salt in aria. Mi manca ancora tanto mia madre.
Sandra Milo oggi?
Una donna fortunata che ha trovato l'equilibrio e sa provare un grande piacere per quasi tutte le cose della vita. Riesco a comprendere di pi i miei figli, le persone che amo.  come se avessi un'anima allargata.
Pi generosa anche con se stessa?
(Ridacchia come solo la Milo) Non mi sono mai vietata nessuna tentazione. Gi questa  una forma di generosit verso se stessi. Con gli altri lo sono sempre stata. Mi viene naturale. La felicit delle persone che amo  molto pi importante della mia.
Non c' niente del mondo contemporaneo che ti mette di cattivo umore?
Oh s, l'infinita ottusit delle cose che si ripetono. Le guerre, le torture, l'odio, la violenza. Mi chiedo: perch tutto questo male?  una maledizione questa, che dobbiamo ucciderci tra di noi? Darwin a parte, ci hanno sempre raccontato che l'uomo  stato creato da Dio a sua immagine e somiglianza. Ho bisogno di capire. Ho appena finito di scrivere la mia commedia su Caino e Abele. Volevo cercare le origini del male.
Cos'hai scoperto?
Ho scoperto che Abele non era il fratello di Caino, ma la sorella. Erano andati a vivere insieme, dopo essersi allontanati da Adamo ed Eva, e lui l'ha uccisa per gelosia.
Caino incestuoso oltre che assassino?
L'incesto era inevitabile allora. Saranno stati tutti insieme all'inizio, anche con il padre e la madre. Lo sai che pure Lord Byron ha scritto una commedia su Caino? Lui sostiene che il primo contestatore della storia sia stato proprio Caino. Contestava lo strapotere di Dio.
E tu cosa sostieni?
Quando Abele partorisce, lui torna dalla sua caccia e vede questo esserino vicino a lei. E pensa che lei  come Dio,  in grado di creare la vita. S'ingelosisce e la uccide.  una commedia molto divertente, specialmente la prima parte.
Non ero preparato a sostenere una conversazione su Caino e le origini del male con Sandra Milo.
Il mio Caino  convinto che Dio cacci Adamo ed Eva dal Paradiso quando si rese conto della loro imperfezione. In realt, non sopportava di avere sotto gli occhi la prova della propria imperfezione. Poteva ucciderli, ma li cacci perch ebbe piet. Dio non  cattivo,  solo imperfetto.
Il tuo Caino privato?
Ho subito violenze incomprensibili dagli uomini che ho amato. Se sei molto amata, sei anche molto odiata. Chi ama arriva a odiare la causa della sua dipendenza. Ora, per fortuna, non ho pi storie d'amore. Come si pu picchiare la donna che ami? Eppure, anche le madri picchiano i loro figli.
Dimmi dei tuoi figli.
Azzurra era nata morta. Pesava meno di un chilo. Una suora della clinica l'avvolse in una copertina di lana e preg Maria Pia Mastena, fondatrice dell'ordine del Santo Volto. Dopo mezz'ora di massaggi cardiaci e preghiere, la bambina torn in vita. Un miracolo inspiegabile. Quando me la consegnarono, era cos piccola che la vestivo con gli abiti delle bambole di Deborah.
Dimmi di Ciro. La tua fuga dalla diretta televisiva resta l'icona della madre straziata.
Non era mai successo: un demente che telefona annunciando una disgrazia alla poveraccia che sta l in diretta. Mio figlio Ciro correva forte in moto, aveva sempre incidenti, non ci pensai un attimo a scappare via.
Siamo in tema. Il programma si chiamava L'amore  una cosa meravigliosa.
Ciro l'ha vissuta malissimo quella storia. Per anni i ragazzi gli hanno fatto il verso, lo sfottevano: Ciro, Ciro! e lui reagiva facendo a botte. Oggi  un quarantenne tranquillo che vive con me e la sua bellissima fidanzata.
Da l, per un bel po' sei sparita dalla televisione.
Tipica storia all'italiana. All'inizio tutti a consolarmi, a dirmi poverina, incluso il presidente di allora Cossiga. Dopo un po', cominciarono a dire che m'ero inventata io lo scherzo. Mi ritrovai fuori dalla Rai.
Dimmi degli uomini e del dolore.
Dolore anche di madre. Ho avuto dei mariti con uno scarsissimo senso paterno. Che usavano i figli come ostaggi per recuperare la madre. Per la mia prima figlia Deborah, avuta da Moris Ergas, ho affrontato quarantaquattro processi e sono finita in Israele quando c'era la guerra, a dormire per terra in un kibbutz, tra le donne soldato armate di mitra.
Dimmi del masochismo femminile.
Non mi sono mai privata di niente. Mi sono concessa a tutte le passioni e non m'importava che fosse per sempre. Ma, a vivere cos, si paga un prezzo. Mi sono fatta molto male in amore.
Come nasce questa favola della Milo svampita?
Era l'epoca in cui le donne intelligenti dovevano essere brutte per forza. Belle e intelligenti non le sopportava nessuno. Il cervello l'ho usato divertendomi a recitare una parte che non era la mia. Fu Maurizio Costanzo un giorno a dare la notizia: Guardate che la Milo  intelligente. Da l sono diventata intelligente. Fui ingaggiata anche come autrice da Giovanni Minoli.
Facevi le interviste pi strane.
Una volta Minoli mi commissiona un pezzo su Garibaldi. Mi ritrovai il giorno prima senza ospiti. Lui s'infuri: Arrangiati, io voglio il pezzo!. Mi feci portare un cavallo in studio e intervistai il cavallo di Garibaldi, doppiato da un attore fuori scena.
A proposito di Garibaldi, hai amato Bettino Craxi.
L'ho lasciato io quando era ancora padrone dell'Italia. Non l'ho cercato quando cadde in disgrazia. Forse ho fatto male, ma glielo avevo detto pi volte di non fidarsi di molti che lui considerava amici. Ho preso per le sue difese pubblicamente. Eravamo solo io e Giuliano Ferrara a farlo. Ma, dei miei cari estinti, l'unico con cui parlo ancora  Federico Fellini.
Parli con Federico Fellini?
Gli parlo quando sono nei guai e gli dico: Non mi hai mai aiutato in vita, ma adesso devi farlo. Comodo andarsene via cos e lasciarmi qui. Funziona. Trova sempre il modo di farmi capitare delle cose belle.  il mio protettore.
L'uomo ama sentirsi sultano. Com'era possibile per te stare sullo stesso set con Giulietta Masina?
L'amore vero non si ferma davanti a niente. Io non potevo vivere senza di lui. Federico non era un uomo fedele, ha sempre avuto tante donne, Giulietta non poteva non saperlo. E poi i due non avevano rapporti sessuali.
Federico resta l, centrale, nel tuo altarino privato.
 stato l'amore della mia vita. Un amore da amanti, senza assilli quotidiani, l'affitto, il telefono, i conti da pagare. Per diciassette anni  stata una festa meravigliosa dei sensi, fuori da ogni realt. Due che s'incontrano in un castello sospeso in aria.
I felini in cortile e Fellini nel cuore.
Quando andavo da lui, nel suo appartamento in via Sistina al secondo piano, non riuscivo a prendere l'ascensore. Non ce la facevo ad aspettare. Dovevo salire di corsa. Arrivavo e la porta gi era aperta e lui l, emozionato come me, le gambe che ci tremavano. Questo per anni.
Fu violento anche Fellini con te?
Lui no. Era troppo intelligente per cedere a questo impulso. C' in tutti il seme della violenza. I bambini di un anno gi si picchiano fra loro. Chi glielo ha insegnato?
La tua coetanea Ornella Vanoni rivendica le passioni forti della senilit, la licenza di rompere gli argini, di non avere pi remore.
Vale anche per me. Niente di strano. Le persone di una certa et, se sono sane, hanno una sessualit normale. Quello che pu fregare donne come noi  la ragione. Fare sesso con un uomo vecchio non mi piacerebbe, un giovane mi crea troppe problematiche. Perch sta con me, mi chiederei.
Sempre la tua coetanea Ornella confida: Mi manca qualcuno nel letto con cui fare piedino la notte.
Per me non  una questione di affetto, non  il piedino che mi manca. L'uomo mi manca in senso fisico, per il resto dormo benissimo da sola. Mi piacerebbe averlo, l'uomo, prima di addormentarmi.
Ci sono donne che, gi dopo i cinquanta, scoprono l'ascesi, il piacere dell'astinenza.
Non  il mio caso.
Ti capita spesso di commuoverti?
S, sono emotivamente fragile.
Sempre stata cos?
S. Mi commuove la bellezza. Sono capace di piangere davanti a un tramonto. Non piango per di fronte alla cattiveria. Neanche quando  rivolta contro di me.
Questa tua voce bambina, rimasta illesa nel tempo.
Ci convivo da sempre. Non ho mai fatto niente per cambiarla, anche quando era un handicap all'epoca delle maggiorate. Dicevano: Ma come? Tu con quel fisico e questa vocetta da bambina. Non sei credibile. Mi doppiavano sempre. Fu Antonio Pietrangeli a imporre la mia voce in Adua e le compagne. Pietrangeli era un grande ma non sapeva vendersi. Mi voleva in altri suoi due film, che poi hanno fatto la Stefania Sandrelli e Monica Vitti.
Ti sei ritirata dal cinema sul pi bello.
Mollai tutto per riavere mia figlia. Nel frattempo mi ero risposata con un altro uomo molto geloso e il tribunale dei minori mi aveva detto: Niente cinema se vuole sua figlia.
Fellini ti voleva per Amarcord.
Creammo insieme a Cinecitt il personaggio di Gradisca. Lo convinsi che una donna di terra, sesso, cibo e vino non poteva avere i capelli neri, la frangia e i boccoli. Conservo ancora le fotografie del provino. Dovetti rinunciare. Quando lo seppe, Fellini si ammal e rimase a letto per dodici giorni. Cristaldi il produttore era disperato. Poi pensarono a Magali Nol, che fu bravissima. S'infilava il cotone nelle narici per somigliare a Gradisca.
Marcello Mastroianni.
L'unico attore che ho amato tantissimo, non in senso fisico ma come persona. Si spacciava per pigro, ma non lo era affatto. Se si rompeva il ferro da stiro era lui che lo portava a riparare, non Flora. Amava la vita. Aveva solo un difetto, gli piaceva troppo la grappa.
Alberto Sordi.
Non l'ho mai amato. Grandissimo attore, ma lo identificavo con i suoi personaggi. L'ho frequentato poco e non avevo nessun desiderio di farlo. Lo so che i romani quando dico queste cose mi mangerebbero viva.
Pietro Nenni.
Ero socialista gi a dodici anni, quando ho letto per la prima volta Marx ed Engels. Nenni mi scrisse un biglietto a mano, bellissimo, per ringraziarmi quando seppe che avevo votato per lui. Mi scrisse anche quando ero ricoverata in clinica, massacrata di botte da Moris Ergas. Il nostro  stato un amore platonico affidato alle lettere. Amavo molto anche Enrico Berlinguer. Un uomo piccolo, magrissimo, con due occhi giganti. Una persona bellissima. Oggi la politica  decaduta.
Valeria Marini ti fa il verso?
 una donna intelligente, creativa, ma siamo diverse. Io non ho il suo senso degli affari. I soldi che ho guadagnato me li hanno sempre portati via. Le grandi macchine, la barca, non me ne pu fregare di meno. La ricchezza  un limite alla libert. Ho sempre vissuto come una donna ricca. Questo mi ha esentato dall'esserlo.
Il tuo superuomo.
L'intelligenza di Fellini, la voce di Bettino e la sua prestanza fisica a letto. L'umanit di Pietro Nenni. Lui come Berlinguer, uomini che ti fanno credere in un mondo migliore. La fantasia di Franco, un mio fidanzato di quando ero giovane, che mi spingeva nei territori eccitanti del peccato. Poi, l'ho perso il senso del peccato. La personalit di Berlusconi. Uno che fa sempre quello che vuole. La generosit? Non ho mai conosciuto uomini generosi... Vuoi che ti leggo un passaggio del mio Caino?
Lo voglio... Non ci credo: leggi senza occhiali.
Scrivo anche senza occhiali. Ci vedo benissimo... Un maschio e una femmina stanno in piedi sul prato, Caino ha l'aria annoiata, Abele sta giocando con un fiore, gli strappa i petali e poi cerca di riattaccarli inutilmente... (Va avanti per una buona mezz'ora come una bambina ispirata, interromperla sarebbe un delitto.) Abele: Mi basta essere sublime un istante, d'altronde non reggerei pi d'un istante l'immensit del sublime. Il resto te lo legger quando mia figlia me lo scrive al computer.
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Ljuba Rizzoli, o l'azzardo.
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Novembre 2017. Torna la caccia alle streghe. Kevin Spacey cacciato dal set di Ridley Scott perch considerato un depravato. Carte segrete della Cia: anche Martin Luther King era un depravato orgiastico.  stato l'amante di Joan Baez. Il monito di Stephen Hawking: L'intelligenza artificiale potrebbe distruggere la nostra civilt. I computer possono raggiungere e superare la civilt umana.
Ljuba Rizzoli guarda con distacco le spericolate vicende degli umani. Lei che di vite spericolate ne ha vissute tre o quattro almeno. A proposito di donne esagerate, che hanno riso e pianto in eguale misura nella loro lunga vita. A proposito di madri cui sono morte le figlie ancora giovani.
Tutte le mattine la sua camera da letto  invasa dalla luce (Potrei cuocere un uovo sulle lenzuola...). Tutte le domeniche alle sei di sera, da trent'anni a questa parte, Ljuba Rizzoli  invasa dal dolore. Da quando Isabella, la sua bambina, cos la chiama, si  lasciata cadere dal nono piano, improvvisamente e assolutamente certa che fosse quello un modo poetico di separarsi dalla vita. Era una domenica. Il 19 luglio 1987. Ha compresso i gioielli della figlia in un unico gioiello. Ha compresso la sua vita esagerata in una biografia di duecentocinquantasei pagine, Io brillo. Diamanti, amori, casin e un dolore che non finisce mai. Come soffocare un cataclisma in un bicchiere da cognac.
La vedo, Ljuba, nel suo appartamento costruito sulle palafitte, davanti alla finestra enorme che si affaccia sulla terrazza e il porto di Montecarlo, che guarda assorta i pochi yacht illuminati, resti di una baldoria che si ostina. Sarebbe piaciuta alla mia bambina questa casa dentro il porto, il mare che entra... Una delle donne pi belle e desiderabili di Milano sopravvive oggi con grazia a se stessa e alla folla di fantasmi che la tiene sotto assedio. Mille cani teneri e rabbiosi al guinzaglio della sua mano ancora ferma. Un'esistenza unica, irripetibile, irritante a volte, ma meravigliosamente vera scrive di lei Marina Cicogna, l'amica di sempre.
Un secolo quasi, speso con tutte le monete possibili, la sua bellezza su tutte. Tra autisti e maggiordomi in livrea, uomini violenti, possessivi e follemente innamorati. Industriali, editori, emiri. Tra lusso e lussuria, sfrenati l'uno e l'altra, e battute di caccia, dove non sapevi mai chi era il cacciatore e chi il cacciato, giri per il mondo e folli feste in Costa Azzurra. Catapultata a ventitr anni a tavola con Onassis che raccontava le sue barzellette e Churchill che lamentava le sue sconfitte (Ho vinto Hitler, non la roulette), reali di Monaco, Spagna, Belgio, Inghilterra, eroi come Manuel Fangio e Domingun, seduttori carismatici come l'avvocato Agnelli e seriali come Porfirio Rubirosa, artisti come Karajan, Nureyev, Andy Warhol, Fellini e Salvador Dal, le notti davanti al camino acceso con Edda Ciano, la figlia di Mussolini.
Un'impresa viverla, un'impresa pi grande raccontarla la tua storia.
Sai com', questi maledetti elettroshock che ho dovuto subire dopo la morte di Isabella. Per quattro anni ho perso la memoria degli ultimi quindici. Come rifare le elementari. Non riconoscevo nemmeno mio fratello.
Terapia brutale. Non si usa pi da tempo l'elettroshock.
Ero molto dimagrita, rifiutavo tutto. Ero diventata un legume. L'hai vista la piccola foto in cui mi legano? Sei in una botola nera che giri. Un male morale che diventa fisico. Da allora non ho pi paura di niente...
 servita a restituirti alla vita...
Ma chi voleva essere restituita? Quando si vive un dramma cos. Hai una bambina tra le braccia, poco dopo te la ritrovi per terra tutta rovinata. Un'immagine che mi perseguita. Ho sofferto per anni di paure, vertigini atroci...
Un punto di non ritorno.
Si pu morire in tanti modi, un incidente, un'overdose in una spiaggia. Ma questo volo cos deciso, dal nono piano... Un gesto cos estremo. L'ho trovata eroica, la mia Isabellina. Come ha potuto?
Oltre il dolore, l'incredulit, quasi l'ammirazione.
Io che volevo veramente morire, non l'ho mai trovato il coraggio. Credo nel destino. Se Isabellina non avesse visto quell'immagine in televisione, della ballerina che danzando scivola gi dalla finestra...
La chiami bambina, aveva ventitr anni.
Una bambina nelle maniere, nella grazia. Era magica. Amatissima da tutti.
Mai pensato che potesse farlo?
Mai. Qualche giorno prima mi aveva detto: Mami, comprami delle margherite. Voleva darle a una sua amica che aveva in testa il suicidio. Altro che shock! Bisogna inventare un vocabolo che non esiste. E col tempo  sempre peggio.
Prima dimenticare, poi ricordare. Raccontare, forse, aiuta.
Enzo Biagi, che aveva perso una figlia giovane, mi diceva sempre: Scrivi, che ti fa bene. Aveva ragione. Ho scritto questo libro come una terapia.
Sei diventata la donna che volevi o quella che dovevi?
Mio suocero, Angelo Rizzoli, mi adorava. Voleva che facessi del cinema. Anche dopo che ho avuto Isabella. Mio marito Andrea non voleva. No, Ljuba deve fare la donna di casa...
 il rimpianto della tua vita?
Avrei adorato fare l'attrice. Mi sono annoiata molto nella prima parte della mia vita. Anche con Ettore Tagliabue, ricco da mille e una notte. Con lui era carnevale a Rio tutti i giorni. Mi voleva Lattuada. Dino De Laurentiis voleva fare di me la Loren milanese. Il destino non ha voluto...
Ventenne procace all'epoca.
Hai presente, tipo festa dell'uva? Vita stretta, seno forte. Non potevo camminare per strada. I muratori mi urlavano dalle scale: Beato chi ti avr.... Col tempo sono cambiata, sono diventata pi magra, gli occhi spaventati, alla Audrey Hepburn.
Hai quasi sempre avuto uomini molto facoltosi, molto sposati e molto pi anziani...
Mi diceva Camilla Cederna: Strano, Ljuba, tu hai sempre corteggiatori di enorme potere. Prima Tagliabue, un grande petroliere, poi Andrea Rizzoli. Era il destino.
Lo citi spesso il destino.
 cos. Pensa che avrei potuto sposare Rothschild invece di Rizzoli. Mi aveva fatto una corte spietata all'epoca.
Pi padri protettori che amanti.
Mio padre con la sua gelosia, poi quel professore di anatomia che mi violent, mi hanno rovinato. Sembrava che non potessi avere pi figli. Mi hanno allontanato dall'idea di famiglia e dalla voglia di frequentare i miei coetanei.
Una figlia invece  arrivata. Isabella, con Andrea Rizzoli.
Un miracolo, ma anche un destino spaventoso. Fare una famiglia all'epoca con un uomo sposato, tre figli e un impero alle spalle. Ma io non ho mai fatto calcoli.  sempre venuto tutto naturale. I giovani non mi corteggiavano.
Ljuba, hai mai veramente amato?
Sono stata innamorata pazza di Ettore Tagliabue. A causa sua sono finita al neurologico. Anche se l poi ho incontrato Andrea Rizzoli.
Con Tagliabue, prima ancora che con Rizzoli, conosci i grandi del pianeta.
Il mondo intero, mezza aristocrazia italiana tra le battute di caccia e i cavalli. I cavalli costano. Ettore ne aveva trecento. Ho visto la monta di Ribot. Abbiamo vinto ad Ascot, Merano, l'Arco di Trionfo, ho conosciuto capi di Stato e reali.
A chi sparavate?
Allevavamo fagiani. Arrivavano piccoli piccoli, li nutrivamo e poi li educavamo a volare alto con l'esca del cibo.
Una vita pi grande di me scrivi.
Quasi un secolo.  un grande capitale di vita, il mio. Pensare che da adolescente adoravo il pascolo con le pecore, filare la lana, pigiare l'uva. Poi in camera cantavo e ballavo Amado mio come Rita Hayworth. Ero timidissima...
Innamorati e molestatori. Oggi piovono denunce.
Mi fa ridere. Ogni scelta implica una rinuncia. Se quella volta avessi detto di s a Dino De Laurentiis che voleva dormire con me, sarei diventata la Loren milanese. Non ho voluto. Anche perch poi avrei dovuto accontentare chiss quanti altri.
E tu?
Scappai da mio padre, che in fondo era contento cos. Uno che mi tagliava i capelli di notte per impedirmi di presentarmi a Miss Italia.
Dove c'eri tu c'era Gianni Agnelli.
Grande charme. Gianni amava corteggiare. Andava e veniva da casa mia. Una storia con lui? En passant... Pi che altro un coup du canap.
I Rizzoli non lo amavano.
Andrea non amava Gianni, che invece amava il padre Angelo... Sapevo tutto di lui tramite Eugenie, la sua ex governante venuta a stare da noi. Voleva fare un libro con Rizzoli sugli Agnelli quando litig con Marella. Gianni gli regal una tabaccheria a Venezia per dissuaderla.
Sarebbe stato un best seller.
Adoravo Eugenie. Era una specie di generale. Con lei non potevo alzarmi dal divano per servire una vodka ai nostri ospiti. Diceva che era una maleducazione da contadinella. La facevo dormire con me per ascoltare i suoi racconti.
Le tue giornate oggi.
Da Cap Ferrat sono venuta a Montecarlo. Non esco mai il mattino, c' troppo movimento qui sotto. Passo il resto del tempo tra il bar dell'Hotel de Paris e quello del Metropole. Vado al casin, che per  in crisi. Italiani non ce ne sono pi. Arriveranno i cinesi...
Ancora il demone del gioco?
Gioco da sola al tavolo con i croupier. Questi ragazzi sono come i miei figli. La mia famiglia... Sai, io gioco da sessantacinque anni. Devo scrivere un libro su questo. Ho troppi aneddoti.
Solo un paio di righe per Eleonora Giorgi.
Ah s? Una dimenticanza. Adoro la Giorgi. Quando veniva in casa a Cap Ferrat era la manna dal cielo. Ci portava sempre una ventata di allegria. Cos bella e gioiosa. So che adesso si  ritirata in campagna...
Marina Cicogna, l'amicizia storica. Molto chiacchierata.

Una donna piena di charme, intelligentissima. Non mi ha mai lasciato sola. Era molto possessiva con me. Gianni Agnelli diceva di lei:  la mia pi pericolosa concorrente.
C' un prima e c' un dopo la morte di mia figlia scrivi.
Sopravvivo, ma con una rabbia atroce. Non sopporto che la mia creazione sia finita prima di me. La mia bambina  in viaggio... rispondo a chi mi chiede se ho figli. Ancora non capisco perch l'ha fatto. Aveva chiuso con la droga.
Non si chiude mai del tutto con la droga.
Hai ragione. Un mese prima di morire, mi disse: Andiamo a Nizza, mami, non ti chieder di portarmi dove prendevo la droga. Finiamo ai giardini pubblici dove c'era una vecchia orrenda con la veletta, vestita di nero e il bastone. Isabella si avvicina e prende qualcosa dalle sue mani.
E tu?
Volevo chiamare il poliziotto, ma la bambina piangeva e mi disse: Se fai questo mi ammazzo subito.
Questo non c' nel tuo libro...
Dieci minuti prima di correre in terrazzo, mi disse: Mami, andiamocene in un'isola deserta io e te. Come faccio ad affrontare la gente che sa che sono una drogata.... Dopo mi ha dato due baci come mai prima. Nello specchio del bagno aveva scritto col rossetto: Mamma, sei bella, ti amo.
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Matilde Bernabei, o la sfida.
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Novembre 2019. A proposito di donne determinate. Eccone una molto determinata. Mi aspetto un Cavaliere del Lavoro che sbarchi minimo da una Mercedes fiammante, tailleur scuro e inarrivabile aplomb, passo perpendicolare e sguardo che ti trapassa. Matilde Bernabei arriva invece cavalcando uno scooter ammaccato e incerottato, tutta bardata antivento e antipioggia. Parcheggia e scende con la destrezza di Kevin Costner quando smonta da cavallo in Balla coi lupi. Illesa lei, nella giungla romana, quasi illesi i boccoli biondi sotto il casco. La creatura di un fantasy. Tra un cartoon di Hanna e Barbera e un'invenzione di J.R.R. Tolkien. Tutta blu cobalto dalla testa ai piedi, scooter incluso, la giacca, la camicia, il foulard, i pantaloni, le scarpe, variazioni di nero le calze e la cinta, bordeaux le unghie. Blu la collana, turchesi gli orecchini. L'orologio avanti quindici minuti per costringersi alla puntualit. Dalla borsa, blu, estrae una bottiglietta con un liquido scuro che mi dice essere Chinotto Zero e un set di sigarette, vere ed elettroniche, tanto per fare fumo.
L'arrosto  tutto nel palazzetto a tre piani della Lux Vide, societ di produzione leader sul mercato italiano, di cui Matilde  presidente, il fratello Luca amministratore delegato. Ventisette anni di attivit, oltre mille ore di prodotto, quattro teatri di posa, cinquanta dipendenti, fiction nazionali e internazionali. Don Matteo vi dice qualcosa? All'esterno dell'edificio la scritta verniciata di rosso Francis Bacon avvisa che stiamo entrando nel girone dei creativi. Tutto high tech, vetri che sembrano pareti e invece sono lavagne, decine di uomini e donne sparsi per le stanze, giovanissimi perlopi. Effervescenza pura. Tutti pagati per essere liberi d'inventare. Dal pi elementare brainstorming dove tutto  ammesso, cazzate e botte di genio, al prodotto finito. Sul divano del suo studio, turchese, Matilde racconta, fuma e sorseggia, caff e Chinotto Zero. Al centro del tavolo una grande orchidea bianca. Alla parete le foto, lei con Wojtyla, lei con Ratzinger, lei che da dietro allaccia amorevole il marito, Giovanni Minoli. Il sale di Matilde? Mettila in un'isola di zombie depressi, in due mesi li avr trasformati in un esercito della salvezza.
Gi vederti arrivare  uno shock visivo.
Tutti mi prendono in giro perch a sessantacinque anni giro in motorino, anche quando piove a dirotto. Ma io me ne frego.
Una signora come te, un Cavaliere del Lavoro, in sella a un catorcio simile.
Ha solo otto mesi, ma l'ho fatto anticare e sembra ne abbia venti.
Anticare?
L'ho fatto truccare di vecchio, cos non me lo rubano. Finta ruggine, finte ammaccature. L'ho riempito di spaghi e scotch. Chi lo vede pensa sia una ciofeca.
Brillante davvero. Solo che adesso abbiamo svelato il trucco.
Non ci avevo pensato. Spero che i ladri di motorini non leggano queste righe.
Sei andata in motorino anche al Quirinale da Mattarella?
No, l sono andata in auto con mio marito Giovanni e mia figlia Giulia. Io incredula, loro pi emozionati di me. Te lo meriti tutto mi ripeteva Giovanni.  stato un mio fan magnifico.
Prima donna Cavaliere nel settore audiovisivo.
Mi sono tornate alla mente tutte le volte in quasi mezzo secolo che ho pensato: questa volta non ce la posso fare. Come quando, a ventisei anni, mi ritrovai in Montedison, unica dirigente donna, la pi giovane.
Indimenticabile cosa?
Il presidente della Repubblica che mi ringrazia a nome degli italiani. Sapevo delle lotte efferate per entrare in quella lista. Io ci sono entrata senza sapere niente. Ho pensato: adesso non devo dimostrare pi niente a nessuno.
Avevi bisogno di quel giorno e di quel titolo per pensarlo?
Se non sei uno sbruffone con te stesso, funziona cos. Tra i venti e i trenta  un po' come giocare la vita. Pu andar male e sai che ti puoi rifare. Le insicurezze vere mi sono venute dopo i trent'anni.
Come ci si sveglia da Cavaliere del Lavoro?
Molto bene. Questa mattina in particolare. Ho ricevuto un filmino dalle mie nipotine Matilde ed Elvira che mi dedicano una canzone.
Matilde posso intuirlo, Elvira perch?
Da Elvira Sellerio. Si sono conosciuti con mio marito tramite Adriano Sofri. Quando arriva in Rai, la Sellerio chiama Giovanni e gli fa: Vogliono chiudere il centro di produzione di Napoli. Inventati qualcosa. Lui s'inventa Un posto al sole.
Minoli come la provvidenza. Decine di attori e maestranze tolti dalla strada.
Elvira era la madre che Giovanni avrebbe voluto avere. Quella sua naturale era spietata. Vi ho messo al mondo solo per tenermi vostro padre, di voi non me ne frega niente ripeteva agli otto figli.
Otto figli la famiglia Minoli, otto la famiglia Bernabei, tu e Giovanni vi siete fermati a una.
Non dico otto, ma altri due li avrei fatti. Purtroppo, non ho potuto. Giulia  una, ma ne vale otto. Ha preso il meglio di me e di Giovanni, anche nell'impegno civile.
Sto diventando intimo con la vostra grande famiglia. Prima di te, ho scandagliato tuo marito e tua cognata, Sydne Rome.
Donna divertente come poche. Ha sposato Roberto, il mio fratello pi grande, geriatra di successo. Lui dice che, dopo i quarantacinque anni, siamo tutti suoi potenziali pazienti.
Dimmi dei tuoi riti mattutini.
Frutta e fiocchi d'avena a colazione. Con il caff mi faccio la prima sigaretta vera. Poi, solo fumo elettronico. Se poi succede qualcosa che mi innervosisce o mi rallegra, allora mi concedo fumo vero.
Il fumo uccide.
Questa cosa che campi meno, non m'importa. Per me  un piccolo grande piacere accendere una sigaretta dopo un viaggio o un'emozione. E poi sono una che adora il cibo, se non fumassi mangerei il doppio.
Altri piccoli ma irrinunciabili piaceri?
Il Chinotto Zero. Mi piace il sapore. Lo abbino alla sigaretta. Mi porto dietro questa bottiglietta, la riempio di Chinotto e, quando sono in crisi d'astinenza, mi faccio un sorso.
Lo specchio?
Non lo evito. Ci passo del tempo. Mi piace osservarmi le rughe. A differenza di tante della mia et, non mi sono mai rifatta niente.
Ci vai d'accordo con il tuo viso?
Per una vita tutti mi hanno detto che avrei dovuto rifarmi questo naso enorme. Guarda che, quando s'invecchia, scende. Io niente. Me lo sono tenuto cos. Mai avuto fisime.
Mai avuto nemmeno l'autista?
Da amministratore delegato del Messaggero, a trentatr anni, avevo l'autista. Giovannini, allora presidente della Fieg, dichiar a Prima Comunicazione: Vediamo cosa sapr fare la signora Bernabei con il suo bel culetto.
Alla faccia del paleomaschio, ci ha saputo fare la signora con il bel culetto.
S, ma quante notti insonni. Mi dicevo: adesso si accorgeranno che non sono brava come credono. Dopo appena tre giorni, mi piazzarono uno sciopero. Oddio, adesso diranno che il giornale non esce per colpa mia.
Decisamente anticonformista, Matilde, considerando la famiglia d'origine. Figlia di Ettore, democristiano di ferro, direttore generale della Rai old fashion.
Sono una donna operativa, cerco le soluzioni e non bado alle apparenze. Merito del '68. Avevo quattordici anni. Da allora l'idea che ognuno pu migliorare il mondo anche di un granello mi ha accompagnato sempre.
Resta la famiglia. Tuo padre tacciato di bigottismo e di eccessivo zelo verso i democristiani dell'epoca. Accusato d'avere messo i mutandoni alle Kessler. In realt, uomo di rara arguzia.
Mai votato Democrazia cristiana. Adesso, quasi me ne pento. Ci fossero oggi, li voterei. Penso a un gigante come Giorgio La Pira, amico di famiglia e mio testimone di nozze.
Che fa una quattordicenne per migliorare il mondo?
Facevo doposcuola ai ragazzi della baraccopoli del Fleming, il quartiere dove abitavo. Migliaia di persone che vivevano in tuguri con il tetto di latta.
Nemmeno vent'anni e scrivi per Panorama.
Da grande far la giornalista scrivevo da bambina. Ma non era come l'immaginavo. Volevano assumermi, ma andai a lavorare per una ONG che aiutava gli africani a creare le loro imprese. Insegnava a pescare invece che regalare il pesce.
Precocissima in tutto.
A vent'anni mi sposo. Lui aveva nove anni pi di me. Era gi Giovanni Minoli, con il suo carattere tostissimo. Mi sembrava un miracolo. Un uomo cos bello e intelligente che mi aveva scelto.
Conosciuto come?
Andavamo in un garage alle messe di don Franzoni. Personaggio eccezionale, sospeso a divinis per le sue idee. L scoprimmo, Giovanni e io, d'avere tantissimi valori in comune.
Giovanni ti ha sempre sostenuta?
Ha sempre creduto in me. Lui ha un carattere complesso. Se ti deve dire una cosa la dice. Non ce la fa a mediare. Ha accettato problemi enormi nel lavoro pur di non abbassare la testa.
Lo consideri un errore?
Io dico da imprenditrice che un po' di abbozzo strategico nella vita  necessario. Tuttora non dormo la notte. Quando parti con produzioni da trenta milioni di euro e devi trovarli, non puoi fare quello tutto d'un pezzo.
L'ultima insonnia?
Attualissima. Stiamo producendo I diavoli per Sky e Leonardo, mettendo insieme vari Paesi europei. Una paura tremenda. Dobbiamo anticipare i soldi per tutto. La parte creativa  bellissima, quella dei soldi  un incubo.
Giovanni condivide l'insonnia con te?
Lui ha le sue insonnie. I miei affanni cerca di sminuirli, ma io gli dico: Tu parli, per non l'hai mai fatto l'imprenditore. Lui dice che ho un'anima democristiana. Un cavolo! Vorrei vederlo alle prese con certi clienti.
Tutto questo tempo insieme. Non vi ha logorato?
Siamo andati avanti tra alti e bassi, ma lo scorso 21 ottobre abbiamo celebrato i quarantacinque anni di matrimonio. Il giorno prima del Cavalierato, due traguardi mica male. Ci siamo concessi una cena coi fiocchi sulla terrazza del Raphael.
Quarantacinque anni insieme: questa  trasgressione vera.
La vera trasgressione  esserci riscelti anche dopo situazioni molto critiche.
Critiche quanto?
Che pi critiche non si pu. Inevitabile, essendo entrambi curiosi della vita. Riscegliersi poi  un'avventura affascinante. Sapere che non sei rimasto con la stessa persona perch  l'unica che ti  capitata.
Scelti per sempre. Ora si pu dire?
Su tante cose non abbiamo le stesse idee, ma a farci compagni della vita  il patrimonio d'interessi comuni. A Giovanni piace molto andare al ristorante e ogni volta scopriamo che abbiamo un sacco di cose da dirci.
Alberto Savinio diceva che la coppia perfetta  quella che non ha pi niente da dirsi.
A me piace confrontarmi. Magari pensiamo cose simili, ma ci arriviamo in modo diverso. Vale anche per i film o le serie tiv. Non sono interessata a sapere come finiscono ma come ci arrivano a quella fine.
In una parete della Lux Vide la targa con dedica a Ettore Bernabei. 1992. Partite subito con il botto, La Bibbia, ventuno puntate vendute in centoquaranta Paesi.
A settant'anni, fuori dalla Rai, mio padre lo ha fortemente voluto. Io mi butto alle spalle tutto e riparto da zero con questa impresa che non c'entrava niente con i miei vent'anni prima. Una fatica enorme, una paura tremenda. Quante notti insonni.
Poi entra tuo fratello Luca.
Siamo molto complementari. Lui  straordinario nella cura estetica del prodotto. Abbiamo imparato negli anni a condividere tutto, passioni, euforie, delusioni. Alle dieci del mattino controlliamo i dati e quasi sempre festeggiamo.
Litigate mai?
S, anche di brutto, avendo spesso idee diverse. Ma abbiamo una regola. Mai andare a letto la sera senza esserci prima confrontati.
Una serie non vostra che ti ha appassionato.
M' piaciuto moltissimo Modern Love su Amazon. Stravedo per Sex Education. Avrei voluto farla io una serie cos.
Tuo marito va pazzo per Narcos.
Non amo tanto il genere. Noi italiani dovremmo raccontare la 'ndrangheta. Loro sono i pi bravi a riciclare. Stanno dovunque, nel commercio, nell'arte, nella moda. Mafia e camorra sono diventate delle loro piccole succursali.
Si dice Lux e si pensa Don Matteo.
Quando siamo nati le serie televisive erano roba da sfigati. Siamo stati i primi a crederci. Volevamo eroi positivi, solidali. Mio padre pensava a sceneggiature tipo Padre Brown. E io: Babbo, che ce ne facciamo di un prete dell'Ottocento? Dev'essere un prete attuale e pure figo. La mia amica Caterina Caselli mi parla di Terence Hill. Aveva fatto due musicarelli con lui.
Complicato coinvolgerlo?
Complicato? Impossibile. Terence non risponde a nessuno al telefono. Faccio il suo numero, miracolo, risponde. Parto domani per gli Stati Uniti mi gela. Lo convinco a incontrarci e a rinviare la partenza. Gli consegno la sceneggiatura. Dopo due mesi, il secondo miracolo, mi chiama. Ci sto mi fa.
Il prete televisivo pi carismatico di sempre.
Come attore mi ricorda Mastroianni. Non ha una grande gamma, due, tre espressioni in tutto, ma ti bucano il cuore. Terence  una persona unica per la purezza e la bont connaturate.
Dodicesima stagione. Avanti a oltranza?
Finch Terence vorr. L'abbiamo venduto anche in Polonia e in Russia ne hanno fatto una loro versione.
Ettore sarebbe fiero di voi.
Uno di quei padri che non ti dicono mai bravo.  morto come voleva morire, di colpo, mentre stava servendo gli spaghetti a tavola per tutta la famiglia. La mamma era sempre malata e lui adorava anche fare la spesa.
Con te hanno vita dura anche i topi di Roma.
Stavo al ristorante sotto casa. Mi sono trovata questo topo enorme attaccato alla gamba. Mi hanno portata subito all'ospedale. Giovanni era pi sconvolto di me.
Donna in trincea da sempre. Passaggi a vuoto?
Ho conosciuto la depressione. Quel desiderio di scomparire. Non come mia madre che viveva chiusa in casa e non si  mai voluta curare. Io mi sono battuta e l'ho vinta.
Da dove veniva?
Mi sono sempre mantenuta da sola e a volte mi prendeva la paura di non farcela. Mi sentivo come una bambina da sola in una spianata di ghiaccio. Quando fai l'imprenditore  tremendo. Ma sono cose che appartengono al passato.
Cosa ti aspetti da te stessa?
Diventare sempre pi trasgressiva, anche nel lavoro. Adoro il mio lavoro, ma adoro anche le giornate passate nel mio lettone con tre cuscini a non fare nulla.  il massimo.
Come ti piace essere raccontata e un giorno ricordata?
Come la nonna trasgressiva della Lux.
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Dacia Maraini, o la disciplina.
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Ottobre 2019. Vede un mondo Dacia Maraini dal suo terrazzo romano. La cupola di San Pietro a destra, l'altare della Patria davanti, le due cupole di piazza del Popolo, a sinistra Villa Borghese. Vede anche quello che non vede. Il castello di Shuri a Okinawa appena distrutto da un incendio. Non l'ha mai lasciato del tutto il Giappone. Ha solo trasformato il lager odioso in cui soffriva la fame nel recinto protetto in cui si sfama con le parole ma, in fondo, la stessa disciplina, la stessa attitudine a sopravvivere con dignit, la stessa solitudine fantastica. Guarda lontano con le sue iconiche pupille, da sempre cerchiate di blu cobalto. Succhia golosa una caramella dopo l'altra e racconta cose che ha gi raccontato non so quante volte, ma non si stanca di farlo. Primo perch  una donna amabile, secondo perch non ha conti sospesi con la sua lunga vita e le mille persone che l'hanno riempita. Terzo perch il racconto orale  l'antefatto di quello scritto, una specie di ginnastica della parola. Gran parte delle sue giornate Dacia la passa a scrivere cose o a immaginare cose da scrivere. Di questi tempi, costretta alle stampelle da un intervento chirurgico all'anca, non esce quasi mai di casa. Ricorda senza mai un filo di rabbia o di rancore. Racconta e scivoliamo via via nel buio senza renderci conto. Diventiamo ombre. Voci senza volti. Radiofonia.
L'intervento all'anca?
Vent'anni fa sono stata investita in bicicletta. Mi sono rotta l'anca. Ho dovuto mettere una protesi nuova, la vecchia s'era consumata. Oggi sono interventi veloci, ma  pur sempre un'operazione chirurgica.
Il nome Dacia.
Viene da san Dacio martire della famiglia Alliata da parte di mia madre Topazia, di cui esiste un dipinto nella basilica di Pisa. Prima di me, in famiglia l'avevano usato solo come secondo nome.
Ti piace?
Da bambina mi faceva arrabbiare, volevo chiamarmi Maria e basta. Da adulta ho capito che avere un nome raro  un privilegio. I bambini sono fragili, conformisti, non hanno la forza per sostenere una diversit. Vogliono solo integrarsi.
Mamma Topazia. Una vita unica. Morta a centodue anni.
Era una donna forte e indipendente. Mi ha insegnato con l'esempio a essere fedeli alle proprie idee anche se costa caro. A essere onesti intellettualmente e impegnarsi con senso di responsabilit in tutto quello che si fa...
Due anni da bambina in un campo di concentramento giapponese.  l, in quella situazione estrema, che pap Fosco, antropologo di fama mondiale, e mamma Topazia diventano figure mitologiche agli occhi di Dacia?
Mitologiche non saprei. La fame induce il delirio, dopo un po' pensi solo a come sfamarti. Una rana che passa o un topo diventano immediatamente cibo. Ti ci butti sopra.
Avete mangiato topi?
Si mangiava qualsiasi cosa. Topi, rane, serpenti. Purtroppo, perfino i topi mancavano, ne avremmo mangiati con grande piacere. Bisogna provare la fame per capire. Mangiavamo la terra. Qualsiasi cosa.
Di cosa vi nutrivate, topi e rane a parte?
Solo riso. Cinquanta grammi a persona. Le calorie minime per un uomo dovrebbero essere millecinquecento. Noi eravamo al di sotto delle seicento. Mancavano le proteine, le vitamine. Ci ammalammo di beri-beri, scorbuto, anemia perniciosa. Le malattie della fame.
C'erano anche le tue sorelline in quel campo.
Eravamo l recluse tutte e tre. Mia sorella Yuki era la pi fragile, quella che ha sofferto di pi per la fame, tanto che  morta giovane. Mia sorella Toni era pi piccola e pi robusta.
Cosa ti restano di quei due anni, di quella bambina di sette anni prigioniera dell'orrore?
L'esperienza della morte. Pensavo che saremmo tutti morti. La senti la morte che arriva, senti che perdi le forze, i capelli, i denti, non riesci a respirare, le gambe non ti reggono. Per me la morte era una compagna quotidiana. Eravamo cos deboli...
Poi c'era la guerra intorno.
C'erano le bombe. Cadevano ogni santo giorno. Noi andavamo di corsa dentro una buca per scampare alle schegge che schizzavano ovunque. Mia madre  stata a lungo con le gambe paralizzate. Lei e pap ci raccontavano le favole per distrarci. Mio padre mi faceva anche lezione in mancanza della scuola. M'insegnava la tavola pitagorica, la matematica, un po' di filosofia.
Che favole vi raccontavano?
Di tutto. Pap Fosco ci raccontava Pinocchio che poi  rimasto uno dei miei libri preferiti in assoluto. Si soffermava sui dettagli del gatto e della volpe, della fatina dai capelli azzurri, del denaro che veniva seppellito sotto terra perch ne venisse fuori un albero e io mi divertivo un mondo. Vedendomi appassionata a questa storia, con un temperino prese un pezzo di legno e costru un Pinocchietto molto elementare. Il mio primo giocattolo. Non avevamo niente nel campo, io giocavo con le pietre.
Che gioco?
Facevo finta che le pietre erano il cibo che ci mancava. La torta, la carne, le uova. Quanta fame...
La lezione della dignit di tuo padre e tua madre.
Quando la polizia giapponese convoc tutti gli italiani che stavano in Giappone, chiedendo di firmare l'adesione alla Repubblica di Sal. Se non firmavi eri un traditore.
Tuo padre si rifiut di firmare...
Anche mia madre. Ognuno dei due, separatamente, pur sapendo le conseguenze. Siamo stati rinchiusi nel campo di concentramento come traditori della patria. L si  visto il coraggio dei miei due giovanissimi genitori. In nome delle proprie idee, che non venivano dalla tessera di un partito ma dal rifiuto di ogni forma di razzismo.
Una scelta drammatica.
Molti hanno rimproverato quella scelta: si pu mettere in pericolo la vita delle figlie che non c'entravano niente per difendere le proprie idee?
E tu, a distanza di anni?
Sono orgogliosa del grande esempio che mi hanno dato. Certo, se la guerra non fosse finita, saremmo morti tutti e cinque di fame. Non ci reggevamo pi in piedi. Due anni di fame totale ti annientano.
A proposito di Pinocchio: capolavoro sottovalutato.
Verissimo. Il tema  il desiderio di paternit. Un uomo vecchio, povero, brutto. Nessuna donna lo voleva. Decide quindi di farselo da solo il figlio. Sembra un atto di grande superbia.  come atteggiarsi a Dio, inventare una creatura dal nulla.
 la trasfigurazione dell'amore.
Geppetto ci mette cos tanto amore che riesce a realizzare il suo sogno. Infrange tutte le leggi della natura. Trasforma un legno in un bambino di carne, sangue, pelle e ossa. Lo crea, lo segue e lo insegue quando ne combina di tutti i colori. Non lo abbandona mai, sottraendolo al suo destino di burattino che  quello di essere il prolungamento della mano del suo creatore. Il burattino fa quello che vuole il burattinaio.
Non Pinocchio.
Il burattino non obbedisce al burattinaio.  questo che fa Pinocchio straordinario. In realt, il vero protagonista della storia  Geppetto. Il suo desiderio di paternit vince su tutto.
Pinocchio  stato anche un master di tutta la vita di Carmelo Bene. I suoi esordi e il suo spettacolo testamentario.
Ho conosciuto benissimo Carmelo Bene. Un artista originale, di grande talento. Andavamo spesso a vederlo a teatro, Alberto Moravia e io. Alla fine ci ho litigato, trattava troppo male le donne. Abbiamo avuto in comune un'attrice straordinaria, Rosa Bianca Scerrino. Mi ha raccontato che la insultava, la prendeva a calci, pugni. Altre attrici mi hanno raccontato cose antipatiche di lui. Non so perch fosse abitato da questa forma di misoginia furibonda. Lydia Mancinelli, la sua compagna storica, una donna molto forte, era l'unica che gli teneva testa.
Raccontami del litigio.
In un suo spettacolo, non ricordo quale, c'era una donna nuda al centro del palcoscenico, muta, che girava su una specie di letto rotondo. Intorno a lei si svolgeva lo spettacolo. Alla fine, in camerino gli dissi: La tratti come un pezzo di carne. Lui non ha accettato la critica, era un uomo intollerante. L'amicizia da allora si  raffreddata, ma io ho continuato a vedere i suoi spettacoli.
Ti  piaciuto La vita  bella di Benigni? Hai trovato analogie con la vostra storia?
Mi  piaciuto molto. Una fiaba dolorosa, ma pur sempre una fiaba. Ho trovato bella questa invenzione di lui che, per rassicurare il bambino, simula che sia tutto una finzione. Persino la sua morte, perch lui poi sparisce.
Lo conosci bene Benigni?
S, da tanti anni anche se non lo vedo quasi mai. All'Alberichino, un teatro off di Roma, lui faceva Cioni Mario e io Diario di una prostituta con il suo cliente. Una sera io e una sera lui, abbiamo avuto modo di conoscerci bene.
Subito la sensazione di avere di fronte un grande?
S. Ero rapita dalla sua bravura. Mi ricordo ancora la sua apparizione in scena. Si metteva un fazzoletto in testa. Mi chiamo Cioni Mario. Si toglieva il fazzoletto e partiva il monologo. Era straordinario. Con nulla faceva teatro.
Cosa ti suscita il riso?
Nel senso universale Charlot. Mi fa ridere e mi commuove. Anche l'umorismo surreale di Buster Keaton. Degli italiani mi piace molto Troisi.
Quando lasci il campo di concentramento, l'emozione pi forte?
Quando gli americani hanno buttato dagli aerei una quantit enorme di cibo. Era il mangiare per trecento persone e noi eravamo solo in diciotto. Era un paese della cuccagna che cadeva dal cielo, gli alberi coperti di cioccolata, il latte condensato che veniva gi come un fiumiciattolo, la polvere di piselli che faceva nuvola.
Immagino la grande abbuffata.
Non dovevamo mangiare. Mio padre si raccomandava: Non mangiate, non mangiate!. Quando lo stomaco  contratto, se si mangia si muore. Per l'immagine di questa cioccolata che pioveva dal cielo, che meraviglia.
Una manna.
Arrivavano bidoni di cibo, di scarpe, di camicie, di maglie. Passare dal nulla all'abbondanza. Una cosa incredibile. Ciascuno accumulava la sua montagnola di cibo e di cose.
Prime immagini di libert per una bambina di nove anni.
Quando siamo arrivati a Tokyo. Rasa al suolo. Non c'era pi una casa. Era rimasto solo l'Imperial Hotel dove stavano gli americani e dove noi abbiamo avuto una stanza. Un sogno. Improvvisamente l'abbondanza e poi questi americani, giovani, belli e biondi. Si percepiva l'America vincitrice che portava un soffio di libert e di abbondanza. I chewing gum, il Natale con gli alberi. Il primo Natale l'abbiamo fatto con gli americani.
Loro con voi?
Molto affettuosi. Erano felici di vedere noi bambine bionde. Gli ricordavamo le figlie lasciate a casa. Vedevamo in loro una grande gioia di vivere. Avevano questo di affascinante: erano quelli che avevano sconfitto il male. E non sapevamo ancora niente dell'orrore dei campi di concentramento tedeschi.
Il bene contro il male  un classico del cinema epico americano. Stavi dalla parte dei cowboy o dei pellerossa?
Non ho mai amato i western. Mi piacevano i grandi film d'amore, quelli con Rita Hayworth, Marilyn Monroe, grandi attrici che raccontavano storie di rivalit, di conquiste, di viaggi, di famiglia. Mi piaceva quel bellissimo mondo dove c'erano l'allegria, la musica, la bellezza.
Quanto inferno dietro quel mondo.
Certo, ma per noi era fascinazione pura. A Bagheria non c'era nemmeno un cinema, solo questi grandi teloni in piazza dove proiettavano i film. Eravamo tutti con gli occhi fuori dalle orbite per vedere questo cinema che mostrava la ricchezza, la gioia di vivere, la bellezza. Era anche un cinema molto puritano: i cattivi venivano puniti regolarmente. Ma per noi che venivamo dall'orrore, dalla morte, dalla fame, quell'America era un sogno.
Oggi l'America  altro.
Ne ha combinate troppe dagli anni Sessanta in poi. Il Vietnam, l'Iraq, l'appoggio alle dittature. Ha perso completamente il prestigio guadagnato. Allora erano il bene assoluto perch avevano liberato il mondo dal male assoluto, l'orrore del nazismo, del fascismo. Erano san Giorgio contro il drago.
Quanto  cambiata questa visione dell'americano liberatore, a partire dagli occhi della bambina liberata?
Totalmente, fino al capriccioso e brutale Trump di oggi. Per carit!
Gli attribuisci il carisma del male?
Non lo chiamerei carisma.  un male trionfante, purtroppo. Una nazione che si  messa dalla parte sbagliata dopo l'orgoglio di essere stati i paladini contro il male. Sono morti tanti poveri ragazzi per liberare l'Europa, poi, per, hanno fatto scelte terribili. Ho partecipato a tante manifestazioni contro l'America. Tutta la mia giovinezza ha girato intorno a quegli anni in cui l'America  passata dal grande fratello liberatore a oppressore.
In Donald Trump c' una dimensione del grottesco che amplifica tutto.
Il grottesco quando si combina al potere  molto pericoloso perch ci ridiamo sopra. Questo grottesco ha un potere enorme, di scatenare le guerre, di cambiare la geografia politica del mondo, l si va oltre, diventa minaccioso.
Il grottesco si combina con la volgarit. Trump  associabile alla spudoratezza. L'uomo che ti mostra sempre i suoi genitali.
Magari fosse cos, almeno sarebbe sincero nel mostrarsi. Invece no, si nasconde dietro quei capelli assurdi, quei vestiti ancora pi assurdi.
Si nasconde?
Si mimetizza. Gli americani, gli stessi repubblicani, non lo tollerano. C', per, una parte dell'America, quella meno informata, che non vede oltre la sua maschera. Quando Trump dice Facciamo di nuovo grande l'America ci credono. Come hanno creduto a Hitler quando ha detto: Domineremo il mondo. I dittatori hanno questa capacit di fascinazione presso le persone pi fragili.
La Storia sembra non insegnare nulla.
Le nuove generazioni crescono ignoranti. La memoria non viene insegnata a scuola. Pensa alle nuove destre. Pensa alla Germania. Dopo il nazismo ti dici: ecco, ora servir come vaccino. E invece no.  l'ignoranza di chi non sa, di chi non vuol vedere, che ferma la Storia e la fa imputridire.
Quando esci per le vie di Roma che cosa percepisci?
Un vento di intolleranza e sospetto che soffia e ti entra nei vestiti. Lo senti dalla gente per strada, nelle macchine, dentro gli autobus. Una forma di regressione. I dialoghi semplificati si risolvono in formule del tipo i politici sono tutti corrotti. Quindi, cosa fai? Butti all'aria il sistema democratico? Quest'antipolitica  pericolosissima. Queste forze che si pretendono nuove, tendono a esautorare i luoghi della democrazia. Ormai si fa tutto in televisione e in piazza. Non si va pi in Parlamento. C' un'esautorazione delle istituzioni democratiche.
Quando vedi Salvini che cosa vedi?
Un fanatico inquietante che si allea con Casa Pound con la scusa di amare il popolo. L'ho visto alla tiv. Qualcuno gli ha chiesto: Ma lei  contro il fascismo?. E lui: Io sono per chiunque mi segua. E con questo non ha preso posizione chiara contro il neofascismo. La sinistra ha le mani sporche di sangue ha aggiunto. Che vuol dire insultare, non parlare di idee.
Quando hai cominciato a baloccarti con la parola scritta?
Prestissimo. Sul giornale della scuola Garibaldi a Palermo. Avevo tredici anni. Scrivevo racconti e poesie. Ho cominciato a scrivere il mio primo romanzo a sedici anni.
A quelli che dicono: Non sarebbe stata Dacia Maraini senza Alberto Moravia.
Il mio rapporto con la scrittura nasce molto prima.  nel DNA di famiglia. Mia nonna paterna inglese, Yo Crosse, era scrittrice. La mia bisnonna scriveva libri per bambini. Mio padre antropologo ha sempre scritto, libri sul Tibet, sul Giappone. Io sono stata precocissima e poi non ho pi smesso di scrivere.
Dal calamaio al computer. Il passaggio da una tecnologia all'altra ti ha creato traumi nella scrittura?
Ci sono musicisti che compongono sul computer, gente che fa delle cose complicatissime, disegni, fotografie, io uso il computer come una macchina da scrivere, solo un po' pi comoda. Niente carta carbone, correzioni facili. Oggi non potrei fare a meno del mio Mac.
Se definisco la scrittura un piacere morboso?
Morboso non direi.  la mia vita quotidiana. Non potrei vivere senza scrivere. Scrivo tutti i giorni. Di l nel mio studio, alla mia scrivania, circondata da tutti i miei libri.
La tua giornata?
Mi alzo alle sei, mi lavo, mi vesto e mi metto subito al computer. A quell'ora  bello, c' il silenzio totale. Scrivo fino alle dieci, poi prendo un t, del pane e della marmellata. A seguire, un caff per tenermi sveglia, poi continuo fino all'una. Mangio, leggo i giornali, mi stendo per un riposino, e poi mi rimetto a scrivere, se non ho appuntamenti.
Scrivi anche quando non hai niente da scrivere?
C' sempre qualcosa da scrivere.
La scrittura come disciplina.
Un romanzo  un'operazione a lungo termine. Se ne comincio uno, so che ci passer minimo due anni insieme. Tutti i giorni scrivo un pezzo, poi torno indietro, lo riscrivo, vado avanti e riscrivo. Sei, sette ore al giorno. Poi ci sono le interruzioni. Gli articoli, le interviste, tantissime con le riviste online.
 un po' come darsi la clausura. Allo stesso tempo, in quanto scelta, un atto di libert.
Non mi forzo. Non mi lego alla sedia. Mi viene spontaneo. Sto meglio quando sono l seduta che non quando giro per la casa, soprattutto adesso che ho le stampelle. Scrivere  il mio respiro, la mia vita stessa.
Sei ossessiva nelle correzioni, nella ricerca della parola. Ritieni ci sia sempre una parola esatta?
Certo. Non esiste la spontaneit in letteratura. La scrittura  costruzione, artificio. Noi possiamo essere spontanei nel muoverci, nel mangiare, nei sentimenti, ma l'arte  artificio e bisogna lavorarci tanto. Ci vuole tanta disciplina.
Penso a uno come Bukowski che passa per essere uno scrittore naturale.
Invece non lo . Non esistono scrittori o pittori che improvvisano. Non credo nell'improvvisazione. C' sempre un lavoro dietro.
Sta per uscire nelle sale la nuova versione cinematografica degli Indifferenti di Moravia.
Il primo film di Citto Maselli tratto dal romanzo  straordinario, con un cast strepitoso.
Sono stato sul set del nuovo film. Il diktat per tutti era di non vedere il film di Maselli per non farsi influenzare.
Non la trovo un'idea intelligente. Che vuol dire? Uno lo vede il film e poi fa quello che vuole. Devi sapere cos' stato fatto prima.
Alberto Moravia. I tuoi romanzi preferiti?
A me piaceva moltissimo Inverno di malato. Molto bello anche Agostino. Tutti i suoi romanzi sono belli, certo anche il primo fra tutti, Gli indifferenti, ma i miei preferiti sono questi.
Quindici anni con Alberto. Insieme avete attraversato gli anni delle grandi illusioni, la speranza in un mondo diverso. Un rapporto che a un certo punto si esaurisce naturalmente?
Cos  stato. Quindici anni di grande intesa. Alberto era molto giovane di spirito, sempre curioso delle novit. Non viveva del passato, come molti scrittori che invecchiano nel culto degli anni andati. Lui non ha mai scritto della sua infanzia, non gl'importava niente.
Era molto versato nella contemporaneit.
E nel futuro. Anche fisicamente dava l'impressione di essere molto pi giovane della sua et. Facevamo questi viaggi in Africa e lui era sempre il pi disponibile a stare ore in macchina, a correre da un punto all'altro, a scoprire posti nuovi.
Quando viaggiavate con Pier Paolo Pasolini.
Andavamo ogni anno in Africa almeno due mesi, si poteva girare liberamente dappertutto allora. Era sempre vitale Alberto, pronto a qualsiasi avventura, a piedi, a fare scarpinate nei boschi. Zoppicava un po' per via della tubercolosi ossea avuta da giovane, ma andava.
Che rapporto aveva con Pier Paolo?
Era molto amico di Pier Paolo. Due caratteri che pi opposti non si pu, per questo si compensavano. Alberto era un uomo cartesiano, mentre Pier Paolo era assolutamente irrazionale, intelligentissimo eh, ma molto preso dagli istinti, dai sentimenti verso le cose e le persone.
Cosa li univa?
Erano affascinati dal viaggio. Questo li accomunava: il viaggio e la conoscenza. L'interesse per le culture diverse, specie quelle primitive. Abbiamo fatto con Pier Paolo tanti viaggi. Siamo andati in Afghanistan, nello Yemen, in India, soprattutto in Africa. Entrambi hanno scritto libri e articoli.
I due si stimavano come scrittori?
Moltissimo. Forse, Moravia amava pi il Pasolini poeta.
Il tuo rapporto con Pier Paolo?
Una grande amicizia e stima, tanto  vero che mi ha chiesto di lavorare con lui nella sceneggiatura del Fiore delle Mille e una notte.
Mi piace molto quel ciclo di film, sono di una leggerezza che mette euforia.
I racconti di Canterbury sono bellissimi. Gli stessi Decamerone e Mille e una notte sono film pieni di vita e di una poeticit fiabesca.  stata una bellissima esperienza lavorare insieme. C'era una grande fiducia, un grande affetto.
Quando hai appreso della sua morte?
Ero a Rimini per un convegno femminista, mi arriva una telefonata: Pier Paolo  stato ucciso. Ho preso il primo treno per Roma. L'avevano esposto alla Casa della Cultura in piazza Argentina...  stata una cosa terribile.
Che idea ti sei fatta della sua morte?
 uno dei misteri italiani ancora insoluti. Il giovane Pelosi  stato condannato perch ha confessato. Ma dopo trent'anni ha ammesso che non era stato lui, senza per dire chi l'aveva veramente ucciso a bastonate. Dovevano essere pi d'uno perch Pier Paolo era robusto, allenato e non sarebbe morto solo per una bastonata. Si  difeso, ha schivato molti colpi, ma alla fine  stato ucciso e certamente si trattava di un gruppo. Ma non sappiamo chi fossero e chiss se lo sapremo mai...
Sono stato alla tomba di Casarsa. Le radici delle due tombe vicine, Pier Paolo e la madre, che s'intrecciano come a disegnare un abbraccio.
Il loro era un rapporto simbiotico. Mai visto una cosa simile. Quando andavamo in Africa, dopo aver fatto cinquecento chilometri di strade impossibili, intossicati dalla polvere, arrivavamo in un villaggio stanchi morti. E Pier Paolo si faceva altri cento chilometri per andare a cercare un telefono. Ogni sera doveva salutare la madre. E se la madre aveva mal di testa, a lui veniva il mal di testa. Lei non l'ha mai accettata la morte del figlio. Ha continuato a dire che lui era vivo. Quando andavo a trovarla, mi diceva: Adesso preparo tre caff. Poi, quando Pier Paolo ci raggiunge dal giardino, lo prendiamo insieme.
Moravia come ha affrontato la morte?
Con un atteggiamento molto spartano. Non aveva paura della morte, ma delle malattie. La sua pi grande paura era di finire paralitico in carrozzella.
Il tuo rapporto con la morte?
Sereno. La mia famiglia non  mai stata cattolica. Mio padre antropologo riconosceva il mistero della vita, ma riguardava l'universo, non la fede.
Una volta hai detto: Ho amato mio padre pi di qualsiasi altro uomo della mia vita.
 vero. Da bambina ero molto innamorata di mio padre. Era un uomo affascinante, si faceva desiderare perch non c'era mai. Mia madre era la presenza, invece mio padre veniva dalle stelle, dalle montagne, da chiss dove.
Una figura mitologica.
S. Sempre con queste sue meravigliose fotografie di Paesi lontani. Nella mia adolescenza in Sicilia mio padre non c'era mai. Era sempre in viaggio, tra Giappone, Tibet, Cina. Poi, lui e mia madre si sono separati, per cui io stavo con mia madre. L'ho visto sempre poco mio padre. C'era questo amore dell'assenza.
Sentivi la sua protezione anche da lontano?
Lui non era per niente protettivo. Era un padre affascinante, proprio perch non era protettivo.
Lo fu nel campo di concentramento.
L era diverso. Cercava di sostituire la scuola, comunicandoci le sue conoscenze. Mai stato protettivo. Lui spingeva alla sfida. Mi portava in montagna e mi faceva fare cinque, sei ore di cammino in mezzo alla neve. Tornavo tutta gonfia, livida per il freddo. Mia madre una volta gli diede uno schiaffo. Mi buttava in acqua e diceva nuota. Ho imparato cos a nuotare.
Hai conosciuto Maria Callas nel privato.
Era una donna molto fragile. Sul palcoscenico era un drago, aveva una forza incredibile. Nella vita era invece vulnerabilissima, terrorizzata da tutto. Innamorata di Pier Paolo in una maniera infantile. Pensava di guarirlo dalla sua omosessualit. Ingenua e candida. Un uomo a cinquant'anni non si cambia.
Con una vocazione a scegliere gli amori sbagliati.
Tutti amori sbagliati. E lei lo sapeva, lo diceva che aveva sbagliato tutto in amore.
Hai provato a distogliere la Callas dai suoi deliri amorosi?
S. Le dicevo: Guarda che Pier Paolo ti ama davvero, ma  un amore platonico. Non era un amore sessuale. Io le dicevo le cose come stavano, ma lei era cos infantilmente infatuata...
Il masochismo nelle donne...
Le donne hanno introiettato una disistima di s che viene dalla storia, dalla religione. Leggi i Padri della Chiesa, quello che dicono delle donne. Molte non ce la fanno a superare questa educazione che le sprofonda nel disprezzo di s. La cultura  misogina, la lingua  misogina, la filosofia  misogina.
Nella misoginia dell'uomo c' il riconoscimento del potere delle donne.
C' probabilmente la paura della donna, per l'hanno controllata tanto bene da creare un sistema perfetto. Fino a cento anni fa le donne non avevano accesso allo studio. Basta leggere Casa di bambola per capire come viveva una povera donna intelligente: una reclusa in casa.
Woody Allen, Roman Polanski. Messi al bando come nemici delle donne.
Un tema delicato. Woody Allen regista mi piace molto, non posso farci niente. Si devono separare le cose. La storia  piena di artisti che nella vita privata avevano aspetti discutibili. Penso allo stesso Carmelo Bene. Hai visto anche le polemiche sul premio Nobel Peter Handke, accusato di aver sostenuto Milosevic.
Lo stesso Ezra Pound.
Fosse in vita sarebbe furibondo di leggere il suo nome associato a organizzazioni di destra. Lui era stato vicino al nazismo,  vero, ma poi aveva preso le distanze. La sua adesione fu pi che altro uno slancio visionario. Penso a Cline. I suoi romanzi contraddicono quello che ha detto o scritto. Cline era molto vicino agli umili.
Le tre donne storiche di Moravia. Elsa Morante, Dacia Maraini, Carmen Llera. Cosa in comune?
Moravia non era misogino come molti uomini italiani. Ha scelto Elsa e me e Carmen, in quanto donne autonome. Non cercava la moglie ignorante, fedele, un po' serva.
Capace di tenerezze?
Molto. Aveva quest'aria arcigna, ma era molto affettuoso, tenero, premuroso, senza mai essere sdolcinato o stucchevole.
I tuoi rapporti con Elsa Morante.
Ottimi. Ho cominciato a leggere Elsa prima di leggere Alberto. L'ammiravo tanto. Lei era gentile con me. Spesso a Natale stavamo tutti insieme. Le piaceva organizzare pesche per distribuire doni. Le piacevano i giochi, aveva questa natura infantile.
Non sembrava molto sensibile sul tema delle donne.
Lei era una femminista di fatto. Tutta la sua storia testimonia di una persona indipendente e orgogliosa di essere donna. Si offendeva per qualunque discriminazione.
Dimmi di Carmen Llera.
Ogni tanto ci vediamo. Mai stati conflitti tra noi. Intesa totale anche nell'uso dell'eredit di Moravia. Per esempio, nella decisione di regalare la sua abitazione al Comune di Roma per farne un museo. Carmen  sempre presente alle iniziative su Moravia. Donna problematica, molto generosa con il prossimo e nell'esporsi.
Ti disturba il fatto che si firmi Moravia?
Ha questo diritto. Se ha voglia di farlo perch dovrebbe rinunciare?
Il romanzo che ti ha reso pi felice? Quel senso di felicit che somiglia alla pienezza.
Difficile rispondere. Ogni romanzo mi tiene compagnia per due anni,  la mia vita, tutto quello che conta. Se vogliamo parlare di soddisfazioni, dico La lunga vita di Marianna Ucra. Venticinque traduzioni, pi di un milione di copie vendute solo in Italia. Quando l'ho scritto non pensavo minimamente a un successo del genere.
Il Nobel sfiorato.
Per due volte. Io non ne sapevo nulla, l'ho letto sul New York Times che ero tra i papabili. I premi? Non bisogna pensarci. Se me li danno sono onorata, ma certo non sto l a rosicare, non ne faccio un cruccio.
Dicevi dei tuoi libri come fossero figli.
Lo dicono anche molti autori: i personaggi spesso diventano come figli e io posso dire di averne avuti tanti di figli. L'ultimissimo che ho scritto, Corpo felice,  proprio sul tema della maternit.
Hai perso un figlio prossimo alla nascita.
Un aborto spontaneo al settimo mese. Un passaggio drammatico della mia vita. Questo bambino era gi formato e io stavo morendo insieme a lui. Avevo venticinque anni. Il padre era Lucio Pozzi, un pittore che avevo sposato prima di Moravia. La perdita del figlio coincise con la fine del matrimonio.
Quanto ti pesa non essere madre?
Quella fu un'esperienza molto drammatica. Io stavo morendo insieme a questo bambino. Dopo non ho pi potuto.
Quanto di autobiografico nel tuo romanzo Bagheria.
Tantissimo.  il racconto della mia adolescenza, l'arrivo dal Giappone, gli otto anni vissuti in Sicilia. Una terra con cui conservo un buon rapporto anche se non ci vado spesso.
Il tema delle mistiche ti  molto caro.
Sono laica, alle mistiche ci sono arrivata attraverso la letteratura. C' una letteratura chiusa ancora nei conventi, interessantissima. Pagine straordinarie. Nessuno, e questa  un'altra dimostrazione di misoginia, sia dalla parte della Chiesa che della critica letteraria, si  mai curato di far conoscere questi capolavori. Da l, sono arrivata a leggere Chiara d'Assisi.
Nelle mistiche l'ascesi  la fuga dal corpo, il carcere che le condanna.
Il corpo per la donna era condanna, sacrificio. A cominciare dal dover subire lo stupro del matrimonio. Il convento era spesso una scelta di libert, anche se dovevano rinunciare alla vita sentimentale. Potevano finalmente dedicarsi ai libri, al gioco, alla meditazione. Una donna che si sposava a tredici anni e faceva un figlio l'anno era una reclusa a vita. Come la Marianna sordomuta del mio romanzo.
Il tema molto attuale delle anoressiche si combina a quello delle mistiche.
Lo dico sempre. Delle anoressiche va ascoltata la richiesta di spiritualit. Loro magari non se ne rendono conto ma  cos. Soffrono questa mancanza.
Sei vegetariana convinta?
S, non vegana. Da venti anni e mi trovo benissimo. Mio nonno Enrico, il padre di mia madre, ha scritto ai primi del Novecento un libro di ricette vegetariane, che ancora l'editore Flaccovio ripubblica per la sua ricchezza e invenzione.
Vivi gran parte del tuo tempo a Pescasseroli?
Molti mesi l'anno. L scrivo bene. Ho anche l il mio piccolo studio foderato di libri.  tranquillo, silenzioso, non ci sono tante distrazioni, fino a quando non mi piomba in casa la mia amica Piera Degli Esposti.
Spesso negli uomini il declino coincide con la perdita della potenza sessuale. Tu a ottantatr anni, l'et in cui Moravia  morto, sei una donna con una testa assolutamente brillante. Il declino secondo Dacia Maraini? Declino fa pensare a qualcosa che muore. Non  cos.  una metamorfosi.  un eros diverso. Quello giovanile  prorompente, basato sull'azione. Bisogna arrivare velocemente ad accoppiarsi. Probabilmente c' anche una memoria del bisogno di riprodursi.
C' un eros degli anziani?
Certo che c' ed  bello che ci sia.  un eros basato pi sulla sensualit che non sulla passione sessuale. Per esiste e pu essere bellissimo. Un amore meno ossessionato dal sesso, ma capace di immaginazione. Dipende poi dalle persone. Molti uomini si sentono in diritto di avere una sessualit anche da anziani, molte donne invece se lo proibiscono. Anche qui scattano dei tab.
Al di l dei tab?
Ci s'innamora anche alla mia et.  normale che sia cos. Dove c' vita, dove non c' malattia, c' eros. Non importa se sei anziana e non c' differenza tra uomini e donne. L'eros con gli anni prende solo delle forme diverse, pi contemplative, pi sensuali, per c' l'amore.
Un esempio che ti riguarda?
Non mi va di parlare di me. Ci sono dei pudori... per ti assicuro che l'eros c'. C' l'eros, c' l'amore, c' tutto. Finch c' vita. Intanto la prospettiva di vita  quasi raddoppiata. Prima a quarant'anni eri un vecchio.
Definirti bisessuale all'epoca fu una provocazione?
Erano gli anni del femminismo. Un momento in cui c'era questo rapporto cos complesso e completo con le donne, per non mi definirei una persona bisessuale.
La femminilit oggi?
 diventata una stanca recita. Sono rimasti solo i transessuali a proporre provocatoriamente un'immagine di donna che non esiste pi. Una citazione delle grandi dive degli anni Trenta e Cinquanta.
Le persone che oggi frequenti.
Soprattutto intellettuali. Amici pittori, musicisti. Molti attori di teatro. Amo il teatro, la sua comunit. Per il resto, non faccio vita mondana. Mai fatta.
Nel presente?
Sto scrivendo un romanzo, ma preferisco ancora non parlarne per proteggerlo.
...
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...
Lina Wertmller, o l'anarchia.
...
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Tre mesi prima, luglio 2019. Una delle pi torride estati romane. L'attico di Lina  a due passi da quello di Dacia. Potrebbero salutarsi dalle rispettive terrazze, volendo, come due vecchie amiche. Non di questi tempi. La calura ha fiaccato Lina e l'anca malata fa tribolare Dacia, in attesa di operarsi. Nel frattempo, Notre-Dame ha smesso di bruciare, ma la Wertmller no, non ha smesso di avere mille curiosit e di scherzare la vita. A novant'anni suonati e un Oscar alla carriera in arrivo, le piace pi fare domande che rispondere. Fare molte domande, sospetto,  anche il trucco della sagacissima donna per subirne di meno.
Un interminabile ascensore e molti gradini per raggiungerla. Alla sommit della scala tu sei affanno puro, lei qualcosa di onirico, tra una visione che aspetta di essere dipinta e una citazione che aspetta di essere raccontata. In uno spazio traboccante di cose bellissime, la casa memoria di una signora un po' smemorata che, per, quando ricorda  un laser. Lampade a mosaico affiorano ovunque nella penombra. Alla parete uno schermo gigante. Mi accoglie adagiata nel canap del salotto di casa. Lina Wertmller, una bambola dentro una tunica color corallo, i piedi scalzi smaltati di rosso e gli occhi cerchiati dall'immancabile feticcio, l'occhiale con la montatura bianca per ricordare al mondo che  sempre estate. Tre cuscini le sostengono la schiena. Il mondo ai suoi piedi, qui nel tempo da vivere che le resta e altrove nel tempo che ha smesso di segnare il tempo. Le siedo accanto in uno strapuntino, io l'elefante, lei la porcellana, il terrore di schiacciarle il piedino o la mano esile. La figlia Maria Zulima e il fidanzato Alessandro, la sua corte devota. Maria  una ragazza sobria, elegante, ma decisa, soprattutto quando provano a ficcare il naso sull'anomalia dei suoi ventinove anni rispetto ai quasi novantuno della madre.  un segreto di famiglia. Non ne parleremo mai con nessuno. Non ne parliamo.
Manca l'uomo di casa, il padre, il compagno di una vita, l'artista, Enrico Job, lo scenografo di quasi tutti i suoi film. Manca, si fa per dire. In realt sta ovunque, nella testa e nelle parole di Lina e di Maria, nella grande foto alla parete e negli arredi di casa. Avendo ridotto tutto all'essenziale, Lina dice due parole l dove gli altri ne direbbero venti e le dice con un filo di voce, tra una boccata di fumo e l'altra. Graffi ruvidi e inesorabili. Il giorno prima  morto Rutger Hauer, il replicante di Blade Runner, suo attore in un film del 1989, In una notte di chiaro di luna, un cast stellare, Peter O'Toole, Nastassja Kinski, Dominique Sanda e Faye Dunaway.
Com'era Rutger?
Lo ricordo come un uomo molto charmant e un grande talento di attore.  morto? Che ci vuoi fare, si moricchia...
Lina Wertmller, novantuno anni il 14 agosto. Si moricchia, dunque?
A quanto pare. Ma non ne faccio un dramma. Sono stata una donna fortunata. Provo una grande riconoscenza per la vita e tutte le cose belle che mi ha regalato.
A proposito di grandi estinti. C'era anche Peter O'Toole in quel film, il mio attore preferito.
Mi piaceva molto come attore e come uomo. Simpatico. Molto biondo, molto chiaro. Con questi occhi celesti del nord...
Caratterialmente difficile.
Pu darsi. Se  cos, io non me ne sono accorta.
Sembri un'antica dama romana cos sdraiata sul canap.
Non sembro, io mi sento un'antica dama romana.
La tua casa questa, la tua tana da sempre.
Da quarant'anni. Siamo venuti qui con Enrico, al tempo in cui ci siamo messi insieme.
Un'assenza che sa di presenza, la sua.
Molto forte. Sono passati undici anni da quando  mancato, ma non accenna a diminuire, anzi.
Storia d'amore esemplare come poche la vostra.
Non so dire quanto esemplare o rara. Posso dire che fu amore a prima vista.
Come fu la prima vista?
Dovevamo andare a cena con amici comuni e mancava solo questo Enrico Job. Lo aspettiamo un po' e poi decidiamo di andare. Esco dall'ascensore e me lo trovo davanti. Lei  Enrico Job? Lei  uno stronzo! Ci siamo conosciuti cos.
Amore a prima vista, appunto. Ci credi al mito platonico della mezza mela? Separati alla nascita dalla nostra met.
Io non credo quasi a niente.
Solo all'evidenza che si moricchia.
Su questo non mi hanno consultato. Altrimenti avrei cercato di evitare.
 crudele morire?
 molto scomodo. Che devo fa'? Si pu fare qualcosa? Non ci si pu fare niente.
Monicelli aveva la tua et quando decise che era diventato troppo scomodo vivere.
S'era rotto i coglioni di vivere. Tutto qui. Mario era un uomo squisito. Molto intelligente.
Potresti stufarti anche tu un giorno?
Al momento non  ancora successo. In futuro non lo escludo.
Credi ci sia qualcosa dopo?
Non me ne frega niente di chiedermelo. Credo sia anche difficile ipotizzare quello che c' dopo.
Tipo l'esistenza di un qualche Dio...
Questo  anche peggio... Non mi faccio domande che non hanno risposta.
Intanto, ti consegneranno il prestigioso Oscar alla carriera.
Sono grata per questo riconoscimento. Ringrazio di cuore.
Ti toccher fare questo viaggio a Los Angeles.
Questo non lo so. Vediamo, viviamo alla giornata. Se sar, andremo tutti insieme. Io, Maria, Alessandro e gli amici pi cari. Forse anche Giannini. Purtroppo non potr esserci la mia amata Mariangela Melato. Sarebbe sicuramente venuta.
La tua Mariangela.
Una creatura celestiale, baciata dal talento oltre che bellissima.
Giannini mi raccontava dei vostri litigi sul set.
Io sul set mi sono sempre fatta rispettare. Avevo un bel caratterino. Ma tra noi erano discussioni, non litigi.
Un successo planetario il tuo Travolti da un insolito destino nell'azzurro mare d'agosto.
Stavo a Tokyo e l'autista giapponese del taxi mi cit in italiano le battute del film.
Il remake con Madonna e Adriano, il figlio di Giannini. Stesso titolo, stessa location, un fiasco totale.
Ho sbagliato a dare il permesso. Che devo fare?  venuta una cagata. Vabb, succede.
L'hai gi sfiorato un Oscar. Prima regista donna candidata.
Ho avuto quattro nomination per Pasqualino Settebellezze. I premi so' tutte fregnacce. Tu non sei romano. Capisci fregnaccia?
Non sono romano, ma capisco.  una fregnaccia anche che Leonardo DiCaprio sia stato decisivo nell'assegnazione di questo Oscar?
Non penso sia una fregnaccia.  venuto a salutarmi l'ultima volta al Palais di Cannes, nei giorni del Festival, e mi ha fatto un sacco di complimenti. Forse sar Sophia Loren a consegnarmi il premio.
Sophia, tua amica e tua attrice. Quattro film con lei.
Probabilmente la sua bellezza ha un po' oscurato il suo talento di attrice. Incredibile che in una stessa donna ci sia tanta bellezza e tanta intelligenza.
Fosse ancora vivo il tuo amico Fellini?
Sarebbe felice per me. L'hai conosciuto? No? Hai perso molto. Tutti erano a suo agio con lui. Il nostro rapporto? Di amicizia, per non dire d'amore. Un grande regalo della vita. Io do molto valore all'amore. Si pu amare un amico, si pu amare la vita.
L'hai sempre amata la vita?
Mi pare di s... (chiede conferma alla figlia) L'ho sempre amata, vero?
Sempre allegra e divertita. Da dove ti viene questa magnifica disposizione?
Da mia madre, credo. Era una donna molto solare.
Grazie alla vita anche quando  mancato il compagno di sempre?
L forse no.  stata una mancanza gravissima.
Undici anni. Mai un'altra storia dopo di lui?
Mai. Impossibile. Lui era unico, insostituibile.
Fosse qui con noi?
Starebbe a chiacchierare amabilmente. Era un uomo delizioso, dolcissimo. Era anche un bell'uomo. Lo chiamavano Settebellezze. Ispir il titolo del mio film pi celebre.
Quanto ti manca e cosa ti manca di lui?
Mi manca tutto di lui. Una persona geniale e dolce. Straordinariamente intelligente, molto colto. Un uomo prezioso. Un artista in qualunque cosa facesse.
La casa parla di lui.
La casa  lui,  tutta sua. L'ha progettata, l'ha arredata, in ogni minimo dettaglio che vedi. Era un genio anche nel disporre i fiori nei vasi.
Tua figlia Maria.
Mi piace moltissimo.  un amore di donna. Andiamo d'accordissimo. Si dedica a me giorno e notte. Mi fa anche da manager.
(Maria) Mamma  la mia regina. Io la vizio come una regina.
Tuo nipote Massimo ha avuto come attore quello che meritava?
Non ancora, meritava di pi.  un attore bravissimo. Avr pi o meno sessant'anni,  nel pieno della maturit.
Hai detto una volta di Nanni Moretti che il suo cinema ti fa cagare.
Lo confermo. Del resto, un personaggio di un suo film dava di stomaco mentre citava i miei film. Una volta, sul red carpet a Venezia, gli ho teso la mano provocatoriamente e lui ha fatto finta di non vederla. L'ho mandato a fanculo...
Ci stai molto con la testa nel passato?
Poco. Vivo nel presente. E tu?
Mi piace stare qui. Si respira un forte senso di pace. Come lo passi il tempo in questa torrida estate romana?
Faccio una vita semplice. Tiriamo tardi la notte con mia figlia a guardare la tiv. Molte fregnacce, commedie, western, film di quel genio di Walt Disney. Dormo bene, senza aiutini. La mattina mi sveglio tardi. Faccio colazione con un orzetto e un cornetto con la crema.
I tuoi film te li rivedi?
S, senza problemi, e rido molto. A Cannes con Giannini ci siamo rivisti Pasqualino Settebellezze. Ridevamo come pazzi pensando a tutto quello che c'era stato dietro le quinte.
Non te lo chiedo nemmeno il tuo film preferito.
Sono tutti miei figli. A Maria  piaciuto da morire il Gian Burrasca televisivo. Rita Pavone l'ho imposta io. Garinei e Giovannini non la volevano. Perch? Non me lo ricordo.
Gian Burrasca eri tu in realt...
Mi cacciavano da tutte le scuole. Pensare che era il libro preferito di mia madre.
La Pavone protagonista anche del tuo Non stuzzicare la zanzara, 1967, l'originale che ha dato il via alla moda dei musicarelli. C'era anche Teddy Reno nella parte di se stesso.
Teddy Reno era il vero neo della Pavone. Un vero stronzo all'epoca, mentre pochi sanno che Rita oltre a essere bravissima  una donna intelligentissima. Non si faceva manipolare dal marito e da nessuno.
Teddy Reno  un tuo coetaneo.
Ah s? Perch io quanti anni c'ho? Maria, quanti anni ho?... No, non dirmelo, non voglio saperlo.
Ascolti molta musica?
Non potrei vivere senza la musica.  fondamentale anche nel mio cinema. Adoro il jazz. Amo Ella Fitzgerald, un usignolo.
Ascolti i rapper di oggi?
No, poca roba. Non sono attratta.
Tuo marito ci sta guardando dalla foto sulla parete.
Ci sta sfottendo.
Il tavolo ideale per una cena in cui conversare amabilmente fino all'alba.
Mio marito Enrico, Federico Fellini, Francesco Rosi, Mariangela Melato, Giancarlo Giannini, Sophia Loren, Franco Zeffirelli e Luciano De Crescenzo, miei grandi amici, Mimmo De Masi e Piera Degli Esposti, donna brillantissima.
Ci sar un altro film della Wertmller?
Perch no? Aspetto che mi capiti una cosa interessante. Se c' qualcosa in ballo? Non lo dico. Sono aperta a tutte le possibilit.
(Tre mesi dopo, 27 ottobre 2019, Lina Wertmller riceve a Los Angeles l'Oscar alla carriera. Premiati insieme a lei David Lynch, Geena Davis e Wes Studi. Le consegnano la statuina le registe Jane Campion e Greta Gerwig. A festeggiarla sul palco Sophia Loren e Isabella Rossellini. Lina dedica il premio al marito scomparso Enrico Job e alla figlia Maria Zulima.)
Lina, i premi sono fregnacce. Lo  stato anche questo Oscar alla carriera?
I premi, per la verit, non mi emozionano. Mi emoziona fare un bel film. Ma  stato un grande onore ricevere questo riconoscimento. Mi sono molto divertita. Ho vissuto il tutto con un sorriso, insieme a mia figlia, al compagno Alessandro e ai tanti amici.
Non c'era Giancarlo Giannini.
Non  riuscito a venire, ma  stato bellissimo vedere Sophia. C'era con me anche Antonio Petruzzi, il mio primo attore nei Basilischi.
Hai trovato il modo di fare un piccolo show.
Ho detto basta con questi nomi maschili. Dovrebbero fare un'Oscarina e chiamarla Anna.
Tutto  filato liscio?
Tutto, tranne il vestito viola di Isabella Rossellini. Questa volta mi sono limitata a fare un po' di corna, la prossima volta la spoglio davanti a tutti.
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Piera Degli Esposti, o la peste.
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Nove anni prima. 2010. Il mese sempre lo stesso, luglio. Donne operose al lavoro nonostante la calura. Nel suo attico romano Lina Wertmller scrive un nuovo soggetto e si gode il Donatello alla carriera appena ricevuto, aspettando, senza ancora saperlo, di ricevere l'analogo Oscar onorifico. Nell'attico vicino, la stanziale Dacia Maraini, appassionata di mistiche, sta studiando la vita di Chiara d'Assisi. Nel suo attico, meno di un chilometro pi in l, la vagabonda Nicoletta Strambelli  appena tornata gasatissima dalla Giordania dove ha cantato in arabo. Non distante da l, l'irrequieta Piera Degli Esposti aspetta un ospite. Quello che non si aspetta  vederlo arrivare cos, strisciando carponi dalla porta aperta del suo attico, dopo essersi infilato nell'unico varco possibile tra lo sbarramento dei nastri, quelli che usano di solito per recintare la scena del crimine.
E chi sei, Rambo? Non trattiene l'ammirazione e anche un po' lo spavento, Piera. Stanno ristrutturando il palazzo. Prendere l'ascensore sarebbe stato troppo banale. Ero arrivato lass al quarto piano, insinuandomi con il talento del contorsionista lungo le scale, tra l'intonaco fresco delle pareti e pestando il cellophane messo a protezione dei pavimenti, seguendo il richiamo della voce di Bono che arrivava potente dalla casa della Piera. Che ha due possibilit davanti a s, chiamare i carabinieri o accettare l'idea e accogliere lo svitato con un po' di acqua e limone. Donna di mondo, sceglie la seconda.
Mentre faccio Rambo, ho tutto il tempo di riflettere su come sarebbe il caso di aggiornare La storia di Piera, celebre biografia tratta da un'intervista dell'amica Maraini, da cui il film di Marco Ferreri nei primi anni Ottanta. Raccontare trent'anni dopo di una donna alchemica che converte il dolore in gaiezza, i calci nel sedere in partenze e volate da centometrista, e che diventa oggi popolare come mai perch ma soprattutto per come si traveste da Barbie e fa il verso a Beyonc in televisione. Sto parlando, mi dico mentre faccio lo slalom tra i tubi innocenti, di una delle ultime attrici di quell'aristocrazia in via di estinzione che  il teatro, di una signora che per tutta la vita ha grandiosamente recitato Sofocle, Joyce, Shakespeare e Brecht.
Piera va avanti e indietro. Sembra un nastro di Beckett. Associa liberamente. Dice e disdice. Esita e si lancia. Butta l frammenti che magari sembrano a caso e magari non lo sono. Sbuffa e ansima. Sai, mi hanno tolto la pleura, i miei polmoni non sono pi un granch... Stavo pensando di fare una festa per ventisei persone, un bel tavolo qui sotto con il mio amatissimo caviale rosso e uno in terrazzo. Piera vive sola, da trent'anni, in questo attico al centro storico di Roma. Mi chiedo perch ventisei persone. Non lo sapremo mai. Chiss se far mai questa festa, ho una forma di timidezza verso l'esterno. Ce l'ho sempre avuta... Pi che altro vado a cena nelle terrazze degli altri. Mi piace curiosare. Sono un po' ficcanasa. Anche Moravia aveva una bella casa, ma andava sempre alle feste degli altri. Si pu avere una bella casa e tenerla tutta per s...
Buttiamo gi insieme la lista dei ventisei.
Le persone con cui sono pi intima. Dacia Maraini. Tutti gli anni vado in vacanza nella sua casa di montagna a Pescasseroli. Da lei mi sento accudita, protetta. Se fosse a Roma, inviterei Lucio Dalla, mio compagno di scuola a Bologna. E poi Lina Wertmller. Superato il blocco, far una festa dopo l'altra.
La sera esci, fai vita sociale?
Resto a casa solo quando lavoro e devo alzarmi alle cinque. Allora faccio la suora. Altrimenti, non mi tengono nemmeno con la camicia di forza. Ma non amo la mondanit, detesto la disinvoltura, non vado alle prime.  che, se vado nelle case altrui, dormo meglio, forse perch non ho mai voluto famiglia.
La signorina Degli Esposti risulta nubile all'anagrafe.
Non mi sono mai sposata. Ho avuto parecchi compagni, gli ultimi due pi piccoli di me, uno di diciotto, l'ultimo quasi di trenta, morto in un incidente di macchina. Ma non c'entra la carnalit. Quella ginnastica non m'interessa. Mi ritengo donna pi mentale che fisica. Non nego il piacere di un leggero profumo di scandalo, che peraltro poi va via e diventa prima affetto e poi noia. Difficile mantenere l'inquietudine in un rapporto a due.
L'ultima volta ti avevo incontrata alla Casa del Cinema a Roma che leggevi pagine scabrose da un saggio su Todd Solondz, il regista di Happiness e di Perdona e dimentica.
Un ebreo coraggioso che va a indagare nei nostri intestini, al contrario di Woody Allen che parla solo di appartamenti, di cose frivole. Oggi  pi utile Solondz che Allen. C' un'opacit generale nel mondo. Ieri sera ho incontrato un ragazzo a una cena che diceva di leggere non meno di otto ore al giorno. Ero cos ammirata...
Un segno che arriva dalle giovani generazioni.
Sono convinta, non pu durare questo stato di ottundimento, il mitra o il coltello che sostituiscono il dialogo dentro le pareti.  la passivit che uccide. La bassa marea  sempre in agguato anche in persone vitali come me, figuriamoci in quelli che perdono l'identit passando ore davanti a uno schermo.
Mi dichiaro ammirato. Leggo che stai facendo un mucchio di cose, ragazza iperattiva, nonostante la pleura e i sette decenni sul groppone.
Sono disoccupata (lo dice da monella compiaciuta). Ho detto di no a un paio di proposte. Questo  pericoloso in un paese giovinologo come il nostro.  gi una fortuna che autori come Tornatore (Mi ha trattato come una regina. Tu mi emozioni mi diceva. Uno che ha diretto Polanski e Noiret, capisci?), Sorrentino (un grandissimo talento), Bellocchio, Veronesi, Milani, abbiano scelto una signorina matura come me per ruoli seri ma anche di commedia.
Ieri sera mi sono piegato in due quando, nella sequenza di Tutti pazzi per amore, fai il verso a Beyonc ma anche a te stessa, cantando e danzando Single ladies con la pettinatura a banana e il braccio robotico. Divertimento puro.
A una certa et, sono l'unica faccia rimasta nel mondo senza neanche una punturina. Ho deciso di mostrarla da vicino questa faccia. Ha funzionato. Poi ho giocato, diventando Beyonc da nonna Clelia. Ecco la popolarit improvvisa. Mi fermano per strada i bambini. Incredibile. Anche il mio analista s'interroga. Non ho internet, sono ferma alla diligenza, per mi dicono che il mio video impazza su... Come si dice?... S, YouTube. Ragazzini che vanno a vedere chi sono, da dove vengo e magari scoprono che recito Palazzeschi. L'Orietta Berti che  sempre stata dentro di me gode. E ora capisco perch. La popolarit  affettuosa. Ti coccola.
Non stai ferma un secondo. Stai frugando come un'ossessa nei cassetti. Cosa cerchi?
Cose che non trovo. Ora cerco il video in cui faccio il verso a Beyonc. Un'impresa. Ho dovuto battere tre demoni, il respiro, l'et e i movimenti. Ripetere all'infinito gesti lontani da me come la luna. Qui da sola, in casa, come una pazza. Io e Beyonc. La magnifica. Che avevo finito per odiare. Non sapendo l'inglese, mi sono costruita i miei riferimenti. I got pensavo al gatto, need pensavo ai nidi degli uccelli. Quando sono tornata a Cinecitt, dopo che ce l'avevo fatta, l'ho adorata, Beyonc. Le ho gridato: Ce l'abbiamo fatta, ragazza!.
Pi spiritosa tu di Liza Minnelli, che si esibisce nella stessa imitazione in Sex and the city.
Alla fine ero contenta come se avessi fatto un figlio... Sono grata a Riccardo Milani che mi ha convinta anche a travestirmi da Barbie... Aspetta che ti cerco le mie foto da Barbie... Maledizione, non le trovo. Ah, eccole! (Questa volta le trova.)
Sei uno schianto dentro questo vestito rosa di tulle, la coroncina in testa, i guanti lunghi, le spalle nude. Chiss perch penso al barman quando dice a Jack Lemmon in Irma la dolce: La vita  una guerra totale, nessuno ha il diritto di fare l'obiettore di coscienza. La guerra di Piera  permanente.
Da qualche tempo mi sento come un guerriero che prende il sole. Sono sempre stata copertissima. A furia di darci sotto, mi sono detta: scopriamoci. Mi hanno convinta Marta Marzotto e Lina Wertmller: Fai vedere le spalle che sono belle. E cos, oggi, alla mia giurassica et, comincio a tirare fuori le spallette, fare meno il frate.
Capisco perch t'invitano in tutte le terrazze di Roma. Sei una donna rara e preziosa. Come quelle fatine mutanti e un po' dislessiche che piombano da chiss dove e ti raccontano che la bambina e la vecchia sono la stessa cosa, che il tempo non esiste, che non  poi cos drammatico lasciarlo questo mondo. Un clown dal sorriso largo e sghembo, che ti aiuta a campare meglio.
Non ho mai perso del tutto il controllo sulla mia vita. Spesso, ho avuto il bisogno assillante di conferma. Di conquistare. Sono stata dongiovannesca, anche questo  un mio tratto maschile. L'aver dato spazio all'amore mi ha un po' distolto dal lavoro. Sono stata inquieta anche nel voler esser a tutti i costi, negli anni del teatro, atletica nelle cantine, fuori dai velluti. Strehler mi aveva scelto per il ruolo di protagonista nel Temporale di Strindberg. Gli dissi di no e lui da allora mi chiamava la stronza. Oggi ho come amante il lavoro.
Ti ricordo bene, ti ricordano tutti, trasfigurata, nella parte di Enea, la devotissima segretaria di un fantasma collettivo, Il Divo di Sorrentino.
Sono figlia di un sindacalista e Andreotti era visto in famiglia come il male. Lei  troppo sofisticata per fare Enea... mi disse la figlia maggiore di Andreotti. Ora le spiego io chi  Enea... Il padre non prese bene il film, ma voleva conoscermi. Lei piace al senatore mi fecero sapere.
Lo hai incontrato?
Mi fissarono un appuntamento con lui. Farfugliai che non ero libera, chiss, attratta e impaurita allo stesso tempo. Mi richiamarono. Abbiamo spostato l'appuntamento nel pomeriggio, al Senato. Risposi che dovevo prendere un treno per Bologna.
Ti sei negata due volte ad Andreotti.
Richiamai io, pentita, alcuni giorni dopo. Mi fecero capire che non era pi il caso. Avevo perso il treno... Resta questa attrazione. A volte, vado sotto le finestre di casa sua e resto l a fantasticare... Anche se Andreotti non  certo Robert Mitchum.
Nessuno al mondo aveva mai accostato Andreotti a Mitchum. Ci voleva Piera. Quando parli di Mitchum prendi un'aria sognante.
A Robert sono stata fedele tutta la vita. Bisogna esser fedeli al proprio sogno. Lo amo da quando avevo quattordici anni. Quando lui venne a girare La battaglia di Anzio, andai a propormi nella parte dell'infermiera. Non mi presero per la mia faccia troppo poco italiana. Meglio cos, sarei morta ad accudirlo nella sua roulotte...
Hai mancato l'incontro anche con lui?
Lo incontrai grazie alla Wertmller. Trovai un messaggio in camerino: Luned cenerai con Mitchum. Pensavo a uno scherzo. Poi la voce di Lina: Cocca,  tutto vero. Quella sera mi feci tutta carina. Pensavo a Marilyn, ad Ava Gardner, che lo voleva sposare. La cosa pi difficile era mantenere la calma...
Mi sa che non ce l'hai fatta.
Entra lui, con quella sua camminata in dentro, un marcantonio pi alto di te... Io mi ero portata la lettera che gli avevo scritto. La so a memoria. Come la canzone di Beyonc. Caro Robert, sono un'attrice italiana... So che ho poche speranze, eppure lo meriterei d'incontrarti... Costringevo fidanzati e parenti a camminare in dentro come te. Nessuno ci riesce, neanche tuo figlio... Ho odiato tutte le tue partner che ti preferivano Gregory Peck... l'America puritana non amava questo tuo ventre dilatato che avanzava accarezzando mobili e persone. Tutto in te  osceno e speranzoso, amo tutto di te perch tutto in te  un inno all'abbandono, io che non mi abbandono mai...
E lui?
Ascoltava divertitissimo... Ho le foto, le vuoi vedere?
Certo che voglio.
( gi l, Piera, che fruga nei cassetti.) Mor due anni dopo, ho fatto appena in tempo a vederlo... Non ho voluto andare pi in l quella sera... Lui avrebbe voluto, eccome.
Mitica. Ti sei negata anche a Mitchum, come a Strehler, Andreotti e chiss quanti altri.
(Apre e svuota il cassetto delle foto. Esce di tutto. Hanna Schygulla, Bellocchio, il fratello di Piera, Dacia Maraini, la mamma della Maraini, Irene Papas, i fidanzati di Piera, quelli di Dacia, Marco Ferreri, Pasolini.)
Recitavi da ancella in Medea, testimone sul set della passione tra la Callas e Pasolini.
Una passione reciproca. Ho letto le lettere che si scambiavano. Lei pazza di lui. Non mi tiro indietro scriveva Pier Paolo. Li ho visti baciarsi.
Pasolini e la Callas che si baciano. Siamo al di l del platonico...
Le ho trovate!... Le foto di Mitchum, intendo. Eccoci insieme.
Lui non mi sembra al meglio. L'occhialone alla Renato Zero, lo vedo lievemente imbolsito e anche un po' travolto dalla furia della giovane Piera che gli sta addosso come una piovra.
Guardalo... Guarda che torace. Lui mi guardava sempre le gambe. Era fatto cos... Ora ti mostro la foto in cui ci baciamo con la lingua. (Non la trova. Si dispera. Forse finge, ma nel suo caso  irrilevante.) Maledizione, ora sembra che io m'invento le cose... Nessuno ci creder mai a questa storia del bacio.
Mancano le prove.
Non  mica un uomo da copione, Robert. Gli chiesi: Cosa fai la sera a casa. E lui: Spengo tutte le luci e piango.... Stavamo sul divano, mano nella mano. Adesso  ora di andare a letto sospirai. Questa  la proposta che volevo farti mi disse lui. (Sbuffa. La foto con il bacio non esce fuori dal mucchio.) Ho i testimoni, ce lo siamo dato il bacio in bocca davanti a tutti. Gli sono piaciuta molto, anche di carattere.  tutto un gran caos la mia vita... Ora cerco la foto e poi te la mando.
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Marisa Berenson, o la magnificenza.
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Novembre 2010. Intervista in due atti e due imprese (di Piera, nel frattempo, ho perso le tracce). Primo atto, via Teulada a Roma, bar interno della Rai. La prima impresa, sfilare Marisa Berenson dalle grinfie del topone Gigio Marzullo (apprendere che esiste veramente, e non solo a mezzanotte e dintorni,  stato un brivido forte) e dei suoi incalzanti sicari in gonnella. I due si abbracciano festosi (lievemente sulle sue Marzullo) e me ne faccio una ragione anche se la cosa un po' mi avvilisce, pensando alla Berenson, l'ex modella pi pagata al mondo, tenuta in braccio da Greta Garbo, fotografata da Andy Warhol, concupita tra i tanti da Salvador Dal che la voleva dipingere, Truman Capote, Luchino Visconti e Stanley Kubrick, che ha imparato a ballare da Gene Kelly e a meditare in India con George Harrison e Ringo Starr. Me lo spiego cos, la Berenson  puro spirito, vive d'aria e di succhi di carota, Marzullo astrazione catodica dentro camicie e mutande siglate, insomma due soggetti sulla via del post-umanesimo.
Secondo atto la sera dopo, al telefono. Lei nel frattempo ha perso il treno per Firenze e ne ha preso uno per Milano. L'impresa in questo caso  azzeccare i tempi. Inserirsi tra una cena morigerata a base di legumi e una digestione esemplare con domande che non mettano a repentaglio l'una e l'altra. A vista o via cavo, la Berenson  quel tipo di mito che ti schiaccia al sottosuolo, come tutte le persone in comunicazione diretta e permanente con la propria anima, mentre la tua  dispersa chiss dove, meglio non saperlo.
Per non parlare della sua storia e del suo albero genealogico. Pronipote del critico d'arte Bernard Berenson, sommo studioso del Rinascimento, nipote della stilista Elsa Schiaparelli, rivale di Coco Chanel, figlia del diplomatico americano Robert Berenson, asso delle relazioni prima alla corte di Onassis poi a quella di John Kennedy, e della contessa Marisa de Wendt de Kerlor. Gi icona assoluta della moda e del cinema, ieri copertina di Vogue, oggi testimonial dell'Unesco, Marisa Berenson vive intangibile nel suo ordine astrale tra New York e Parigi.
Sessantatr anni all'epoca, la Berenson tornava a far parlare di s con Momenti intimi, quella che lei ha definito la sua autobiografia spirituale.
Scritta con l'espediente dell'alfabeto, dalla A di Amore alla Z di Zut, il profumo creato dalla tua celebre nonna.
Non volevo fare la solita, pedante autobiografia. Cercavo una chiave diversa, pi stimolante e pi facile da leggere.
Alla voce Amore si sono subito schiantati tutti quelli che, incluso me, si aspettavano un'orgia di rivelazioni sui tuoi trascorsi sentimentali, i due matrimoni, la storia con Rothschild e quelle che non sappiamo.
E invece mi  piaciuto sorprendervi raccontando la meravigliosa storia dell'incontro, diventato poi sodalizio creativo, tra Pippo Delbono, un uomo eccezionale e un artista che stimo tantissimo, e Bob, un analfabeta sordomuto chiuso da quarantaquattro anni in un manicomio fuori Napoli. L'amore  anche questo.
Come l'hai ritrovata la tua prediletta Italia?
Molto cambiata, come il resto del mondo. Vedo attorno a me tanta sofferenza, un mondo di survivor, gente che si accontenta di sopravvivere. Allo stesso tempo, sento in giro l'aspirazione a un forte cambiamento, il bisogno di facce nuove e di valori antichi. Quello mio e della mia famiglia, con il vostro Paese,  un legame di sangue. Mi fa tristezza vedere che c' meno voglia di vivere, meno desiderio di cose belle.
La volgarit dei tempi, secondo Marisa Berenson.
Questa corsa a esibire in pubblico tutto quello che si ha di pi intimo, come una cosa che non ha pi valore. Trovo molto volgare la spudoratezza di chi si mostra e la morbosit di chi spia dal buco della serratura. Cose che non fanno parte di me.
Tu non hai avuto mai problemi a mostrarti nuda.
Deve essere una forma di schizofrenia la mia. Sono timida e piena di pudori, ma non ho mai avuto vergogna del mio corpo. Certo, la volgarit  ben altro.
Da modella e poi da attrice sei stata il volto iconico degli anni Sessanta e Settanta. Uno dei pi fotografati.
Mia madre non era felice di questo. Aveva paura per me. Sapermi sola a New York, cos giovane e trasgressiva. Quando vide il mio primo nudo su Vogue rest orripilata.
Quel geniaccio morboso di Kubrick ti disse sul set di Barry Lyndon: Nessuno ti far mai pi cos bella.
Cos  stato. Lo diceva per consolarmi quando il set diventava troppo faticoso per me. Quello di Lady Lyndon  stato il personaggio che pi si  inciso sulla mia pelle, ma  diventato anche la mia prigione.
Identificata a vita con il personaggio?
Peggio. Gli uomini mi dichiaravano il loro amore, ma in realt amavano lei. Naturalmente la mia reazione era la fuga.
Fondamentale aver praticato la meditazione zen per lavorare con un ossesso come Kubrick.
Indispensabile. Mi  servita molto anche la disciplina imparata quando lavoravo come modella.
A inventarti come attrice fu Luchino Visconti.
 stato come un padre per me. Mi ha dato la grande chance in Morte a Venezia, nella parte della moglie del protagonista, ispirato a Mahler. Mi scrisse che gli serviva una donna emotiva capace di emozionare. Girai la mia prima scena con Dirk Bogarde senza aver mai fatto una prova. Era la mia prima volta sul set, mi sono sentita subito a casa.
Hai fatto un'entrata alla Sarah Bernhardt.
Hai la mia benedizione mi disse Luchino. Gli devo tutto. Lui  sempre qui con me, sulla mia spalla, ogni giorno che passa.
S'era fissato che doveva farti sposare con Helmut Berger.
Ci voleva molto bene e gli sarebbe piaciuto questo lieto fine. Tra me e Helmut fu un grande colpo di fulmine, ci siamo divertiti molto, ma poi le nostre strade si separarono.
Hai seguito da lontano la sua deriva?
Non voglio parlare di queste vicende cos private e sofferte della gente che ho amato.
Splendori e contraddizioni alla corte di Visconti.
Non ho mai capito come un aristocratico del suo livello potesse essere comunista. Ma Luchino era un uomo completo, sapeva conciliare gli opposti, amava gli uomini e le donne.
Nel libro c' una tua foto raggiante con Clint Eastwood.
Uomo fascinoso come pochi. Mi volle per impersonare Katharine Hepburn in Cacciatore bianco, cuore nero. Non stavo nella pelle. La Hepburn era la mia attrice preferita. Da bambina tenevo in camera il suo poster, insieme a quelli di Rita Hayworth e Marlene Dietrich. Clint fu sempre molto delicato con me. Lui  un regista che lascia una grande libert agli attori.
Pi perplessa in un'altra foto con Andy Warhol.
Andy ha fatto parte della mia vita. Ci volevamo molto bene. Ho condiviso con lui tanti momenti, prima giovanissima a New York e poi ovunque, nel resto del mondo. Mi ha voluto ritrarre pi volte. Non si prendeva sul serio. Era il primo a stupirsi dell'attenzione che il mondo gli dedicava. La sua morte improvvisa fu uno shock per tutti noi.
Un incontro mancato?
Con Bernardo Bertolucci. Un giorno mi disse: Marisa, sei sempre cos perfetta, solenne, mi piacerebbe girare un film con te e strapazzarti. Non chiedo altro gli risposi. Sto ancora aspettando.
Amica del cuore di Liza Minnelli.
Mi ha fatto da damigella al mio primo matrimonio e io, con Liz Taylor e Michael Jackson, ho ricambiato in uno dei suoi. Una donna meravigliosa, dall'allegria contagiosa.
Meravigliosa e instabile.
Dividiamo, io e lei, molti segreti che resteranno tali.
Il tuo rapporto con lo specchio, il tempo che passa.
 nel nostro destino invecchiare e morire. Non mi spaventa. Il vero incubo sarebbe tornare ad avere vent'anni. Mi sono divertita, ho vissuto di tutto, sempre in giro per il mondo, ma oggi la mia vita  un'altra.
Il tuo specchio si  rotto la prima volta in mille pezzi, una notte tempestosa in Brasile.
Avevo appena divorziato dal primo marito e attraversavo un periodo difficile. Accettai di girare un film che non mi convinceva, solo per evadere dai miei problemi. Dopo aver girato una scena di macumba sulla spiaggia, scoppi un uragano. Andando a cena, la macchina si scontr contro una che veniva in senso opposto. Mi svegliai che ero una maschera di sangue. Fu Ivo Pitanguy, il celebre chirurgo, a ricucirmi la faccia.
Hai attraversato indenne, tra gli anni Sessanta e Ottanta, tutti i gironi della perdizione, tra l'alta moda e il cinema, il miraggio hippie e le frenesie della trasgressione, sesso e droga liberi.
Quanti sono morti in quegli anni, gente che viveva a cento all'ora... Io non sono mai stata attratta da certe cose. Mi piaceva divertirmi, ma non ho mai capito l'autodistruzione. Quando gli altri vicino a me fumavano gli spinelli, io bevevo succo d'arancia. Mi hanno salvato la mia spiritualit congenita, i miei viaggi in India. A sette anni ero gi una che s'interrogava sulla vita, sulla morte, su Dio.
Hai praticato la meditazione in India con George Harrison e Ringo Starr.
Loro erano gi l quando arrivai. Furono loro a introdurmi alla pratica. Passavamo molto tempo insieme. Dopo la meditazione, George m'invitava nella sua stanza ad ascoltarlo che suonava la chitarra. Eravamo tutti sulla stessa onda. C'era questa pienezza di pace e amore... Fu in India che diventai vegetariana.
Che cosa ferisce oggi Marisa Berenson?
Ho avuto le mie tragedie e ho le mie paure. Ma ne parlo il meno possibile. Sono il mio giardino segreto. Sono cose che una si porta dietro, anche pesanti, che possono nascere dalla famiglia, altre volte dai propri geni. Voglio essere libera dal dolore, avanzare negli anni che mi restano con gioia.
L'11 settembre 2001 tua sorella Berry era a bordo del primo aereo che si schiant contro le Torri Gemelle.
Ero in volo anch'io quel giorno, da Parigi a New York. Ci fecero atterrare in un'isola a est del Canada. Il pilota c'inform di un atto terroristico su Manhattan. Non sapevo che mia sorella era a bordo di uno di quei due aerei. Fu mia figlia Starlite a darmi la notizia.
A cosa ci si aggrappa in certi momenti?
Mi sono messa in comunicazione con la mia sorella perduta. Sentirmi in contatto con lei, raggiungerla nel suo mondo, mi ha aiutato ad affrontare un'esperienza altrimenti insostenibile.
In cosa ti assomiglia tua figlia?
 molto diversa da me, pi terra terra, pi pragmatica, ma molto sensibile, libera e con una grande gioia di vivere. In questo mi assomiglia.
Siamo in grado oggi di tracciare una riga su Marisa Berenson?
 ancora presto.  buffo perch la gente, perlopi, tende a raccontarmi al passato, mentre io vivo interamente nel presente e nel futuro.
Un'idea di chi sia Marisa Berenson?
Una combinazione di modernit trasgressiva e un modo tutto mio, antico, romantico, di gettare uno sguardo sul mondo. Ho sempre avuto gi da bambina un'inclinazione alla spiritualit. Anche nel sesso, ho sempre cercato il lato romantico. Mai praticato follie o stranezze.
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Ornella senza fine, o la rinascita.
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Dovunque sono, dovunque vado, Ornella Vanoni  appena passata, sta per passare o passer. Che sia un quartiere di Milano, una trattoria di Roma, una spiaggia di Rio o un resort della Sardegna. Estate scorsa. Passo una notte in un albergo di Santa Margherita di Pula. Il portiere racconta:  apparsa due sere fa come un fantasma, intorno alla mezzanotte, dal nulla... Non ci volevo credere, la signora Vanoni in persona. Sembrava un po' su di giri. Voleva assolutamente la stanza 306. Signora Vanoni, mi spiace, ma qui non c' nessuna stanza 306. Arriviamo fino a 200. Niente. Non voleva sentire ragioni. Alla fine, capiamo che aveva sbagliato hotel. L'accompagno a quello giusto, di fronte al nostro, anche perch sembrava malferma sulle gambe e per arrivarci dovevamo attraversare una pineta buia. A un certo punto, mi giro e non la vedo pi. Mi guardo intorno e me la ritrovo accucciata vicino a un albero che stava facendo pip. Una pip senza fine.
Dicembre 2019. Sono a Milano. Infilo di corsa un taxi, sono in ritardo. Ho un appuntamento a cena con Ornella Vanoni. L'autista  loquace. Parliamo delle celebrit pi eccentriche che ha ospitato a bordo. Ieri ne ho presa su una molto su di giri... Ornella Vanoni... faccio io. Come fa a saperlo?... Proprio lei. L'ho presa alla stazione. Era molto scandalizzata per il fatto che a Roma non ci sia un bar dove sappiano cos' lo spritz.
La raggiungo nella sua nuova casa milanese in una via privata di Brera. Al citofono compare Why, l'amato barboncino sbranato in pieno centro. Da qualche tempo rimpiazzato da Ondina, una barboncina anche lei, per nera come un tizzone. Ornella deve ancora arrivare. M'intrattiene Ondina. Mi consegna una palla di gomma, smania di giocare la piccola. Commetto lo sbaglio di assecondarla. Non mi molla pi. Lancio la palla pi lontano possibile, negli anfratti pi complicati, sotto i divani, dietro i mobili, ma lei, la belvetta,  un incrocio tra Zamora, Yashin e Buffon. Para tutto. Ha il diavolo addosso. Se mi rifiuto di giocare, mi ringhia cattiva e comincia ad azzannarmi i polpacci. Ci vorrebbe l'esorcista. Arriva Ornella. Ondina? Simpatica. Forse bisognerebbe sedarla faccio io, cercando un minimo di complicit. Ma sapete come sono i padroni dei cani. Stravedono per i loro quadrupedi. Il bassotto di Costanzo partiva ogni volta dal fondo del corridoio, mi veniva incontro come una furia e mi mordeva le caviglie con il chiaro intento di spiantarle per l'ora di cena, sotto lo sguardo estasiato del padrone. Sono fatti cos, i padroni dei cani, non si deprimono a raccogliere la loro cacca per strada, anzi, lo fanno con l'amore che nemmeno per un figlio.
Ornella non si estasia, forse nemmeno si compiace, semplicemente non ci fa caso. Al mio quarto lamento, chiude la questione:  inutile,  fatta cos. Cerco di colpire l'esuberante cagnolino nelle parti basse per stordirlo, mentre Ornella sembra distratta, dimenticandomi che, a giudicare dal nome, dovrebbe essere donna, o comunque in qualche organo vitale, sperando nella clemenza di Me Too. L'odio tra me e Ondina ormai si taglia a fette. Per fortuna, prima che accada l'irreparabile, arriva Rita, la nuova tata, e la chiude in cucina. Ornella  stanca e ha mal di gola dopo la solita giornata a passo di carica. Tracanna un bicchierone d'acqua. Pi divento vecchia, pi ho bisogno di bere. Penso, in automatico, a quanto saranno gigantesche e frequenti ora le sue pip. Inveisce contro Ondina che abbaia dalla cucina come un'ossessa. Le cade il bicchiere. Ahia, cazzo! Mi cade tutto, ormai sono rincoglionita!
Scopro che sono molto amiche lei e Dacia Maraini. Non sa nulla della sua operazione all'anca e delle stampelle.
Poverina, le  entrata dentro uno mentre stava in bicicletta... Non la sento da un po'. Non si lamenta mai Dacia. Se penso a tutti quegli insopportabili che si lagnano per qualunque cazzata...
Come ti trovi nella tua nuova casa?
Benissimo ora, ma dopo aver lasciato l'altra ho pianto un mese.
Ti so, ti vedo, in piena attivit.
Ho tre o quattro progetti in ballo. Fino a che non muoio, lavoro.
Dimmi dei progetti.
Faccio un film ambientato a Trieste. Ballando con Cecilia da un romanzo di Pino Roveredo. Stiamo cercando i soldi per farlo.  la storia di un uomo che s'interessa di disabili, va in un manicomio e dentro una stanza trova questa donna di cui s'innamora. Lei vuole ballare con lui e vuole essere solo abbracciata... Non si nasce matti, si diventa matti... Vorremmo Filippo Timi nella parte dell'uomo...
La musica?
A gennaio comincio a lavorare sul mio nuovo disco. Come sar? Bello, c' da dirlo? Le grandi melodie non ci sono pi, oggi bisogna lavorare sugli arrangiamenti. E poi... (canta) e poi e poi... fai di me quello che vuoi...
E poi?
Ti racconto questa. Io sono sempre stata una molto autoironica, ma sono sempre passata come una donna molto sofisticata... (Rispunta Ondina che ha fatto la pip in cucina e ora sta per buttare gi una lampada del salotto. Ornella reagisce.) Ho detto basta! Ma insomma, la palla  l, prendila, cazzo! Io non ti aiuto.
Di notte ti sale sul letto con la palla per giocare?
Dorme con me, ma senza palla.
Sembrava pi tranquilla Why...
Un angelo. Mi  morta tra le braccia, sgozzata da un enorme cane giapponese. Urlava lei e urlavo io. Per un po' non ho pi parlato. Sembravo un monolite.
Dicevi della donna sofisticata...
Avevo una settimana di vuoto, chiamo Virginia Raffaele e le chiedo: Ci sarebbero cinque minuti per me a Sanremo?. Combiniamo con lei e i suoi autori per la serata di gioved.
Un successone il vostro siparietto.
Tutto improvvisato. Io che faccio finta di aggredire Virginia: Tu m'hai cambiato la vita con le tue imitazioni, mi hai fatto passare per una rincoglionita, una maniaca sessuale....
Il momento pi divertente di tutto il Festival.
Da l sono cambiata io ed  cambiata davvero la mia vita. Ho smesso di farmi domande. Navigo a vista. Quando arrivi a una certa et o cambi, fai cadere la maschera, a costo di sembrare folle, o sei una morta vivente.
Una donna che cambia a ottantacinque anni...
Ho tirato fuori il mio lato infantile e l'ironia. Quella l'ho sempre avuta, ma non era capita. Gli italiani non sono ironici, sono pi sarcastici, i romani soprattutto.
Sei oltre. Tu te ne fotti delle conseguenze.
No, non  che me ne fotto.  che voglio divertirmi. Devo divertirmi, e cos diverto gli altri. M'interessa solo questo. Hai visto il casino di Napoli?
Stavi su tutti i giornali.
Era l'omaggio Rai a tre grandi cantanti. Dalla era il mio grande amore, ma a me m'hanno voluto per De Andr. Salgo sul palco, era tutto nero, non vedo un gradino e faccio un volo pazzesco. Mi alzo come niente e comincio a cantare Bocca di rosa con questo dolore al ginocchio e un faro tipo Gestapo che mi acceca.
Non vedi le parole sul gobbo e interrompi a met di cantare.
Con l'esclamazione cazzo!. E ho finito dicendo due volte: Guardate che io non ho detto cazzo....
Cos l'hai detto tre volte.
Mi sono divertita come una pazza. E la gente con me. Poi, certo, se non si dice cazzo,  meglio. (Chiudono Ondina in uno sgabuzzino. Lei prende a testate la porta. Fa paura. Sembra Linda Blair nell'Esorcista. Ornella ride a crepapelle.) La senti? Cerca di abbattere la porta... ti rendi conto? Cerca di abbatterla... A cuccia, brutta!
Forse, bisogna chiamare i rinforzi, che so, i carabinieri, un prete con l'acqua santa...
Una vera rompiballe. Io non l'ho viziata,  nata cos. Arriva da me gi pazza. Non puoi sapere cosa fa in acqua, al mare nuota anche tre ore di seguito.
Ne ho sentiti di cagnolini affogati in mare o divorati dagli squali...
Scherzi? Lei gli squali li fa giocare a palla.
Tornando alla nuova Ornella?
Succede una cosa molto pi importante. Il non prendersi pi sul serio. Io sono la Vanoni, sono questo, sono quello. Sta di fatto che in Italia non c' una che canta alla mia et. In America c' Tony Bennett. Aznavour  morto. Ci sono certe cantanti jazz o etniche in giro per il mondo. Loro s che possono andare avanti all'infinito.
Da noi la vecchiaia  considerata una malattia, se non una colpa.
Gli italiani hanno la mania di appiccicare l'et a chiunque, anche quando attraversi una strada. Ma perch? Ho incontrato Alan Friedman in treno, mi ha fatto profezie apocalittiche sull'Italia... Italiani brava gente, ma dove?
Lo scandalo?
I poveracci dell'Ilva che hanno preferito prendersi il cancro pur di guadagnare quattro lire e noi che non siamo stati capaci di bonificare questa azienda. Il dramma dell'Italia  che  ladra.  come il Sudamerica. Rubano tutti. I soldi spariscono. Facciamo schifo.
Salvini non la pensa come te.
Lui ha la capacit diabolica di capire cosa vogliono sentirsi dire gli italiani. Non sbaglia un passaggio. Una cosa vorrei dirgli: Ti preoccupi dei poveri negri, ma i cinesi che stanno comprando l'Italia non ti interessano?.
Distingui tra intelligenza e furbizia?
C' la stessa differenza che corre tra un sospiro e un rutto. Nel mondo di oggi vale pi la furbizia.
Salvini  furbo o intelligente?
So solo che il popolo  tutto suo. Agli italiani piace avere un capo. Uno che gli dice: Questo si fa, questo no. La politica oggi non c' pi. Finita. Tutta colpa di Garibaldi e di Cavour...
Sono due eroi. Hanno fatto l'unit d'Italia.
Senza di loro, il Sud ce l'avrebbe fatta da solo. Mi dici cosa c'entrano i milanesi con i napoletani? A Milano corrono tutti come automi, arrivano la sera sfranti. Napoli la si ama o la si odia, io l'amo.
Quante ne combini... Hai maltrattato Bruno Vespa sul tuo Facebook.
Per la sufficienza e il menefreghismo con cui ha trattato una povera donna che raccontava di questo marito che aveva tentato in tutti i modi di ammazzarla. Signor Vespa, vada a casa, ho scritto si riposi e si renda conto che bisogna aver rispetto del dolore. C' un machismo di ritorno che fa paura.
E per, voi donne, a questi uomini non rinunciate.
E che facciamo, diventiamo tutte lesbiche e tutti froci? La condivisione che fine fa? A proposito di condivisione, mangiamo, bambolino? Lo vuoi un bicchiere di vino? Io ne bevo uno. Hai visto come mi sono dimagrita?
Adesso che ti guardo bene in piedi, caspita! Come hai fatto?
Semplice, non mangio e soprattutto non bevo pi.
(A tavola, gustando un frugale ma ottimo brodo di gallina sgrassato.) Cosa fai la sera prima di andare a nanna?
Guardo le serie. Pazzesco Peaky Blinders. Vogliamo parlare della Casa di carta? Bravi questi spagnoli. So che adesso anche Meryl Streep avr la sua serie. Quando saremo morti nessuno andr pi al cinema.
(Dopo il bis del brodo di gallina, sazi e sereni, ci mostriamo le rispettive foto sul cellulare. Immagini di viaggi, amici. Mi fa vedere un paio di suoi ex molto avvenenti.)
Questo oltre che un fico spaziale, era un gran scopatore. Divertente, quante risate... Sono rimasta amica con tre dei miei ex, quattro con Gino Paoli.
Come sta?
Bene, a parte la schiena.
Gli piace ancora vivere?
S, eccome, con questa splendida donna accanto che si cura di lui, gli fa tutto. Intelligente, leggera, divertente... Guarda qui Cacciari che gioca in piena notte a casa con il sacco della boxe.
Massimo Cacciari con i guantoni da boxe? Non ci credo. Ma  lui?
Ci puoi giurare che  lui. Una sera vado alla presentazione che fa Dacia Maraini del libro di Cacciari sulla Madonna, Generare Dio, bellissimo. Andiamo a cena, beviamo, lui soprattutto, ci scambiamo i numeri. Da allora, tutte le volte che d una cena, tra i suoi tre o quattro amici ci sono io. Si sta insieme, si mangia, si beve, si ride, si balla, lui  un ballerino con i fiocchi, niente di serioso o di drammatico...
Paolo Fresu lo senti ancora?
Come faccio a non sentirlo uno cos?
Avevi una passione per lui.
Per il suo fascino. Mai pensato di farci l'amore. Sapevo che non era il caso. Ero innamorata di lui, della sua testa, del suo talento. Quando parla, t'incanta... Ora ti faccio vedere com'ero a vent'anni.
Uno schianto vero. Capisco che Strehler abbia perso la testa per una cos...
Mio nipote, il gigante, ha un fascino che stende. Le donne ai suoi piedi... Vuoi un caco?
Non vorrei avere problemi di digestione...
I miei cachi sono squisiti. Io sono una cachista. Bisogna mangiar sano... Salutami Dacia se la senti. Donna di una generosit unica. Avrebbe voluto dare un bambino a Moravia, dopo quello perso con il primo marito, ma non sono riusciti.
Tu hai chiuso con gli uomini?
Ci si annoia a un certo punto. Soprattutto, se sei una donna che lavora.
(Manca poco alla mezzanotte, squilla il suo cellulare. Sento solo la voce di Ornella. Chi l'? S, Ornella... Tu sei il ministro della Cultura? No? S. Franceschini. E allora cosa mi dice il ministro della Cultura? Va bene, ti ringrazio, ciao.)
Cosa voleva da te il ministro della Cultura?
Fanno leggere a tutte le grandi voci del canto un pezzo dell'Infinito di Leopardi. Una cosa per la Rai.
Sei una donna che si diverte, alla fine di tutto.
Non ho paura della morte, solo non voglio invecchiare male. Mia zia, una santa che ho amato quasi pi di mia madre, ha vissuto fino a centosette anni. Gli ultimi tre li ha passati stesa a letto, praticamente cieca, a fissare il soffitto. Io non voglio superare i novantacinque. Bisogna morire a un certo punto quando si  ancora in forma.
Ti restano una decina d'anni.
Cerco di stare bene con i miei amici, la mia Ondina e la mia nuova balia siciliana... Da quando c' lei sono felice (canta). Rita in te ci credo, tu cos purissima... Si chiama Rita Lupo (fa il verso del lupo)... Ondina, amore, andiamocene a letto. Madonna, come sono stanca. Ne faccio peggio di Bertoldo. Ma perch faccio cos tante cose?
(Mi congedo da Ornella, dalle sue storie, dai suoi cani e dalle sue balie. Milano  fredda. Sar per questo che non ricordo a memoria L'infinito di Leopardi e non ricordo nemmeno la strada di casa. Via Legnano  lunga. Mi sento un po' balordo, ma non triste e nemmeno affamato. Il brodo di pollo mi riscalda e mi fa compagnia. E, mentre penso: ma perch quando incontro Ornella  sempre come se accadesse qualcosa e questo qualcosa non ha tempo, vedo arrivare il tram, il 2, o forse era il 12. Uno di quei tram a Milano che non hanno tempo e che ho sempre desiderato prendere ma che non ho mai preso, non so bene perch, forse perch non avevo tempo. Questa volta sono deciso, ho tutto il tempo che voglio per prendere il tram che non ha tempo. Mi affretto, attraverso la strada, una siepe, non ricordo L'infinito, ma la porta si apre, il brodo mi riscalda, il tram riparte, non m'importa per dove. C' solo una donna a bordo. Una donna sola. Seduta davanti. Mi d le spalle. Ha un cappotto nero e una testa bianca. E una borsetta a tracolla. Cosa terr dentro, mi chiedo, un barboncino nero, una canzone di Gabriella Ferri, una foto di lei che bacia Robert Mitchum o una statuina di Santa Rita? Sar mica la Vanoni? Ma la Vanoni  rossa. Cos almeno me la immagino io. Mi avvicino. Mi siedo dietro di lei. Vedo le rotaie davanti a me, lunghe, e penso che di tempo ce n'. Ora, con una scusa qualunque, la costringer a voltarsi e sapr chi , quale delle tante, e chiunque sar il mio cuore rider felice.)
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FINE.